É ASSURDO ASPETTARE I 30 ANNI PER AVERE UN IMPIEGO DECENTE

Carissima Alessia,

Innanzitutto congratulazioni per le attenzioni che tu e il blog avete ricevuto dai media negli ultimi tempi: in Italia mancava una voce che unisse i giovani in cerca di lavoro, e sono contento che i miei coetanei possano trovare in te una portavoce. Mi permetto di mandarti un breve riassunto della mia storia e del mio percorso, nella speranza che offra un ulteriore punto di vista sugli effetti di una politica che mette di fronte ai giovani le difficoltà delle quali, purtroppo, siamo tutti a conoscenza. Sono italiano di nascita ed orgoglioso delle mie radici: quando avevo appena due anni, i miei genitori sono partiti per l’estero per dedicarsi ad una vita di volontariato in terra d’Africa; da allora ho traslocato regolarmente da Paese in Paese, tra culture e popoli diversi. Questo continuo viaggiare, però, invece di rendermi distaccato dalle mie origini, me le ha fatte apprezzare ancora di più e mi ha fatto amare il mio Paese con tutti i suoi pregi e difetti, sentimenti questi che, con ogni viaggio e con ogni trasloco, si sono sempre più intensificati anziché affievoliti. Dopo aver vissuto in quattro stati durante il periodo delle scuole superiori, mi sono interessato ad una formazione universitaria in ingegneria. Continua a leggere

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NON MI SENTO PARTE DI QUESTA ITALIA

Eccomi a 23 anni, all’inizio del mio 5° anno di Giurisprudenza. Tutto è iniziato nell’estate del 2008. Decisi di intraprendere questo percorso in un’ università “prestigiosa”. Studio all’università Cattolica di Milano e nonostante io venga considerato “fortunato” perché la mia famiglia può permettersi di mantenere i miei studi ho anch’io qualcosa da dire in merito. Ho sempre avuto l’attitudine di fare esperienze più grandi di me. Ricordo l’estate del 2006 il viaggio a Londra per imparare l’inglese, ma non un college come la maggior parte dei miei coetanei faceva. Sacca sulle spalle, tanta voglia di evadere e vedere cosa ci fosse fuori quel tanto famoso e celeberrimo stivale. Bene forse già 6 anni fa aveva già capito la mia attitudine all’estero, in fondo già da allora avevo capito che l’Italia fosse un paese in cui avrei potuto, si vivere, ma non come io volessi o desiderassi. Continua a leggere

É CHIEDERE TANTO?

ciao Alessia,
Mi chiamo Elisa ho 30 anni e ti direi che sono architetto anche se in realtà ho combinato ben poco con quel titolo. La mia vita lavorativa ha inizio nel maggio 2009 c/o uno studio di un architetto genovese. Promette grandi cose poi la crisi, e a fine tirocinio il capo decide di prendere allo stesso prezzo un’altra ragazza. Non mi abbatto, mi arrabbio per il sistema in cui viviamo, ma dopotutto era il primo lavoro. Inizio a fare un corso di pittura scenica, a cercare, a telefonare ma niente i pochi che mi rispondono mi ricordano la mia provenienza: Serravalle Scrivia, un paese della Provincia di Alessandria di 6000 abitanti, che da 30 anni mi ospita. No lavoro su Milano, no su Genova tanto meno su Torino. Lo chiamavano il triangolo industriale!!! Appunto lo chiamavano!  Un bel giorno scopro che l’ordine degli architetti di Roma mette in gioco un po’ di borse di studio tra i vari Ordini d’Italia. Per mia fortuna è compreso anche l’ordine di Alessandria. Continua a leggere

STAY HUNGRY NEL SENSO CHE SIAMO AFFAMATI!

In questi giorni abbiamo assistito ad una piccola rivoluzione sui social network e sui quotidiani in risposta ad alcune affermazioni che hanno colpito giovani e meno giovani. Ce la prendiamo un pò, scriviamo due tre post su facebook, commentiamo la notizia al bar con gli amici poi chiudiamo la parentesi considerato che siamo troppo impegnati a non essere choosy per poter dedicare troppo tempo a qualsiasi estemporaneo commento della politica. La polemica quindi potrebbe chiudersi qui, se non fosse per qualche giornalista che vuole riaprire il caso. Mi riferisco a Marco Ventura che nel suo articolo” Choosy, grazie Elsa Fornero per l’appello (sacrosanto) ai giovani” comparso su Panorama il 23/10/2012, osanna le parole del Ministro.

Ciak si gira schiaffo morale numero 40000, azione!

Vorrei scorrere l’articolo assieme a voi dando però una diversa interpretazione, comica in questo caso perché penso che forse “non ci resta che piangere”. Allora secondo il giornalista :” La laurea, in Italia, avendo purtroppo ancora valore legale e non avendo perciò il peso specifico che deriva dalla fatica con la quale è stata conseguita in Università dal peso specifico diverso l’una dall’altra  non certifica il valore effettivo dei singoli.”

