GIOVANI DI SERIE B, QUANDO DIREMO BASTA?

precaria_stagista250Cari lettori,

dopo due anni in cerca di uno spiraglio posso confermarvi che qui non c’è nulla da fare.

Ci hanno detto che dovevamo riciclarci e allora ho buttato la laurea dalla finestra e sono andata a fare i colloqui per fare la segretaria e la centralinista, la cameriera etc. niente, ero troppo.

Mi hanno detto che dovevo imparare ad usare i social media perché sono la svolta, l’ho fatto e nulla. Sono andata in televisione e ho gridato la nostra rabbia, niente, tante promesse, nessuna risposta. Ho inviato centinaia di email, ho chiesto alle conoscenze e anche li nessuna risposta.

Allora ho deciso di pubblicare un libro” Amore ai tempi dello stage- Manuale per coppie di precari” per provare a crearmelo da sola il lavoro, e anche li le risposte sono state: “la sua è una piccola casa editrice, non prenotiamo questo libro”;” Lei è un’autrice sconosciuta, interessante il suo libro, ma noi non ne parleremo in radio/nel nostro blog etc”.  Interessante il tuo libro, ma noi siamo contro quelli che si auto pubblicano/pagano per pubblicarsi.  Ma io non mi sono auto pubblicata  ho un contratto in mano. “Beh, amen, non posso lo stesso,  però dammi una copia omaggio del libro”. E intanto vedi che la Marini scrive un libro e la Belen porta i pantaloncini corti per strada e quelli si che li pubblicizzano.

Questo se rispondevano, perché tanti non si sono nemmeno degnati di dare una risposta.  Spariti, nel nulla.

Interviste sui giornali scomparse, blog che non mi hanno mai mandato la recensione che attendevo, promesse su promesse ed io che risparmiavo su tutto per arrivare  a raggiungere una semi-indipendenza.

La verità? Amici a parte, e feste a parte (perché sono una festaiola, socievole, passionaria e determinata, o meglio lo ero) da quando sono tornata in Italia è andato tutto storto. Due anni terribili, in attesa di un miracolo, mai arrivato. Di umiliazioni, di porte sbattute in faccia. Perché la verità è una sola, sono una giovane di serie b, sono figlia di nessuno, e ho creduto alle parole di mio papà che mi diceva sempre “Studia Alessia, e vedrai, un giorno ce la farai a combinare qualcosa”. Ci ho creduto, e meno male, sennò chissà dove sarei andata a finire. L’adolescenza è un periodo così difficile di suo che se non ti fissi un obiettivo diventa facile perdere la bussola.

Oggi però so dove non voglio finire. La rabbia e la frustrazione mi fanno parlare come un anziano di 80 anni e siccome ne ho solo 27 e tanta voglia di vivere allora dico basta.  Basta a chi mi chiede copie omaggio del libro, perché così disprezzi il mio lavoro e non sei da meno di quelli che ti pagano quattro euro l’ora per lavorare. Basta a chi mi ha illuso e basta a chi pretende e non da, basta vedermi passare avanti i rampolli e i raccomandati.

Sono di serie b e me ne vanto, perché nonostante tutto non sono mai stata in panchina, perché ho viaggiato e studiato senza un euro, perché mi pago persino le mutande da quando ho 15 anni facendo la cameriera per non pesare sul bilancio.

Da domani però si cambia musica, ed invito tutti i giovani di serie b a farlo.

Tenetevi i soldi e le speranze e lasciate il Paese, non ha nulla da darvi e vi ha già tolto troppo.

Un caro saluto

Alessia Bottone

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27 thoughts on “GIOVANI DI SERIE B, QUANDO DIREMO BASTA?

  1. Ciao Alessia.

    Ho sempre seguito il tuo blog sperando che saresti stata il faro in quella terra distrutta dal nepotismo e dal baronismo che non ci vuole più da tempo ormai.

    L’Italia ci ha distrutti dentro, e ci ha resi cattivi nei confronti della patria e dei connazionali.

    Purtroppo mi rendo conto che e’ troppo dura stare li. Troppo logorante per poterti dire: “Coraggio non mollare!” Non ho cuore di dirti di calmarti, di prendere un bel respiro e dirti di non rinunciare. So che non posso implorarti di non rinunciare, ma di continua a cambiarla, perché tu sei stata l’unica che davvero ci ha voluto provare veramente, e seriamente.

