Finalmente Settembre

Seis meses para siempreOggi ho provato a riordinare quel campo minato che è la mia stanza e ho trovato un regalo del 14 maggio 2007, il mio ultimo giorno da studentessa Erasmus. Il giorno dei saluti una mia amica siciliana mi ha regalato un’agenda chiedendomi di scrivere:” Este libro que todavia no has escrito pero ya existe en tu corazòn y en el de las personas que te han conocodio- Dedicado a ti y a ellas“.

Non so, non ho mai capito perché mi ha chiesto di scrivere un libro su tutti noi, anche perché sette anni fa non sapevo nemmeno di voler fare la scrittrice. O forse volevo farlo, ma mollavo ogni volta, non ci credevo abbastanza. Eppure ci aveva visto giusto.

E allora, siccome mancano solo 23 giorni all’uscita del mio libro Papà mi presti i soldi che devo lavorare ho deciso di rispettare la promessa, dedicando a tutte loro questo manuale che inizia così:”Sono Alessia Bottone, classe 1985. Il mio soprannome è Black & Decker perché martello di brutto fino a quando non ottengo ciò che desidero. Ho una laurea in Scienze Politiche Istituzioni e Politiche per la Pace e i Diritti Umani, ovvero in Scienze della Disoccupazione a lungo termine. Il titolo l’ho ottenuto non frequentando l’università bensì girando il mondo, e presentandomi a Padova solo durante la sessione degli esami. I banchi non mi sono mai piaciuti e ho sempre pensato che la pratica fosse meglio della teoria.

Amo viaggiare, e ho tentato la mia prima fuga a quattro anni quando ho “preso in prestito” cinquantamila lire che mio papà aveva nascosto nella credenza. Ho salutato mia nonna che abitava nell’appartamento di fianco, chiedendole di lasciare detto ai miei che sarei partita per un po’ approfittando del fatto che si erano addormentati. Mi hanno bloccata
subito. Ci ho riprovato 17 anni dopo ed è andata bene”.

Copertina libro

Copertina del libro

Qualcuno deve aspettare di avere 70 anni prima di raccontare la sua storia, io l’ho racchiusa in questo libro, per riderci sopra, ma soprattutto per riunire tutte quelle avventure di cui tanti di voi fanno parte per raccontarle un giorno ai nipotini. Perché se è vero che il percorso è stato travagliato, pieno di insidie, di giornate trascorse a chiedermi “e adesso come me la cavo” è anche vero che ho avuto la possibilità di vivere esperienze incredibili.

E ne sono fiera, perché l’ho fatto senza un Euro, e senza conoscenze, e senza raccomandazioni, anche perché, lo ammetto, con il caratterino che mi ritrovo è più facile che mi diano un calcio più che una “spintarella”.

Colgo quindi l’occasione per ringraziare tutti i ragazzi e ragazze che ho conosciuto durante il mio girovagare per il mondo. Mi hanno insegnato a vivere con lo zaino in spalla, a mollare i tacchi e vivere senza scarpe, a montare una tenda, dormire e a dormire in un camping anni ’30 come questo. Non ho scordato chi mi ha offerto il suo divano mentre cercavo casa e lavoro. E nemmeno quel caffè siriano che bevevo tutti i pomeriggi con i profughi del centro di accoglienza in Svizzera discutendo di politica, fumando sigarette e giocando a scacchi.

CampingApprofitto anche per ringraziare mio papà per quel messaggio che mi ha inviato mentre ero sola e in cerca di un impiego a Parigi gli chiedevo cosa dovevo fare? e lui candidamente mi ha risposto:”Tu hai mille risorse, futtettenne”. E così ho fatto.

Non diventerò un novello Neruda, e nemmeno una giornalista di successo. Però mi sono divertita e ho realizzato il mio seppur piccolo desiderio. In fondo non mi interessa arrivare da nessuna parte, è il viaggio la parte più divertente.

SarajevoSognate, credeteci, rischiate e credetemi: Il master e l’Università prestigiosa fanno la loro parte sul cv, ma la passione, quella non la si compra, la si impara e farà gola a colui che un giorno vorrà assumervi, anche in tempi neri come questi.

In bocca al lupo.

Alessia Bottone

“LAVORI?”-” UN PO’, MA NIENTE DI SERIO”

foto 3Italia 1970.

