“LAVORI?”-” UN PO’, MA NIENTE DI SERIO”

foto 3Italia 1970.

Diploma, laurea (forse), matrimonio, casa, figli, andate in pace.

Italia 2014. 

Diploma, laurea, Erasmus, Master, Dottorato, stage, apprendistato, capelli bianchi, contratto a progetto, stage, co.co.co o co.co.de, cameriere a Londra, spazzacamino in Francia, porta pizze in Italia, gelataio in Germania, stage (di nuovo??), matrimonio (non scherziamo proprio), figli (e chi li mantiene?), 80 Euro di Renzi= più kebab per tutti, contratto a tempo determinato, flessibilità.

La nostra società è cambiata. Il mondo del lavoro (un mondo peraltro sconosciuto) pure. Se nel 1970, 1980 e 1990 l’iter nasco-cresco-imparo-evolvo e mi riproduco era abbastanza lineare, oggi la procedura risulta essere più complicata e, a voler essere sinceri, non sempre confluisce in un miglioramento, al massimo in uno stage, o in un Erasmus per 50enni, così giusto per “reinventarsi” e stare sul pezzo.

Ormai ci “abbiamo fatto il callo” e in fondo “Precariare “, diceva una mia collega quarantenne con le occhiaie fino alle ginocchia, alla quale non ho avuto il coraggio di rispondere: “Veramente mi sembra che tu sia messa maluccio”.

In chat, su whatsapp, via sms, non ci si chiede più come va. Si arriva direttamente al sodo. In genere inizio i lunedì mattina in modo molto gradevole con amica 1 che scrive”io non garantisco per oggi, forse mi licenzio”, amica 2 che scrive” No dico ed io ho fatto tutto questo per ottenere questo” e amico 3 che tenta un remake di “Come uccidere il proprio capo e vivere felici” per concludersi in amica 4 che mi scrive “Dammi un buon motivo per restare, a parte le due settimane di contratto a chiamata ( e sempre se chiamano).

Nella disperazione io mi diverto un sacco a rispondere ai loro messaggi, siamo una sorta di terapia di gruppo, due insulti e passa la paura insomma.Fino qui tutto nella norma insomma. Ciò che veramente disturba però è chi se ne approfitta di questa insana situazione.

Immaginate di avere ancora 19 anni e di essere pronti per la vostra carriera universitaria.Qualcuno, dei pazzi forse, hanno scelto di occuparsi degli altri. Sì, lo sappiamo, non va di moda, ma c’è ancora qualche personaggio idealista in giro che spera di mettere giù qualche mattoncino per costruire un mondo migliore, o forse per non vederlo peggiorare tutto ad un tratto.

Ma torniamo a noi. Lui o lei hanno scelto facoltà tipo psicologia, scienze politiche, scienze dell’educazione, etc, e sono pronti ad avventurarsi nel mondo del sociale ma, non sono consapevoli che il mondo del sociale, non ha nessuna intenzione di lasciarli entrare, perché non sia mai a dire che i 900, 00 Euro al mese di stipendio vengano condivisi con altri pazzi e idealisti disposti a lavorare per tale cifra!!!

Succede allora, che si comincia con uno stage, senza rimborso spese, si finisce con un volontariato che volontariato non è, e poi si conclude con un altro stage per tutelare i diritti umani, per associazioni che vogliono promuovere valori quali la giustizia, la cooperazione, la salute, e diritti quali il lavoro. ….del diritto però ad essere ricompensati, nessuno ne parla!

Paradossale no? Associazioni e ong che tentano di consapevolizzare gli esseri umani in merito ai loro diritti inviolabili, per poi ritrovarsi a dire” ci dispiace stagista e o finto volontario, il massimo che possiamo offrirti è una scrivania per lavorare per noi, ma sappi che è un grande onore, perché li fuori siete tanti candidati, c’è solo l’imbarazzo della scelta”.