Purtroppo scrive. Come purtroppo? No dico, lasciamogli almeno quel valore, diamo un senso a quei 2000/3000/4000 Euro all’anno che versiamo, scrutando lo sguardo mistico di nostro padre che ci guarda dicendo:”Un giorno mi restituirai il favore, quando sarai ingegnere/medico/alchimista/santone” e tu rispondi allo sguardo pensando:” uhm, magari facendo uno stage/co.co.pro potrei ridargli i soldi in comode rate spalmate in 12 anni. Si ce la farò!”

Per quanto riguarda la sopracitata  “certificazione del valore” esistono i colloqui di lavoro, magari se evitassimo le raccomandazioni potremmo davvero valutare la persona che abbiamo di fronte. Il giornalista poi prosegue affermando: “È assurdo che in Italia i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano siano il 22,7 per cento”.

Ma pensa un pò lo trovavo assurdo anche io questo inverno quando durante otto mesi ho lavorato come cameriera, due ore al giorno in nero sperando di avere amici e una buona famiglia che ti aiuti a ricostruire l’autostima che non c’è più. Perché lavavi i water e ti hanno licenziato pure.

Poi ci sono quelli che ci dicono di non essere choosy, ma ci guardano dall’alto al basso quando entrano nei ristoranti dove lavoriamo in attesa non del lavoro ideale ma di QUALSIASI ALTRA COSA che ci permetta di non essere dei bamboccioni. Sono quelli che non ti salutano nemmeno, che pensano che sei una fallita, che non guardano oltre la tua divisa, che non sanno che dietro quella ragazza che sta lavando il pavimento c’è magari una laureata, una diplomata, una terza media che magari ha letto anche più libri di un professore, ma ha qualcosa che gli altri non hanno: l’umiltà .

Quindi citando nuovamente le parole del giornalista “si tratta dell’insegnamento di una donna che dalla provincia ha raggiunto i vertici dell’istituzione accademica e del governo del Paese, ha parecchio da insegnarci e lo dimostra anche con quest’affermazione che è uno sprone, un incitamento a una rivoluzione culturale indispensabile”. Temo anche in questo caso che la rivoluzione culturale forse non siano i giovani a doverla fare, ma coloro che si vergognano di noi “italiani falliti” 

Il giornalista incalza richiamandoci a non essere choosy “se l’Italia vuole ancora essere competitiva nel mondo”. Queste affermazioni le trovo alquanto pericolose perché questo modo di pensare molto controverso si sta trasformando in un incitamento a diventare come la Cina, a lavorare per pochi euro, e ad accettare di abortire pur di mantenere un lavoro.

Il giornalista conclude poi affermando che “il benessere si conquista. Nulla è regalato”. Eh già perché abbiamo ottimi esempi in Parlamento. Facciamo il conto di quanto gli abbiamo regalato?Direi che è il caso, perché più che choosy, siamo hungry, ovvero affamati!

COME SI FA AD ESSERE “MENO CHOOSY”?

Ciao,

seguo da un po’ questo blog e ho deciso di dare il mio contributo, anche perché vedo che molti post riguardano laureati in materie umanistiche e, seppure le statistiche dicono che tra questi ci siano più disoccupati e precari,ci tengo a precisare che siete in buona compagnia!
A 18 anni, fresca di diploma (commerciale) vado a fare il mio primo colloquio. Ripeto 18 ANNI APPENA COMPIUTI. Mi siedo davanti a queste 3 persone, il direttore del personale, una psicologa e una non so che. Mi dicono che ho 5 minuti per parlare di me. Ero pronta a questo tipo di domande, nella mia scuola ci avevano preparato ai colloqui. Così comincio a parlare, del mio diploma e delle mie capacità relazionali, ma dopo molto meno di 5 minuti mi fermano e cominciano a farmi delle domande.
Sei fidanzata? Lo ero, e sapevo bene che non era un punto a mio favore, ma pensavo che mentire sarebbe stato rischioso nel caso la cosa fosse andata avanti. Così rispondo che “vedevo un tipo” e non mi ero mai preoccupata di poterlo definire o meno il mio fidanzato, insomma avevo solo 18 anni. Pensavo, povera ingenua che la cosa sarebbe finita lì. “Ma com’è lui? È geloso?” -ma non stavamo parlando di me?-“Se dovessi andare fuori per lavoro come la prenderebbe?”  Continua a leggere

