E SE CAMBIASSI TUTTO?

Felicità2

Verona, 11/02/2015

Questo è un blog dedicato al lavoro. A chi ce l’ha ma lo odia, a chi lo cerca e non lo trova, oppure a chi ne ha uno ma non è retribuito. Questo lo sapete già.

Il discorso lavoro è un argomento che abbiamo sviscerato alla grande in questi tre anni. Qualcuno ha tentato di mandarmi il suo curriculum, altri speravano che i miei contatti potessero aiutarli nella ricerca di un impiego. Purtroppo non è così, mi sarebbe piaciuto, ma non ho la bacchetta magica, anzi.

Non è facile nemmeno per me, ve lo assicuro. Avere la possibilità di scrivere è una valvola di sfogo, soprattutto per una non sportiva come me, un modo come un altro per incanalare le energie, per condividere i dubbi esistenziali che mi accompagnano dal mio primo vagito o forse pure da prima. Ma non è tutto.

Ma non basta per mettere il silenziatore a quella vocina maledetta che mi rimbomba nelle orecchie : Alessia…..sono qui, ci spieghi cosa diavolo vuoi fare ma soprattutto cosa cavolo sai fare?”

In genere la zittisco con un buon bicchiere di vino, due chiacchiere, una condivisione di prospettive frustranti con altri soggetti sensibili all’argomento che in genere si traduce in un brainstorming al femminile con deduzione finale: “Bottone, Scienze Politiche non serve a niente. Chirurgia estetica, ecco cosa avremmo dovuto fare. Un po’ come dice Accorsi in Santa Maradona per capirsi.

È il caos. Parliamoci chiaro. Ho letto e riletto un articolo tratto dal blog waitbutwhy.com che per diversi giorni è stato condiviso su Facebook. La traduzione:” Perché la nostra generazione è infelice”.

Infelice? Oddio, allora qualcuno lo ammette. Mi fanno sorridere quelli che dicono “la felicità è guardare il sole che tramonta, abbracciare un bambino, leggere un libro” etc.

Nessuno dice: “felicità = libertà” oppure “felicità = amare ciò che si fa”. Perché? Perché se applicassimo tali principi il mondo sarebbe finito. O almeno quella parte di mondo che pensa solo a produrre.

Comunque la felicità non è solo questo. Non lo dico io, lo dice Abraham Maslow, mica pizza e fichi. Ma torniamo all’articolo.

Non mi piace e non sono d’accordo. Perché il problema è sempre quello.

Ci siamo finalmente resi conto che ci è stato venduto fumo che non è vero che c’è spazio per tutti. Non tutti avranno una casa, un lavoro e forse una famiglia. Non è nemmeno vero che lavorando sodo potremo saltare da una classe sociale all’altra, (si classe sociale, anche se il termine non vi piace, sappiate che siamo tornati indietro) . La verità è che le risorse non sono infinite e che la disoccupazione di taluni è collaterale al mantenimento di uno stato di benessere di altri,  per non parlare dell’arricchimento di una piccolissima percentuale di popolazione, a discapito di altri, quelli che si ritrovano incatenati all’ultimo gradino della piramide o forse sotto la piramide stessa.

In sostanza l’autore, ma come lui tanti altri ci fornisce tre magnifici consigli che ho commentato, per puro divertimento.

1) Rimani selvaggiamente ambiziosa.

Si ma portate con voi i cerotti perché quando cadrete vi dovrete leccare le ferite da soli.  Ambiziosi sì, ma se “questo matrimonio non s’ha da fare”, trovate un piano b, che vi piaccia o che almeno non vi faccia venire i conati di vomito al solo pensiero, aggiungo io.

2) Basta col pensare di essere speciali.

Ma come? Ci avete riempito di manuali e teorie psicologiche nonché training su come sentirsi dei tipi veramente cool e veramente magnifici e ora, così di punto in bianco, ci dite che quelle teorie erano tutte fandonie. Un minimo di preavviso, esigo una raccomandata, il tempo di abituarmi perlomeno.

3) Ignora tutti gli altri. Il giardino degli altri è sempre più verde. 

Facile da dirsi se il lui in questione ha il giardino e voi vivete in uno scantinato. Scherzi a parte, questo è vero, non perdiamo tempo a invidiare gli altri. Non ne otterremo nulla. Però, se una sera, vi sentite belli incazzati con il mondo e avvertite il bisogno di iscrivervi a box per questo, beh, sinceramente non vi biasimo.

