Finalmente Settembre

Seis meses para siempreOggi ho provato a riordinare quel campo minato che è la mia stanza e ho trovato un regalo del 14 maggio 2007, il mio ultimo giorno da studentessa Erasmus. Il giorno dei saluti una mia amica siciliana mi ha regalato un’agenda chiedendomi di scrivere:” Este libro que todavia no has escrito pero ya existe en tu corazòn y en el de las personas que te han conocodio- Dedicado a ti y a ellas“.

Non so, non ho mai capito perché mi ha chiesto di scrivere un libro su tutti noi, anche perché sette anni fa non sapevo nemmeno di voler fare la scrittrice. O forse volevo farlo, ma mollavo ogni volta, non ci credevo abbastanza. Eppure ci aveva visto giusto.

E allora, siccome mancano solo 23 giorni all’uscita del mio libro Papà mi presti i soldi che devo lavorare ho deciso di rispettare la promessa, dedicando a tutte loro questo manuale che inizia così:”Sono Alessia Bottone, classe 1985. Il mio soprannome è Black & Decker perché martello di brutto fino a quando non ottengo ciò che desidero. Ho una laurea in Scienze Politiche Istituzioni e Politiche per la Pace e i Diritti Umani, ovvero in Scienze della Disoccupazione a lungo termine. Il titolo l’ho ottenuto non frequentando l’università bensì girando il mondo, e presentandomi a Padova solo durante la sessione degli esami. I banchi non mi sono mai piaciuti e ho sempre pensato che la pratica fosse meglio della teoria.

Amo viaggiare, e ho tentato la mia prima fuga a quattro anni quando ho “preso in prestito” cinquantamila lire che mio papà aveva nascosto nella credenza. Ho salutato mia nonna che abitava nell’appartamento di fianco, chiedendole di lasciare detto ai miei che sarei partita per un po’ approfittando del fatto che si erano addormentati. Mi hanno bloccata
subito. Ci ho riprovato 17 anni dopo ed è andata bene”.

Copertina libro

Copertina del libro

Qualcuno deve aspettare di avere 70 anni prima di raccontare la sua storia, io l’ho racchiusa in questo libro, per riderci sopra, ma soprattutto per riunire tutte quelle avventure di cui tanti di voi fanno parte per raccontarle un giorno ai nipotini. Perché se è vero che il percorso è stato travagliato, pieno di insidie, di giornate trascorse a chiedermi “e adesso come me la cavo” è anche vero che ho avuto la possibilità di vivere esperienze incredibili.

E ne sono fiera, perché l’ho fatto senza un Euro, e senza conoscenze, e senza raccomandazioni, anche perché, lo ammetto, con il caratterino che mi ritrovo è più facile che mi diano un calcio più che una “spintarella”.

Colgo quindi l’occasione per ringraziare tutti i ragazzi e ragazze che ho conosciuto durante il mio girovagare per il mondo. Mi hanno insegnato a vivere con lo zaino in spalla, a mollare i tacchi e vivere senza scarpe, a montare una tenda, dormire e a dormire in un camping anni ’30 come questo. Non ho scordato chi mi ha offerto il suo divano mentre cercavo casa e lavoro. E nemmeno quel caffè siriano che bevevo tutti i pomeriggi con i profughi del centro di accoglienza in Svizzera discutendo di politica, fumando sigarette e giocando a scacchi.

CampingApprofitto anche per ringraziare mio papà per quel messaggio che mi ha inviato mentre ero sola e in cerca di un impiego a Parigi gli chiedevo cosa dovevo fare? e lui candidamente mi ha risposto:”Tu hai mille risorse, futtettenne”. E così ho fatto.

Non diventerò un novello Neruda, e nemmeno una giornalista di successo. Però mi sono divertita e ho realizzato il mio seppur piccolo desiderio. In fondo non mi interessa arrivare da nessuna parte, è il viaggio la parte più divertente.