Diploma, laurea (forse), matrimonio, casa, figli, andate in pace.

Italia 2014. 

Diploma, laurea, Erasmus, Master, Dottorato, stage, apprendistato, capelli bianchi, contratto a progetto, stage, co.co.co o co.co.de, cameriere a Londra, spazzacamino in Francia, porta pizze in Italia, gelataio in Germania, stage (di nuovo??), matrimonio (non scherziamo proprio), figli (e chi li mantiene?), 80 Euro di Renzi= più kebab per tutti, contratto a tempo determinato, flessibilità.

La nostra società è cambiata. Il mondo del lavoro (un mondo peraltro sconosciuto) pure. Se nel 1970, 1980 e 1990 l’iter nasco-cresco-imparo-evolvo e mi riproduco era abbastanza lineare, oggi la procedura risulta essere più complicata e, a voler essere sinceri, non sempre confluisce in un miglioramento, al massimo in uno stage, o in un Erasmus per 50enni, così giusto per “reinventarsi” e stare sul pezzo.

Ormai ci “abbiamo fatto il callo” e in fondo “Precariare “, diceva una mia collega quarantenne con le occhiaie fino alle ginocchia, alla quale non ho avuto il coraggio di rispondere: “Veramente mi sembra che tu sia messa maluccio”.

In chat, su whatsapp, via sms, non ci si chiede più come va. Si arriva direttamente al sodo. In genere inizio i lunedì mattina in modo molto gradevole con amica 1 che scrive”io non garantisco per oggi, forse mi licenzio”, amica 2 che scrive” No dico ed io ho fatto tutto questo per ottenere questo” e amico 3 che tenta un remake di “Come uccidere il proprio capo e vivere felici” per concludersi in amica 4 che mi scrive “Dammi un buon motivo per restare, a parte le due settimane di contratto a chiamata ( e sempre se chiamano).

Nella disperazione io mi diverto un sacco a rispondere ai loro messaggi, siamo una sorta di terapia di gruppo, due insulti e passa la paura insomma.Fino qui tutto nella norma insomma. Ciò che veramente disturba però è chi se ne approfitta di questa insana situazione.

Immaginate di avere ancora 19 anni e di essere pronti per la vostra carriera universitaria.Qualcuno, dei pazzi forse, hanno scelto di occuparsi degli altri. Sì, lo sappiamo, non va di moda, ma c’è ancora qualche personaggio idealista in giro che spera di mettere giù qualche mattoncino per costruire un mondo migliore, o forse per non vederlo peggiorare tutto ad un tratto.

Ma torniamo a noi. Lui o lei hanno scelto facoltà tipo psicologia, scienze politiche, scienze dell’educazione, etc, e sono pronti ad avventurarsi nel mondo del sociale ma, non sono consapevoli che il mondo del sociale, non ha nessuna intenzione di lasciarli entrare, perché non sia mai a dire che i 900, 00 Euro al mese di stipendio vengano condivisi con altri pazzi e idealisti disposti a lavorare per tale cifra!!!

Succede allora, che si comincia con uno stage, senza rimborso spese, si finisce con un volontariato che volontariato non è, e poi si conclude con un altro stage per tutelare i diritti umani, per associazioni che vogliono promuovere valori quali la giustizia, la cooperazione, la salute, e diritti quali il lavoro. ….del diritto però ad essere ricompensati, nessuno ne parla!

Paradossale no? Associazioni e ong che tentano di consapevolizzare gli esseri umani in merito ai loro diritti inviolabili, per poi ritrovarsi a dire” ci dispiace stagista e o finto volontario, il massimo che possiamo offrirti è una scrivania per lavorare per noi, ma sappi che è un grande onore, perché li fuori siete tanti candidati, c’è solo l’imbarazzo della scelta”.

Eh già perché per fare del bene, devi avere le spalle coperte, perché la gavetta è lunga, e al massimo ti ringrazieranno con due pacche sulla spalla. Però sei stato scelto, mica pizza e fichi.

Dopo aver fatto un po’ di sano sarcasmo vi allego il link della mia inchiesta nel mondo del No Profit. Vi farete un’idea, o forse solo il sangue amaro, o forse costituirete un gruppo di alleanza come il nostro. In ogni caso qualcosa farete, e sarà meglio che non far nulla, vista la tendenza attuale all’omertà.

