Finalmente Settembre

Seis meses para siempreOggi ho provato a riordinare quel campo minato che è la mia stanza e ho trovato un regalo del 14 maggio 2007, il mio ultimo giorno da studentessa Erasmus. Il giorno dei saluti una mia amica siciliana mi ha regalato un’agenda chiedendomi di scrivere:” Este libro que todavia no has escrito pero ya existe en tu corazòn y en el de las personas que te han conocodio- Dedicado a ti y a ellas“.

Non so, non ho mai capito perché mi ha chiesto di scrivere un libro su tutti noi, anche perché sette anni fa non sapevo nemmeno di voler fare la scrittrice. O forse volevo farlo, ma mollavo ogni volta, non ci credevo abbastanza. Eppure ci aveva visto giusto.

E allora, siccome mancano solo 23 giorni all’uscita del mio libro Papà mi presti i soldi che devo lavorare ho deciso di rispettare la promessa, dedicando a tutte loro questo manuale che inizia così:”Sono Alessia Bottone, classe 1985. Il mio soprannome è Black & Decker perché martello di brutto fino a quando non ottengo ciò che desidero. Ho una laurea in Scienze Politiche Istituzioni e Politiche per la Pace e i Diritti Umani, ovvero in Scienze della Disoccupazione a lungo termine. Il titolo l’ho ottenuto non frequentando l’università bensì girando il mondo, e presentandomi a Padova solo durante la sessione degli esami. I banchi non mi sono mai piaciuti e ho sempre pensato che la pratica fosse meglio della teoria.

Amo viaggiare, e ho tentato la mia prima fuga a quattro anni quando ho “preso in prestito” cinquantamila lire che mio papà aveva nascosto nella credenza. Ho salutato mia nonna che abitava nell’appartamento di fianco, chiedendole di lasciare detto ai miei che sarei partita per un po’ approfittando del fatto che si erano addormentati. Mi hanno bloccata
subito. Ci ho riprovato 17 anni dopo ed è andata bene”.

Copertina libro

Copertina del libro

Qualcuno deve aspettare di avere 70 anni prima di raccontare la sua storia, io l’ho racchiusa in questo libro, per riderci sopra, ma soprattutto per riunire tutte quelle avventure di cui tanti di voi fanno parte per raccontarle un giorno ai nipotini. Perché se è vero che il percorso è stato travagliato, pieno di insidie, di giornate trascorse a chiedermi “e adesso come me la cavo” è anche vero che ho avuto la possibilità di vivere esperienze incredibili.

E ne sono fiera, perché l’ho fatto senza un Euro, e senza conoscenze, e senza raccomandazioni, anche perché, lo ammetto, con il caratterino che mi ritrovo è più facile che mi diano un calcio più che una “spintarella”.

Colgo quindi l’occasione per ringraziare tutti i ragazzi e ragazze che ho conosciuto durante il mio girovagare per il mondo. Mi hanno insegnato a vivere con lo zaino in spalla, a mollare i tacchi e vivere senza scarpe, a montare una tenda, dormire e a dormire in un camping anni ’30 come questo. Non ho scordato chi mi ha offerto il suo divano mentre cercavo casa e lavoro. E nemmeno quel caffè siriano che bevevo tutti i pomeriggi con i profughi del centro di accoglienza in Svizzera discutendo di politica, fumando sigarette e giocando a scacchi.

CampingApprofitto anche per ringraziare mio papà per quel messaggio che mi ha inviato mentre ero sola e in cerca di un impiego a Parigi gli chiedevo cosa dovevo fare? e lui candidamente mi ha risposto:”Tu hai mille risorse, futtettenne”. E così ho fatto.

Non diventerò un novello Neruda, e nemmeno una giornalista di successo. Però mi sono divertita e ho realizzato il mio seppur piccolo desiderio. In fondo non mi interessa arrivare da nessuna parte, è il viaggio la parte più divertente.

SarajevoSognate, credeteci, rischiate e credetemi: Il master e l’Università prestigiosa fanno la loro parte sul cv, ma la passione, quella non la si compra, la si impara e farà gola a colui che un giorno vorrà assumervi, anche in tempi neri come questi.

In bocca al lupo.

Alessia Bottone

IL GIORNO DELLE VERITÁ

Gli-stagistiIn casa Bottone ultimamente girano diverse massime.