SarajevoSognate, credeteci, rischiate e credetemi: Il master e l’Università prestigiosa fanno la loro parte sul cv, ma la passione, quella non la si compra, la si impara e farà gola a colui che un giorno vorrà assumervi, anche in tempi neri come questi.

In bocca al lupo.

Alessia Bottone

“LAVORI?”-” UN PO’, MA NIENTE DI SERIO”

foto 3Italia 1970.

Diploma, laurea (forse), matrimonio, casa, figli, andate in pace.

Italia 2014. 

Diploma, laurea, Erasmus, Master, Dottorato, stage, apprendistato, capelli bianchi, contratto a progetto, stage, co.co.co o co.co.de, cameriere a Londra, spazzacamino in Francia, porta pizze in Italia, gelataio in Germania, stage (di nuovo??), matrimonio (non scherziamo proprio), figli (e chi li mantiene?), 80 Euro di Renzi= più kebab per tutti, contratto a tempo determinato, flessibilità.

La nostra società è cambiata. Il mondo del lavoro (un mondo peraltro sconosciuto) pure. Se nel 1970, 1980 e 1990 l’iter nasco-cresco-imparo-evolvo e mi riproduco era abbastanza lineare, oggi la procedura risulta essere più complicata e, a voler essere sinceri, non sempre confluisce in un miglioramento, al massimo in uno stage, o in un Erasmus per 50enni, così giusto per “reinventarsi” e stare sul pezzo.

Ormai ci “abbiamo fatto il callo” e in fondo “Precariare “, diceva una mia collega quarantenne con le occhiaie fino alle ginocchia, alla quale non ho avuto il coraggio di rispondere: “Veramente mi sembra che tu sia messa maluccio”.

In chat, su whatsapp, via sms, non ci si chiede più come va. Si arriva direttamente al sodo. In genere inizio i lunedì mattina in modo molto gradevole con amica 1 che scrive”io non garantisco per oggi, forse mi licenzio”, amica 2 che scrive” No dico ed io ho fatto tutto questo per ottenere questo” e amico 3 che tenta un remake di “Come uccidere il proprio capo e vivere felici” per concludersi in amica 4 che mi scrive “Dammi un buon motivo per restare, a parte le due settimane di contratto a chiamata ( e sempre se chiamano).

Nella disperazione io mi diverto un sacco a rispondere ai loro messaggi, siamo una sorta di terapia di gruppo, due insulti e passa la paura insomma.Fino qui tutto nella norma insomma. Ciò che veramente disturba però è chi se ne approfitta di questa insana situazione.

Immaginate di avere ancora 19 anni e di essere pronti per la vostra carriera universitaria.Qualcuno, dei pazzi forse, hanno scelto di occuparsi degli altri. Sì, lo sappiamo, non va di moda, ma c’è ancora qualche personaggio idealista in giro che spera di mettere giù qualche mattoncino per costruire un mondo migliore, o forse per non vederlo peggiorare tutto ad un tratto.

Ma torniamo a noi. Lui o lei hanno scelto facoltà tipo psicologia, scienze politiche, scienze dell’educazione, etc, e sono pronti ad avventurarsi nel mondo del sociale ma, non sono consapevoli che il mondo del sociale, non ha nessuna intenzione di lasciarli entrare, perché non sia mai a dire che i 900, 00 Euro al mese di stipendio vengano condivisi con altri pazzi e idealisti disposti a lavorare per tale cifra!!!

Succede allora, che si comincia con uno stage, senza rimborso spese, si finisce con un volontariato che volontariato non è, e poi si conclude con un altro stage per tutelare i diritti umani, per associazioni che vogliono promuovere valori quali la giustizia, la cooperazione, la salute, e diritti quali il lavoro. ….del diritto però ad essere ricompensati, nessuno ne parla!

Paradossale no? Associazioni e ong che tentano di consapevolizzare gli esseri umani in merito ai loro diritti inviolabili, per poi ritrovarsi a dire” ci dispiace stagista e o finto volontario, il massimo che possiamo offrirti è una scrivania per lavorare per noi, ma sappi che è un grande onore, perché li fuori siete tanti candidati, c’è solo l’imbarazzo della scelta”.