Il No profit che non paga

Alessia

 

HAI SCELTO PROPRIO IL MOMENTO SBAGLIATO

“Mi daresti qualche consiglio per poter fare questo lavoro?”

Risposta: “Hai scelto proprio il momento sbagliato”.

Avanti, non siate timidi, quanti di voi se lo sono sentiti dire in questo funesto periodo, che peraltro affonda le sue radici ancor prima del 2008, bensì nel 1987 durante LA CRISI.

Da che sono nata mi ricordo che c’è una crisi, ma sorvoliamo.

Torniamo a noi.

Ogni volta che ci azzarda a chiedere una qualche informazione in merito ad una professione che non sia il chirurgo, il magnaccia o lo scafista ti rispondono così.

Ora, ammesso e concesso che sia pure vero quello che mi rende furiosa non è la crisi in se, che tra l’altro è ufficialmente iniziata quattro giorni prima della mia laurea bensì la maniera italiota di lavorare.

Non sono mai stata una di quelle che dice “all’estero va tutto bene”, ma vi posso assicurare che lì un si è un si e un no vuol dire ancora no, non ni, come piace tanto rispondere agli italiani.

Abbiamo ormai appurato che diventare multitasking è risultato solo un modo per indorare la pillola del multiskazzing che tra l’altro non comporta un miglioramento a livello di denari e fiorini, visto che il risultato è sempre 0 Euro e quindi convengo con chi dice che lo sbattimento non porta grandi frutti ma un gran giramento di olive.

Allora, propongo un bel gioco per il 2014. Impariamo a dire:”Non mi interessa”.

Prendiamo delle email a caso di coloro che ci inviano i loro cv, le loro richieste di collaborazione, le loro supplichevoli parole di speranza e fiducia nelle loro capacità e rispondiamo :” Né ora e né mai”.

Impariamo a farcene una ragione e a chiudere capitoli, libri, enciclopedie, volumi stratosferici si speranze.

Perché la gente ci spera, eccome se ci spera ed è un peccato sapere che tutte le loro speranze siano racchiuse in un messaggio di posta elettronica o in una telefonata alla quale non si risponderà, mai.

Buon 2014 a chi resta, a chi se n’è già andato, a chi si chiede che ne sarà di lui.

Ps. Siccome mi piace chiudere in bellezza vi allego un post comico dedicato al lavoro. Buona lettura

Ora che hai un lavoro

Alessia

 

VUOI DELLA MAIONESE? NO C’É CRISI

 Hot dogIo adoro il mondo del lavoro è come gli uomini. Più che cresco e più trovo divertenti (il primo un po’ meno).

Partiamo dal principio che è meglio.

Esiodo scriveva “In principio era il caos” io aggiungo oggi siamo messi pure peggio!

In quest’ultimo mese di assenza ho avuto il piacere di farmi raccontare alcuni colloqui di lavoro Un’esperienza che consiglio a tutti perché vi permette di spanciarvi dalle risate per un costo pari a 3,00 euro (biglietto dell’autobus per arrivare alla sede del colloquio + caffé per svegliarvi e farvi sembrare sul pezzo).

La miglior domanda del momento è senza dubbio “ma non è che dopo: se ne va/ ci lascia a metà contratto/ scappa con la badante etc.?

Ora la miglior risposta sarebbe:li legge i giornali? Ma dove vuole che vada? Ma soprattutto se il contratto è di due mesi, come faccio ad andarmene? Neanche il tempo di sedermi alal scrivania che è già ora di prendere quel poco Tfr maturato e spenderlo in spritz per dimenticare che il giorno dopo sarete di nuovo a spasso!

Suvvia datori di lavoro non arrabbiatevi per la mia ironia, siamo ragazzi (più o meno), abbiamo bisogno di riderci su. E poi basta con questa storia della crisi, la mettete ovunque, segna cognizione di causa.

“Vuoi della maionese nel panino? No c’è crisi!”

Si c’è crisi, ce n’è tanta, così tanta che si fa di tutto per raggranellare quattro spicci ma se vogliamo evitare che da crisi economica si trasformi in crisi emotiva sarà meglio cambiare l’approccio.

Come dice sempre mio papà “A questa crisi ci siete arrivati preparati, vi ho preparato per bene,noi siamo in crisi da anni.”

