GIOVANI ITALIANI UNITI : IL RITORNO!

giovani italiani unitiCari lettori,

oggi vi presento un bel progetto. Giovani Italiani Uniti hanno dato vita da tempo ad un progetto tanto ambizioso quanto utile e oggi ci presentano una canzone, frutto del loro impegno. Quattro minuti per denunciare la situazione dei giovani italiani. Buon ascolto!

Alessia Bottone

Una canzone coraggiosa, senza peli sulla lingua, di denuncia delle ingiustizie del nostro Paese. E’ nato con quest’obiettivo il progetto voluto fortemente dal movimento Giovani Italiani Uniti e dal suo presidente Giordano Manieri.

La musica è un mezzo potente per trasmettere emozioni ed il rap, in particolare, è in grado di urlare tutta la voglia di cambiamento in positivo della politica e della società civile, che le giovani generazioni sentono profondamente loro. il video ufficiale G.I.U. ha visto la partecipazione di tantissimi giovani rapper emergenti di Lecce, proprio per premiare l’impegno di una generazione nascente di talenti.

Altrettanto giovani e meritevoli sono il produttore musicale Walter Suray ed il regista Andrea Pascali, col suo braccio destro Alex Brandi, nonchè Andrea De Marianis (in arte dj cut) e lo studio di registrazione musicale Shake Up, di Damiano Mulino. Questo importante progetto è un chiaro invito, dato attraverso la musica, a tutti i ragazzi desiderosi di cambiare ciò che non va in Italia, di unirsi sotto la bandiera di Giovani Italiani Uniti, mediante la pagina facebook del movimento ed il sito internet dello stesso, www.giovaniitalianiuniti.it, attraverso il quale è anche possibile scaricare le tessere sconto presso i locali convenzionati di RETE GIOVANE.

Come dice la canzone, ORA TOCCA A NOI ragazzi, perciò clicchiamo tutti “mi piace” sulla pagina di Giovani Italiani Uniti e facciamo splendere in alto il sole della libertà dei nostri ideali!

Giordano Manieri

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DNApoli

DnapoliCari lettori, 

oggi vorrei segnalarvi un progetto molto interessante segnalatomi da  Stefano Minerba, un ragazzo che ha provveduto ad aiutarmi qualche mese fa durante la mia battaglia per la sla per ottenere il famoso macchinario per mio zio a Napoli.

Oggi DNApoli è composto da più persone e si prefigge obiettivi diversi e mi piacerebbe che voi tutti possiate “approfittare” della loro voglia di cambiare le cose! Buona lettura.

Alessia Bottone

DNApoli è un progetto che propone nuove chiavi di lettura delle molteplici realtà partenopee, è l’interfaccia 2.0 della comunicazione fatta dai napoletani per i napoletani.

www.dnapoli.it
Missione
L’obiettivo è quello di creare una rete di contatti che a partire dal capoluogo campano si diffonda su tutto il territorio, componendo un più complesso mosaico di informazioni riguardanti la società moderna nelle sue più affascinanti sfumature.
Descrizione
Siamo un gruppo di giovani napoletani mossi dalla comune idea di gestire uno spazio in Rete che approfondisca le principali tematiche relative alla nostra città in modo originale, innovativo e soprattutto partecipativo.

Il progetto nasce dal desiderio di contrastare i tradizionali stereotipi veicolati dalla comunicazione mass-mediatica e superare le barriere del pregiudizio, facendo leva sull’informazione prodotta e diffusa dal basso, in modo trasversale, dai cittadini.

Si tratta di  gruppo di ragazzi laureati tra scienze della comunicazione e sociologia che come tutti noi portano avanti 2, 3, 4 attività allo stesso tempo e che hanno fondato questo blog con il desiderio di trasformarlo in testata.

Stefano Minerba

Scrivete ragazzi e approfittate per condividere notizie e informazioni!

FAIR PLAY: CONTINUA

Copertina_SfondoCari lettori,

vi ricordate di Fair Play? Il film di cui vi ho parlato qualche giorno fa? E’ finalmente on line e disponibile. Silvia Lombardo, promotrice di questa iniziativa mi ha appena mandato il comunicato stampa quindi ve lo allego in calce.