Eh già perché per fare del bene, devi avere le spalle coperte, perché la gavetta è lunga, e al massimo ti ringrazieranno con due pacche sulla spalla. Però sei stato scelto, mica pizza e fichi.

Dopo aver fatto un po’ di sano sarcasmo vi allego il link della mia inchiesta nel mondo del No Profit. Vi farete un’idea, o forse solo il sangue amaro, o forse costituirete un gruppo di alleanza come il nostro. In ogni caso qualcosa farete, e sarà meglio che non far nulla, vista la tendenza attuale all’omertà.

Il No profit che non paga

Alessia

 

UNA FESTA PER CAMBIARE

tuttosumiamadre28 Marzo, Festa delle donne.

“Sai Alessia, tu parli spesso di disoccupazione, ma non ti occupi di chi un lavoro ce l’ha e non lo soddisfa”.

Mi ricordo di questa conversazione come se fosse ieri. Ero basita, una frase del genere, in tempi neri come questi,  sembra quasi una sfida nei confronti di chi invia cv che finiscono direttamente nello spam.

Un anno dopo mi rendo conto che, forse, quella ragazza non aveva tutti i torti.

Parlo poco di chi il suo lavoro non lo sopporta, di chi vorrebbe cambiare, ma non ci riesce, di chi un lavoro ce l’ha ma non sa dove lasciare i figli durante tutte quelle ore perché mancano i servizi,  di chi lavora tanto e si ritrova a fine mese con il porcellino vuoto e i sensi di colpa per non essere riuscito, neanche questa volta, a mettere via qualcosa, o magari a pagarsi un affitto di casa e sentirsi indipendente.

Una festa per ricordare, una festa per cambiare

Oggi che è l’8 Marzo allora ho colto l’occasione per pubblicare una lettera di una “madre indignata” che si ritrova a fare i conti con un problema all’italiana, la mancanza di asili, le graduatorie, le rette, la difficoltà di essere donna, madre, disoccupata e qualche volta lavoratrice perché essere mamme in Italia può essere molto difficile, se non hai una nonna che ti tiene i bambini, se guadagni meno di quanto ti chiedono per tenerlo il tuo bambino, se il tuo capo spera che tra carriera e famiglia, sceglierai sempre la prima, se per motivi diversi sei rimasta sola e sei giovane, e devi imparare a fare da papà oltre che da mamma.

La lettera

“Ciao Alessia Sono una ragazza madre di 30 anni  residente a Settimo milanese dagli anni 80, a dicembre è nato il mio bimbo cercato con tanto amore. Purtroppo la ditta nella quale lavoravo ha chiuso e perciò risulto disoccupata, monoreddito con un mutuo e un figlio a carico,  ho compilato il modulo per iscrivere mio figlio al nido nella certezza venisse inserito così da poter cercare lavoro, che molto probabilmente ho trovato, ma ecco la sorpresa leggendo le graduatorie del nido, siamo in lista d’attesa!

Rimango basita leggendo nell’elenco dei bimbi accettati la presenza di nomi di bambini che devono ancora nascere, possibile?! Sì per il comune  questo è un criterio corretto, mi hanno dato dei nominativi di nidi privati convenzionati ma in altri comuni, bisogna pagare all’iscrizione una tassa cospicua più pannolini, lavanderia ecc tutto fuori dalla retta mensile (io pagherei 260 euro l’iscrizione, 210 euro pannolini più mensilmente 50euro di lavanderia e 180euro di retta, 40euro di pre e post scuola) se il nido non accetta mio figlio perché ci sarebbe da fare un’altra graduatoria, i soldi dell’iscrizione vengono persi, per una persona che non ha lavoro vi sembra logico?!

L’altro suggerimento del Comune è quello di accettare il lavoro e affidare il bimbo ad una tata, quindi lavorerei per dare lo stipendio alla baby sitter…?Nel frattempo aspettare l’anno prossimo per le nuove graduatorie.Sono molto dispiaciuta, ma sono arrivata alla conclusione che forse al comune interessa di più  incassare 400 euro a bambino, invece che 180, senza tutelare chi è in difficoltà. Una madre indignata.”