Ma soprattutto basta con questa storia della flessibilità, perché più che flessibili siamo diventati oggetti al servizio delle poche ore di lavoro che ci vengono concesse dagli dei.

Ragazzi miei io continuo nella mia ricerca di un lavoro, nella scrittura e con i miei mille lavoretti precari, sicura che un giorno le cose andranno meglio.

Vi aspetto a Perugia il 10 Novembre al Festival Umbria Libri 2013

A presto

Vostra Alessia

 

Cosa resterà di questo Festival?

Foto BasilicataPotenza- Salerno, 4 settembre 2013.

-“Questo Paese fa proprio pietà.”

-“Ma no signora, tasse a parte, guardi che bellezza, che paesaggio brullo. Lo sa che è davvero bella la sua regione. I trasporti fanno pietà, ma per il resto chapeau.”

-“Nono te lo dico io e poi guarda questi anzianotti con le canottiere e le ciabatte che camminano per strada. Non sono decorosi.”

Apro il libro “Bel- Ami”, mi metto a leggere e chiudo la conversazione. Secondo me i signori anziani con le canottiere sono caratteristici e anche un po’ poetici e sinceramente non me ne frega niente di come si vestono.

La verità è che sono rimasta incantata, la Basilicata è davvero una bellissima regione, affascinante, difficile da comprendere e sicuramente poco conosciuta. E’ vero, manca tutto. Mancano i trasporti, mancano le strutture ricettive, l’organizzazione ei divertimenti, ma non manca il potenziale. Le risorse naturali di cui dispone, il calore e l’accoglienza dei lucani, l’aria pulita, il cielo limpido e i paesaggi che richiamano il  Grand Canyon sono, anzi no sarebbero la fortuna di questo luogo dimenticato o meglio mai conosciuto.

Ricordo, con un po’ di disgusto una pubblicità che ho avuto modo di vedere un paio di mesi fa. Un ente dedicato all’organizzazione viaggi promuoveva vacanze lucane con lo slogan “La Basilicata c’è”. Grazie per l’informazione, lo sapevamo pure noi che c’era assieme alle altre 19 regioni. Il problema è che in Italia c’è tutto, ma non lo sfruttiamo come dovremmo!

BasilicataAndiamo al mare a Rimini, ma non conosciamo Matera o Maratea e nemmeno Metaponto, Policoro, Monticchio Laghi e forse non siamo nemmeno al corrente che la Basilicata possiede uno sbocco sul Tirreno di 33 chilometri.

In tanti mi chiedono perché mi accanisco con questa regione. Perché è una storia all’italiana, il suo emblema se vogliamo. Risorse, possibilità, occasioni e potenziale mal sfruttato.

Allora vi racconterò di questa regione attraverso le sue persone. Il titolare della pizzeria vicino al porto che mi regala un cesto di pane perché sono rimasta senza e il supermercato è chiuso. Poi c’è Giovanni che da ventiquattro anni porta avanti e dietro i turisti lungo la costa con la sua barchetta.

Maratea1Poi è la volta di Giovanni che ti accoglie nel suo B & B e ti accompagna al porto tutte le volte che devi andare in barca e sei senza auto. Lo fa volentieri.

Infine è la volta dei grandi sorrisi e del “noi restiamo” di tanti giovani di Rionero in Vulture che si sono dati da fare per creare qualcosa di diverso, un festival dedicato al confronto unendo l’amore per la cucina, il vino e lo stare insieme.

Nasce così Psi. so.fi in una cittadina di 15.000 abitanti portato avanti con grande successo.

Poi ci sono io, che sono stata loro ospite per qualche giorno, che ho portato il mio punto di vista sul palco, che ho avuto il tempo di portarmi via un bel ricordo di questa esperienza lucana prima di tornare ai miei 1500 impegni precari e non retribuiti (ovviamente).

FestivalVi consiglio il prossimo anno di fermarvi a Rionero e cercare quei ragazzi volenterosi, di fare un giro sul battello che ogni giorno fa il giro del lago di Monticchio e godervi il tempo che scorre, lentamente.

Tornerete a casa più energici e combattivi di prima, in barba alle statistiche sulla disoccupazione.

Un po’ come me adesso.