Buona lettura e buona visione!

Alessia Bottone

Un film realizzato senza soldi, grazie al lavoro volontario di un gruppo di attori e del regista Marco Reale, che racconta quattro storie italiane molto – troppo – simili alla realtà.

 Un padre di famiglia che si ritrova in mano agli strozzini per pagare le tasse della sua azienda ormai fallita; una ragazza madre laureata che per non accettare stage e lavori sottopagati si ritrova alla Caritas; una mamma e moglie alle prese con un avviso di pignoramento e una fabbrica che non paga il marito causa crisi; due giovani autori che decidono di fare un film per lanciare un messaggio dimenticato e fondamentale: senza solidarietà, senza fair play, non si va avanti.

Il sito http://www.fairplaymovie.org sarà non solo il luogo virtuale dove scaricare il film, ma anche una community, un piccolo punto di riferimento dal quale far partire proiezioni, incontri e tutte quelle iniziative online che potranno aiutarci, giocando corretto, a capire come costruire la strada che ci porterà fuori dalla crisi.

Info: press@fairplaymovie.org – oppure cerca la pagina pubblica su Facebook: Fair Play

Cell. 339.2438510 – Marco Reale

 FAIRPLAY – Io gioco corretto e ci metto la faccia

Online dal 21 marzo 2013: un film scaricabile gratuitamente, una comunità a cui attingere e contribuire per ripartire tutti insieme.

Regia di Marco Reale, con Valentina Bruno, Giorgio Filonzi, Luca Loconsolo, Antonio Losito, Ludovica Di Donato, Marzia Mangiasciutto, Linda Rea, Suzy Suarez.

info: press@fairplaymovie.org

cell. 339.2438510 – Marco Reale

LA TUA SALUTE

saluteCari lettori,

oggi vi segnalo l’iniziativa di Martina Gambacorta che mi ha scritto qualche giorno fa per chiedermi di condividere con voi qualche informazione. Buona lettura e in bocca al lupo!

Alessia Bottone.

Ciao Alessia, ti scrivo per la ricerca di uno o più professionisti della salute da inserire nel nostro studio con un affitto condiviso.

 Il mio numero è 3478090537 e mail,martina.gambacorta@ordinepsicologiveneto.it,. Se qualcuno di voi è interessato può contattarmi direttamente.

Questo annuncio è aperto a tutti coloro che facciano parte del settore della salute e che vogliano iniziare la loro attività di libero professionista. Noi mettiamo a disposizione le nostre stanze per uno o due giorni a settimana. Al momento siamo: una  dietista, uno psicoterapeuta, un osteopata e  cerchiamo tipo logopedisti, neuropsichiatri, dermatologi o qualsiasi professione che possa anche presupporre una possibile collaborazione tra di noi.

Vi lascio il sito www.latuasaluteinlinea.it, abbiamo anche una pagina Fb se vi va di curiosare e aiutarci a divulgare informazioni sulla salute nel senso globale del termine vi ringrazio anticipatamente.

Martina

IL LAVORO: UN DIRITTO NON PIU’ TUTELATO

DirittoCari lettori,

oggi condivido le rifessioni di Silvia Altobel, una studentessa blogger di Scienze Politiche che ci regala alcune righe per riflettere.Buona lettura.

Alessia Bottone

Spiegare come il lavoro e’ tutelato a livello internazionale dalle carte e anche dalla nostra costituzione e come nella realtà stiamo vivendo tale situazione

 IL LAVORO: UN DIRITTO NON PIU’ TUTELATO

“ La  repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto” ( art 4 co1 ). Con tali parole  l’ art4 co 1,  della costituzione sottolinea l’ importanza attribuita al lavoro nell’ ambito dello stato sociale non solo come mezzo di sussistenza, per sopperire ai bisogni materiali, ma anche come strumento necessario per affermare le proprie capacità e quindi la propria personalità.