    Ma non ti dimenticare che nonostante ciò, tu mancherai a quella terra come alla sua gente, anche se adesso non te ne rendi conto.

    Quindi non partire arrabbiata, ma goditi i tuoi fallimenti allo stesso modo con cui celebrerai i tuoi successi all’estero. Perché essi ti hanno resa ciò che sei.

    Ti auguro di cuore in bocca al lupo.

    Stefano

    • Caro Stefano,
      ti ringrazio per la comprensione. So che mi hai seguito in questi mesi con dedizione, tra l’altro. Io ce l’ho messa davvero tutta, ma non si può passare le giornate aspettando un miracolo. Chissà, forse è un segnale, la mia strada non è qui…te lo saprò dire! In ogni caso devo far passare l’estate sperando di riuscire a mettere via dei risparmi per partire!
      Grazie!
      Alessia

  2. Oddio Alessia, se hanno spento anche le tue speranze allora non ce ne sono per nessuno di noi! D: Ti lascio un commento che ho appena trovato su linkedin, a proposito di un concorso il cui bando era scaduto diverse settimane fa ma ancora non avevamo nessuna notizia su pubblicazioni di graduatorie o comunicazioni via mail:

    “scusate…ma dove si trova la graduatoria degli ammessi al colloquio di selezione…? stamattina avrei dovuto fare il colloquio ma in realtà non mi sono presentata perchè l’ho saputo solo adesso telefonando. grazie”

    Mi sa che hai ragione, c’è davvero la gioventù di serie A e di serie B, finora non volevo crederci (ma in questo modo pensavo di non aver fatto abbastanza per guadagnarmi il mio posto al sole), ora invece… no doubt, e che Danimarca sia nel mio futuro! Amen!

    • Già….come dicevo l’altro giorno la resa è un atto di estremo coraggio, ed io non posso continuare ad accanirmi se le cose non vanno….amen, adesso mi siedo un po’ e mi fermo, e se non andrà beh, amen. In bocca al lupo in Danimarca!

  3. Ricordo ancora il momento della discussione su Facebook, prima che mi togliessi l’amicizia per una discussione politica discordante, dove affermavi che mai e poi mai avresti lasciato il paese.
    Interessante la reminiscenza dell’aver ragione.

  4. Cara Alessia,
    avrei voluto tanto comprare il tuo libro e vivendo all’estero ho approfittato di una mini vacanza a Roma e ho chiesto in varie librerie…niente! non ho potuto neanche ordinarlo! e mi dispiace tanto, avrei voluto tanto leggerlo…ma non mi arrendo, provo a farlo ordinare a mia mamma!
    Mi dispiace vedere che la tua rabbia e frustrazione abbiano preso il sopravvento, ma non posso consigliarti di restare in Italia e insistere, sarei una grande ipocrita…ho lasciato la mia Toscana 10 anni fa e lasciare famiglia e amici non e’ stato facile, ma lo rifarei subito, perche’ se fossi rimasta sarei ancora a cercare lavoro e a pesare sul bilancio familiare.
    Non credo che tornero’ piu’ a vivere in Italia, la mia vita (lavorativa e non) adesso e’ nel Regno Unito, sto per mettere su famiglia…ma mi auguro che un giorno la situazione italiana cambi, cosi’ che almeno gli italiani all’estero abbiano la possibilita’ di tornare, se vogliono…

    • E come fa la situazione italiana a cambiare se le menti migliori se ne sono andate? Scusa, non vuole essere una critica, ognuno deve fare ciò che si sente e soprattutto fare i conti con la propria situazione personale ed economica (come tu dici, se fossi rimasta avresti solo gravato sulla tua famiglia).
      Però se qualcuno pensa di poter sopravvivere in qualche modo qui in patria e intanto lavorare a progettare un futuro migliore, lo invito a non scoraggiarsi e a restare. Magari anche a carico di genitori o coniugi (ma certo non restando con le mani in mano). Altrimenti, se uno parte, trovo un po’ troppo comodo dire in pratica “spero di tornare quando qualcuno avrà pensato a rivoluzionare il mio paese”… a quel punto meglio dire “la mia vita ormai è altrove, che in Italia succeda quel che succeda”.
      Forse parlo così perchè, come altri miei amici, sono qui ad arrancare tra delusioni e speranze, convinti che bisogna inventarsi qualcosa qui ed ora, perchè abbiamo diritto di vivere dove siamo nati e lasciarvi qualcosa di buono per i nostri figli.