Nessuna citazione di Ovidio, Platone, Wilde o chicchessia, tutte di mio papà, ovviamente.

La migliore, quella che ho deciso che sarà mia, è “la paura fotte l’uomo”.

Mi sono chiesta quante volte non agiamo per paura delle conseguenze, quante volte non ribaltiamo il tavolo, per mancanza di coraggio, e quante altre volte rimaniamo paralizzati di fronte ad un treno che sta partendo e che forse non ripasserà.

Ovviamente mi riferisco alla questione lavoro, per quanto riguarda l’amore, questo non è il blog giusto per fare questo tipo di riflessioni. Se nella mia vita avessi seguito ciò che dice il titolo della commedia di Giocosa “Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia, e non sa quel che trova ” non avrei combinato un tubo.

Perché vi sto facendo questo discorso serio di domenica mattina? Semplice, perché è l’unico momento che ho trovato, e perché credo che tutti noi dovremmo darci una possibilità e crederci fino all’inverosimile.

Sto leggendo “Sono come il fiume che scorre” di Coelho, e l’ho trovato, esaltante a dir poco, anzi no, stimolante. Perché? Perché, senza nulla togliere allo scrittore, e con molta umiltà, mi sento di dire che tutti i suoi pensieri, sono passati nella mia testa ancor prima di trovarli scritti nel suo libro.

Li ho trascritti mentre era seduta su una sedia a dondolo osservando i bambini del Costa Rica giocare, li ho maturati mentre guardavo il sole tramontare sul centro profughi di Goumois, osservando le stelle dell’Uganda, mentre mi trovavo in un hotel a 400 stelle  con tanto di soldati con fucile a fare da guardia mentre mi trovavo in missione con le Nazioni Unite (da semplice stagista, che non ci sbagliamo vero).

Non pensavo in quel modo da anni, ed è stato un tuffo nel passato che mi ha lasciata senza fiato, non riuscivo più a staccarmi dal libro. Tutto questo per dirvi che se per caso, state pensando di abbandonare tutto (tutto cosa?? Non nascondetevi dietro scuse banali, so benissimo che siete degli squattrinati come me, al massimo avete 56 rate dell’auto da pagare da lasciare, tutto di guadagnato), se state meditando di vendere banane per pagarvi il corso di teatro/comico/arredatore/social media marketing super expert/ o art designer, FATELO!

Fatelo, chi se ne frega se le cose andranno male, se tornerete e vi punteranno tutti il dito contro, se non otterrete nulla, raccoglierete esperienza, volti diversi, mille amori o forse nessuno, cene con gente che magari non rivedrete mai più ma che potreste chiamare tra 10 anni per un caffè in una stazione di Verona.

Per anche solo uno di quei momenti io rifarei tutto quello che ho fatto. Laverei le tazze dei clienti irlandesi, pulirei i pavimenti del bar di Parigi, riaffronterei la stagista rompiscatole che odiavo quando vivevo a Bruxelles…e riguarderei il mio capo, mentre entra in ufficio e mi dice: “Volevi vedere l’Africa vero, era il tuo sogno? E allora prenota il vaccino, perché vieni in Uganda con noi in missione”.

Lungi da me dal voler dare lezioni di vita. Penso solo che se non avessi conosciuto le persone che ho incontrato e se non avessi letto nei loro occhi la gioia del conoscere e del fare domande, non avrei mai preso un valigia in mano, e dio che bello alzare i tacchi e andarsene.

Un mio amico una volta mi ha detto:

” Non si può mica viaggiare e scappare per sempre”.

“E perché no?”

“Non lo so, qualcuno mi ha detto così”.

Spero che il vostro cammino sia fatto di coraggio e di incontri, e quando dovrete decidere se rischiare o meno non preoccupatevi della risposta, se ci state pensando, vuol dire che lo state già facendo.

Alessia

UNA FESTA PER CAMBIARE

tuttosumiamadre28 Marzo, Festa delle donne.

“Sai Alessia, tu parli spesso di disoccupazione, ma non ti occupi di chi un lavoro ce l’ha e non lo soddisfa”.

Mi ricordo di questa conversazione come se fosse ieri. Ero basita, una frase del genere, in tempi neri come questi,  sembra quasi una sfida nei confronti di chi invia cv che finiscono direttamente nello spam.

Un anno dopo mi rendo conto che, forse, quella ragazza non aveva tutti i torti.