A presto

Alessia

TU VUO FA’ L’AMERICANO!

americano-a-roma-alberto-sordiDomenica 25.08.2013 ore 17.00

“Alessia, ti vuoi sbrigare a rispondere a questa benedetta chiamata  Skype? Dai che tra fuso orario e ritardi si fa notte.”

Sempre così fra me e mio amico italoeormaiquasiamericano. Chiamate a orari impensabili, fuso orario e oceani dimezzo. Abbiamo iniziato a viaggiare assieme nel 2006, ci siamo scontrati nuovamente in Belgio poi lui ha continuato, io mi sono fermata. Un paio d’ore per raccontarsi progressi e dubbi.

Lo scontro fra chi è partito (lui) e chi è rimasto (io).

Insomma, vuoi dirmi cosa stai combinando?”

Bella domanda amico mio, non saprei cosa risponderti. Ho un contratto in mano. Lavorerò per tutto il mese di settembre, continuo a scrivere per il giornale che ormai è diventato giorno dopo giorno la mia più grande passione e fonte di felicità e poi c’è lui…Amore ai tempi dello stage.

“Ti basta Alessia?”

Per vivere no amico mio. Per fare tutte quelle cose che dovrebbero fare i miei coetanei no. Per prendere quel famoso monolocale con balcone e metterci le primule nemmeno.

“E per sognare?”

Per sognare si, è ciò che voglio di più al mondo. Restare, scrivere e essere autonoma economicamente. Sogni normali no?

“Se tu venissi qui ci metteresti un attimo a trovare un ristorante e poi il resto si vede.”

E se avesse ragione? Dubbi. Chi non ne ha oggigiorno?  Eppure so che sto facendo la cosa giusta, per ora. Abbiamo raggiunto un accordo. Se allo scadere del 2013 mi ritroverò nella stessa medesima situazione farò un salto da lui e proverò il sogno americano.

Ma in fondo io cosa me ne faccio del sogno americano? Ho già 45020 tipi di sogni da realizzare, non mi sembra il caso di aggiungerne altri.

PSI.SO.FIA proposito di viaggi, oggi è lunedì e mancano pochi giorni alla partenza. Venerdì me ne andrò in Basilicata e ci resterò fino al 5 settembre. Presenterò il mio libro al Festival delle arti umanistiche PSI.SO.FI.

L’incontro è previsto per il 1° settembre. Durante  il dibattito “Generazione in bilico” si discuterà della questione giovanile.. Tra lavoro e sogni, proposte per il futuro che verrà…

Si ma quale futuro? Quali sono le proposte per l’Italia di domani? Cosa può realmente fare un giovane che decide di restare in Italia? Io ci sto pensando da giorni alle mie idee. Voi ne avete? Ci sarete al Festival? Io non vedo l’ora di attraversare l’Italia in treno e visitare il mio amato Sud Italia.

Il Festival dura tre giorni e, sulla scia delle sagge parole di  Henri Laborit “in tempi questi la fuga è lunico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare» ho pensato di cogliere l’occasione per visitare la Basilicata, questa sconosciuta.

Ho preparato un mini-tour da fare tutto in autobus, zaino e tenda in spalla.

E voi? Siete ancora lì? Siete partiti o siete rimasti? Vi siete pentiti o avete finalmente trovato la vostra strada…o se proprio il vostro biglietto aereo!?

Vi aspetto domattina alle 11.30 su Rai Radio 1. Mi intervisteranno durante il programma Start con Lorenzo Opice e tutti i miei minuti a disposizione saranno dedicati a lui, Amore ai tempi dello stage, il mio “odi et amo” per eccellenza.

A domattina and stay positive!

Alessia Bottone

CIAO SIGNORE DAGLI OCCHI AZZURRI!

Uno Mattina 2Cari lettori,

ormai non faccio altro che scusarmi. Sono sempre indietro con il blog, e non riesco a seguirne due alla volta. I nostri appuntamenti sono sempre più diradati, ma Danordasud continua comunque ad esistere.

Volevo aggiornarvi circa le ultime news.