      • Hai ragione, pero’ e’ difficile dire “la mia vita ormai è altrove,che in Italia succeda quel che succeda”, l’Italia e’ comunque il Paese dove siamo nati e cresciuti e ci siamo affezionati, fa parte di noi…sarebbe triste se rifiutassimo completamente il nostro paese natio.
        E tramite il voto (purtroppo ci sono tanti giovani italiani all’estero che non votano perche’ non iscritti all’AIRE), internet, blogs, etc…possiamo comunque contribuire un po’.
        Credo che andarsene o rimanere siano entrambe scelte coraggiose, ognuna comporta sacrifici diversi…e’ giusto dire che abbiamo il diritto di vivere dove siamo nati, ma io ho scelto il diritto ad avere un lavoro e una famiglia.

      • Io ci ho provato, ci sto provando ragazze mie, ma lo vedete quanto è dura, e non parlo di arrivare da qualche parte, ma almeno di galleggiare. Le giornate sono lunghe nell’attesa che qualcosa succede. Scrivi e non risponde mai nessuno…In ogni caso la mia partenza è anche una ricerca di nuovi stimoli e fiducia nel futuro

    • Isabella, non dirmi così, aiuto! E’ proprio questo , il fatto che il mio libro non sia reperibile, che mi fa rimanere male. Ti credo quando dici che non vuoi tornare, in questo giorno di pioggia, vivo attaccata al computer nell’attesa di un email, di una risposta che non arriva. Così invecchio mentre aspetto!
      Ti consiglio una cosa, tramite questo link puoi comprarlo on-line e ti arriva direttamente a casa, anche all’estero.
      http://www.ibs.it/code/9788897695899/bottone-alessia/amore-tempi-dello.html
      Purtroppo per adesso è così….chissà, magari se arriverà quel famoso miracolo, andrà meglio….
      Grazie mille, anche per le tue parole!
      Alessia

      • Isabella, è proprio questa la cosa triste: che dobbiamo scegliere tra quali diritti fondamentali poter ancora godere – invece di poterli giustamente avere tutti.

        Alessia, sono stupita che il tuo libro non abbia diffusione: già solo per il titolo dovrebbe far colpo (se vogliamo guardare il lato commerciale della cosa, quello che dovrebbe far gola ai venditori). E distribuirlo tu direttamente on line (o nelle librerie on line, su e-bay, ecc…?) Scusa se forse non ho letto tutto, magari stai già adottando questa strategia; comunque se così non fosse provaci. Prova in tutti i modi, da qui o dall’estero: il tema è scottante ed è assurdo che non venga preso in considerazione.

  5. Pingback: GIOVANI DI SERIE B, QUANDO DIREMO BASTA? | Informare per Resistere

  6. Ciao Alessia
    io sono una mamma di figlie giovani, come te. E sono pure un editore vogliamo dire… indipendente? Posso dire di essere una mamma di serie A per il mio comportamento. So che le mie figlie appartengono a quella che io chiamo una generazione saltata. La mia prima figlia ha 35 anni e se la deve vedere con i più giovani. A parità di merito e pubblicazioni e quant’altro, passa il più giovane. Dunque deduco che siamo arrivati a parlare di over 35 che è una cosa assurda.
    Detto ciò, per esserti solidale e vicina più che mai, sono anche un editore, dicevo. E, come te, sperimento l’impotenza, la frustrazione, l’abnorme differenza tra chi ce la fa (non si capisce perché) e chi dovrebbe farcela (e si capisce perché). Questa sorta (anzi, per niente sorta) di darwinismo sociale è ciò che ha diviso e divide gli esseri umani. Non mi addentro in argomentazioni che generano perché cosmici ma, più semplicemente, ti racconto che pubblico inediti d’autore, come li chiamo io, che non hanno nulla da invidiare. Parlano del disagio nella sua accezione più ampia perché, come dico, oggi di disagio ce n’è parecchio. Chi segue il filone Urban Fantasy o Paranormal Activity non parla forse di disagio e del desiderio di fuggire questo mondo? Io penso di sì. E non fa lo stesso chi si addentra profondamente nella musica e ne fa la cornice del proprio romanzo? Io dico di sì, lo stesso. Se ti va, fai un giro sul nostro sito. E’ un po’ spartano. Faccio quasi tutto io e non ho troppo tempo di aggiornarlo se non nelle pubblicazioni.
    Cmq, è un anno che tento anch’io di trovare il mio santo in Paradiso. Ma è veramente lottare contro i mulini al vento. Non mollo ma a volte, come in questi giorni, è dura resistere. Tanto che ho scritto in alto, molto in alto minacciando. Sì! Si sono preoccupati ma non so cosa sortiremo con questo. Però, se possiamo farcela tra di noi, è un punto a nostro favore.
    Naturalmente sono d’accordo sull’andarsene da questo paese. Basta con il finto buonismo di rimanere a lottare per non si sa nemmeno cosa.
    Ah! Per ultimo. Anch’io come tuo papà ho voluto fortemente che le mie figlie studiassero e si laureassero (tutte e due con il massimo dei voti). E anch’io, come te, dico, e meno male che l’hanno fatto. Pensa se non erano nemmeno laureate……
    Un bacio sincero
    Mara