Perché vi ho fatto questo prologo? Perché è dura ragazzi, perché a  volte ho dato per scontato che la mia fiducia nel futuro e il mio entusiasmo sarebbero rimasti con me per sempre. E ho sbagliato. La fiducia è l’entusiasmo sono come la rosa del piccolo principe . Vi ricordate?

“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.

Ecco, allora io spero solo che il giorno in cui barcollerete, il giorno in cui vi chiederete, se serve davvero ciò che state facendo, il giorno in cui vi verrà voglia di sedervi con il sedere a terra e disperarvi un po’, vi ricorderete di leggere questo post, vi farete due risate, farete un po’ di sciopero, fingerete di essere disadattati sociali, ma poi tornerete a combattere.

E non di certo per arrivare in vetta, e nemmeno per mettervi un abito Prada e trattare male il team che un giorno “comanderete” così come è stato fatto con voi.

No, mi riferisco ad altro.

A quel magico giorno in cui, alla domanda, cosa vuoi fare da grande, risponderete in modo sincero, liberandovi delle aspettative degli altri, dei desideri dei genitori, dei sogni di gloria, e tenterete di inseguire la vostra felicità, qualunque essa sia.

Ci vuole coraggio per restare, ce ne vuole ancora di più per cambiare.

E se, pensate di essere solo dei pazzi sognatori, guardatevi questo video.

La storia di Mattia

Vivere a Montemignano

Poi pensateci. Oggi è un ottimo giorno per essere felici, domani, si vedrà.

Alessia

IL GIORNO DELLE VERITÁ

Gli-stagistiIn casa Bottone ultimamente girano diverse massime.

Nessuna citazione di Ovidio, Platone, Wilde o chicchessia, tutte di mio papà, ovviamente.

La migliore, quella che ho deciso che sarà mia, è “la paura fotte l’uomo”.

Mi sono chiesta quante volte non agiamo per paura delle conseguenze, quante volte non ribaltiamo il tavolo, per mancanza di coraggio, e quante altre volte rimaniamo paralizzati di fronte ad un treno che sta partendo e che forse non ripasserà.

Ovviamente mi riferisco alla questione lavoro, per quanto riguarda l’amore, questo non è il blog giusto per fare questo tipo di riflessioni. Se nella mia vita avessi seguito ciò che dice il titolo della commedia di Giocosa “Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia, e non sa quel che trova ” non avrei combinato un tubo.

Perché vi sto facendo questo discorso serio di domenica mattina? Semplice, perché è l’unico momento che ho trovato, e perché credo che tutti noi dovremmo darci una possibilità e crederci fino all’inverosimile.

Sto leggendo “Sono come il fiume che scorre” di Coelho, e l’ho trovato, esaltante a dir poco, anzi no, stimolante. Perché? Perché, senza nulla togliere allo scrittore, e con molta umiltà, mi sento di dire che tutti i suoi pensieri, sono passati nella mia testa ancor prima di trovarli scritti nel suo libro.

Li ho trascritti mentre era seduta su una sedia a dondolo osservando i bambini del Costa Rica giocare, li ho maturati mentre guardavo il sole tramontare sul centro profughi di Goumois, osservando le stelle dell’Uganda, mentre mi trovavo in un hotel a 400 stelle  con tanto di soldati con fucile a fare da guardia mentre mi trovavo in missione con le Nazioni Unite (da semplice stagista, che non ci sbagliamo vero).

Non pensavo in quel modo da anni, ed è stato un tuffo nel passato che mi ha lasciata senza fiato, non riuscivo più a staccarmi dal libro. Tutto questo per dirvi che se per caso, state pensando di abbandonare tutto (tutto cosa?? Non nascondetevi dietro scuse banali, so benissimo che siete degli squattrinati come me, al massimo avete 56 rate dell’auto da pagare da lasciare, tutto di guadagnato), se state meditando di vendere banane per pagarvi il corso di teatro/comico/arredatore/social media marketing super expert/ o art designer, FATELO!

Fatelo, chi se ne frega se le cose andranno male, se tornerete e vi punteranno tutti il dito contro, se non otterrete nulla, raccoglierete esperienza, volti diversi, mille amori o forse nessuno, cene con gente che magari non rivedrete mai più ma che potreste chiamare tra 10 anni per un caffè in una stazione di Verona.

