E SE CAMBIASSI TUTTO?

Felicità2

Verona, 11/02/2015

Questo è un blog dedicato al lavoro. A chi ce l’ha ma lo odia, a chi lo cerca e non lo trova, oppure a chi ne ha uno ma non è retribuito. Questo lo sapete già.

Il discorso lavoro è un argomento che abbiamo sviscerato alla grande in questi tre anni. Qualcuno ha tentato di mandarmi il suo curriculum, altri speravano che i miei contatti potessero aiutarli nella ricerca di un impiego. Purtroppo non è così, mi sarebbe piaciuto, ma non ho la bacchetta magica, anzi.

Non è facile nemmeno per me, ve lo assicuro. Avere la possibilità di scrivere è una valvola di sfogo, soprattutto per una non sportiva come me, un modo come un altro per incanalare le energie, per condividere i dubbi esistenziali che mi accompagnano dal mio primo vagito o forse pure da prima. Ma non è tutto.

Ma non basta per mettere il silenziatore a quella vocina maledetta che mi rimbomba nelle orecchie : Alessia…..sono qui, ci spieghi cosa diavolo vuoi fare ma soprattutto cosa cavolo sai fare?”

In genere la zittisco con un buon bicchiere di vino, due chiacchiere, una condivisione di prospettive frustranti con altri soggetti sensibili all’argomento che in genere si traduce in un brainstorming al femminile con deduzione finale: “Bottone, Scienze Politiche non serve a niente. Chirurgia estetica, ecco cosa avremmo dovuto fare. Un po’ come dice Accorsi in Santa Maradona per capirsi.

È il caos. Parliamoci chiaro. Ho letto e riletto un articolo tratto dal blog waitbutwhy.com che per diversi giorni è stato condiviso su Facebook. La traduzione:” Perché la nostra generazione è infelice”.

Infelice? Oddio, allora qualcuno lo ammette. Mi fanno sorridere quelli che dicono “la felicità è guardare il sole che tramonta, abbracciare un bambino, leggere un libro” etc.

Nessuno dice: “felicità = libertà” oppure “felicità = amare ciò che si fa”. Perché? Perché se applicassimo tali principi il mondo sarebbe finito. O almeno quella parte di mondo che pensa solo a produrre.

Comunque la felicità non è solo questo. Non lo dico io, lo dice Abraham Maslow, mica pizza e fichi. Ma torniamo all’articolo.

Non mi piace e non sono d’accordo. Perché il problema è sempre quello.

Ci siamo finalmente resi conto che ci è stato venduto fumo che non è vero che c’è spazio per tutti. Non tutti avranno una casa, un lavoro e forse una famiglia. Non è nemmeno vero che lavorando sodo potremo saltare da una classe sociale all’altra, (si classe sociale, anche se il termine non vi piace, sappiate che siamo tornati indietro) . La verità è che le risorse non sono infinite e che la disoccupazione di taluni è collaterale al mantenimento di uno stato di benessere di altri,  per non parlare dell’arricchimento di una piccolissima percentuale di popolazione, a discapito di altri, quelli che si ritrovano incatenati all’ultimo gradino della piramide o forse sotto la piramide stessa.

In sostanza l’autore, ma come lui tanti altri ci fornisce tre magnifici consigli che ho commentato, per puro divertimento.

1) Rimani selvaggiamente ambiziosa.

Si ma portate con voi i cerotti perché quando cadrete vi dovrete leccare le ferite da soli.  Ambiziosi sì, ma se “questo matrimonio non s’ha da fare”, trovate un piano b, che vi piaccia o che almeno non vi faccia venire i conati di vomito al solo pensiero, aggiungo io.

2) Basta col pensare di essere speciali.

Ma come? Ci avete riempito di manuali e teorie psicologiche nonché training su come sentirsi dei tipi veramente cool e veramente magnifici e ora, così di punto in bianco, ci dite che quelle teorie erano tutte fandonie. Un minimo di preavviso, esigo una raccomandata, il tempo di abituarmi perlomeno.

3) Ignora tutti gli altri. Il giardino degli altri è sempre più verde. 

Facile da dirsi se il lui in questione ha il giardino e voi vivete in uno scantinato. Scherzi a parte, questo è vero, non perdiamo tempo a invidiare gli altri. Non ne otterremo nulla. Però, se una sera, vi sentite belli incazzati con il mondo e avvertite il bisogno di iscrivervi a box per questo, beh, sinceramente non vi biasimo.

Perché vi ho fatto questo prologo? Perché è dura ragazzi, perché a  volte ho dato per scontato che la mia fiducia nel futuro e il mio entusiasmo sarebbero rimasti con me per sempre. E ho sbagliato. La fiducia è l’entusiasmo sono come la rosa del piccolo principe . Vi ricordate?

“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.

Ecco, allora io spero solo che il giorno in cui barcollerete, il giorno in cui vi chiederete, se serve davvero ciò che state facendo, il giorno in cui vi verrà voglia di sedervi con il sedere a terra e disperarvi un po’, vi ricorderete di leggere questo post, vi farete due risate, farete un po’ di sciopero, fingerete di essere disadattati sociali, ma poi tornerete a combattere.

E non di certo per arrivare in vetta, e nemmeno per mettervi un abito Prada e trattare male il team che un giorno “comanderete” così come è stato fatto con voi.