Parlo poco di chi il suo lavoro non lo sopporta, di chi vorrebbe cambiare, ma non ci riesce, di chi un lavoro ce l’ha ma non sa dove lasciare i figli durante tutte quelle ore perché mancano i servizi,  di chi lavora tanto e si ritrova a fine mese con il porcellino vuoto e i sensi di colpa per non essere riuscito, neanche questa volta, a mettere via qualcosa, o magari a pagarsi un affitto di casa e sentirsi indipendente.

Una festa per ricordare, una festa per cambiare

Oggi che è l’8 Marzo allora ho colto l’occasione per pubblicare una lettera di una “madre indignata” che si ritrova a fare i conti con un problema all’italiana, la mancanza di asili, le graduatorie, le rette, la difficoltà di essere donna, madre, disoccupata e qualche volta lavoratrice perché essere mamme in Italia può essere molto difficile, se non hai una nonna che ti tiene i bambini, se guadagni meno di quanto ti chiedono per tenerlo il tuo bambino, se il tuo capo spera che tra carriera e famiglia, sceglierai sempre la prima, se per motivi diversi sei rimasta sola e sei giovane, e devi imparare a fare da papà oltre che da mamma.

La lettera

“Ciao Alessia Sono una ragazza madre di 30 anni  residente a Settimo milanese dagli anni 80, a dicembre è nato il mio bimbo cercato con tanto amore. Purtroppo la ditta nella quale lavoravo ha chiuso e perciò risulto disoccupata, monoreddito con un mutuo e un figlio a carico,  ho compilato il modulo per iscrivere mio figlio al nido nella certezza venisse inserito così da poter cercare lavoro, che molto probabilmente ho trovato, ma ecco la sorpresa leggendo le graduatorie del nido, siamo in lista d’attesa!

Rimango basita leggendo nell’elenco dei bimbi accettati la presenza di nomi di bambini che devono ancora nascere, possibile?! Sì per il comune  questo è un criterio corretto, mi hanno dato dei nominativi di nidi privati convenzionati ma in altri comuni, bisogna pagare all’iscrizione una tassa cospicua più pannolini, lavanderia ecc tutto fuori dalla retta mensile (io pagherei 260 euro l’iscrizione, 210 euro pannolini più mensilmente 50euro di lavanderia e 180euro di retta, 40euro di pre e post scuola) se il nido non accetta mio figlio perché ci sarebbe da fare un’altra graduatoria, i soldi dell’iscrizione vengono persi, per una persona che non ha lavoro vi sembra logico?!

L’altro suggerimento del Comune è quello di accettare il lavoro e affidare il bimbo ad una tata, quindi lavorerei per dare lo stipendio alla baby sitter…?Nel frattempo aspettare l’anno prossimo per le nuove graduatorie.Sono molto dispiaciuta, ma sono arrivata alla conclusione che forse al comune interessa di più  incassare 400 euro a bambino, invece che 180, senza tutelare chi è in difficoltà. Una madre indignata.”

Per tutte le mamme e le donne il mio augurio che da Facebook è direttamente passato su Uninews 24 grazie a Valeria Esposito Vivino.

“Per me il vero 8 marzo sarà il giorno il cui non ci vorranno le quote rosa per vedere le donne in Parlamento o nei Consigli di Amministrazione; non sarà necessaria una legge più severa per punire la violenza; non ci sarà bisogno di una rivoluzione per poter guidare, studiare, parlare ; quando nessuno penserà “in fondo se l’è cercata, aveva la gonna corta”; quando chiuderanno le associazioni che curano le donne acidificate del Pakistan, o quelle che salvano le bambine e le donne dai matrimoni obbligati e dalle lapidazioni; quando il gap salariale sarà un lontano ricordo, quando ai colloqui non chiederanno “hai intenzione di fare figli, sennò la risposta è no”, quando le donne avranno smesso di emulare gli uomini per sentirsi meno fragili e quando gli uomini avranno capito che sì, ce la facciamo da sole, ma che non possiamo e non vogliamo fare a meno di loro”.

Alessia Bottone

HAI SCELTO PROPRIO IL MOMENTO SBAGLIATO

“Mi daresti qualche consiglio per poter fare questo lavoro?”

Risposta: “Hai scelto proprio il momento sbagliato”.