Per anche solo uno di quei momenti io rifarei tutto quello che ho fatto. Laverei le tazze dei clienti irlandesi, pulirei i pavimenti del bar di Parigi, riaffronterei la stagista rompiscatole che odiavo quando vivevo a Bruxelles…e riguarderei il mio capo, mentre entra in ufficio e mi dice: “Volevi vedere l’Africa vero, era il tuo sogno? E allora prenota il vaccino, perché vieni in Uganda con noi in missione”.

Lungi da me dal voler dare lezioni di vita. Penso solo che se non avessi conosciuto le persone che ho incontrato e se non avessi letto nei loro occhi la gioia del conoscere e del fare domande, non avrei mai preso un valigia in mano, e dio che bello alzare i tacchi e andarsene.

Un mio amico una volta mi ha detto:

” Non si può mica viaggiare e scappare per sempre”.

“E perché no?”

“Non lo so, qualcuno mi ha detto così”.

Spero che il vostro cammino sia fatto di coraggio e di incontri, e quando dovrete decidere se rischiare o meno non preoccupatevi della risposta, se ci state pensando, vuol dire che lo state già facendo.

Alessia

“LAVORI?”-” UN PO’, MA NIENTE DI SERIO”

foto 3Italia 1970.

Diploma, laurea (forse), matrimonio, casa, figli, andate in pace.

Italia 2014. 

Diploma, laurea, Erasmus, Master, Dottorato, stage, apprendistato, capelli bianchi, contratto a progetto, stage, co.co.co o co.co.de, cameriere a Londra, spazzacamino in Francia, porta pizze in Italia, gelataio in Germania, stage (di nuovo??), matrimonio (non scherziamo proprio), figli (e chi li mantiene?), 80 Euro di Renzi= più kebab per tutti, contratto a tempo determinato, flessibilità.

La nostra società è cambiata. Il mondo del lavoro (un mondo peraltro sconosciuto) pure. Se nel 1970, 1980 e 1990 l’iter nasco-cresco-imparo-evolvo e mi riproduco era abbastanza lineare, oggi la procedura risulta essere più complicata e, a voler essere sinceri, non sempre confluisce in un miglioramento, al massimo in uno stage, o in un Erasmus per 50enni, così giusto per “reinventarsi” e stare sul pezzo.

Ormai ci “abbiamo fatto il callo” e in fondo “Precariare “, diceva una mia collega quarantenne con le occhiaie fino alle ginocchia, alla quale non ho avuto il coraggio di rispondere: “Veramente mi sembra che tu sia messa maluccio”.

In chat, su whatsapp, via sms, non ci si chiede più come va. Si arriva direttamente al sodo. In genere inizio i lunedì mattina in modo molto gradevole con amica 1 che scrive”io non garantisco per oggi, forse mi licenzio”, amica 2 che scrive” No dico ed io ho fatto tutto questo per ottenere questo” e amico 3 che tenta un remake di “Come uccidere il proprio capo e vivere felici” per concludersi in amica 4 che mi scrive “Dammi un buon motivo per restare, a parte le due settimane di contratto a chiamata ( e sempre se chiamano).

Nella disperazione io mi diverto un sacco a rispondere ai loro messaggi, siamo una sorta di terapia di gruppo, due insulti e passa la paura insomma.Fino qui tutto nella norma insomma. Ciò che veramente disturba però è chi se ne approfitta di questa insana situazione.

Immaginate di avere ancora 19 anni e di essere pronti per la vostra carriera universitaria.Qualcuno, dei pazzi forse, hanno scelto di occuparsi degli altri. Sì, lo sappiamo, non va di moda, ma c’è ancora qualche personaggio idealista in giro che spera di mettere giù qualche mattoncino per costruire un mondo migliore, o forse per non vederlo peggiorare tutto ad un tratto.

Ma torniamo a noi. Lui o lei hanno scelto facoltà tipo psicologia, scienze politiche, scienze dell’educazione, etc, e sono pronti ad avventurarsi nel mondo del sociale ma, non sono consapevoli che il mondo del sociale, non ha nessuna intenzione di lasciarli entrare, perché non sia mai a dire che i 900, 00 Euro al mese di stipendio vengano condivisi con altri pazzi e idealisti disposti a lavorare per tale cifra!!!

Succede allora, che si comincia con uno stage, senza rimborso spese, si finisce con un volontariato che volontariato non è, e poi si conclude con un altro stage per tutelare i diritti umani, per associazioni che vogliono promuovere valori quali la giustizia, la cooperazione, la salute, e diritti quali il lavoro. ….del diritto però ad essere ricompensati, nessuno ne parla!