No, mi riferisco ad altro.

A quel magico giorno in cui, alla domanda, cosa vuoi fare da grande, risponderete in modo sincero, liberandovi delle aspettative degli altri, dei desideri dei genitori, dei sogni di gloria, e tenterete di inseguire la vostra felicità, qualunque essa sia.

Ci vuole coraggio per restare, ce ne vuole ancora di più per cambiare.

E se, pensate di essere solo dei pazzi sognatori, guardatevi questo video.

La storia di Mattia

Vivere a Montemignano

Poi pensateci. Oggi è un ottimo giorno per essere felici, domani, si vedrà.

Alessia

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Cosa resterà di questo Festival?

Foto BasilicataPotenza- Salerno, 4 settembre 2013.

-“Questo Paese fa proprio pietà.”

-“Ma no signora, tasse a parte, guardi che bellezza, che paesaggio brullo. Lo sa che è davvero bella la sua regione. I trasporti fanno pietà, ma per il resto chapeau.”

-“Nono te lo dico io e poi guarda questi anzianotti con le canottiere e le ciabatte che camminano per strada. Non sono decorosi.”

Apro il libro “Bel- Ami”, mi metto a leggere e chiudo la conversazione. Secondo me i signori anziani con le canottiere sono caratteristici e anche un po’ poetici e sinceramente non me ne frega niente di come si vestono.

La verità è che sono rimasta incantata, la Basilicata è davvero una bellissima regione, affascinante, difficile da comprendere e sicuramente poco conosciuta. E’ vero, manca tutto. Mancano i trasporti, mancano le strutture ricettive, l’organizzazione ei divertimenti, ma non manca il potenziale. Le risorse naturali di cui dispone, il calore e l’accoglienza dei lucani, l’aria pulita, il cielo limpido e i paesaggi che richiamano il  Grand Canyon sono, anzi no sarebbero la fortuna di questo luogo dimenticato o meglio mai conosciuto.

Ricordo, con un po’ di disgusto una pubblicità che ho avuto modo di vedere un paio di mesi fa. Un ente dedicato all’organizzazione viaggi promuoveva vacanze lucane con lo slogan “La Basilicata c’è”. Grazie per l’informazione, lo sapevamo pure noi che c’era assieme alle altre 19 regioni. Il problema è che in Italia c’è tutto, ma non lo sfruttiamo come dovremmo!

BasilicataAndiamo al mare a Rimini, ma non conosciamo Matera o Maratea e nemmeno Metaponto, Policoro, Monticchio Laghi e forse non siamo nemmeno al corrente che la Basilicata possiede uno sbocco sul Tirreno di 33 chilometri.

In tanti mi chiedono perché mi accanisco con questa regione. Perché è una storia all’italiana, il suo emblema se vogliamo. Risorse, possibilità, occasioni e potenziale mal sfruttato.

Allora vi racconterò di questa regione attraverso le sue persone. Il titolare della pizzeria vicino al porto che mi regala un cesto di pane perché sono rimasta senza e il supermercato è chiuso. Poi c’è Giovanni che da ventiquattro anni porta avanti e dietro i turisti lungo la costa con la sua barchetta.

Maratea1Poi è la volta di Giovanni che ti accoglie nel suo B & B e ti accompagna al porto tutte le volte che devi andare in barca e sei senza auto. Lo fa volentieri.

Infine è la volta dei grandi sorrisi e del “noi restiamo” di tanti giovani di Rionero in Vulture che si sono dati da fare per creare qualcosa di diverso, un festival dedicato al confronto unendo l’amore per la cucina, il vino e lo stare insieme.

Nasce così Psi. so.fi in una cittadina di 15.000 abitanti portato avanti con grande successo.

Poi ci sono io, che sono stata loro ospite per qualche giorno, che ho portato il mio punto di vista sul palco, che ho avuto il tempo di portarmi via un bel ricordo di questa esperienza lucana prima di tornare ai miei 1500 impegni precari e non retribuiti (ovviamente).

FestivalVi consiglio il prossimo anno di fermarvi a Rionero e cercare quei ragazzi volenterosi, di fare un giro sul battello che ogni giorno fa il giro del lago di Monticchio e godervi il tempo che scorre, lentamente.

Tornerete a casa più energici e combattivi di prima, in barba alle statistiche sulla disoccupazione.

Un po’ come me adesso.

A presto

Alessia

RADIO VERA: SE IL LAVORO E’ PRECARIO ANCHE L’AMORE LO E’?

Radio VeraCari lettori,

ieri mi hanno intervistato a Radio Vera, un’emittente di Brescia. La bellissima e bravissima Sara Prandelli mi ha chiamata per fare due chiacchiere sul precariato e sul mio libro “Amore ai tempi dello stage”.

Link intervista 

Per la prima volta oltre a discutere di Danordasud si è parlato di cosa vuol dire avere 30 anni ed essere bloccati in casa, senza poter progettare una vita in coppia o single anche semplicemente in un monolocale.

Amore ai tempi dello stage parla anche di questo, è un manuale per ironizzare e per farvi ridere ho scelto di raccontarvi un aneddoto.

