IL LAVORO: UN DIRITTO NON PIU’ TUTELATO

DirittoCari lettori,

oggi condivido le rifessioni di Silvia Altobel, una studentessa blogger di Scienze Politiche che ci regala alcune righe per riflettere.Buona lettura.

Alessia Bottone

Spiegare come il lavoro e’ tutelato a livello internazionale dalle carte e anche dalla nostra costituzione e come nella realtà stiamo vivendo tale situazione

 IL LAVORO: UN DIRITTO NON PIU’ TUTELATO

“ La  repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto” ( art 4 co1 ). Con tali parole  l’ art4 co 1,  della costituzione sottolinea l’ importanza attribuita al lavoro nell’ ambito dello stato sociale non solo come mezzo di sussistenza, per sopperire ai bisogni materiali, ma anche come strumento necessario per affermare le proprie capacità e quindi la propria personalità.

Concettualmente parlando, il lavoro e’ un attività produttiva che implica un dispendio di energie sia fisiche che in larga parte intellettuali per raggiungere un determinato scopo che ha come traguardo finale un compenso dato da un valore monetario che aumenta all’ aumentare delle competenze e che va a determinare un certo tipo di qualità di vita e  un reddito per poter sussistere e far sussistere. Pertanto, il lavoro,  costituisce la fonte di sostentamento dell’ individuo, ed e’ per tanto mezzo imprescindibile per affermare la sua indipendenza ed autonomia; e come tale, rappresenta anche il presupposto per l’ esercizio di ogni altro diritto costituzionalmente garantito.

Per questo motivo,  secondo la costituzione, uno dei principali obiettivi dello Stato sociale e’ intervenire a sostegno dei soggetti piu’ deboli, al fine di favorirne l’ inserimento  nel mercato del lavoro. Ma se la costituzione evidenzia l’ importanza del lavoro sotto forma di diritto inviolabile, dato che dall’ art1 al 12 sono espressi i principi fondamentali, esso viene disciplinato in tutte le sue forme  nel libro quinto del codice civile e nella carta dei diritti dell’ uomo. Tornando poi a occuparci del lavoro dal punto di vista della Costituzione, secondo l’ art. 35 della costituzione:

“ la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l’ elevazione professionale dei lavoratori.

Promuove e fa favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’ interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’ estero”.

Le norme che concernono i rapporti economici sono frutto del compromesso tra le ideologie di sinistra, la dottrina sociale del cattolicesimo ed il liberismo economico. I rapporti di lavoro e di produzione non sono stati dal Costituente abbandonati al libero gioco del mercato in quanto la Costituzione impone allo stato di assicurare il rispetto della libertà, della sicurezza e della dignità umana e la piena realizzazione del diritto al lavoro.

 Espressioni che vanno a confutare quanto dice  l’ art. 2060 del codice civile, la quale sostiene che: “ il lavoro e’ tutelato in tutte le sue forme organizzative ed esecutive, intellettuali, tecniche e manuali”.

L’ effettività del diritto al lavoro si esplica in una articolata serie di leggi che disciplinano rigorosamente l’ accesso al lavoro, lo svolgimento del rapporto, i diritti e gli obblighi connessi, la sua cessazione. Esemplificativo e’ lo Statuto dei lavoratori ( legge 20 maggio 1970, n.300), nel quale viene tutelato il lavoratore nei confronti del datore di lavoro a cui e’ vietato ogni tipo di discriminazione nei confronti di quest’ ultimo in modo tale da salvaguardare la libertà di opinione e di associazione in sindacati,vieta di adibire il lavoratore allo svolgimento di mansioni inferiori per le quali sia stato assunto, che pone una serie di garanzie per evitare licenziamenti illegittimi, fino alla reintegrazione nel posto di lavoro del dipendente ingiustificatamente licenziato.

 “ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’ attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” ( art4co2)

Ampliando poi il concetto di lavoro, grazie all’ articolo 4 comma 2 della costituzione, già precedentemente preso in esame fino al comma 1, possiamo considerare il lavoro in un’ ottica diversa da quella di diritto riconosciuto al singolo, qualificandolo anche come dovere sociale, con contenuto non giuridico, ma morale. Dovere espresso dal principio di solidarietà, che impone a coloro che ne abbiano la possibilità o i mezzi, di adoperarsi per dare il loro contributo alla collettività, in qualsiasi forma. In tal modo da un lato si consente all’ individuo la piena esplicazione delle sue libertà e il pieno godimento dei suoi diritti, dall’ altro, si proietta il singolo nella sua dimensione sociale, puntando sul bisogno di condividere con gli altri le proprie esperienze attraverso la partecipazione attiva al progresso materiale e spirituale della società.

Una visione che e’ poi accolta favorevolmente dalla Carta dei Diritti dell’ Uomo adottata dall’ Assemblea Generale delle nazioni unite il 10 dicembre 1948 e che come possiamo notare, all’ articolo 23,essa enuncia  che: “1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un’esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.
4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi”.

Sia le fonti del nostro ordinamento interno allo stato come la Costituzione, il Codice civile, che le fonti esterne come potrebbe essere appunto la carta dei diritti dell’ uomo lasciano pensare che effettivamente il lavoro sia tutelato in ogni sua forma e sfacettatura; ma se così non fosse???

 Il lavoro e’ ancora tutelato come diritto???? Per il giornale l’ azione, settimanale della diocesi di Vittorio veneto non e’ più così; secondo il presidente dell’ Acli Treviso infatti : “C’ era un tempo in cui bastava aver voglia di lavorare. E il lavoro, dunque i soldi, l’autonomia, i progetti, il futuro, arrivavano. Oggi non è più così, complice la crisi economica – che ha compromesso fortemente il mercato del lavoro -, le grandi trasformazioni in atto, ma anche una formazione professionale che non corrisponde alle competenze richieste dalle aziende e una inefficace azione di riqualifica dei lavoratori disoccupati.

La flessibilità non si sta trasformando in opportunità ed anzi contribuisce a creare profonde fratture sociali, mentre la difficoltà ad innovare, a pensare e progettare il futuro, a costruire prospettive di sviluppo, disegna uno scenario sempre più preoccupante. Il lavoro, infatti, sta diventando una promessa disattesa, non garantendo l’accesso alla cittadinanza, provocando notevoli disuguaglianze e contribuendo a rendere la nostra stessa società più povera e più conflittuale”. Un responso che fa presagire un risvolto buio , quasi tragico di una situazione dilagante ma che poi viene ripresa dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che in occasione della giornata mondiale della pace in un messaggio al Papa Benedetto sedicesimo, esprime un appello accorato alle istituzioni, le quali sono le prime che non devono abbandonare i cittadini : “ Le istituzioni devono far si che il diritto al lavoro e a un lavoro dignitoso, venga pienamente tutelato, come preteso dalla Costituzione italiana che lo riconosce come elemento fondante della nostra forma di stato”. E se da una parte abbiamo milioni e milioni di lavoratori che lamentano le difficili condizioni di disoccupazione, e poca tutela del diritto al lavoro, lo stesso presidente invita a non perdere la fiducia riposta nelle varie istituzioni; sta di fatto purtroppo che in questi tempi duri segnati da una forte crisi economica il lavoro in realtà e’ tutelato solo nelle parole racchiuse nelle nostre fonti interne ed esterne ma che di fatto purtroppo hanno perso efficacia nella realtà difficile dei nostri tempi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...