Paradossale no? Associazioni e ong che tentano di consapevolizzare gli esseri umani in merito ai loro diritti inviolabili, per poi ritrovarsi a dire” ci dispiace stagista e o finto volontario, il massimo che possiamo offrirti è una scrivania per lavorare per noi, ma sappi che è un grande onore, perché li fuori siete tanti candidati, c’è solo l’imbarazzo della scelta”.

Eh già perché per fare del bene, devi avere le spalle coperte, perché la gavetta è lunga, e al massimo ti ringrazieranno con due pacche sulla spalla. Però sei stato scelto, mica pizza e fichi.

Dopo aver fatto un po’ di sano sarcasmo vi allego il link della mia inchiesta nel mondo del No Profit. Vi farete un’idea, o forse solo il sangue amaro, o forse costituirete un gruppo di alleanza come il nostro. In ogni caso qualcosa farete, e sarà meglio che non far nulla, vista la tendenza attuale all’omertà.

Il No profit che non paga

Alessia

 

UNA FESTA PER CAMBIARE

tuttosumiamadre28 Marzo, Festa delle donne.

“Sai Alessia, tu parli spesso di disoccupazione, ma non ti occupi di chi un lavoro ce l’ha e non lo soddisfa”.

Mi ricordo di questa conversazione come se fosse ieri. Ero basita, una frase del genere, in tempi neri come questi,  sembra quasi una sfida nei confronti di chi invia cv che finiscono direttamente nello spam.

Un anno dopo mi rendo conto che, forse, quella ragazza non aveva tutti i torti.

Parlo poco di chi il suo lavoro non lo sopporta, di chi vorrebbe cambiare, ma non ci riesce, di chi un lavoro ce l’ha ma non sa dove lasciare i figli durante tutte quelle ore perché mancano i servizi,  di chi lavora tanto e si ritrova a fine mese con il porcellino vuoto e i sensi di colpa per non essere riuscito, neanche questa volta, a mettere via qualcosa, o magari a pagarsi un affitto di casa e sentirsi indipendente.

Una festa per ricordare, una festa per cambiare

Oggi che è l’8 Marzo allora ho colto l’occasione per pubblicare una lettera di una “madre indignata” che si ritrova a fare i conti con un problema all’italiana, la mancanza di asili, le graduatorie, le rette, la difficoltà di essere donna, madre, disoccupata e qualche volta lavoratrice perché essere mamme in Italia può essere molto difficile, se non hai una nonna che ti tiene i bambini, se guadagni meno di quanto ti chiedono per tenerlo il tuo bambino, se il tuo capo spera che tra carriera e famiglia, sceglierai sempre la prima, se per motivi diversi sei rimasta sola e sei giovane, e devi imparare a fare da papà oltre che da mamma.

La lettera

“Ciao Alessia Sono una ragazza madre di 30 anni  residente a Settimo milanese dagli anni 80, a dicembre è nato il mio bimbo cercato con tanto amore. Purtroppo la ditta nella quale lavoravo ha chiuso e perciò risulto disoccupata, monoreddito con un mutuo e un figlio a carico,  ho compilato il modulo per iscrivere mio figlio al nido nella certezza venisse inserito così da poter cercare lavoro, che molto probabilmente ho trovato, ma ecco la sorpresa leggendo le graduatorie del nido, siamo in lista d’attesa!

Rimango basita leggendo nell’elenco dei bimbi accettati la presenza di nomi di bambini che devono ancora nascere, possibile?! Sì per il comune  questo è un criterio corretto, mi hanno dato dei nominativi di nidi privati convenzionati ma in altri comuni, bisogna pagare all’iscrizione una tassa cospicua più pannolini, lavanderia ecc tutto fuori dalla retta mensile (io pagherei 260 euro l’iscrizione, 210 euro pannolini più mensilmente 50euro di lavanderia e 180euro di retta, 40euro di pre e post scuola) se il nido non accetta mio figlio perché ci sarebbe da fare un’altra graduatoria, i soldi dell’iscrizione vengono persi, per una persona che non ha lavoro vi sembra logico?!

L’altro suggerimento del Comune è quello di accettare il lavoro e affidare il bimbo ad una tata, quindi lavorerei per dare lo stipendio alla baby sitter…?Nel frattempo aspettare l’anno prossimo per le nuove graduatorie.Sono molto dispiaciuta, ma sono arrivata alla conclusione che forse al comune interessa di più  incassare 400 euro a bambino, invece che 180, senza tutelare chi è in difficoltà. Una madre indignata.”