Qualche giorno fa mi ha scritto una ragazza dicendomi: “

So che è stupido, ma sono 8 mesi che cerco lavoro e ovviamente vivo ancora a casa dei mie genitori. L’altro giorno mia mamma mi ha chiesto cosa volevo per pranzo. Ti giuro Alessia avrei voluto rispondere:” Niente, voglio CUCINARE IO, VOGLIO PAGARE UNA BOLLETTA! Voglio essere indipendente!”

Parole sante mia cara, ti capisco, ti capiamo!

Vi ricordo ragazzi che il libro è disponibile su prenotazione presso tutte le librerie Feltrinelli d’Italia e che costa solo 9 euro. Più prenotazioni arriveranno e più possibilità ci saranno di vedere il libro sugli scaffali.

Con la scusa che sono una scrittrice sconosciuta le librerie non sono molto interessate a mettere il mio libro in esposizione. Questa è la mia battaglia, devo farcela e se vi andrà di contribuire prendendone una copia, beh, ve ne sarò grata!

A presto!

Un Alessia sempre disoccupata (anzi no dai, ho lavorato tre giorni questa settimana, grandi progressi) 

 

L’ARTICOLO 18

articolo18_01Cari lettori, 

scusate per la lunga assenza. Non mi sono certo scordata di voi, anzi! Vi ho nominati più volte in questi giorni! Sono stata molto presa dal lancio del libro. Ho appena ricevuto la mia copia e vi confesso che l’emozione di averlo fra le mani è stata grande. Ancor più bello è stato vedere mia mamma e la mia amica Paola commuoversi di fronte alla dedica. Insomma, ho fatto qualcosa di buono! Come già saprete il libro è disponibile presso le librerie Feltrinelli e chiunque ne avesse voglia può prenotare una copia!

Ma torniamo a noi, al blog, a voi di Danordasud. Oggi ho il piacere di pubblicare un articolo di Silvia Altobel, una studentessa di Padova che mi ha inviato alcune considerazioni e un’attenta analisi sull’articolo 18 dello Statuto del lavoratori. Come sempre si apre il dibattito, quindi avanti tutta!

Buona lettura!

ART.18 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI; dalla riforma alla realtà

Legge 20 maggio 1970, n. 300

Articolo 18

(Reintegrazione nel posto di lavoro)

Ferma restando l’esperibilità delle procedure previste dall’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice, con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’articolo 2 della legge predetta o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno subito per il licenziamento di cui sia stata accertata la inefficacia o l’invalidità a norma del comma precedente. In ogni caso, la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione, determinata secondo i criteri di cui all’articolo 2121 del codice civile. Il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al comma precedente e’ tenuto inoltre a corrispondere al lavoratore le retribuzioni dovutegli in virtù del rapporto di lavoro dalla data della sentenza stessa fino a quella della reintegrazione. Se il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell’invito del datore di lavoro non abbia ripreso servizio, il rapporto si intende risolto. La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma e’ provvisoriamente esecutiva. Nell’ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all’articolo 22, su istanza congiunta del lavoratore e del sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado del giudizio di merito, può disporre con ordinanza, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro. L’ordinanza di cui al comma precedente può essere impugnata con reclamo immediato al giudice medesimo che l’ha pronunciata. Si applicano le disposizioni dell’articolo 178, terzo, quarto, quinto e sesto comma del codice di procedura civile. L’ordinanza può essere revocata con la sentenza che decide la causa. Nell’ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all’articolo 22, il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al primo comma ovvero all’ordinanza di cui al quarto comma, non impugnata o confermata dal giudice che l’ha pronunciata, e’ tenuto anche, per ogni giorno di ritardo, al pagamento a favore del Fondo adeguamento pensioni di una somma pari all’importo della retribuzione dovuta al lavoratore. (testo originario)

 L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 20 maggio 1970, n. 300) si applica solo alle aziende con almeno 15 dipendenti e afferma che il licenziamento è valido solo se avviene per giusta causa o giustificato motivo; in assenza di questi presupposti, il lavoratore può fare ricorso.

Prima della Riforma del lavoro del 2012, il giudice – una volta riconosciuta l’illegittimità dell’atto di licenziamento – era obbligato ad ordinare la reintegrazione del ricorrente nel posto di lavoro e il risarcimento degli stipendi non percepiti, oltre che il mantenimento del medesimo posto che occupava prima del licenziamento. In alternativa, il dipendente poteva accettare un’indennità pari a 15 mensilità dell’ultimo stipendio, o un’indennità crescente con l’anzianità di servizio. Con la riforma del 2012 ( l n.92 del 2012), l’ articolo 18 nel suo testo viene modificato e le nuove norme superano l’ automatismo tra licenziamento ritenuto illegittimo e reintegrazione del lavoratore, distinguendo tra tre tipi di licenziamento: discriminatorio, disciplinare ed economico. Ma nello specifico quali tipi di cause concorrono a questi tipi di licenziamenti??

Si parla di licenziamento discriminatorio quando il  licenziamento è determinato da ragioni di credo politico o fede religiosa; dall’appartenenza ad un sindacato a dalla partecipazione a scioperi ed altre attività sindacali; dal sesso, dall’età, dall’appartenenza etnica o dall’orientamento sessuale.

In caso di licenziamento discriminatorio, come avveniva con la precedente normativa, l’atto viene dichiarato nullo ed applicata la sanzione massima: reintegrazione (o “reintegro”) con risarcimento integrale (pari a tutte le mensilità perdute ed ai contributi on versati).