Avanti, non siate timidi, quanti di voi se lo sono sentiti dire in questo funesto periodo, che peraltro affonda le sue radici ancor prima del 2008, bensì nel 1987 durante LA CRISI.

Da che sono nata mi ricordo che c’è una crisi, ma sorvoliamo.

Torniamo a noi.

Ogni volta che ci azzarda a chiedere una qualche informazione in merito ad una professione che non sia il chirurgo, il magnaccia o lo scafista ti rispondono così.

Ora, ammesso e concesso che sia pure vero quello che mi rende furiosa non è la crisi in se, che tra l’altro è ufficialmente iniziata quattro giorni prima della mia laurea bensì la maniera italiota di lavorare.

Non sono mai stata una di quelle che dice “all’estero va tutto bene”, ma vi posso assicurare che lì un si è un si e un no vuol dire ancora no, non ni, come piace tanto rispondere agli italiani.

Abbiamo ormai appurato che diventare multitasking è risultato solo un modo per indorare la pillola del multiskazzing che tra l’altro non comporta un miglioramento a livello di denari e fiorini, visto che il risultato è sempre 0 Euro e quindi convengo con chi dice che lo sbattimento non porta grandi frutti ma un gran giramento di olive.

Allora, propongo un bel gioco per il 2014. Impariamo a dire:”Non mi interessa”.

Prendiamo delle email a caso di coloro che ci inviano i loro cv, le loro richieste di collaborazione, le loro supplichevoli parole di speranza e fiducia nelle loro capacità e rispondiamo :” Né ora e né mai”.

Impariamo a farcene una ragione e a chiudere capitoli, libri, enciclopedie, volumi stratosferici si speranze.

Perché la gente ci spera, eccome se ci spera ed è un peccato sapere che tutte le loro speranze siano racchiuse in un messaggio di posta elettronica o in una telefonata alla quale non si risponderà, mai.

Buon 2014 a chi resta, a chi se n’è già andato, a chi si chiede che ne sarà di lui.

Ps. Siccome mi piace chiudere in bellezza vi allego un post comico dedicato al lavoro. Buona lettura

Ora che hai un lavoro

Alessia

 

“CIAO ALESSIA, PER NOI È SI”

20131115_214547Verona, 16 Ottobre 2013.

“Ciao Alessia, volevo dirti che il tuo progetto mi piace e che pubblichiamo il tuo libro”.

L’ho ascoltato 1978 volte quel messaggio. Non potevo crederci.

Sta succedendo proprio a me?

Poi ho cambiato sim del telefono e sono passata a Tim e il messaggio in segreteria si è cancellato. Peccato. Poco male, in ogni caso non dimenticherò mai quel momento.

Oggi, a distanza di un mese da quel giorno è arrivato il contratto e nel 2014 uscirà il secondo libro con la casa editrice Kowalski, Idee editoriali Feltrinelli.

Vedete, quest’ anno me ne hanno dette di tutti i colori. Più mi dicevano non ce la farai mai e più mi intestardivo.

“C’è la crisi Alessia.” E chi se ne frega della crisi!

“Non hai la laurea giusta.”

La laurea l’ho presa per essere libera, non per farmi incastrare dai luoghi comuni.

Se vi faccio questo discorso è per dirvi che non importa dove arriverete, l’importante è provarci, crederci e fare di tutto affinché ciò che desiderate si realizzi.

Con “Amore ai tempi dello stage” volevo lanciare un messaggio. Anche se sono “piccola”, anche se sono sconosciuta ce la farò. Non so se ce l’ho fatta, ma ci ho provato.

E dal primo libro, poi è arrivato il secondo. Forse potrebbe concludersi tutto, forse potrei andare avanti, non lo so. Forse darò sempre e solo una precaria da “Megaditta”, oppure una precaria che scrive libri. L’importante è che io resti la sognatrice di sempre.

E che possa essere così anche per voi.

Dedicato a chi ha un sogno che non lo lascia dormire. A chi non può far altro che inseguirlo.

“In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare.” H.L. 

Alessia

VUOI DELLA MAIONESE? NO C’É CRISI

 Hot dogIo adoro il mondo del lavoro è come gli uomini. Più che cresco e più trovo divertenti (il primo un po’ meno).

Partiamo dal principio che è meglio.

Esiodo scriveva “In principio era il caos” io aggiungo oggi siamo messi pure peggio!