Concettualmente parlando, il lavoro e’ un attività produttiva che implica un dispendio di energie sia fisiche che in larga parte intellettuali per raggiungere un determinato scopo che ha come traguardo finale un compenso dato da un valore monetario che aumenta all’ aumentare delle competenze e che va a determinare un certo tipo di qualità di vita e  un reddito per poter sussistere e far sussistere. Pertanto, il lavoro,  costituisce la fonte di sostentamento dell’ individuo, ed e’ per tanto mezzo imprescindibile per affermare la sua indipendenza ed autonomia; e come tale, rappresenta anche il presupposto per l’ esercizio di ogni altro diritto costituzionalmente garantito.

Per questo motivo,  secondo la costituzione, uno dei principali obiettivi dello Stato sociale e’ intervenire a sostegno dei soggetti piu’ deboli, al fine di favorirne l’ inserimento  nel mercato del lavoro. Ma se la costituzione evidenzia l’ importanza del lavoro sotto forma di diritto inviolabile, dato che dall’ art1 al 12 sono espressi i principi fondamentali, esso viene disciplinato in tutte le sue forme  nel libro quinto del codice civile e nella carta dei diritti dell’ uomo. Tornando poi a occuparci del lavoro dal punto di vista della Costituzione, secondo l’ art. 35 della costituzione:

“ la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l’ elevazione professionale dei lavoratori.

Promuove e fa favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’ interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’ estero”.

Le norme che concernono i rapporti economici sono frutto del compromesso tra le ideologie di sinistra, la dottrina sociale del cattolicesimo ed il liberismo economico. I rapporti di lavoro e di produzione non sono stati dal Costituente abbandonati al libero gioco del mercato in quanto la Costituzione impone allo stato di assicurare il rispetto della libertà, della sicurezza e della dignità umana e la piena realizzazione del diritto al lavoro.

 Espressioni che vanno a confutare quanto dice  l’ art. 2060 del codice civile, la quale sostiene che: “ il lavoro e’ tutelato in tutte le sue forme organizzative ed esecutive, intellettuali, tecniche e manuali”.

L’ effettività del diritto al lavoro si esplica in una articolata serie di leggi che disciplinano rigorosamente l’ accesso al lavoro, lo svolgimento del rapporto, i diritti e gli obblighi connessi, la sua cessazione. Esemplificativo e’ lo Statuto dei lavoratori ( legge 20 maggio 1970, n.300), nel quale viene tutelato il lavoratore nei confronti del datore di lavoro a cui e’ vietato ogni tipo di discriminazione nei confronti di quest’ ultimo in modo tale da salvaguardare la libertà di opinione e di associazione in sindacati,vieta di adibire il lavoratore allo svolgimento di mansioni inferiori per le quali sia stato assunto, che pone una serie di garanzie per evitare licenziamenti illegittimi, fino alla reintegrazione nel posto di lavoro del dipendente ingiustificatamente licenziato.

 “ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’ attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” ( art4co2)

Ampliando poi il concetto di lavoro, grazie all’ articolo 4 comma 2 della costituzione, già precedentemente preso in esame fino al comma 1, possiamo considerare il lavoro in un’ ottica diversa da quella di diritto riconosciuto al singolo, qualificandolo anche come dovere sociale, con contenuto non giuridico, ma morale. Dovere espresso dal principio di solidarietà, che impone a coloro che ne abbiano la possibilità o i mezzi, di adoperarsi per dare il loro contributo alla collettività, in qualsiasi forma. In tal modo da un lato si consente all’ individuo la piena esplicazione delle sue libertà e il pieno godimento dei suoi diritti, dall’ altro, si proietta il singolo nella sua dimensione sociale, puntando sul bisogno di condividere con gli altri le proprie esperienze attraverso la partecipazione attiva al progresso materiale e spirituale della società.

Una visione che e’ poi accolta favorevolmente dalla Carta dei Diritti dell’ Uomo adottata dall’ Assemblea Generale delle nazioni unite il 10 dicembre 1948 e che come possiamo notare, all’ articolo 23,essa enuncia  che: “1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un’esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.
4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi”.

Sia le fonti del nostro ordinamento interno allo stato come la Costituzione, il Codice civile, che le fonti esterne come potrebbe essere appunto la carta dei diritti dell’ uomo lasciano pensare che effettivamente il lavoro sia tutelato in ogni sua forma e sfacettatura; ma se così non fosse???