Le stesse regole si applicano in caso di licenziamento orale (cioè comunicato solo verbalmente), o quando il licenziamento è avvenuto in concomitanza col matrimonio, con la maternità o la paternità.

Ci troviamo dinanzi ad un licenziamento disciplinare quando  il licenziamento è motivato dal comportamento del lavoratore. Può essere per “giusta causa” – cioè quando si verifica una circostanza così grave da non consentire la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto di lavoro – o per “giustificato motivo soggettivo”, cioè in caso di notevole inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore. In questo caso il  giudice può ritenere che non ci siano gli estremi per il licenziamento per due motivi: perché il fatto non sussiste; oppure perché il fatto può essere punito con una sanzione di altro tipo. Però può decidere se applicare, come sanzione, la reintegrazione con risarcimento limitato nel massimo di 12 mensilità, oppure il pagamento di un’indennità risarcitoria, tra le 12 e le 24 mensilità, senza versamento contributivo.

Il licenziamento economico invece, può essere anche motivato da “giustificato motivo oggettivo”, cioè da ragioni inerenti “l’attività produttiva, l’organizzazione del lavoro e il regolare funzionamento di essa”. Ad esempio, quando una nuova modalità produttiva o una contrazione del mercato impongono all’azienda di ridurre il numero di addetti ad una certa mansione. Se il giudice accerta che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo oggettivo, può condannare l’azienda al pagamento di un’indennità risarcitoria in misura ridotta, da 12 a 24 mensilità, tenendo conto dell’anzianità del lavoratore e delle dimensioni dell’azienda stessa, oltre che del comportamento delle parti. Se però ritiene che l’atto è “manifestamente infondato”, applica la stessa disciplina della reintegrazione dovuta per il licenziamento disciplinare.

–       Ma di fatto come è cambiato l’ articolo 18 dello statuto dei lavoratori???

–       Quale cornice si è delineata attorno a questo articolo modificato e rimaneggiato??

Secondo Marco Marrazza professore ordinario dell’ università di Teramo

“La prima cosa che colpisce del nuovo testo dell’art. 18 della legge n. 300 del 1970 (in avanti, per semplicità, art. 18) è certamente la pluralità dei regimi sanzionatori e, soprattutto, la diversa entità delle sanzioni applicabili al licenziamento invalido intimato da datori di lavoro che superano i requisiti dimensionali richiesti per l’applicazione della tutela reale dal vecchio art. 18 (oggi ribaditi dall’art. 18, commi 8° e 9° con la conseguenza che per le piccole imprese, come si vedrà infra al n. 6, poco cambia).”

E continuando la sua dissertazione afferma che:

“l’impressione generale che se ne ricava, però, è che il nuovo e più complesso sistema sanzionatorio, la cui valorizzazione economica non può prescindere dal fatto che in caso di reintegrazione il lavoratore può sempre optare per l’indennità aggiuntiva di quindici mensilità sostitutiva del posto di lavoro (art. 18, commi 3° e 4°), non offre soluzioni di facile comprensione per gli investitori stranieri e rischia di non agevolare la definizione transattiva di potenziali controversie per la difficoltà – come vedremo (si veda, in particolare, ai n. 4, 8, 9, 10) – di predeterminare in modo certo la sanzione eventualmente applicabile al caso concreto e, quindi, il parametro di riferimento di qualsiasi decisione imprenditoriale e conseguente negoziazione transattiva. Ne deriva, quanto meno, che l’art. 18 difficilmente produrrà un effetto deflattivo del contenzioso almeno fino a quando il Giudice non formulerà in prima udienza la proposta transattiva (il cui rifiuto può costituire comportamento valutabile ai fini del giudizio ai sensi dell’art. 419 cod. proc. civ.), implicitamente svelando il suo orientamento sul tipo di regime sanzionatorio che, in quel momento, riterrà più appropriato al caso.”

Meno morbida è la posizione del professore Sampognaro Giuseppe che afferma :

“Penso che, in entrambi i casi, il lavoratore subisca “qualcosa”. Pur non comprendendo perchè l’Art.18 deve essere applicato solo a quelle Aziende con un numero superiore a 15 dipendenti, reputo che gli imprenditori, per non subire le conseguenze del suddetto articolo, da alcuni mesi stipulano con i loro dipendenti quasi sempre contratti a termine. Escludendo quindi solo i lavoratori che hanno incarichi a tempo indeterminato, l’attuale Art.18 non potrà, nei prossimi anni, essere applicato a quasi tutti i futuri occupati, perchè i datori di lavoro, come già affermato, al termine del contratto “licenzieranno” definitivamente il dipendente e non lo riassumeranno se non capace o se non segue “perfettamente” le loro “idee”. Per l’imprenditore che ha stipulato un contratto a termine con il suo dipendente l’Articolo 18, modificato o non, non creerà alcun problema perchè egli “sopporterà” il lavoratore sino al termine del contratto decidendo poi se riassumerlo o non. Certamente l’Articolo in questione danneggerà,in entrambi i casi, notevolmente i dipendenti con contratti a tempo indeterminato e di una certa età, che difficilmente potranno ritrovare un posto di lavoro.”