    • Ciao Mara,
      grazie per le tue parole. Mi fa piacere il tuo supporto e anche la tua comprensione. Tu meglio di me, visto che sei un editore, saprai bene cosa vuol dire! Io ce la sto mettendo tutta, però come dicevi tu, mentre aspetto il miracolo, inizio a guardarmi altrove, non solo per cercare un lavoro, ma anche nuovi stimoli, idee, qui siamo bloccati al Paleolitico…Incrociamo le dita? Teniamo duro? Io mi auguro che tutto sia risolva!
      In bocca al lupo anche alle tue figlie!
      Un abbraccio
      Alessia

  7. Credo che questo dibattito partire vs restare sia abbastanza “superato”. Io come te ho avuto la fortuna di studiare all’estero e di conoscere tanti amici meravigliosi in tutto il mondo. Oggi si va all’estero come nei decenni scorsi ci si spostava da sud a nord, o dalla provincia alla città, per inseguire opportunità migliori che ci aiutino a diventare quello che desideriamo davvero. Negli USA, dove ho vissuto, ci si trasferisce da New York a Los Angeles come noi ci spostamo tra Milano e Torino…le distanze sembrano molto più corte e si stanno accorciando anche qui in Europa (poi nel mio caso anche gli oceani sembrano molto + stretti…). Io personalmente, ho ottenuto un contratto a tempo indeterminato per una multinazionale in Italia, senza nessun tipo di spintarella o conoscenza familiare. Non mi sento una privilegiata o una giovane di serie A, in quanto mi riconosco in molti racconti di questo blog avendo vissuto le stesse paure quando mi barcamenavo tra stage e lavoretti convinta he mai l’Italia mi avrebbe dato un’opportunità. Se però dovessi ricevere un’offerta più allettante in un altro paese, dove potrei crescere professionalmente più in fretta e pagare meno tasse per ottenere più servizi (al posto di mantenere politici nullafacenti), accetterei al volo (anche perchè ho avuto la brillante idea di mettermi a frequentare un ragazzo londinese ma questo è un altro discorso…). Ti faccio un in bocca al lupo per il tuo libro e per tutti i tuoi progetti. Una curiosità…dove andrai?

    • Pensavo negli Usa, so che è difficile e non è risolutivo, ma ho già vissuto e studiato e lavorato in sei Paesi del mondo, e a questo punto ho bisogno di vedere come vanno le cose li. Mi va bene anche fare la cameriera, poi si vedrà

      • Il mio sogno è tornare negli USA…il problema è che se arrivi con il visto turistico non puoi lavorare legalmente (anche se ho incontrato molti camerieri italiani a little italy che lavorano in nero e sperano con qualche aggancio del datore di lavoro italiano di poter ottenere lo sponsor…). So che Obama sta cambiando la nuova legge sull’immigrazione ma non so di preciso cosa preveda (avevo letto dell’eliminazione della green card lottery che io ho fatto per il 2014…). Se parti spero continuerai ad aggiornare il blog, così darai delle info interessanti a tutti gli Italiani intenzionati ad investire nel sogno americano.

  8. Ho appena comprato il libro!! l’ho trovato su Amazon e me lo spediscono a casa!! e adesso comincio a far girare la voce….