 Il lavoro e’ ancora tutelato come diritto???? Per il giornale l’ azione, settimanale della diocesi di Vittorio veneto non e’ più così; secondo il presidente dell’ Acli Treviso infatti : “C’ era un tempo in cui bastava aver voglia di lavorare. E il lavoro, dunque i soldi, l’autonomia, i progetti, il futuro, arrivavano. Oggi non è più così, complice la crisi economica – che ha compromesso fortemente il mercato del lavoro -, le grandi trasformazioni in atto, ma anche una formazione professionale che non corrisponde alle competenze richieste dalle aziende e una inefficace azione di riqualifica dei lavoratori disoccupati.

La flessibilità non si sta trasformando in opportunità ed anzi contribuisce a creare profonde fratture sociali, mentre la difficoltà ad innovare, a pensare e progettare il futuro, a costruire prospettive di sviluppo, disegna uno scenario sempre più preoccupante. Il lavoro, infatti, sta diventando una promessa disattesa, non garantendo l’accesso alla cittadinanza, provocando notevoli disuguaglianze e contribuendo a rendere la nostra stessa società più povera e più conflittuale”. Un responso che fa presagire un risvolto buio , quasi tragico di una situazione dilagante ma che poi viene ripresa dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che in occasione della giornata mondiale della pace in un messaggio al Papa Benedetto sedicesimo, esprime un appello accorato alle istituzioni, le quali sono le prime che non devono abbandonare i cittadini : “ Le istituzioni devono far si che il diritto al lavoro e a un lavoro dignitoso, venga pienamente tutelato, come preteso dalla Costituzione italiana che lo riconosce come elemento fondante della nostra forma di stato”. E se da una parte abbiamo milioni e milioni di lavoratori che lamentano le difficili condizioni di disoccupazione, e poca tutela del diritto al lavoro, lo stesso presidente invita a non perdere la fiducia riposta nelle varie istituzioni; sta di fatto purtroppo che in questi tempi duri segnati da una forte crisi economica il lavoro in realtà e’ tutelato solo nelle parole racchiuse nelle nostre fonti interne ed esterne ma che di fatto purtroppo hanno perso efficacia nella realtà difficile dei nostri tempi.

FAIR PLAY

Logo

Cari lettori, 

oggi mi ha scritto Silvia Lombardo, una ragazza che ho conosciuto a LA7 durante le registrazioni del programma Tutta la vita davanti. Mi ha chiesto di condividere con voi questa iniziativa che a me sembra molto interessante! Vi ricordo che sarà possibile inviare la vostra testimonianza video all’indirizzo email in calce! Lo farò anche io questo fine settimana! Buona lettura.

Alessia Bottone

FAIR PLAY

Un film gratuito, un sito e una piazza virtuale per chi, contro questa crisi, ci mette la faccia e gioca corretto.

Quattro storie italiane. Quattro storie basate, purtroppo, sulla verità.  E’ questo il claim di FairPlay (dall’inglese, letteralmente, gioco corretto) un progetto no-budget e gratuito nato dalla volontà di Marco Reale, regista e attore.

Un film, ma non solo, in uscita il 21 marzo che sarà disponibile online gratuitamente su www.fairplaymovie.org per tutti coloro che avranno voglia di vederlo, parlarne o creare attorno alla proiezione dibattito e movimento. Un padre di famiglia che si ritrova in mano agli strozzini per pagare le tasse della sua azienda ormai fallita; una ragazza madre laureata che per non accettare stage e lavori sottopagati si ritrova alla Caritas; una mamma e moglie alle prese con un avviso di pignoramento e una fabbrica che non paga il marito causa crisi; due giovani autori che decidono di fare un film per lanciare un messaggio dimenticato e fondamentale: senza solidarietà, senza fair play, non si va avanti.

Da queste storie partirà un sito internet che non sarà solo il luogo dove scaricare gratuitamente la pellicola, ma una piazza virtuale dove si incontrerà chi vuole metterci la faccia, chi vuole giocare corretto. Fair Play diventerà una piccola web-tv che offrirà interviste ad avvocati, commercialisti, artigiani, professionisti e tutti coloro che giocano corretto, che vogliono metterci la faccia, che vogliono dare il loro contributo.