In quest’ultimo mese di assenza ho avuto il piacere di farmi raccontare alcuni colloqui di lavoro Un’esperienza che consiglio a tutti perché vi permette di spanciarvi dalle risate per un costo pari a 3,00 euro (biglietto dell’autobus per arrivare alla sede del colloquio + caffé per svegliarvi e farvi sembrare sul pezzo).

La miglior domanda del momento è senza dubbio “ma non è che dopo: se ne va/ ci lascia a metà contratto/ scappa con la badante etc.?

Ora la miglior risposta sarebbe:li legge i giornali? Ma dove vuole che vada? Ma soprattutto se il contratto è di due mesi, come faccio ad andarmene? Neanche il tempo di sedermi alal scrivania che è già ora di prendere quel poco Tfr maturato e spenderlo in spritz per dimenticare che il giorno dopo sarete di nuovo a spasso!

Suvvia datori di lavoro non arrabbiatevi per la mia ironia, siamo ragazzi (più o meno), abbiamo bisogno di riderci su. E poi basta con questa storia della crisi, la mettete ovunque, segna cognizione di causa.

“Vuoi della maionese nel panino? No c’è crisi!”

Si c’è crisi, ce n’è tanta, così tanta che si fa di tutto per raggranellare quattro spicci ma se vogliamo evitare che da crisi economica si trasformi in crisi emotiva sarà meglio cambiare l’approccio.

Come dice sempre mio papà “A questa crisi ci siete arrivati preparati, vi ho preparato per bene,noi siamo in crisi da anni.”

Ma soprattutto basta con questa storia della flessibilità, perché più che flessibili siamo diventati oggetti al servizio delle poche ore di lavoro che ci vengono concesse dagli dei.

Ragazzi miei io continuo nella mia ricerca di un lavoro, nella scrittura e con i miei mille lavoretti precari, sicura che un giorno le cose andranno meglio.

Vi aspetto a Perugia il 10 Novembre al Festival Umbria Libri 2013

A presto

Vostra Alessia

 

TU VUO FA’ L’AMERICANO!

americano-a-roma-alberto-sordiDomenica 25.08.2013 ore 17.00

“Alessia, ti vuoi sbrigare a rispondere a questa benedetta chiamata  Skype? Dai che tra fuso orario e ritardi si fa notte.”

Sempre così fra me e mio amico italoeormaiquasiamericano. Chiamate a orari impensabili, fuso orario e oceani dimezzo. Abbiamo iniziato a viaggiare assieme nel 2006, ci siamo scontrati nuovamente in Belgio poi lui ha continuato, io mi sono fermata. Un paio d’ore per raccontarsi progressi e dubbi.

Lo scontro fra chi è partito (lui) e chi è rimasto (io).

Insomma, vuoi dirmi cosa stai combinando?”

Bella domanda amico mio, non saprei cosa risponderti. Ho un contratto in mano. Lavorerò per tutto il mese di settembre, continuo a scrivere per il giornale che ormai è diventato giorno dopo giorno la mia più grande passione e fonte di felicità e poi c’è lui…Amore ai tempi dello stage.

“Ti basta Alessia?”

Per vivere no amico mio. Per fare tutte quelle cose che dovrebbero fare i miei coetanei no. Per prendere quel famoso monolocale con balcone e metterci le primule nemmeno.

“E per sognare?”

Per sognare si, è ciò che voglio di più al mondo. Restare, scrivere e essere autonoma economicamente. Sogni normali no?

“Se tu venissi qui ci metteresti un attimo a trovare un ristorante e poi il resto si vede.”

E se avesse ragione? Dubbi. Chi non ne ha oggigiorno?  Eppure so che sto facendo la cosa giusta, per ora. Abbiamo raggiunto un accordo. Se allo scadere del 2013 mi ritroverò nella stessa medesima situazione farò un salto da lui e proverò il sogno americano.

Ma in fondo io cosa me ne faccio del sogno americano? Ho già 45020 tipi di sogni da realizzare, non mi sembra il caso di aggiungerne altri.

PSI.SO.FIA proposito di viaggi, oggi è lunedì e mancano pochi giorni alla partenza. Venerdì me ne andrò in Basilicata e ci resterò fino al 5 settembre. Presenterò il mio libro al Festival delle arti umanistiche PSI.SO.FI.