Concludendo poi sostenendo :

“Secondo la mia opinione la modifica dovrebbe garantire il lavoratore con uno stipendio sino a quando egli troverà un nuovo posto di lavoro e non applicarsi a dipendenti con almeno 25 anni di servizio se non sarà loro garantito uno scivolamento di contributi per avere, quindi, un trattamento pensionistico. Reputo che il migliore risultato può essere raggiunto dalle parti sociali e dal Governo con un proficuo dialogo. I lavoratori da un lato e gli imprenditori dall’altro dovrebbero trattare, cercando non tanto di accettare o modificare il presente articolo 18, quanto trovare nuove regole di compartecipazione al fine ultimo di ottimizzare le Aziende e renderle più concorrenziali nel mercato europeo e mondiale. D’altro canto è logico che un imprenditore tratta meglio un dipendente che migliora la produzione della sua Ditta e il lavoratore desidera che l’azienda dove lavora progredisca per non essere in pericolo di licenziamento.”

Reazioni e opinioni personali che fanno riflettere e che inevitabilmente entrano in contrasto con il pensiero del ministro Elsa Fornero  fautrice delle modifiche all’ articolo 18 dello statuto dei lavoratori che si disse rammaricata commentando le manifestazioni sindacali contro la manovra e le reazioni di Cgl, Cisl e Uil all’ intervento sull’ articolo prospettato dal governo monti :

“Non la capisco, e mi preoccupa anche molto, non sul piano personale, ma per le sue implicazioni per il Paese” e commenta la Fornero a Montecitorio  “Sono rimasta dispiaciuta e sorpresa  per un linguaggio che pensavo appartenesse a un passato del quale non possiamo certo andare orgogliosi”: una “personalizzazione dell’attacco che non fa merito a chi lo ha condotto”.

E se da una parte vi era la Fornero che dichiarava ” nessuna marcia indietro” sull’ articolo 18 al tg 24 in data 22 marzo 2012  e  il premier Mario Monti assicurava “Eviteremo gli abusi sui licenziamenti economici”, dando comunque ad intendere sostegno al progetto della Fornero , Il 13 settembre 2012 lo stesso premier che aveva definito  la riforma dell’ art. 18 come una “riforma storica “, ora a distanza di mesi, in un intervento in teleconferenza   al XXVI Convegno della Società Italiana di Scienza Politica all’Università Roma Tre dichiara:

 “Alcune disposizioni dello Statuto dei lavoratori, ispirate a un intento nobile di difendere i lavoratori, hanno determinato un’insufficiente creazione di posti di lavoro”.

Che la crisi economica sia una realtà consolidata ormai da tempo questo è vero, ma non si può non notare che effettivamente l’ articolo preso in esame e modificato dal Ministro Fornero di fatto ha contribuito notevolmente a diminuire la creazione di posti di lavoro e a facilitare i contratti a termine creando situazioni precarie dove un giorno lavori e l’ altro sei di nuovo in cerca di un impiego.

SILVIA ALTOBEL

 

LA TUA SALUTE

saluteCari lettori,

oggi vi segnalo l’iniziativa di Martina Gambacorta che mi ha scritto qualche giorno fa per chiedermi di condividere con voi qualche informazione. Buona lettura e in bocca al lupo!

Alessia Bottone.

Ciao Alessia, ti scrivo per la ricerca di uno o più professionisti della salute da inserire nel nostro studio con un affitto condiviso.

 Il mio numero è 3478090537 e mail,martina.gambacorta@ordinepsicologiveneto.it,. Se qualcuno di voi è interessato può contattarmi direttamente.

Questo annuncio è aperto a tutti coloro che facciano parte del settore della salute e che vogliano iniziare la loro attività di libero professionista. Noi mettiamo a disposizione le nostre stanze per uno o due giorni a settimana. Al momento siamo: una  dietista, uno psicoterapeuta, un osteopata e  cerchiamo tipo logopedisti, neuropsichiatri, dermatologi o qualsiasi professione che possa anche presupporre una possibile collaborazione tra di noi.

Vi lascio il sito www.latuasaluteinlinea.it, abbiamo anche una pagina Fb se vi va di curiosare e aiutarci a divulgare informazioni sulla salute nel senso globale del termine vi ringrazio anticipatamente.

Martina

IL LAVORO: UN DIRITTO NON PIU’ TUTELATO

DirittoCari lettori,

oggi condivido le rifessioni di Silvia Altobel, una studentessa blogger di Scienze Politiche che ci regala alcune righe per riflettere.Buona lettura.

Alessia Bottone

Spiegare come il lavoro e’ tutelato a livello internazionale dalle carte e anche dalla nostra costituzione e come nella realtà stiamo vivendo tale situazione

 IL LAVORO: UN DIRITTO NON PIU’ TUTELATO

“ La  repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto” ( art 4 co1 ). Con tali parole  l’ art4 co 1,  della costituzione sottolinea l’ importanza attribuita al lavoro nell’ ambito dello stato sociale non solo come mezzo di sussistenza, per sopperire ai bisogni materiali, ma anche come strumento necessario per affermare le proprie capacità e quindi la propria personalità.