Dalla piattaforma partiranno iniziative che ruoteranno anche attorno alle proiezioni che i singoli potranno organizzare in tutta Italia allo scopo di creare punti di aggregazione e solidarietà in cui scambiarsi consigli, attraverso i quali articolare una ripresa che parta dal basso per sopperire alle gravi mancanze istituzionali e politiche che hanno creato un buco enorme nell’economia e, quel che è peggio, nella speranza degli italiani.

 FAIRPLAY – Io gioco corretto e ci metto la faccia

Online dal 21 marzo 2013: un film scaricabile gratuitamente, una comunità a cui attingere e contribuire per ripartire tutti insieme.

Regia di Marco Reale, con Valentina Bruno, Giorgio Filonzi, Luca Loconsolo, Antonio Losito, Ludovica Di Donato, Marzia Mangiasciutto, Linda Rea, Suzy Suarez.

info: press@fairplaymovie.org

cell. 339.2438510 – Marco Reale

APPELLO GIOVANE- BRUXELLES

appello-giovaneCari lettori, 

oggi ho il piacere di presentarvi un’interessante iniziativa di alcuni ragazzi italiani a Bruxelles che a quanto pare sta riscuotendo un certo successo! Parliamo di appello giovane. Gli organizzatori sono tanti, fra i quali troviamo Daniel Puglisi, Tarik Mataich e Valentina Brogna, amici che ho conosciuto durante gli anni di lavoro e studio all’estero! Ecco a voi il loro comunicato!Buona lettura!

Alessia Bottone  

Appellogiovane, una petizione sfida i politici:

(Bruxelles, Milano, 14/02/2013) E’ stata lanciata “#AppelloGiovane”, una nuova campagna apartitica per chiedere politiche concrete per i giovani. L’appello é  indirizzato a tutti i politici italiani, ai cittadini e al futuro nuovo governo.

L’appello vuole puntare i riflettori sulla mancanza di politiche concrete per i giovani nel contesto delle elezioni politiche.

Il video: Appello giovane

Il 14 Febrraio 2013 è stata lanciata la petizione online legata all’appello, insieme al video “i politici vogliono il voto dei giovani”, un corto ed ironico sketch sull’indifferenza dei politici verso le nuove generazioni.

Mancanza di proposte per i giovani da parte dei candidati

“Siamo a 10 giorni  dalle elezioni politiche e ancora nessun partito ha seriamente affrontato il problema della disoccupazione giovanile e l’aumento dell’ emigrazione all’estero con proposte concrete. Si é simbolicamente parlato dei giovani  , senza nessun impegno specifico. Non c’é ancora nessun partito che tratta il tema dei giovani e del lavoro come priorità di azione per il futuro governo” scrive l’appello.

Sfidiamo i candidati a specificare misure concrete riguardo a 5 proposte:

1.       Un investimento nell’istruzione e nella ricerca

2.       Formazione e ingresso nel mondo del lavoro

3.       Incentivi all’assunzione dei giovani

4.       Accesso agevolato al credito per i giovani

5.       Riformare il diritto di voto a favore dei giovani

Iniziativa apartitica

Questo appello é apartitico perché il tema dei giovani va al di là di qualsiasi schieramento politico. Speriamo che tutti i candidati alle elezioni politiche 2013 siano d’accordo sul fatto che nel nostro Paese c’è un forte bisogno di politiche concrete per i giovani.