Per tutte le mamme e le donne il mio augurio che da Facebook è direttamente passato su Uninews 24 grazie a Valeria Esposito Vivino.

“Per me il vero 8 marzo sarà il giorno il cui non ci vorranno le quote rosa per vedere le donne in Parlamento o nei Consigli di Amministrazione; non sarà necessaria una legge più severa per punire la violenza; non ci sarà bisogno di una rivoluzione per poter guidare, studiare, parlare ; quando nessuno penserà “in fondo se l’è cercata, aveva la gonna corta”; quando chiuderanno le associazioni che curano le donne acidificate del Pakistan, o quelle che salvano le bambine e le donne dai matrimoni obbligati e dalle lapidazioni; quando il gap salariale sarà un lontano ricordo, quando ai colloqui non chiederanno “hai intenzione di fare figli, sennò la risposta è no”, quando le donne avranno smesso di emulare gli uomini per sentirsi meno fragili e quando gli uomini avranno capito che sì, ce la facciamo da sole, ma che non possiamo e non vogliamo fare a meno di loro”.

Alessia Bottone

HAI SCELTO PROPRIO IL MOMENTO SBAGLIATO

“Mi daresti qualche consiglio per poter fare questo lavoro?”

Risposta: “Hai scelto proprio il momento sbagliato”.

Avanti, non siate timidi, quanti di voi se lo sono sentiti dire in questo funesto periodo, che peraltro affonda le sue radici ancor prima del 2008, bensì nel 1987 durante LA CRISI.

Da che sono nata mi ricordo che c’è una crisi, ma sorvoliamo.

Torniamo a noi.

Ogni volta che ci azzarda a chiedere una qualche informazione in merito ad una professione che non sia il chirurgo, il magnaccia o lo scafista ti rispondono così.

Ora, ammesso e concesso che sia pure vero quello che mi rende furiosa non è la crisi in se, che tra l’altro è ufficialmente iniziata quattro giorni prima della mia laurea bensì la maniera italiota di lavorare.

Non sono mai stata una di quelle che dice “all’estero va tutto bene”, ma vi posso assicurare che lì un si è un si e un no vuol dire ancora no, non ni, come piace tanto rispondere agli italiani.

Abbiamo ormai appurato che diventare multitasking è risultato solo un modo per indorare la pillola del multiskazzing che tra l’altro non comporta un miglioramento a livello di denari e fiorini, visto che il risultato è sempre 0 Euro e quindi convengo con chi dice che lo sbattimento non porta grandi frutti ma un gran giramento di olive.

Allora, propongo un bel gioco per il 2014. Impariamo a dire:”Non mi interessa”.

Prendiamo delle email a caso di coloro che ci inviano i loro cv, le loro richieste di collaborazione, le loro supplichevoli parole di speranza e fiducia nelle loro capacità e rispondiamo :” Né ora e né mai”.

Impariamo a farcene una ragione e a chiudere capitoli, libri, enciclopedie, volumi stratosferici si speranze.

Perché la gente ci spera, eccome se ci spera ed è un peccato sapere che tutte le loro speranze siano racchiuse in un messaggio di posta elettronica o in una telefonata alla quale non si risponderà, mai.

Buon 2014 a chi resta, a chi se n’è già andato, a chi si chiede che ne sarà di lui.

Ps. Siccome mi piace chiudere in bellezza vi allego un post comico dedicato al lavoro. Buona lettura

Ora che hai un lavoro

Alessia

 

CIAO SIGNORE DAGLI OCCHI AZZURRI!

Uno Mattina 2Cari lettori,

ormai non faccio altro che scusarmi. Sono sempre indietro con il blog, e non riesco a seguirne due alla volta. I nostri appuntamenti sono sempre più diradati, ma Danordasud continua comunque ad esistere.

Volevo aggiornarvi circa le ultime news.

La prima: Il mio contratto scadrà venerdì. Apriti cielo, d’ora in avanti martellerò i giornalisti per recensire “Amore ai tempi dello stage”. Forse saranno talmente stanchi di me da chiedermi loro stessi di emigrare 🙂

La seconda: questa settimana sono stata ospite di ben due trasmissioni televisive : Agorà e Uno Mattina. Durante la prima si è parlato di crisi e e vacanze e precariato; durante la seconda invece si è parlato del famoso precariato sentimentale. Finalmente sono riuscita a parlare per ben 5 minuti di fila senza neanche essere interrotta. Un lusso praticamente. Scherzi a parte ne approfitto per ringraziare la redazione, i registi e tutti coloro che stanno nel back stage, parrucchieri compresi. Persone meravigliose e capaci di strapparti un bel sorriso prima della diretta.