La prima: Il mio contratto scadrà venerdì. Apriti cielo, d’ora in avanti martellerò i giornalisti per recensire “Amore ai tempi dello stage”. Forse saranno talmente stanchi di me da chiedermi loro stessi di emigrare 🙂

La seconda: questa settimana sono stata ospite di ben due trasmissioni televisive : Agorà e Uno Mattina. Durante la prima si è parlato di crisi e e vacanze e precariato; durante la seconda invece si è parlato del famoso precariato sentimentale. Finalmente sono riuscita a parlare per ben 5 minuti di fila senza neanche essere interrotta. Un lusso praticamente. Scherzi a parte ne approfitto per ringraziare la redazione, i registi e tutti coloro che stanno nel back stage, parrucchieri compresi. Persone meravigliose e capaci di strapparti un bel sorriso prima della diretta.

Tra l’altro approfitto per ringraziare Cosimo Giuliano che mi ha scritto dopo la puntata e ha sottoposto alla mia attenzione il suo interessantissimo blog.

http://ilprecario.blogspot.it/ Cosimo è un ragazzo di Taranto, figlio della crisi come noi che gira per l’Italia con lo stesso entusiasmo di un non italiano. Ha tanti sogni, come noi del resto e li insegue con la giusta carica e motivazione. Vi consiglio di leggere i suoi articoli. A proposito scrive per Fan Page, Linkiesta e mooolto altro!

La terza notizia invece è meno bella, (permettetemi questo aggettivo, è lunedì mattina e sono provata anche io )

Mi riferisco a lui, quel signore di 83 anni che ho conosciuto in Stazione a Roma al Mc Donald. Non posso dirvi il suo nome, ma posso dirvi che non gli hanno versato i contributi e che oggi chiede qualche monetina per vivere. Mi si è stretto il cuore, io così giovane, lui così anziano. Occhi azzurri, una salute di ferro, ma la consapevolezza che la vita non gli abbia sorriso abbastanza. Allora io vi chiedo, se lo vedete per strada, con il suo borsone, salutatemelo e se ne avete la possibilità aiutatelo.

La tanto millantata solidarietà che si sta riscoprendo ai tempi della crisi a parer mio è pura illusione e vedo ancora troppo individualismo. Certo, io sono stata aiutata da tanti di voi, e il vostro entusiasmo mi ha spinto ad andare avanti con il blog, con il libro etc. ma siamo ancora lontani e la fuori qualcuno ha bisogno di noi.

Ciao Signore dagli occhi azzurri, ciao ragazzi e buon inizio settimana

Alessia

GLI “INCASTRATI”

cuocoCari lettori,
mi è appena arrivata questa lettera e mi sono sentita una schifezza. Mi lamento ma poi mi rendo conto che sono giovane e ho tutta la vita davanti. In Italia si parla poco di una categoria che io oserei definire gli incastrati.
Chi sono gli incastrati? Coloro che a 50 anni e a 60 anni non sono né carne e né pesce, “vecchi per lavorare” ma “giovani per la pensione”. Cosa hanno in mente di fare di loro ancora non lo sappiamo. Mi appello a voi, qualcuno può dargli una mano? Un lavoretto?
Ecco a voi la lettera:
Ciao Alessia,
sono un signore di 62anni, disoccupato, da circa 2  anni, con famiglia e affitto da pagare, ( faccio presente che ho lo sfratto il  24 giugno 2013, se non pago la somma prestabilita ), l’anno scorso sono stato  chiamato giù in calabria presso un resort, metà giugno, ho subito fatto presente la messa  in regola del contratto di lavoro, dello stipendio, ecc….passa un giorno,  passano 2 giorni, passa una settimana, alla fine parlo con lo  CHEF, e mi risponde e tutto in regola, devo solamente firmarlo.
Ti faccio presente che lavoro nel settore  alberghiero da circa 40anni, sono un Cuoco…….
E verso la metà di luglio, ho subito un incidente  sul lavoro, sono scivolato giù per le scale fra la cucina e le celle  frigorifere, dove mi ero recato per approvigionamento della cucina, una scala di  ferro anni 60 coperta di grassi e unto di origine alimentare, ( in cucina era  tutto fuori regola ) e andavo a collidere contro una porta di ferro lasciata  spalancata, in poche parole, hanno dovuto chiamare il 118 e portarmi al pronto  soccorso, dopo 3 gg. mi e venuta a prendere la Direttrice, e mi dice che ha  saputo che non sono ancora in regola e che dovevo firmare la revoca  dell’incidente all’inail, cosichè avendo lavorato tutto il periodo in nero e  alla fine
non ho percepito un cent, e di conseguenza non  potuto pagare l’affitto e bollette ecc.
Sono disposto a lavorare anche nei supermercati,  gastronomie, enoteche, hotel, famiglie private….aiutatemi!!……Abbiamo  ancora una dignità…chiedo sopratutto un lavoro, a chiedere non bisogna avere  vergogna, se mai e chi lo offre o chi lo dà, se non mantiene la parola, si  dovrebbe vergognare, non sono un delinquente e neanche uno che va a rapinare  banche………..
In ogni caso questa mia lettera è un rigurgito di  orgoglio contro di loro in definizione che mi ha messo tanto malincuore, e in  depressione, e con tutto il rispetto che ho, ed il rispetto delle famiglie  medio-povere, come lo siamo noi e tantissime altre.
Io ho sempre lavorato in team a contatto diretto  con tante persone di tutte le nazionalità, se una persona e innamorata della  propria professione e ne viene continuamente gratificata, sarà sempre pronta a  lavorare e non si pone nemmeno il problema, io senza l’armonia con la quale  svolgo il mio lavoro, non potrei vivere e credo proprio di non aver sbagliato  professione e………………nemmeno Vita.
Sono stato a Londra circa 16 mesi, ed ho avuto la  fortuna di organizzare con i miei colleghi il matrimonio della pricipessa ANNA  D’INGHILTERRA nel 73……….esperienza unica!!
ti ringrazio,
cordialmente,
Vittorio
la mia e.mail:  vbottacin@email.it