Concettualmente parlando, il lavoro e’ un attività produttiva che implica un dispendio di energie sia fisiche che in larga parte intellettuali per raggiungere un determinato scopo che ha come traguardo finale un compenso dato da un valore monetario che aumenta all’ aumentare delle competenze e che va a determinare un certo tipo di qualità di vita e  un reddito per poter sussistere e far sussistere. Pertanto, il lavoro,  costituisce la fonte di sostentamento dell’ individuo, ed e’ per tanto mezzo imprescindibile per affermare la sua indipendenza ed autonomia; e come tale, rappresenta anche il presupposto per l’ esercizio di ogni altro diritto costituzionalmente garantito.

Per questo motivo,  secondo la costituzione, uno dei principali obiettivi dello Stato sociale e’ intervenire a sostegno dei soggetti piu’ deboli, al fine di favorirne l’ inserimento  nel mercato del lavoro. Ma se la costituzione evidenzia l’ importanza del lavoro sotto forma di diritto inviolabile, dato che dall’ art1 al 12 sono espressi i principi fondamentali, esso viene disciplinato in tutte le sue forme  nel libro quinto del codice civile e nella carta dei diritti dell’ uomo. Tornando poi a occuparci del lavoro dal punto di vista della Costituzione, secondo l’ art. 35 della costituzione:

“ la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l’ elevazione professionale dei lavoratori.

Promuove e fa favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’ interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’ estero”.

Le norme che concernono i rapporti economici sono frutto del compromesso tra le ideologie di sinistra, la dottrina sociale del cattolicesimo ed il liberismo economico. I rapporti di lavoro e di produzione non sono stati dal Costituente abbandonati al libero gioco del mercato in quanto la Costituzione impone allo stato di assicurare il rispetto della libertà, della sicurezza e della dignità umana e la piena realizzazione del diritto al lavoro.

 Espressioni che vanno a confutare quanto dice  l’ art. 2060 del codice civile, la quale sostiene che: “ il lavoro e’ tutelato in tutte le sue forme organizzative ed esecutive, intellettuali, tecniche e manuali”.

L’ effettività del diritto al lavoro si esplica in una articolata serie di leggi che disciplinano rigorosamente l’ accesso al lavoro, lo svolgimento del rapporto, i diritti e gli obblighi connessi, la sua cessazione. Esemplificativo e’ lo Statuto dei lavoratori ( legge 20 maggio 1970, n.300), nel quale viene tutelato il lavoratore nei confronti del datore di lavoro a cui e’ vietato ogni tipo di discriminazione nei confronti di quest’ ultimo in modo tale da salvaguardare la libertà di opinione e di associazione in sindacati,vieta di adibire il lavoratore allo svolgimento di mansioni inferiori per le quali sia stato assunto, che pone una serie di garanzie per evitare licenziamenti illegittimi, fino alla reintegrazione nel posto di lavoro del dipendente ingiustificatamente licenziato.

 “ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’ attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” ( art4co2)

Ampliando poi il concetto di lavoro, grazie all’ articolo 4 comma 2 della costituzione, già precedentemente preso in esame fino al comma 1, possiamo considerare il lavoro in un’ ottica diversa da quella di diritto riconosciuto al singolo, qualificandolo anche come dovere sociale, con contenuto non giuridico, ma morale. Dovere espresso dal principio di solidarietà, che impone a coloro che ne abbiano la possibilità o i mezzi, di adoperarsi per dare il loro contributo alla collettività, in qualsiasi forma. In tal modo da un lato si consente all’ individuo la piena esplicazione delle sue libertà e il pieno godimento dei suoi diritti, dall’ altro, si proietta il singolo nella sua dimensione sociale, puntando sul bisogno di condividere con gli altri le proprie esperienze attraverso la partecipazione attiva al progresso materiale e spirituale della società.

Una visione che e’ poi accolta favorevolmente dalla Carta dei Diritti dell’ Uomo adottata dall’ Assemblea Generale delle nazioni unite il 10 dicembre 1948 e che come possiamo notare, all’ articolo 23,essa enuncia  che: “1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un’esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.
4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi”.

Sia le fonti del nostro ordinamento interno allo stato come la Costituzione, il Codice civile, che le fonti esterne come potrebbe essere appunto la carta dei diritti dell’ uomo lasciano pensare che effettivamente il lavoro sia tutelato in ogni sua forma e sfacettatura; ma se così non fosse???

 Il lavoro e’ ancora tutelato come diritto???? Per il giornale l’ azione, settimanale della diocesi di Vittorio veneto non e’ più così; secondo il presidente dell’ Acli Treviso infatti : “C’ era un tempo in cui bastava aver voglia di lavorare. E il lavoro, dunque i soldi, l’autonomia, i progetti, il futuro, arrivavano. Oggi non è più così, complice la crisi economica – che ha compromesso fortemente il mercato del lavoro -, le grandi trasformazioni in atto, ma anche una formazione professionale che non corrisponde alle competenze richieste dalle aziende e una inefficace azione di riqualifica dei lavoratori disoccupati.

