STANCA DI VEDERMI SBATTERE LE PORTE IN FACCIA

ScienzeFormazioneCiao Alessia,

sono Marta e ti scrivo da Piacenza.
Ho 28 anni, sono laureata da 7 in Scienze della Formazione Multimediale (direi una laurea di tutto rispetto, visto che quel 110 e Lode me lo sono sudata!) e sono invalida da tempo immemore, ovvero da quando ero bambina. La città in cui vivo è desolatamente priva di lavoro, di corsi di formazione adeguati, di nuove idee e anche di giovani. Piacenza, triste ma vero, va avanti solo attraverso poche aziende (per di più familiari) che assumono solo attraverso “spintarelle” e gli uffici di collocamento, soprattutto quello per le categorie protette, preferisce aiutare gli stranieri oppure si disinteressa totalmente dei suoi iscritti.
Non ho la fortuna di vivere in una famiglia agiata e ho cercato in tutti i modi di ottenere un lavoro compatibile con i miei gravi problemi di salute, ma ad ogni colloquio le risposte che ottengo sono sempre le seguenti:
-ci dispiace ma lei è troppo qualificata;
-ci dispiace ma non vogliamo invalidi;
-ci dispiace ma lei non possiede la bella presenza necessaria per questo posto di lavoro.
Sinceramente, agli inizi della mia ricerca, credevo che fossero competenza, rispetto, buona volontà, educazione e voglia di imparare i parametri necessari per ottenere un posto di lavoro ma a quanto pare mi sbagliavo. Continua a leggere
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HO PERSO UN TRENO CHE NON É MAI PASSATO

Ciao Alessia,

Sono una ragazza di 27 anni  e vengo da Sorrento. Mi sono laureata  nel 2010 in Economia e ho  terminato un master l’anno successivo. Durante gli studi ho sempre lavorato per mantenermi: cameriera, baby sitter, assistente al porto, lezioni private..insomma ho fatto quanto ho potuto per non gravare troppo sul bilancio familiare. Ho imparato bene l’inglese lavorando qualche mese in Inghilterra come cameriera e il francese con dei corsi estivi. Subito dopo il master (uno economico, ma abbastanza formativo) non ho avuto troppi problemi a trovare lavoro: i colloqui sono stati tanti, ovviamente tutti per posizioni di stage, ma molti erano ben retribuiti, almeno secondo gli standard italiani, intorno agli 800 euro. Tra vari stage che mi sono stati offerti, ho accettato quello per una grande azienda di Milano; il lavoro mi piaceva, venivo seguita e in generale trattata bene e il rimborso spese mi permetteva di sopravvivere. Dopo un mese però  arriva la notizia che la sede di Milano sarebbe stata chiusa: non solo non ci sarebbe stato posto per me al termine dello stage, ma l’esperienza cominciava a non essere nemmeno più formativa dato che il mio tutor aveva ovviamente deciso di lasciare l’azienda. Non dispero però, qualche mese prima avevo saputo di essere stata prese per uno stage alla Commissione Europea e così a marzo parto per il Lussemburgo.  Continua a leggere