Sostieni anche tu “#AppelloGiovane”, firma la petizione su:http://www.change.org/petitions/appello-giovane-miglioriamo-l-italia-per-i-giovani

Facebook: https://www.facebook.com/Appellogiovane

ENDS

Notes to editors

  1. Petizione online change.org http://www.change.org/petitions/appello-giovane-miglioriamo-l-italia-per-i-giovani
  2. L’appello é disponibile in versione completa: http://giovanibruxelles.wordpress.com/proposte-2/
  3. #Appellogiovani e’ una iniziativa nata da Il gruppo Giovani Italiani Bruxelles, che già aveva attirato l’attenzione dei media organizzando il 30 gennaio il media stunt ‘”Italia: un Paese per Giovani?” tenutosi davanti alla Commissione Europea.  Dopo aver partecipato a diversi incontri con i candidati alle elezioni politiche 2013, Giovani Italiani Bruxelles  intende spingersi piu’ in là e lanciare una nuova iniziativa per tenere alti i riflettori sulla questione giovanile italiana.
    1. Dati importanti: A Gennaio 2013 è stato calcolato che il 37% dei giovani italiani e’ senza lavoro.  Oltre 2 milioni di giovani under 40 sono emigrati all’estero solo dal 201. Il 46% dei giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni considera l’emigrazione all’estero dopo lo studio.
    2. Parlano di noi;

I giovani in maschera per attirare l’attenzione dalla politica EUnews.it

Mps: Monti, velocizzare unione bancaria – EurActiv.it

La protesta, a Bruxelles, dei giovani italiani  IlJournal.it

Giovani Italiani Bruxelles: “Vogliamo soluzioni concrete per la disoccupazione”. L’appello davanti alla Commissione Europea  Walk on Job

Bruxelles, giovani italiani protestano a incontro Monti-Barroso – TV: Agenzia Vista

Contatti Stampa: Daniel Puglisi, Tel: 0032 478806667, Francesca Romana Minniti  Tel: 0032 483061270    Email: giovani.bruxelles@gmail.com

YOUNG AMBASSADORS SOCIETY

fornero-giovani-choosy-e-limportanza-di-salva-L-XlBX69Cari lettori,

mi ha scritto un’altra lettrice del blog, Caterina Bologni, chiedendomi di condividere questo articolo con voi. A me sembra un’interessante iniziativa anche per chi volesse fuggire dall’immobilità Buona lettura!

Alessia Bottone

Young Ambassadors Society: giovani diplomatici per niente choosy. Idee innovative per cambiare l’agenda politica mondiale

Sono stati definiti bamboccioni, poi addirittura choosy. Ma siamo davvero sicuri che sia questo, il profilo dei ragazzi italiani? E se guardandosi attorno si scoprisse un gruppo di giovani diplomatici che provano a diventare parte attiva nell’agenda politica mondiale? Se poi si notasse che si tratta di un impegno volontario, non retribuito, senza logiche di partito, sarebbe davvero scioccante!

Sorprendetevi pure allora: tutto questo oggi esiste e si chiama YAS, Young Ambassadors Society.

Yas è un’associazione giovanile italiana, fondata nel 2011 e riconosciuta dal Ministero Affari Esteri italiano, che si propone di favorire il dialogo e la cooperazione nazionale ed internazionale tra ragazzi e di offrire loro opportunità di confronto, approfondimento e crescita personale.

Ciò avviene attraverso la partecipazione a grandi eventi internazionali e attraverso l’organizzazione di tavole rotonde con i massimi esperti della diplomazia e della politica italiana, europea e mondiale; o ancora, attraverso seminari e conferenze in collaborazione con aziende, istituzioni e organi governativi del nostro Paese. Tra tutti spiccano i Y8 & Y20, ovvero gli eventi giovanili paralleli ai vertici G8 & G20. Fin dal 2006, i Summits hanno riunito giovani leader provenienti dai Paesi più industrializzati, per sviluppare il dialogo su temi inerenti questioni di rilevanza internazionale. Lo svolgimento degli Y8 & Y20 avviene in maniera speculare a quello dei veri G8/G20 e prevede le stesse modalità procedurali : alla fine delle negoziazioni i giovani delegati sono chiamati a stendere un Comunicato Finale, che viene poi consegnato ai Capi di Stato durante i relativi Vertici.

Negli anni precedenti i Summit si sono svolti a San Pietroburgo, Parigi, Vancouver, Washington DC e Puebla (Messico). Per l’edizione 2013, i rappresentanti italiani, versione young, voleranno a Londra e in Russia: nella City dal 24 al 28 giugno 2013 si svolgerà “Y8”; dal 17 al 22 giugno a San Pietroburgo avrà luogo invece “Y20”, sponsorizzato dal governo della Repubblica Federale di RussiaCollegandosi al sito http://www.youngambassadorssociety.org/, gli aspiranti candidati potranno inviare, fino al 20 Febbraio, la loro domanda per far parte della delegazione italiana.