Per tutte le mamme e le donne il mio augurio che da Facebook è direttamente passato su Uninews 24 grazie a Valeria Esposito Vivino.

“Per me il vero 8 marzo sarà il giorno il cui non ci vorranno le quote rosa per vedere le donne in Parlamento o nei Consigli di Amministrazione; non sarà necessaria una legge più severa per punire la violenza; non ci sarà bisogno di una rivoluzione per poter guidare, studiare, parlare ; quando nessuno penserà “in fondo se l’è cercata, aveva la gonna corta”; quando chiuderanno le associazioni che curano le donne acidificate del Pakistan, o quelle che salvano le bambine e le donne dai matrimoni obbligati e dalle lapidazioni; quando il gap salariale sarà un lontano ricordo, quando ai colloqui non chiederanno “hai intenzione di fare figli, sennò la risposta è no”, quando le donne avranno smesso di emulare gli uomini per sentirsi meno fragili e quando gli uomini avranno capito che sì, ce la facciamo da sole, ma che non possiamo e non vogliamo fare a meno di loro”.

Alessia Bottone

GLI “INCASTRATI”

cuocoCari lettori,
mi è appena arrivata questa lettera e mi sono sentita una schifezza. Mi lamento ma poi mi rendo conto che sono giovane e ho tutta la vita davanti. In Italia si parla poco di una categoria che io oserei definire gli incastrati.
Chi sono gli incastrati? Coloro che a 50 anni e a 60 anni non sono né carne e né pesce, “vecchi per lavorare” ma “giovani per la pensione”. Cosa hanno in mente di fare di loro ancora non lo sappiamo. Mi appello a voi, qualcuno può dargli una mano? Un lavoretto?
Ecco a voi la lettera:
Ciao Alessia,
sono un signore di 62anni, disoccupato, da circa 2  anni, con famiglia e affitto da pagare, ( faccio presente che ho lo sfratto il  24 giugno 2013, se non pago la somma prestabilita ), l’anno scorso sono stato  chiamato giù in calabria presso un resort, metà giugno, ho subito fatto presente la messa  in regola del contratto di lavoro, dello stipendio, ecc….passa un giorno,  passano 2 giorni, passa una settimana, alla fine parlo con lo  CHEF, e mi risponde e tutto in regola, devo solamente firmarlo.
Ti faccio presente che lavoro nel settore  alberghiero da circa 40anni, sono un Cuoco…….
E verso la metà di luglio, ho subito un incidente  sul lavoro, sono scivolato giù per le scale fra la cucina e le celle  frigorifere, dove mi ero recato per approvigionamento della cucina, una scala di  ferro anni 60 coperta di grassi e unto di origine alimentare, ( in cucina era  tutto fuori regola ) e andavo a collidere contro una porta di ferro lasciata  spalancata, in poche parole, hanno dovuto chiamare il 118 e portarmi al pronto  soccorso, dopo 3 gg. mi e venuta a prendere la Direttrice, e mi dice che ha  saputo che non sono ancora in regola e che dovevo firmare la revoca  dell’incidente all’inail, cosichè avendo lavorato tutto il periodo in nero e  alla fine
non ho percepito un cent, e di conseguenza non  potuto pagare l’affitto e bollette ecc.
Sono disposto a lavorare anche nei supermercati,  gastronomie, enoteche, hotel, famiglie private….aiutatemi!!……Abbiamo  ancora una dignità…chiedo sopratutto un lavoro, a chiedere non bisogna avere  vergogna, se mai e chi lo offre o chi lo dà, se non mantiene la parola, si  dovrebbe vergognare, non sono un delinquente e neanche uno che va a rapinare  banche………..
In ogni caso questa mia lettera è un rigurgito di  orgoglio contro di loro in definizione che mi ha messo tanto malincuore, e in  depressione, e con tutto il rispetto che ho, ed il rispetto delle famiglie  medio-povere, come lo siamo noi e tantissime altre.
Io ho sempre lavorato in team a contatto diretto  con tante persone di tutte le nazionalità, se una persona e innamorata della  propria professione e ne viene continuamente gratificata, sarà sempre pronta a  lavorare e non si pone nemmeno il problema, io senza l’armonia con la quale  svolgo il mio lavoro, non potrei vivere e credo proprio di non aver sbagliato  professione e………………nemmeno Vita.
Sono stato a Londra circa 16 mesi, ed ho avuto la  fortuna di organizzare con i miei colleghi il matrimonio della pricipessa ANNA  D’INGHILTERRA nel 73……….esperienza unica!!
ti ringrazio,
cordialmente,
Vittorio
la mia e.mail:  vbottacin@email.it