STAGISTI IN AMORE

logo-telearenaCari lettori,

come state? Ok, va bene, non ve lo chiedo, so che gli iscritti a questo blog si svegliano sempre un po’ nervosi vista l’attuale situazione. Mentre aspetto vostre nuove lettere vi allego il video di TeleArena, ieri mi hanno intervistata per parlare di Amore ai tempi dello stage.

Un video molto interessante a parere mio, un modo diverso di parlare di crisi partendo da un punto di vista diverso, quello del precariato sentimentale.

A presto cari lettori, io vado miracolosamente a lavorare questa sera!

Alessia Bottone

QUESTO POST POTREI AVERLO SCRITTO IO…

Lavoro PrecarioCari lettori,

oggi mi è arrivata questa lettera appassionata sotto forma di commento al mio post ” Giovani di serie b:quando direm basta?” e così ho deciso di pubblicarla per metterla in evidenza. Mi ci rivedo così tanto nella lucida disperazione di questa ragazza. In bocca al lupo, chiunque tu sia.

Alessia Bottone

Questo tuo post potrei averlo scritto io, descrivi alla perfezione quello che vivo e ho vissuto. Ho 26 anni, mi sono fatta un mazzo (e dei miei genitori pure per mantenermi agli studi) per conseguire una laurea magistrale in Filosofia che fa sorridere tutti.

Va bene, forse non ho scelto un percorso di studi “giusto”, mi dico. Decido di darmi ad un settore che non conosce crisi, l’informatica, così faccio un corso di HTML e CSS e poi prendo un master in grafica e web design, chiedendo ai miei genitori ancora tanti sacrifici per mantenermi fuori casa e pagarmi il master.

Nel frattempo cerco di rendere il mio cv sempre più appetibile, punto sulle nuove professioni: faccio due corsi come personal shopper, uno come consulente d’immagine ed un altro come wedding planner. Con questi titoli avrò una corsia preferenziale almeno per fare la commessa in un negozio di abbigliamento? “No, sei troppo qualificata, ci costeresti troppo.” Mentre prima non mi volevano perché non avevo esperienze nel campo.

Oggi mi trovo nella situazione di aver terminato i miei studi e non volerne cominciare degli altri, perché sebbene ami studiare, ho speso troppo per una formazione che non mi sta rendendo niente.

Quindi adesso, costretta a tornare a vivere dai miei genitori, senza un soldo in tasca per partire, ho deciso di arrendermi, tanto non fa differenza alcuna se sono brava e mi impegno o se non me ne frega nulla e faccio lo stretto indispensabile. Passerò le mie giornate a leggere classici della letteratura, ad ascoltare musica e ad odiare questo paese che mi fa sentire come se non fossi mai abbastanza, qualsiasi cosa io voglia fare.