La flessibilità non si sta trasformando in opportunità ed anzi contribuisce a creare profonde fratture sociali, mentre la difficoltà ad innovare, a pensare e progettare il futuro, a costruire prospettive di sviluppo, disegna uno scenario sempre più preoccupante. Il lavoro, infatti, sta diventando una promessa disattesa, non garantendo l’accesso alla cittadinanza, provocando notevoli disuguaglianze e contribuendo a rendere la nostra stessa società più povera e più conflittuale”. Un responso che fa presagire un risvolto buio , quasi tragico di una situazione dilagante ma che poi viene ripresa dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che in occasione della giornata mondiale della pace in un messaggio al Papa Benedetto sedicesimo, esprime un appello accorato alle istituzioni, le quali sono le prime che non devono abbandonare i cittadini : “ Le istituzioni devono far si che il diritto al lavoro e a un lavoro dignitoso, venga pienamente tutelato, come preteso dalla Costituzione italiana che lo riconosce come elemento fondante della nostra forma di stato”. E se da una parte abbiamo milioni e milioni di lavoratori che lamentano le difficili condizioni di disoccupazione, e poca tutela del diritto al lavoro, lo stesso presidente invita a non perdere la fiducia riposta nelle varie istituzioni; sta di fatto purtroppo che in questi tempi duri segnati da una forte crisi economica il lavoro in realtà e’ tutelato solo nelle parole racchiuse nelle nostre fonti interne ed esterne ma che di fatto purtroppo hanno perso efficacia nella realtà difficile dei nostri tempi.

STANCA DI VEDERMI SBATTERE LE PORTE IN FACCIA

ScienzeFormazioneCiao Alessia,

sono Marta e ti scrivo da Piacenza.
Ho 28 anni, sono laureata da 7 in Scienze della Formazione Multimediale (direi una laurea di tutto rispetto, visto che quel 110 e Lode me lo sono sudata!) e sono invalida da tempo immemore, ovvero da quando ero bambina. La città in cui vivo è desolatamente priva di lavoro, di corsi di formazione adeguati, di nuove idee e anche di giovani. Piacenza, triste ma vero, va avanti solo attraverso poche aziende (per di più familiari) che assumono solo attraverso “spintarelle” e gli uffici di collocamento, soprattutto quello per le categorie protette, preferisce aiutare gli stranieri oppure si disinteressa totalmente dei suoi iscritti.
Non ho la fortuna di vivere in una famiglia agiata e ho cercato in tutti i modi di ottenere un lavoro compatibile con i miei gravi problemi di salute, ma ad ogni colloquio le risposte che ottengo sono sempre le seguenti:
-ci dispiace ma lei è troppo qualificata;
-ci dispiace ma non vogliamo invalidi;
-ci dispiace ma lei non possiede la bella presenza necessaria per questo posto di lavoro.
Sinceramente, agli inizi della mia ricerca, credevo che fossero competenza, rispetto, buona volontà, educazione e voglia di imparare i parametri necessari per ottenere un posto di lavoro ma a quanto pare mi sbagliavo. Continua a leggere

LINK PUNTATA 24/02/2012

1-mattina-in-famigliaCari lettori,

eccovi il link della puntata di stamattina di Uno Mattina in famiglia per chi se la fosse persa. Adesso sono appena tornata a Verona e sono distrutta, ma in treno mi sono messa a pensare. Perché non ho chiesto allo Psicologo se è consapevole del fatto che il mercato del lavoro attuale considera inutile anche la laurea in Psicologia o meglio che i giovani di oggi laureati in psicologia sono considerati inutili. Ma soprattutto i Professori sono consapevoli del fatto che insegnando fino a 80 anni tolgono spazio ai giovani? Qualcuno mi ha scritto oggi dicendomi “Perché non vanno loro a fare i meccanici se è così ben retribuito come lavoro?”. Bella domanda! Io nutro molto rispetto nei confronti della precedente generazione, e temo che questa sia stia trasformando in una guerra fra poveri. E’ anche vero che oggi effettivamente di lavoro ce n’è, e tanto, solo che non è retribuito! Non siate choosy ragazzi, fatelo un po’ di volontariato per la patria! Alla prossima!

Ps: Ho rivisto la puntata e mi sono resa conto che ho detto che ho detto di aver fatto uno stage al Parlamento. Mi correggo subito. Io ho fatto uno stage per una lobby che faceva consulenza per il Parlamento Europeo, quindi ho assistito alle riunioni del Parlamento tutte le settimane, ho lavorato sui documenti Ue e i miei emendamenti sono stati approvati. Ma non ho mai vinto il tirocinio diretto. Ci tengo a precisarlo. Chiedo scusa. Lo stage alle Nazioni Unite invece è vero, per fortuna, visto che è sempre stato uno dei miei sogni sin da ragazzina.

Alessia Bottone

WWW.QUANDOCIFATELAVORARE.ORG

precariato1Ci siamo è arrivato il fatidico giorno: hai un colloquio. Sei riuscita a superare tutti gli ostacoli, sei persino riuscita a parlare con quella figura mistica del Responsabile Risorse Umane che tra una missione interplanetaria e un viaggio sabbatico alla ricerca di se stesso ha avuto persino il tempo di rispondere alle tue telefonate! Sei arrivata allo step successivo, tra centinaia di cv ora sei finalmente seduta nella sala d’attesa assieme ad altre sole 50 ragazze tutte pronte a combattere per quel posto: l’impiegata in stage.

Attenzione non stage, pronunciata all’inglese, ma alla francese cioè uno staggggggggeeeee, in modo da dare alla tipologia contrattuale in giusto riconoscimento morale ed economico che merita! (Frase da leggere per i meno giovani in modalità Anna Marchesini-La Sessuologa)

Ma tu sei tranquilla, perché oltre alla laurea ti sei sparata mesi di volontariato nei call centre nella ricerca fondi per bambini in Africa, hai fatto tre corsi di contabilità, parli tre lingue,  uno di pure di uncinetto e sai pure fare la spaccata: il posto sarà tuo di sicuro!