GIOVANI DI SERIE B, QUANDO DIREMO BASTA?

precaria_stagista250Cari lettori,

dopo due anni in cerca di uno spiraglio posso confermarvi che qui non c’è nulla da fare.

Ci hanno detto che dovevamo riciclarci e allora ho buttato la laurea dalla finestra e sono andata a fare i colloqui per fare la segretaria e la centralinista, la cameriera etc. niente, ero troppo.

Mi hanno detto che dovevo imparare ad usare i social media perché sono la svolta, l’ho fatto e nulla. Sono andata in televisione e ho gridato la nostra rabbia, niente, tante promesse, nessuna risposta. Ho inviato centinaia di email, ho chiesto alle conoscenze e anche li nessuna risposta.

Allora ho deciso di pubblicare un libro” Amore ai tempi dello stage- Manuale per coppie di precari” per provare a crearmelo da sola il lavoro, e anche li le risposte sono state: “la sua è una piccola casa editrice, non prenotiamo questo libro”;” Lei è un’autrice sconosciuta, interessante il suo libro, ma noi non ne parleremo in radio/nel nostro blog etc”.  Interessante il tuo libro, ma noi siamo contro quelli che si auto pubblicano/pagano per pubblicarsi.  Ma io non mi sono auto pubblicata  ho un contratto in mano. “Beh, amen, non posso lo stesso,  però dammi una copia omaggio del libro”. E intanto vedi che la Marini scrive un libro e la Belen porta i pantaloncini corti per strada e quelli si che li pubblicizzano.

Questo se rispondevano, perché tanti non si sono nemmeno degnati di dare una risposta.  Spariti, nel nulla.

Interviste sui giornali scomparse, blog che non mi hanno mai mandato la recensione che attendevo, promesse su promesse ed io che risparmiavo su tutto per arrivare  a raggiungere una semi-indipendenza.

La verità? Amici a parte, e feste a parte (perché sono una festaiola, socievole, passionaria e determinata, o meglio lo ero) da quando sono tornata in Italia è andato tutto storto. Due anni terribili, in attesa di un miracolo, mai arrivato. Di umiliazioni, di porte sbattute in faccia. Perché la verità è una sola, sono una giovane di serie b, sono figlia di nessuno, e ho creduto alle parole di mio papà che mi diceva sempre “Studia Alessia, e vedrai, un giorno ce la farai a combinare qualcosa”. Ci ho creduto, e meno male, sennò chissà dove sarei andata a finire. L’adolescenza è un periodo così difficile di suo che se non ti fissi un obiettivo diventa facile perdere la bussola.

Oggi però so dove non voglio finire. La rabbia e la frustrazione mi fanno parlare come un anziano di 80 anni e siccome ne ho solo 27 e tanta voglia di vivere allora dico basta.  Basta a chi mi chiede copie omaggio del libro, perché così disprezzi il mio lavoro e non sei da meno di quelli che ti pagano quattro euro l’ora per lavorare. Basta a chi mi ha illuso e basta a chi pretende e non da, basta vedermi passare avanti i rampolli e i raccomandati.

Sono di serie b e me ne vanto, perché nonostante tutto non sono mai stata in panchina, perché ho viaggiato e studiato senza un euro, perché mi pago persino le mutande da quando ho 15 anni facendo la cameriera per non pesare sul bilancio.

