TU VUO FA’ L’AMERICANO!

americano-a-roma-alberto-sordiDomenica 25.08.2013 ore 17.00

“Alessia, ti vuoi sbrigare a rispondere a questa benedetta chiamata  Skype? Dai che tra fuso orario e ritardi si fa notte.”

Sempre così fra me e mio amico italoeormaiquasiamericano. Chiamate a orari impensabili, fuso orario e oceani dimezzo. Abbiamo iniziato a viaggiare assieme nel 2006, ci siamo scontrati nuovamente in Belgio poi lui ha continuato, io mi sono fermata. Un paio d’ore per raccontarsi progressi e dubbi.

Lo scontro fra chi è partito (lui) e chi è rimasto (io).

Insomma, vuoi dirmi cosa stai combinando?”

Bella domanda amico mio, non saprei cosa risponderti. Ho un contratto in mano. Lavorerò per tutto il mese di settembre, continuo a scrivere per il giornale che ormai è diventato giorno dopo giorno la mia più grande passione e fonte di felicità e poi c’è lui…Amore ai tempi dello stage.

“Ti basta Alessia?”

Per vivere no amico mio. Per fare tutte quelle cose che dovrebbero fare i miei coetanei no. Per prendere quel famoso monolocale con balcone e metterci le primule nemmeno.

“E per sognare?”

Per sognare si, è ciò che voglio di più al mondo. Restare, scrivere e essere autonoma economicamente. Sogni normali no?

“Se tu venissi qui ci metteresti un attimo a trovare un ristorante e poi il resto si vede.”

E se avesse ragione? Dubbi. Chi non ne ha oggigiorno?  Eppure so che sto facendo la cosa giusta, per ora. Abbiamo raggiunto un accordo. Se allo scadere del 2013 mi ritroverò nella stessa medesima situazione farò un salto da lui e proverò il sogno americano.

Ma in fondo io cosa me ne faccio del sogno americano? Ho già 45020 tipi di sogni da realizzare, non mi sembra il caso di aggiungerne altri.

PSI.SO.FIA proposito di viaggi, oggi è lunedì e mancano pochi giorni alla partenza. Venerdì me ne andrò in Basilicata e ci resterò fino al 5 settembre. Presenterò il mio libro al Festival delle arti umanistiche PSI.SO.FI.

L’incontro è previsto per il 1° settembre. Durante  il dibattito “Generazione in bilico” si discuterà della questione giovanile.. Tra lavoro e sogni, proposte per il futuro che verrà…

Si ma quale futuro? Quali sono le proposte per l’Italia di domani? Cosa può realmente fare un giovane che decide di restare in Italia? Io ci sto pensando da giorni alle mie idee. Voi ne avete? Ci sarete al Festival? Io non vedo l’ora di attraversare l’Italia in treno e visitare il mio amato Sud Italia.

Il Festival dura tre giorni e, sulla scia delle sagge parole di  Henri Laborit “in tempi questi la fuga è lunico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare» ho pensato di cogliere l’occasione per visitare la Basilicata, questa sconosciuta.

Ho preparato un mini-tour da fare tutto in autobus, zaino e tenda in spalla.

E voi? Siete ancora lì? Siete partiti o siete rimasti? Vi siete pentiti o avete finalmente trovato la vostra strada…o se proprio il vostro biglietto aereo!?

Vi aspetto domattina alle 11.30 su Rai Radio 1. Mi intervisteranno durante il programma Start con Lorenzo Opice e tutti i miei minuti a disposizione saranno dedicati a lui, Amore ai tempi dello stage, il mio “odi et amo” per eccellenza.

A domattina and stay positive!

Alessia Bottone

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3 thoughts on “TU VUO FA’ L’AMERICANO!