A te non importa che tipo di impiego andrai a fare, vuoi solo uscire dalla classifica Laureatitoltiallagricoltura dove da troppo tempo detieni un record.

E invece no cara la nostra anima candida! Hai sbagliato di grosso.

Ora sei seduta davanti all’esaminatore interessato ai tuoi hobby, i tuoi corsi, le tue esperienze professionali ma la sua espressione cambia di colpo quando legge: Laureata!

Te lo avevamo detto, ma hai voluto fare di testa tua, ti sei voluta laureare, hai voluto studiare, fare l’alternativa iscrivendoti a Lingue. Ti avevano detto che il mondo globalizzato avrebbe aperto le frontiere e che in casa non bisognava mai farsi mancare il Moment, una confezione di carta igienica  di scorta  e  un interprete o una I spik inglish!

Non hai seguito i nostri consigli: Omettere i particolari nel cv è la prima regola!

Tu quella laurea la dovevi nascondere nel cv, dovevi inventarti che per cinque anni avevi cercato te stessa alle Falde del Kilimangiaro.

Mia cara ragazza che per comodità chiameremo Eramegliosetidaviallippica chi se ne frega che voleva dare soddisfazioni ai tuoi genitori, magari renderli fieri di te! Devi essere flessibile! Lo dovevi capire quando sentivi scricchiolare il terreno, scendere dal treno in corsa ed iscriverti subito ad un corso di igienista dentale o assistente tuttofare.

“Lei è troppo per la nostra azienda” , questa è la frase che ti senti dire a tre minuti dall’inizio del tuo colloquio. A parte il fatto che questo “lei è troppo”puzza molto di fregatura. Non cadere nella trappola mia cara, perché tra poco sarai tu a dover pagare loro per farti assumere. Il discorso non fila. è come andare al bar, bere un caffè e poi dire”Mi spiace non posso pagarla, però il caffè era buono”.

Ora mettiamo pure che la nostra candidata sia troppo, cosa vogliamo farle fare?

Come glielo spieghiamo che i 2.000 euro l’anno di tasse + 5000.00 euro l’anno di affitto+ 1000.00 euro l’anno di libri etc. sono serviti solo a salvare la cattedra a Professori meglio definiti Iononmischiodo attaccati alle loro cattedre meglio definite Barcollomanonmollo e ai loro corsi peraltro obsoleti e inutili? Per non contare tutti i loro manuali che avete comprato per la modica cifra di 50,00 euro al pezzo. (no ma la cultura è per tutti)

Oggi studenti e laureati non vi servono più però non dicevate la stessa cosa quando:

A)     Pagavano gli affitti delle vostre case che dividevate in 20 stanze e che vi fruttavano 1500,00 euro al mese con contratti in nero.

B)      Quando gli studenti compravano i vostri manuali da studiare per la modica cifra di 50,00 euro al pezzo (ultima offerta siori).

C)      Quando spendevano 700, 00 euro l’anno di abbonamento del treno, quando pagavano 2000, 00 euro l’anno di tasse.

Noi dell’associazione www.quandopensatedifarcilavorare.org vi abbiamo mantenuto e oggi voi ci cacciate. Allora vi dovete anche prendere la briga di spiegare a candidata Iovolevosololavorare perché lei è troppo per questi lavori e troppo poco per lavori per i quali ha studiato e avrebbe le competenze.. Che nel 2015 tutto andrà meglio e che nel frattempo  non si impegni troppo perché vi piacciono le cose come stanno.

Per gli ideali, la voglia di fare e l’imprenditorialità tutto sulla destra, dopo il confine grazie!

PAPÀ MI PRESTI DEI SOLDI, MI SERVONO PER LAVORARE!

CHARLIECari lettori,

questa mattina mi sono messa a pensare ad alcune fantomatiche domande che vengono poste durante i colloqui, a come i colloqui stessi siano cambiati e alla loro connotazione assolutamente comica. Partiamo dal principio. Sei preparato/a, sei bellissimo/a , ti sei fatto persino la barba, e tu ragazza neolaureata ti sei rifatta le unghie e hai passato sei ore davanti al guardaroba per cercare l’abito giusto (se il candidato/a ha origini del sud, la cosa avrò coinvolto almeno i cugini di terzo grado, ormai tutto il paesello ne parla praticamente).

Vuoi far capire al tu potenziale datore di lavoro che sei davvero una persona seria e adatta per quel ruolo, per quell’importante posizione per la quale ti stai candidando: stage!. Sei sola/o , tu e il tuo cv, lo osservi, ne vai fiera, ripercorri gli anni scorrendo il dito sulle voci “esperienze professionali” e “formazione”. Sei fiera/o di quel master che ti sei pagato/a con i risparmi della comunione, battesimo, cresima, Bat mitzvah, di quando sei diventata signorina e pure i cinque euro che ti portavano quando perdevi i denti. (Sei meno fiera/o di quella volta che ti sei ubriacata/o in Erasmus e hai giurato al cospetto della tavoletta del bagno che non lo avresti fatto mai più, ma vabbé questo non lo dirai al Responsabile Risorse Umane). Continua a leggere