L’incontro è previsto per il 1° settembre. Durante  il dibattito “Generazione in bilico” si discuterà della questione giovanile.. Tra lavoro e sogni, proposte per il futuro che verrà…

Si ma quale futuro? Quali sono le proposte per l’Italia di domani? Cosa può realmente fare un giovane che decide di restare in Italia? Io ci sto pensando da giorni alle mie idee. Voi ne avete? Ci sarete al Festival? Io non vedo l’ora di attraversare l’Italia in treno e visitare il mio amato Sud Italia.

Il Festival dura tre giorni e, sulla scia delle sagge parole di  Henri Laborit “in tempi questi la fuga è lunico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare» ho pensato di cogliere l’occasione per visitare la Basilicata, questa sconosciuta.

Ho preparato un mini-tour da fare tutto in autobus, zaino e tenda in spalla.

E voi? Siete ancora lì? Siete partiti o siete rimasti? Vi siete pentiti o avete finalmente trovato la vostra strada…o se proprio il vostro biglietto aereo!?

Vi aspetto domattina alle 11.30 su Rai Radio 1. Mi intervisteranno durante il programma Start con Lorenzo Opice e tutti i miei minuti a disposizione saranno dedicati a lui, Amore ai tempi dello stage, il mio “odi et amo” per eccellenza.

A domattina and stay positive!

Alessia Bottone

CIAO SIGNORE DAGLI OCCHI AZZURRI!

Uno Mattina 2Cari lettori,

ormai non faccio altro che scusarmi. Sono sempre indietro con il blog, e non riesco a seguirne due alla volta. I nostri appuntamenti sono sempre più diradati, ma Danordasud continua comunque ad esistere.

Volevo aggiornarvi circa le ultime news.

La prima: Il mio contratto scadrà venerdì. Apriti cielo, d’ora in avanti martellerò i giornalisti per recensire “Amore ai tempi dello stage”. Forse saranno talmente stanchi di me da chiedermi loro stessi di emigrare 🙂

La seconda: questa settimana sono stata ospite di ben due trasmissioni televisive : Agorà e Uno Mattina. Durante la prima si è parlato di crisi e e vacanze e precariato; durante la seconda invece si è parlato del famoso precariato sentimentale. Finalmente sono riuscita a parlare per ben 5 minuti di fila senza neanche essere interrotta. Un lusso praticamente. Scherzi a parte ne approfitto per ringraziare la redazione, i registi e tutti coloro che stanno nel back stage, parrucchieri compresi. Persone meravigliose e capaci di strapparti un bel sorriso prima della diretta.

Tra l’altro approfitto per ringraziare Cosimo Giuliano che mi ha scritto dopo la puntata e ha sottoposto alla mia attenzione il suo interessantissimo blog.

http://ilprecario.blogspot.it/ Cosimo è un ragazzo di Taranto, figlio della crisi come noi che gira per l’Italia con lo stesso entusiasmo di un non italiano. Ha tanti sogni, come noi del resto e li insegue con la giusta carica e motivazione. Vi consiglio di leggere i suoi articoli. A proposito scrive per Fan Page, Linkiesta e mooolto altro!

La terza notizia invece è meno bella, (permettetemi questo aggettivo, è lunedì mattina e sono provata anche io )

Mi riferisco a lui, quel signore di 83 anni che ho conosciuto in Stazione a Roma al Mc Donald. Non posso dirvi il suo nome, ma posso dirvi che non gli hanno versato i contributi e che oggi chiede qualche monetina per vivere. Mi si è stretto il cuore, io così giovane, lui così anziano. Occhi azzurri, una salute di ferro, ma la consapevolezza che la vita non gli abbia sorriso abbastanza. Allora io vi chiedo, se lo vedete per strada, con il suo borsone, salutatemelo e se ne avete la possibilità aiutatelo.

La tanto millantata solidarietà che si sta riscoprendo ai tempi della crisi a parer mio è pura illusione e vedo ancora troppo individualismo. Certo, io sono stata aiutata da tanti di voi, e il vostro entusiasmo mi ha spinto ad andare avanti con il blog, con il libro etc. ma siamo ancora lontani e la fuori qualcuno ha bisogno di noi.