Da domani però si cambia musica, ed invito tutti i giovani di serie b a farlo.

Tenetevi i soldi e le speranze e lasciate il Paese, non ha nulla da darvi e vi ha già tolto troppo.

Un caro saluto

Alessia Bottone

LINK PUNTATA 24/02/2012

1-mattina-in-famigliaCari lettori,

eccovi il link della puntata di stamattina di Uno Mattina in famiglia per chi se la fosse persa. Adesso sono appena tornata a Verona e sono distrutta, ma in treno mi sono messa a pensare. Perché non ho chiesto allo Psicologo se è consapevole del fatto che il mercato del lavoro attuale considera inutile anche la laurea in Psicologia o meglio che i giovani di oggi laureati in psicologia sono considerati inutili. Ma soprattutto i Professori sono consapevoli del fatto che insegnando fino a 80 anni tolgono spazio ai giovani? Qualcuno mi ha scritto oggi dicendomi “Perché non vanno loro a fare i meccanici se è così ben retribuito come lavoro?”. Bella domanda! Io nutro molto rispetto nei confronti della precedente generazione, e temo che questa sia stia trasformando in una guerra fra poveri. E’ anche vero che oggi effettivamente di lavoro ce n’è, e tanto, solo che non è retribuito! Non siate choosy ragazzi, fatelo un po’ di volontariato per la patria! Alla prossima!

Ps: Ho rivisto la puntata e mi sono resa conto che ho detto che ho detto di aver fatto uno stage al Parlamento. Mi correggo subito. Io ho fatto uno stage per una lobby che faceva consulenza per il Parlamento Europeo, quindi ho assistito alle riunioni del Parlamento tutte le settimane, ho lavorato sui documenti Ue e i miei emendamenti sono stati approvati. Ma non ho mai vinto il tirocinio diretto. Ci tengo a precisarlo. Chiedo scusa. Lo stage alle Nazioni Unite invece è vero, per fortuna, visto che è sempre stato uno dei miei sogni sin da ragazzina.

Alessia Bottone

WWW.QUANDOCIFATELAVORARE.ORG

precariato1Ci siamo è arrivato il fatidico giorno: hai un colloquio. Sei riuscita a superare tutti gli ostacoli, sei persino riuscita a parlare con quella figura mistica del Responsabile Risorse Umane che tra una missione interplanetaria e un viaggio sabbatico alla ricerca di se stesso ha avuto persino il tempo di rispondere alle tue telefonate! Sei arrivata allo step successivo, tra centinaia di cv ora sei finalmente seduta nella sala d’attesa assieme ad altre sole 50 ragazze tutte pronte a combattere per quel posto: l’impiegata in stage.

Attenzione non stage, pronunciata all’inglese, ma alla francese cioè uno staggggggggeeeee, in modo da dare alla tipologia contrattuale in giusto riconoscimento morale ed economico che merita! (Frase da leggere per i meno giovani in modalità Anna Marchesini-La Sessuologa)

Ma tu sei tranquilla, perché oltre alla laurea ti sei sparata mesi di volontariato nei call centre nella ricerca fondi per bambini in Africa, hai fatto tre corsi di contabilità, parli tre lingue,  uno di pure di uncinetto e sai pure fare la spaccata: il posto sarà tuo di sicuro!

A te non importa che tipo di impiego andrai a fare, vuoi solo uscire dalla classifica Laureatitoltiallagricoltura dove da troppo tempo detieni un record.

E invece no cara la nostra anima candida! Hai sbagliato di grosso.

Ora sei seduta davanti all’esaminatore interessato ai tuoi hobby, i tuoi corsi, le tue esperienze professionali ma la sua espressione cambia di colpo quando legge: Laureata!

Te lo avevamo detto, ma hai voluto fare di testa tua, ti sei voluta laureare, hai voluto studiare, fare l’alternativa iscrivendoti a Lingue. Ti avevano detto che il mondo globalizzato avrebbe aperto le frontiere e che in casa non bisognava mai farsi mancare il Moment, una confezione di carta igienica  di scorta  e  un interprete o una I spik inglish!