Tra l’altro approfitto per ringraziare Cosimo Giuliano che mi ha scritto dopo la puntata e ha sottoposto alla mia attenzione il suo interessantissimo blog.

http://ilprecario.blogspot.it/ Cosimo è un ragazzo di Taranto, figlio della crisi come noi che gira per l’Italia con lo stesso entusiasmo di un non italiano. Ha tanti sogni, come noi del resto e li insegue con la giusta carica e motivazione. Vi consiglio di leggere i suoi articoli. A proposito scrive per Fan Page, Linkiesta e mooolto altro!

La terza notizia invece è meno bella, (permettetemi questo aggettivo, è lunedì mattina e sono provata anche io )

Mi riferisco a lui, quel signore di 83 anni che ho conosciuto in Stazione a Roma al Mc Donald. Non posso dirvi il suo nome, ma posso dirvi che non gli hanno versato i contributi e che oggi chiede qualche monetina per vivere. Mi si è stretto il cuore, io così giovane, lui così anziano. Occhi azzurri, una salute di ferro, ma la consapevolezza che la vita non gli abbia sorriso abbastanza. Allora io vi chiedo, se lo vedete per strada, con il suo borsone, salutatemelo e se ne avete la possibilità aiutatelo.

La tanto millantata solidarietà che si sta riscoprendo ai tempi della crisi a parer mio è pura illusione e vedo ancora troppo individualismo. Certo, io sono stata aiutata da tanti di voi, e il vostro entusiasmo mi ha spinto ad andare avanti con il blog, con il libro etc. ma siamo ancora lontani e la fuori qualcuno ha bisogno di noi.

Ciao Signore dagli occhi azzurri, ciao ragazzi e buon inizio settimana

Alessia

GLI “INCASTRATI”

cuocoCari lettori,
mi è appena arrivata questa lettera e mi sono sentita una schifezza. Mi lamento ma poi mi rendo conto che sono giovane e ho tutta la vita davanti. In Italia si parla poco di una categoria che io oserei definire gli incastrati.
Chi sono gli incastrati? Coloro che a 50 anni e a 60 anni non sono né carne e né pesce, “vecchi per lavorare” ma “giovani per la pensione”. Cosa hanno in mente di fare di loro ancora non lo sappiamo. Mi appello a voi, qualcuno può dargli una mano? Un lavoretto?
Ecco a voi la lettera:
Ciao Alessia,
sono un signore di 62anni, disoccupato, da circa 2  anni, con famiglia e affitto da pagare, ( faccio presente che ho lo sfratto il  24 giugno 2013, se non pago la somma prestabilita ), l’anno scorso sono stato  chiamato giù in calabria presso un resort, metà giugno, ho subito fatto presente la messa  in regola del contratto di lavoro, dello stipendio, ecc….passa un giorno,  passano 2 giorni, passa una settimana, alla fine parlo con lo  CHEF, e mi risponde e tutto in regola, devo solamente firmarlo.
Ti faccio presente che lavoro nel settore  alberghiero da circa 40anni, sono un Cuoco…….
E verso la metà di luglio, ho subito un incidente  sul lavoro, sono scivolato giù per le scale fra la cucina e le celle  frigorifere, dove mi ero recato per approvigionamento della cucina, una scala di  ferro anni 60 coperta di grassi e unto di origine alimentare, ( in cucina era  tutto fuori regola ) e andavo a collidere contro una porta di ferro lasciata  spalancata, in poche parole, hanno dovuto chiamare il 118 e portarmi al pronto  soccorso, dopo 3 gg. mi e venuta a prendere la Direttrice, e mi dice che ha  saputo che non sono ancora in regola e che dovevo firmare la revoca  dell’incidente all’inail, cosichè avendo lavorato tutto il periodo in nero e  alla fine
non ho percepito un cent, e di conseguenza non  potuto pagare l’affitto e bollette ecc.
Sono disposto a lavorare anche nei supermercati,  gastronomie, enoteche, hotel, famiglie private….aiutatemi!!……Abbiamo  ancora una dignità…chiedo sopratutto un lavoro, a chiedere non bisogna avere  vergogna, se mai e chi lo offre o chi lo dà, se non mantiene la parola, si  dovrebbe vergognare, non sono un delinquente e neanche uno che va a rapinare  banche………..
In ogni caso questa mia lettera è un rigurgito di  orgoglio contro di loro in definizione che mi ha messo tanto malincuore, e in  depressione, e con tutto il rispetto che ho, ed il rispetto delle famiglie  medio-povere, come lo siamo noi e tantissime altre.
Io ho sempre lavorato in team a contatto diretto  con tante persone di tutte le nazionalità, se una persona e innamorata della  propria professione e ne viene continuamente gratificata, sarà sempre pronta a  lavorare e non si pone nemmeno il problema, io senza l’armonia con la quale  svolgo il mio lavoro, non potrei vivere e credo proprio di non aver sbagliato  professione e………………nemmeno Vita.
Sono stato a Londra circa 16 mesi, ed ho avuto la  fortuna di organizzare con i miei colleghi il matrimonio della pricipessa ANNA  D’INGHILTERRA nel 73……….esperienza unica!!
ti ringrazio,
cordialmente,
Vittorio
la mia e.mail:  vbottacin@email.it