Ecco le figure richieste:

Ministro Difesa
Ministro Sviluppo
Ministro Energia e Cambiamento Climatico
Ministro Affari Esteri
Capo del Governo
Sherpa
Ministro Giustizia
Membro Ufficio Stampa

Tu ci metti le idee, YAS sarà il tuo megafono!

Caterina Bologni

LA MAPPA NON É IL TERRITORIO

online informationCari lettori,

oggi pubblico la riflessione di Andrea, un lettore del blog molto attivo, in merito alla formazione. Voi cosa ne pensate?

Alessia Bottone

La mappa non é il territorio: facit indignatio versum!

 La mappa non é il territorio, se poi la mappa ci viene fornita da chi non ha alcuna idea di come ci si possa convenientemente muovere in un dato terreno, ovvero ce ne procuri una one-sided, tagliata su misura sulla base del proprio interesse, abbiamo un doppio problema: non conosciamo nulla di realmente attendibile circa l’ambiente un cui dobbiamo con convenienza muoverci e i nostri terminali d’azione sono orientati ad altri interessi che non quelli organizzativi.

Chiari esempi ne sono sessioni formative richieste dal commitment sulla base di precisi risultati attesi, con regolarità sviluppate e gestite col solo fine di far quadrare qualche dato di facciata, senza alcun controllo indiretto e dove, spesso, i partecipanti sono attentamente scelti per disporre di una claque autoreferenziale, frutto di banale voto di scambio tra docente e discente: tu non lavori, io prendo dieci.

La formazione dell’età adulta prevede come essenziale l’elemento di delega e il riconoscimento, sia su basi esperienziali che dei risultati raggiunti.

Gli adulti esprimono un concetto di se come persone responsabili nelle loro scelte. Una volta raggiunto tale stadio – che ribadiamo non é mero fattore contabile ed ha molto a che fare con l’età psicologica – desiderano essere trattati e considerati come persone capaci di gestirsi in autonomia. Se ravvisano che altri stiano cercando di imporre loro la propria volontà, la respingono; nel momento in cui si trovino ad affrontare un’attività etichettata “formazione” tornano al condizionamento ricevuto nell’esperienza precedente, con ogni probabilità all’esperienza scolastica: tipicamente incrociando le braccia, si siedono: “Insegnatemi, se ne siete capaci”.

In questi casi é l’approccio ad essere sbagliato in radice.

Quel che é fondamentalmente differente é la disponibilità e l’orientamento ad apprendere. Il netto divario espresso tra una mira prettamente scolastica, didascalica ed orientata alla conoscenza, tipica del bambino e quella dell’adulto centrato sulla vita reale. Quest’ultimo possiede di norma, strutturata, una grande articolazione di pensiero: non tenerne conto equivale a far scendere la comunicazione a rango di mero esercizio muscolare: “Fai così perché te lo dico io!”. In realtà l’adulto, con varie inclinazioni, é disponibile ad apprendere ciò che ha bisogno di sapere o saper fare per far fronte alla molteplicità delle situazioni della vita reale.

Del tutto evidente, gli adulti hanno maggiori esperienze formative, un vissuto personale più ampio delle persone giovani. Questo perché hanno accumulato esperienza. I maggiori errori organizzativi capitano quando esiste enorme differenza tra mappa e territorio, meglio tra mappatori e mappati: l’intera struttura va in crisi di razionalità perché a stimolo erogato sull’analisi della mappa e della contingenza, si ottiene una risposta sistemica inaspettata o quantitativamente sproporzionata in riferimento all’aspettativa. Con prassi generale, un po’ come si fa coi termometri che fanno le bizze, servirebbe far ripartire tutto da un livello più basso, verificare i singoli step dell’analisi, in via incrementale. Rifatta la mappa, stavolta coerente col territorio, ritentare l’azione situazionale, secondo una ciclicità che finalmente esprima i valori qualitativi di riferimento.