  1. Ciao Alessia!
    Innanzitutto complimenti per il blog, ti seguo anche su “amoreaitempidellostage” e non vedo l’ora di leggere il tuo libro!
    Vorrei riportarti la mia esperienza riguardo a chi va e chi resta e magari avere la tua opinione al riguardo. Ho appreso dalla tua biografia che hai avuto modo di viaggiare parecchio e anche di lavorare per qualche organizzazione internazionale, sia pure nel ruolo di stagista…ti ammiro e ti invidio anche solo per questo perché io, nonostante le migliaia di curricula e application form inviate in questi anni, non ci sono mai riuscita! A questo punto mi chiedo se sia un bene o un male. Anch’io come te ho sempre sognato la carriera nelle organizzazioni internazionali e proprio a tale scopo mi sono laureata in Realzioni Internazionali, senza sapere, forse, che per intraprendere certe strade una laurea del genere non basta di certo.
    A dire il vero sono molte le qualità che mi mancano per essere all’altezza di certi ruoli, a cominciare dal fatto che a differenza tua conosco solo l’inglese (ho studiato anche francese come seconda lingua all’università ma stendiamo un velo pietoso…) e non ho mai avuto la possibilità di fare le giuste e necessarie esperienze all’estero.
    Ho dovuto rinunciare anche all’idea di partire come erasmus e a malapena sono riuscita a mantenermi come fuorisede all’università, tant’è vero che alla fine per la specialistica ho dovuto mollare e ripiegare su un ateneo vicino casa (e su un corso di laurea che non c’entra nulla con quello della triennale).
    Per quanto riguarda l’erasmus ammetto di aver commesso degli errori, ho aspettato troppo e mi sono lasciata influenzare negativamente da altri fattori, ma, ahimè, ero giovane e tanto, tanto immatura, sicuramente più di qualche mio coetaneo più studioso e avveduto (e meglio consigliato)…!
    Avrei potuto impegnarmi di più nello studio anziché trastullarmi con i lavoretti perdi-tempo e con le attività del collettivo studentesco, seguire corsi di lingue, approfittare della giovane età per un interrail, iniziare da subito a fare domanda per gli stage, e invece…mi sono svegliata tardi! Quando ho realizzato di aver perso troppo tempo la situazione economica in casa era molto cambiata e non era più neanche lontanamente immaginabile l’idea di partire in erasmus, così come non era più immaginabile nessun progetto che implicasse un trasferimento all’estero, sia pur momentaneo. Con queste premesse la carriera internazionale è un po’ difficile da intraprendere…! In questi anni, e non ho nessun problema ad ammetterlo, ho vissuto provando un’invidia profonda verso tutti quegli amici e conoscenti che invadevano la mia home di facebook con le foto e i racconti delle loro avventure mirabolanti in giro per il mondo…c’era chi era volato a NY direttamente al Palazzo di vetro, chi in qualche paese africano, chi in America Latina…ovunque!
    E a me non rimaneva altro che sognare letteralmente ad occhi aperti immaginando di essere al loro posto, come una vera e propria sfigata! E’ vero, tanti di loro, la maggior parte, nonostante tutto, sono tornati a casa con un pugno di mosche in mano, ma almeno un pezzetino di quel mondo fantastico hanno potuto assaggiarlo, ci hanno messo un piede, io invece posso a malapena immaginarlo. So che potrà sembrare una cosa stupida, ma il fatto di poter poter raccontare un giorno ai propri nipoti di aver lavorato in qualche agenzia ONU, sia pure per pochissimo tempo e sia pure “aggratis” come stagista, mi sembrava la cosa più figa del mondo e ad essere sincera non sono mai riuscita a liberarmi di questa sorta di fascinazione verso quel mondo. La disillusione è cresciuta poco a poco, da amarezza si è trasformata in nuova consapevolezza e nella necessità di reinventarmi, pensando a me stessa non più come a una che non ce l’ha fatta ma come una la cui vita l’ha portata da tutta un’altra parte. Fatalismo? Forse, dopotutto, che male c’è? Meglio che “rosicare” sicuramente”! In questo momento sto ancora cercando il mio posto nel mondo a dire il vero, ma almeno adesso so per certo che non sarà né a NY, né a Nuova Delhi, né a Timbuctu…forse sarà Frascati, Treviso, Bari…o Bologna, se mi va di culo! Dopotutto io non ho la madre americana, il papà olandese e il fratello trapiantato in Nuova Zelanda, come qualche mia compagna di università che a all’età di 12 anni aveva già messo piede in tutti e 5 i continenti e parlava già 4 lingue! Per carità, ho degli amici che vengono da famiglie normalissime e l’erasmus, come anche qualche stage a Bruxelles, l’hanno fatto lo stesso, ma poi è finita lì, anche se erano molto in gamba, molto più di me… chissà perché. Quelli che all’estero sono rimasti stanno facendo tutt’altro, nulla che abbia davvero a che fare con certe carriere.
    Poi c’è quella mia amica famosa di cui ti parlavo prima (tra l’altro figlia di impiegati in 2 diverse organizzazioni internazionali) che ad un anno dalla laurea ha trovato LAVORO, e sottolineo L-A-V-O-R-O (non stage) come “personal assistant” del segretario generale di una importante organizzazione internazionale con sede a Ginevra. La tizia in questione ha 2 sorelle, poco più che 30enni e che manco a dirlo “bazzicano” nello stesso ambiente già da svariati anni. Diamo la colpa al destino? Alle lingue? A me che sono sempre stata una tipa farfallona e poco costante? L’elenco può essere infinito, ma sai che ti dico? Vorrei solo imparare a strafregarmene e a smettere di idealizzare e invidiare sempre la vita altrui, vorrei anch’io trovare qualcosa che mi renda orgogliosa di me stessa qui ed ora, sono stufa di inseguire le chimere! Sbaglio?
    Scusa per la lungaggine, grazie se vorrai rispondermi

    • Ciao Selly,

      grazie per avermi scritto! Mi fa davvero piacere leggere la tua storia e i tuoi pensieri. Che posso dirti? Rispondo subito alla tua ultima domanda. Si, credo sia doveroso fregarsene di quello che fanno gli altri perch a) non porta a nulla b) noi possiamo fare altro e di meglio. Mi spiego, se non sei arrivata all’ONU e non potrai raccontarlo ai tuoi figli vorr dire che dovevi fare altro, che non te la sentivi realmente di viaggiare. Oggi forse si. Si, vero ho viaggiato molto e mi sento ricca (interiormente) ma costato talmente tanta fatica farcela che a volte ho dei rimorsi. Mi sento comunque sballottata a destra e sinistra, senza una stabilit concreta.

      Non mi pento, certo che mi aspettavo un happy end. Ora, tu hai tutte le carte in regola per cambiare il corso della tua vita se lo vuoi. Ti senti di far eun biglietto per una qualche direzione? Fallo e senza pensarci troppo, il resto poi si vedr.

      Io ora ti lascio, mi si rotta la lavatrice e sto invocando tutti i santi di questo cielo per non incavolarmi di brutto.

      Mannaggia alla precariet! Un abbraccio e fammi sapere se ti piace il libro Alessia

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