IL LAVORO DI OGGI? SPECCHIO PER LE ALLODOLE

artisti_di_stradaCiao Alessia,
è stato un vero piacere scoprire questo tuo blog e altrettanto interessante leggere la tua esperienza nel mondo del lavoro.

Io sono in una situazione molto simile alla tua, ho conseguito una laura in lingue, un master in organizzazione degli eventi e  quest’anno, con coraggio, ho deciso di prendere una seconda laurea magistrale in Italiano per stranieri, rischiando di conseguirla alla soglia dei 30 anni….quindi fuori dal contratto d’apprendistato!
Negli anni ho fatto i più svariati lavori e stage sia in Italia che all’estero pensando e sperando sempre che da qualche parte ci fosse un posto anche per me….ovviamente fin’ora io questo posto non l’ho ancora trovato, quindi me lo sono inventato!

Da circa 6 anni lavoro per e con artisti di strada facendo promozione per i loro spettacoli/performance in Italia e all’estero. All’inizio l’ho preso come un diversivo e un modo diverte per lavorare, ma più andavo avanti nella formazione più mi rendevo conto della difficoltà, sfruttamento ed incertezza che si celavano dietro ogni offerta lavorativa….situazioni deplorevoli, colloqui in cui ti promettevano un contratto regolare, un fisso e tante altre belle promesse vane.

Ero spesso demoralizzata, ma la demoralizzazione si è trasformata poi in rabbia e in rifiuto nell’accettare di essere presa in giro da parte di chi si crede di avere un potere decisionale sul mio futuro. Mi sono detta che non ne valeva la pena stare ad elemosinare per un lavoro/contratto che per di più non era neanche gratificante.
Allora ho simpaticamente mandato a quel paese tutte quelle offerte lavorative che erano solo specchietti per le allodole, tutti ipotetici datori di lavoro che sembrava ti stessero facendo un favore facendoti lavorare per una paga misera che poteva arrivare anche alla fine del contratto.

Oggi a chi mi chiede cosa faccio, con ORGOGLIO rispondo che studio (una seconda laura magistrale) e lavoro con artisti di strada, che questo lavoro me lo sono inventata io e mi permette di girare l’Europe. che nessuno può permettersi di spezzarmi le ali solo perché il paese va a rotoli…io non ci sto più ai subdoli giochetti e alla frustrazione quotidiana.

La mia  protesta è stata in qualche modo di dire no al sistema e alla frustrazione quotidiana e con coraggio sono andata avanti senza curarmi di quello che potevano pensare gli altri (sai facilmente a 28 anni, dopo laurea, master e tirocini uno si aspetta che io abbia un lavoro “vero”, di quelli che stai seduto dietro una scrivania davanti a un pc e un telefono)…non ho avuto questa fortuna/sfortuna perché non me l’hanno data, ma tanto meno ho dato loro la possibilità di continuare a sfruttarmi…
Spero che questo mio sfogo/testimonianza possa risvegliare in qualche modo altri ragazzi che non vedono la luce in fondo al tunnel perché continuano ad avere lo sguardo abbassato….ce lo fanno tenere di proposito  per non vedere la luce e il futuro che SOLO noi ci costruiamo!

Buon cammino e buona vita

Van.

TUTTA LA VITA DAVANTI

tutta la vitaCari lettori,

chiedo scusa pubblicamente! Non vi scrivo da troppi giorni, ma sono stata presa dalla corsa al…..lavoro!