Ciao Signore dagli occhi azzurri, ciao ragazzi e buon inizio settimana

Alessia

IL LAVORO DI OGGI? SPECCHIO PER LE ALLODOLE

artisti_di_stradaCiao Alessia,
è stato un vero piacere scoprire questo tuo blog e altrettanto interessante leggere la tua esperienza nel mondo del lavoro.

Io sono in una situazione molto simile alla tua, ho conseguito una laura in lingue, un master in organizzazione degli eventi e  quest’anno, con coraggio, ho deciso di prendere una seconda laurea magistrale in Italiano per stranieri, rischiando di conseguirla alla soglia dei 30 anni….quindi fuori dal contratto d’apprendistato!
Negli anni ho fatto i più svariati lavori e stage sia in Italia che all’estero pensando e sperando sempre che da qualche parte ci fosse un posto anche per me….ovviamente fin’ora io questo posto non l’ho ancora trovato, quindi me lo sono inventato!

Da circa 6 anni lavoro per e con artisti di strada facendo promozione per i loro spettacoli/performance in Italia e all’estero. All’inizio l’ho preso come un diversivo e un modo diverte per lavorare, ma più andavo avanti nella formazione più mi rendevo conto della difficoltà, sfruttamento ed incertezza che si celavano dietro ogni offerta lavorativa….situazioni deplorevoli, colloqui in cui ti promettevano un contratto regolare, un fisso e tante altre belle promesse vane.

Ero spesso demoralizzata, ma la demoralizzazione si è trasformata poi in rabbia e in rifiuto nell’accettare di essere presa in giro da parte di chi si crede di avere un potere decisionale sul mio futuro. Mi sono detta che non ne valeva la pena stare ad elemosinare per un lavoro/contratto che per di più non era neanche gratificante.
Allora ho simpaticamente mandato a quel paese tutte quelle offerte lavorative che erano solo specchietti per le allodole, tutti ipotetici datori di lavoro che sembrava ti stessero facendo un favore facendoti lavorare per una paga misera che poteva arrivare anche alla fine del contratto.

Oggi a chi mi chiede cosa faccio, con ORGOGLIO rispondo che studio (una seconda laura magistrale) e lavoro con artisti di strada, che questo lavoro me lo sono inventata io e mi permette di girare l’Europe. che nessuno può permettersi di spezzarmi le ali solo perché il paese va a rotoli…io non ci sto più ai subdoli giochetti e alla frustrazione quotidiana.

La mia  protesta è stata in qualche modo di dire no al sistema e alla frustrazione quotidiana e con coraggio sono andata avanti senza curarmi di quello che potevano pensare gli altri (sai facilmente a 28 anni, dopo laurea, master e tirocini uno si aspetta che io abbia un lavoro “vero”, di quelli che stai seduto dietro una scrivania davanti a un pc e un telefono)…non ho avuto questa fortuna/sfortuna perché non me l’hanno data, ma tanto meno ho dato loro la possibilità di continuare a sfruttarmi…
Spero che questo mio sfogo/testimonianza possa risvegliare in qualche modo altri ragazzi che non vedono la luce in fondo al tunnel perché continuano ad avere lo sguardo abbassato….ce lo fanno tenere di proposito  per non vedere la luce e il futuro che SOLO noi ci costruiamo!

Buon cammino e buona vita

Van.

TUTTA LA VITA DAVANTI

tutta la vitaCari lettori,

chiedo scusa pubblicamente! Non vi scrivo da troppi giorni, ma sono stata presa dalla corsa al…..lavoro!

Ho finalmente trovato un lavoro per ben 3 settimane! Non ridete, tre settimane sono tante per essere in Italia!

Scherzi a parte, sono contenta, io prendo tutto quel che c’è nella speranza e nell’attesa che le cose cambino e migliorino.

Ogni tanto riesco anche a lavorare come cameriera!!Lusso ultimamente sembra che tutti si siano buttati nella ristorazione. Per il resto continuo la mia battaglia e promozione del libro, e la prossima settimana sarò a Roma! Qualcuno di voi sarà n zona?

Vi allego un articolo davvero carino di Federica De Caria, una giovane giornalista che ha descritto me ed il mio libro nel miglior modo possibile. La ringrazio di cuore, non solo per le belle parole ma per il suo entusiasmo. Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno in questo periodo!!

Soprat (t)utto: Amore ai tempi dello stage

Sognate ragazzi miei, per tornare sulla terra c’è sempre tempo!

Alessia Bottone