Una volta raggiunto questo avremo, con ottime probabilità, eliminato almeno metà delle criticità iniziali.

Qui giunti, servirà dar soluzione al come metter in essere l’azione organizzativa congrua al contesto, stavolta convenientemente mappato. Altro errato assunto é credere che gli adulti siano disponibili alla formazione per ottenere un lavoro migliore, promozioni et similia. Le vere molle sono date da pressioni interne: autostima, qualità della vita, soddisfazione e relazioni sociali nell’ambiente di lavoro. Parte da qui la parte più difficile per  l’organizzazione: sbagliare la scelta delle key figures può produrre effetti esiziali su capacità di reazione e ottenimento del risultato prefisso. Qualsivoglia azione correttiva fungerà da palliativo a carenze strutturali e di credibilità dei riferimenti organizzativi – ad aver voglia la letteratura é prodiga d’illuminanti esempi sul tema.

Non troppo in là nel tempo, i profili professionali venivano costruiti con mera addizione dalla posizione di partenza, attribuendo ai ruoli caratteristiche standard: il progettista doveva essere tecnico, I’amministrativo aver fatto studi di ragioneria, il venditore conoscere il prodotto e via così. L’attuale scenario mondiale é totalmente diverso e su questo si é costretti a competere. Per la verità, non tutte le organizzazioni se ne sono accorte, anche se non é certo opportuno restar legati all’idea che professionalità, competenze e capacita, siano determinate dalla posizione o dal ruolo e che dunque, il ruolo sia l’obiettivo della formazione.

Oggi il corretto metro della professionalità é essenzialmente in funzione del contesto in cui opera, ovvero del settore di business. Se erogo un servizio e vengo costantemente sondato circa parametri qualitativi misurabili, più che focalizzarmi sul cosa, dovrò fare attenzione al come, anzi con più precisione al percepito del cliente.

Il progettista meccanico più ricercato, fino a pochi anni fa, era quello che sapeva creare prodotti totalmente nuovi. Ora sono richiestissimi ingegneri che realizzano il massimo dell’innovazione cambiando il meno possibile. Quel che serve é un cambio di passo da mentalità chiusa, statica, di progettisti orientati al prodotto (servizio) a progettisti orientati al cliente e al mercato. Da cui, la progettazione formativa sarà sempre meno standard e sempre più orientata a sostenere la cultura organizzativa dell’azienda che deve poter competere per sopravvivere. Scelte di cordata, legate ad un regime minimo, non bastano più a mantenere la linea di galleggiamento, l’organizzazione dev’essere aperta al cambiamento perché é lo scenario competitivo a variare, generando e subendo costanti mutamenti.

Restare avvinghiati ad assurdi stereotipi non farà che accelerare il declino e favorire i competitori: potremo anche eccellere in una miriade d’indicatori interni, meccanici e statistici, ma nulla sapremo della realtà esterna.

La forma di valutazione delle prestazioni, spesso vissuta come processo atto a fornire un giudizio sull’interessato dal quale scende un’influenza più o meno diretta sulla retribuzione, ha altresì lo scopo di finalizzare l’energia, indicando più chiaramente possibile le mete cui ciascuno dovrà tendere. Agganciare le prestazioni ad una serie di parametri direttamente legati alla percezione cliente, significa farne uno strumento di sviluppo del contributo erogato dal collaboratore e quindi della professionalità in senso lato. Potremo anche costruire la migliore macchina del mondo, ma se non sapremo motivare la crescita di chi l’assembla ne far percepire il prodotto al cliente, saremo destinati a venir superati da chi fa macchine scadenti ma eccelle nel saper parlare al cliente.

E’ questa la base per cui la valutazione del potenziale dei collaboratori, mira a programmare la mobilita verticale e orizzontale delle persone all’interno dell’organizzazione, proiettandole verso posizioni in cui possano affermare qualità latenti ed estremamente utili per la struttura.

Logiche bloccate a mera addizione di capacità, ovvero il prevalere di inespressi interessi sulla corretta organizzazione delle risorse, produrrà solo disefficientamento e assenza di governance nell’organizzazione.

 Andrea Peghin