Non hai seguito i nostri consigli: Omettere i particolari nel cv è la prima regola!

Tu quella laurea la dovevi nascondere nel cv, dovevi inventarti che per cinque anni avevi cercato te stessa alle Falde del Kilimangiaro.

Mia cara ragazza che per comodità chiameremo Eramegliosetidaviallippica chi se ne frega che voleva dare soddisfazioni ai tuoi genitori, magari renderli fieri di te! Devi essere flessibile! Lo dovevi capire quando sentivi scricchiolare il terreno, scendere dal treno in corsa ed iscriverti subito ad un corso di igienista dentale o assistente tuttofare.

“Lei è troppo per la nostra azienda” , questa è la frase che ti senti dire a tre minuti dall’inizio del tuo colloquio. A parte il fatto che questo “lei è troppo”puzza molto di fregatura. Non cadere nella trappola mia cara, perché tra poco sarai tu a dover pagare loro per farti assumere. Il discorso non fila. è come andare al bar, bere un caffè e poi dire”Mi spiace non posso pagarla, però il caffè era buono”.

Ora mettiamo pure che la nostra candidata sia troppo, cosa vogliamo farle fare?

Come glielo spieghiamo che i 2.000 euro l’anno di tasse + 5000.00 euro l’anno di affitto+ 1000.00 euro l’anno di libri etc. sono serviti solo a salvare la cattedra a Professori meglio definiti Iononmischiodo attaccati alle loro cattedre meglio definite Barcollomanonmollo e ai loro corsi peraltro obsoleti e inutili? Per non contare tutti i loro manuali che avete comprato per la modica cifra di 50,00 euro al pezzo. (no ma la cultura è per tutti)

Oggi studenti e laureati non vi servono più però non dicevate la stessa cosa quando:

A)     Pagavano gli affitti delle vostre case che dividevate in 20 stanze e che vi fruttavano 1500,00 euro al mese con contratti in nero.

B)      Quando gli studenti compravano i vostri manuali da studiare per la modica cifra di 50,00 euro al pezzo (ultima offerta siori).

C)      Quando spendevano 700, 00 euro l’anno di abbonamento del treno, quando pagavano 2000, 00 euro l’anno di tasse.

Noi dell’associazione www.quandopensatedifarcilavorare.org vi abbiamo mantenuto e oggi voi ci cacciate. Allora vi dovete anche prendere la briga di spiegare a candidata Iovolevosololavorare perché lei è troppo per questi lavori e troppo poco per lavori per i quali ha studiato e avrebbe le competenze.. Che nel 2015 tutto andrà meglio e che nel frattempo  non si impegni troppo perché vi piacciono le cose come stanno.

Per gli ideali, la voglia di fare e l’imprenditorialità tutto sulla destra, dopo il confine grazie!

SOGNARE?NESSUNO CE LO POTRÁ MAI TOGLIERE

Ciao Alessia,
innanzitutto sono molto onorato di scriverti questa mail, per raccontarti in breve la mia storia lavorativa. Mi chiamo Maurizio Squarcina, ho 44 anni sono residente ad Arre (PD) ho lavorato per 17 anni in una azienda di materie plastiche come adetto alle spedizioni, in tanti anni di lavoro e sacrifici, non abbiamo mai incontrato disagi o cose simili, poi però nel 2009 il titolare è stato costretto a lasciarci tutti a casa perchè non arrivavano più commesse ed i fornitori non pagavano più, e quindi fù costretto a prendere questa bruttissima decisione. Per me da quel momento si aprirono le porte dell’inferno perchè da allora, non ho più trovato un lavoro fisso per dare una garanzia al mio futuro, posso ringraziare il Comune che mi ha fatto lavorare in lavori socialmente utili, e attualmente svolgo il Servizio Scuole avendo una situazione familiare disagiasta. Nel tempo libero sono cantante cover di Zucchero e Volontario della Protezione Civile. Continua a leggere