POVERA ITALIA

Cara Alessia,

dopo qualche mese mi decido a scrivere sul blog. Cerco di farlo prendendo la voce di tutte quelle persone che conosco e che forse più di me hanno diritto ad essere incazzate. Ma anche perché quel che più mi sta a cuore è quello di “essere io stessa il cambiamento ” con un’energia positiva con la quale è necessario affrontare il percorso di rinnovamento che stiamo operando ora, anche nel nostro piccolo. Positività con la quale è necessario farci sentire, anche per dire che ci siamo rotti di essere presi in giro.
Come te anch’io ho vissuto all’estero per 5 anni,  in Belgio precisamente. Sono stati degli anni che mi hanno aperto alla Vita, alle relazioni, a me stessa, al mondo… con la sensazione che se vuoi, puoi. Puoi essere il cambiamento che speri. Sensazione di cui sono convinta anche tutt’ora. Ho deciso poi di rientrare in Italia. Pazzia agli occhi di tutti. “Che ci ritorni a fare? Qui è più facile trovare lavoro, è meglio retribuito, hai una sicurezza sociale se lo dovessi perdere, stai tornando indietro…” Ma sono rientrata. E nei mesi che mi hanno separata dalla partenza ho pensato spesso: che fare in Italia? C’è ancora qualcosa che questa mia terra mi  può dare? Cosa? Ho amato profondamente la mia vita Belga, durante gli anni universitari e poi con il lavoro, che ho trovato in campo artistico e spirituale, proprio inerente ai miei studi e ai miei interessi. Cosa io posso dare ora al mio paese e alle persone che qui vi abitano? Continua a leggere

SCUSI QUANTO LE DEVO PER FARMI ASSUMERE?

Ciao Alessia, in bocca al lupo per domani ci saremo tutti da te rappresentati. A proposito di “Che aria tira” in presa diretta posso raccontarti la telefonata che ho ricevuto oggi pomeriggio da parte di un’Agenzia di selezione del personale. Brevemente come premessa ti dico che mi chiamo Francesca ho 42 anni, ho lavorato 12 anni nel settore del sociale, 6 nel privato e 6 nella Pubblica Amministrazione, arricchendomi di un’esperienza discreta che purtroppo nel 2010 è stata annullata dal mancato rinnovo contrattuale: ero assunta a tempo determinato in una Provincia in qualità di Sociologa Esperta servizi sociali e con incarico di Responsabile di Unità Operativa. A questo aggiungo sporadiche collaborazioni con l’Università, con il DAP (Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria) con le scuole per la prevenzione, sono stata referente per la Provincia in gruppi di lavoro per l’integrazione scolastica dei disabili, ecc. Continua a leggere

MISSIONE PSICOLOGA… UN INTERMINABILE E COSTOSO TOUR DE FORCE!

Ciao,

sono Marta e ho 28 anni. Sono laureata triennale in Scienze Politiche e quinquennale in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione, ovvero area infanzia e adolescenza per chi non fosse del mestiere. Il mio intento sarebbe quello di diventare psicologa, ma come si diventa tali oggi in Italia? Ecco la mia storia, un progetto ancora in fieri. Sto attualmente svolgendo il mio terzo tirocinio di formazione, naturalmente non pagato e che non prevede nemmeno un minimo rimborso spese. Si chiama professionalizzante, è post lauream magistrale, dura un anno ed è necessario allo svolgimento dell’Esame di Stato in vista dell’iscrizione all’Albo degli Psicologi. Secondo l’attuale regolamento questi 12 mesi sono suddivisibili in 6 mesi più 6 mesi in due strutture diverse oppure possono essere svolti in modo continuativo presso una stessa struttura; l’importante è svolgere un totale di 1000 ore, con un impegno settimanale di almeno 20 ore, che, se si guarda la realtà, non sono quasi mai rispettate. In eccesso, ovviamente. Continua a leggere

L’ARIA CHE TIRA – LA7

Cari lettori,

volevo avvisarvi che domani sarò ospite al programma L’Aria che tira su La7. La puntata verrà trasmessa alle ore 11.00. Si parlerà della mia storia, del blog, e di noi, come sempre. Avanti tutta! Per chi non potrà seguire la trasmissione allego questo link per le repliche.

L’aria che tira: repliche

Alessia Bottone

QUESTA ITALIA DOBBIAMO SALVARLA!

Cara Ale,
Nel 2004 appena diplomato, mi iscrissi alla facoltà di Giurisprudenza, con la volontà di intraprendere una delle professioni legali. Sei anni dopo la laurea e dopo inizio a fare pratica presso uno studio legale. Li iniziano i consueti problemi dei neo-laureati italiani. Sembra quasi, che tu, dopo anni di studio, non sappia fare nulla e che devi essere destinato a una vita da mediocre. Iniziano le classiche frasi: ” In Italia ci sono 300.000 avvocati, siete troppi”. Cerco di inviare de cv, e finalmente ottengo un colloquio di lavoro con una società di assicurazione, nella mia città Agrigento. Loro mi propongono le solite cose: rimborso spesa e partita i.v.a.. Grazie alle mie conoscenza, capisco che questi mi vogliono mandare a vendere prodotti c.d. tossici, ossia una previdenza privata, che non è garantita da nulla e che, soprattutto in Sicilia, non ha clientela. Dopo il silenzio, il buio. Nessuna proposta di lavoro. La mia regione, peraltro, è in default. Ma questo, sembra non preoccupare nessuno, anzi: ” munnu a statu e munnu resta”, ovvero le cose sono sempre state così. Adesso aspetto di sostenere l’esame per Avv.to, sperando di potermi mettere in proprio, anche perché da noi i giovani avv.ti che lavorano presso gli studi più prestigiosi guadagnano 500euro, mentre i loro dominus arrivano a 10.000 euro a mese. Il problema è la rassegnazione di noi giovani. Continua a leggere