  9. Ciao Alessia!

    Io seguo il tuo blog dall’inizio e mi é sempre piaciuto molto. Penso che tu ti sei impegnata tantissimo per portare attenzione su questa questione che mi sta molto a cuore.

    Io non sono italiana ma ho vissuto sei anni in Italia. Trovo che é il paese piú bello del mondo, e per questo mi dispiace che adesso non é piú vivibile. Io me ne sono andata a settembre 2012, non per tornare nella mia Svezia (credetemi, ci sono tante cose negative anche lí!) ma per crearmi una nuova vita con il mio fidanzato (italiano) a Londra, cittá che amo e dove spero di rimanere. Qui lavoro come giornalista e copywriter freelance, non ho un lavoro fisso e per adesso non lo voglio. Riesco a viverci decentemente e mantengo anche la libertá di gestire le mie giornate come voglio. In Italia questo non era possibile visto che mi offrivano solo collaborazioni a gratis oppure un euro ad articolo (l’ho preso per uno scherzo). Ho lasciato il contratto a tempo indeterminato a Milano e sono partita.

    Non mi pento mai di essermene andata, neanche quando torno in vacanza e sento il sole italiano sulla mia pelle, quando bevo un vero espresso o mangio una vera pizza (cose che a Londra non esistono). L’Italia é un luogo splendido per le vacanze, ma io non credo di tornarci a vivere. Purtroppo non penso ci sará mai la rivoluzione. Non penso che il paese cambierá. Mi dispiace molto, una volta volevo costruirmi un futuro in Italia. Adesso realizzo che é impossibile. Ma sai cosa? Mi trovo bene dove sono e spesso incoraggio i miei amici italiani ad andarsene. Penso che loro debbano puntare sul loro futuro e sulla loro felicitá, magari facendosi anche una bella esperienza e imparando una lingua, piuttosto di cercare di salvare un paese che secondo me, personalmente, é insalvabile.

  10. Cara Alessia,

    ho sempre seguito il tuo blog e le tue storie apprezzando il tuo operato e il tuo coraggio. Siamo approdati alla medesima scelta (?) nello stesso momento: ra mi trovo gia’ all’estero (Polonia) dove le occasioni non mancano. Anche io come te e per le stesse motivazioni ho lottato tanto ma la vita chiama, non ho voglia di vederla trascorrere fuori dalla finestra aspettando un Godot che mai arrivera’.
    Se hai voglia di leggerle, ho scritto un po’ della mia storia e delle mie impressioni qui: http://abissoblu.blogspot.com/2013/02/con-rabbia-e-con-orgoglio-io-vi.html.
    Buona Vita!

    Franco

  11. Questo tuo post potrei averlo scritto io, descrivi alla perfezione quello che vivo e ho vissuto. Ho 26 anni, mi sono fatta un mazzo (e dei miei genitori pure per mantenermi agli studi) per conseguire una laurea magistrale in Filosofia che fa sorridere tutti. Va bene, forse non ho scelto un percorso di studi “giusto”, mi dico. Decido di darmi ad un settore che non conosce crisi, l’informatica, così faccio un corso di HTML e CSS e poi prendo un master in grafica e web design, chiedendo ai miei genitori ancora tanti sacrifici per mantenermi fuori casa e pagarmi il master. Nel frattempo cerco di rendere il mio cv sempre più appetibile, punto sulle nuove professioni: faccio due corsi come personal shopper, uno come consulente d’immagine ed un altro come wedding planner. Con questi titoli avrò una corsia preferenziale almeno per fare la commessa in un negozio di abbigliamento? “No, sei troppo qualificata, ci costeresti troppo.” Mentre prima non mi volevano perché non avevo esperienze nel campo. Oggi mi trovo nella situazione di aver terminato i miei studi e non volerne cominciare degli altri, perché sebbene ami studiare, ho speso troppo per una formazione che non mi sta rendendo niente. Quindi adesso, costretta a tornare a vivere dai miei genitori, senza un soldo in tasca per partire, ho deciso di arrendermi, tanto non fa differenza alcuna se sono brava e mi impegno o se non me ne frega nulla e faccio lo stretto indispensabile. Passerò le mie giornate a leggere classici della letteratura, ad ascoltare musica e ad odiare questo paese che mi fa sentire come se non fossi mai abbastanza, qualsiasi cosa io voglia fare.

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