Ho finalmente trovato un lavoro per ben 3 settimane! Non ridete, tre settimane sono tante per essere in Italia!

Scherzi a parte, sono contenta, io prendo tutto quel che c’è nella speranza e nell’attesa che le cose cambino e migliorino.

Ogni tanto riesco anche a lavorare come cameriera!!Lusso ultimamente sembra che tutti si siano buttati nella ristorazione. Per il resto continuo la mia battaglia e promozione del libro, e la prossima settimana sarò a Roma! Qualcuno di voi sarà n zona?

Vi allego un articolo davvero carino di Federica De Caria, una giovane giornalista che ha descritto me ed il mio libro nel miglior modo possibile. La ringrazio di cuore, non solo per le belle parole ma per il suo entusiasmo. Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno in questo periodo!!

Soprat (t)utto: Amore ai tempi dello stage

Sognate ragazzi miei, per tornare sulla terra c’è sempre tempo!

Alessia Bottone

GIOVANI DI SERIE B, QUANDO DIREMO BASTA?

precaria_stagista250Cari lettori,

dopo due anni in cerca di uno spiraglio posso confermarvi che qui non c’è nulla da fare.

Ci hanno detto che dovevamo riciclarci e allora ho buttato la laurea dalla finestra e sono andata a fare i colloqui per fare la segretaria e la centralinista, la cameriera etc. niente, ero troppo.

Mi hanno detto che dovevo imparare ad usare i social media perché sono la svolta, l’ho fatto e nulla. Sono andata in televisione e ho gridato la nostra rabbia, niente, tante promesse, nessuna risposta. Ho inviato centinaia di email, ho chiesto alle conoscenze e anche li nessuna risposta.

Allora ho deciso di pubblicare un libro” Amore ai tempi dello stage- Manuale per coppie di precari” per provare a crearmelo da sola il lavoro, e anche li le risposte sono state: “la sua è una piccola casa editrice, non prenotiamo questo libro”;” Lei è un’autrice sconosciuta, interessante il suo libro, ma noi non ne parleremo in radio/nel nostro blog etc”.  Interessante il tuo libro, ma noi siamo contro quelli che si auto pubblicano/pagano per pubblicarsi.  Ma io non mi sono auto pubblicata  ho un contratto in mano. “Beh, amen, non posso lo stesso,  però dammi una copia omaggio del libro”. E intanto vedi che la Marini scrive un libro e la Belen porta i pantaloncini corti per strada e quelli si che li pubblicizzano.

Questo se rispondevano, perché tanti non si sono nemmeno degnati di dare una risposta.  Spariti, nel nulla.

Interviste sui giornali scomparse, blog che non mi hanno mai mandato la recensione che attendevo, promesse su promesse ed io che risparmiavo su tutto per arrivare  a raggiungere una semi-indipendenza.

La verità? Amici a parte, e feste a parte (perché sono una festaiola, socievole, passionaria e determinata, o meglio lo ero) da quando sono tornata in Italia è andato tutto storto. Due anni terribili, in attesa di un miracolo, mai arrivato. Di umiliazioni, di porte sbattute in faccia. Perché la verità è una sola, sono una giovane di serie b, sono figlia di nessuno, e ho creduto alle parole di mio papà che mi diceva sempre “Studia Alessia, e vedrai, un giorno ce la farai a combinare qualcosa”. Ci ho creduto, e meno male, sennò chissà dove sarei andata a finire. L’adolescenza è un periodo così difficile di suo che se non ti fissi un obiettivo diventa facile perdere la bussola.

Oggi però so dove non voglio finire. La rabbia e la frustrazione mi fanno parlare come un anziano di 80 anni e siccome ne ho solo 27 e tanta voglia di vivere allora dico basta.  Basta a chi mi chiede copie omaggio del libro, perché così disprezzi il mio lavoro e non sei da meno di quelli che ti pagano quattro euro l’ora per lavorare. Basta a chi mi ha illuso e basta a chi pretende e non da, basta vedermi passare avanti i rampolli e i raccomandati.

Sono di serie b e me ne vanto, perché nonostante tutto non sono mai stata in panchina, perché ho viaggiato e studiato senza un euro, perché mi pago persino le mutande da quando ho 15 anni facendo la cameriera per non pesare sul bilancio.

Da domani però si cambia musica, ed invito tutti i giovani di serie b a farlo.

Tenetevi i soldi e le speranze e lasciate il Paese, non ha nulla da darvi e vi ha già tolto troppo.

Un caro saluto

Alessia Bottone