Eh già perché per fare del bene, devi avere le spalle coperte, perché la gavetta è lunga, e al massimo ti ringrazieranno con due pacche sulla spalla. Però sei stato scelto, mica pizza e fichi.

Dopo aver fatto un po’ di sano sarcasmo vi allego il link della mia inchiesta nel mondo del No Profit. Vi farete un’idea, o forse solo il sangue amaro, o forse costituirete un gruppo di alleanza come il nostro. In ogni caso qualcosa farete, e sarà meglio che non far nulla, vista la tendenza attuale all’omertà.

Il No profit che non paga

Alessia

 

“CIAO ALESSIA, PER NOI È SI”

20131115_214547Verona, 16 Ottobre 2013.

“Ciao Alessia, volevo dirti che il tuo progetto mi piace e che pubblichiamo il tuo libro”.

L’ho ascoltato 1978 volte quel messaggio. Non potevo crederci.

Sta succedendo proprio a me?

Poi ho cambiato sim del telefono e sono passata a Tim e il messaggio in segreteria si è cancellato. Peccato. Poco male, in ogni caso non dimenticherò mai quel momento.

Oggi, a distanza di un mese da quel giorno è arrivato il contratto e nel 2014 uscirà il secondo libro con la casa editrice Kowalski, Idee editoriali Feltrinelli.

Vedete, quest’ anno me ne hanno dette di tutti i colori. Più mi dicevano non ce la farai mai e più mi intestardivo.

“C’è la crisi Alessia.” E chi se ne frega della crisi!

“Non hai la laurea giusta.”

La laurea l’ho presa per essere libera, non per farmi incastrare dai luoghi comuni.

Se vi faccio questo discorso è per dirvi che non importa dove arriverete, l’importante è provarci, crederci e fare di tutto affinché ciò che desiderate si realizzi.

Con “Amore ai tempi dello stage” volevo lanciare un messaggio. Anche se sono “piccola”, anche se sono sconosciuta ce la farò. Non so se ce l’ho fatta, ma ci ho provato.

E dal primo libro, poi è arrivato il secondo. Forse potrebbe concludersi tutto, forse potrei andare avanti, non lo so. Forse darò sempre e solo una precaria da “Megaditta”, oppure una precaria che scrive libri. L’importante è che io resti la sognatrice di sempre.

E che possa essere così anche per voi.

Dedicato a chi ha un sogno che non lo lascia dormire. A chi non può far altro che inseguirlo.

“In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare.” H.L. 

Alessia

IL LAVORO DI OGGI? SPECCHIO PER LE ALLODOLE

artisti_di_stradaCiao Alessia,
è stato un vero piacere scoprire questo tuo blog e altrettanto interessante leggere la tua esperienza nel mondo del lavoro.

Io sono in una situazione molto simile alla tua, ho conseguito una laura in lingue, un master in organizzazione degli eventi e  quest’anno, con coraggio, ho deciso di prendere una seconda laurea magistrale in Italiano per stranieri, rischiando di conseguirla alla soglia dei 30 anni….quindi fuori dal contratto d’apprendistato!
Negli anni ho fatto i più svariati lavori e stage sia in Italia che all’estero pensando e sperando sempre che da qualche parte ci fosse un posto anche per me….ovviamente fin’ora io questo posto non l’ho ancora trovato, quindi me lo sono inventato!

Da circa 6 anni lavoro per e con artisti di strada facendo promozione per i loro spettacoli/performance in Italia e all’estero. All’inizio l’ho preso come un diversivo e un modo diverte per lavorare, ma più andavo avanti nella formazione più mi rendevo conto della difficoltà, sfruttamento ed incertezza che si celavano dietro ogni offerta lavorativa….situazioni deplorevoli, colloqui in cui ti promettevano un contratto regolare, un fisso e tante altre belle promesse vane.

Ero spesso demoralizzata, ma la demoralizzazione si è trasformata poi in rabbia e in rifiuto nell’accettare di essere presa in giro da parte di chi si crede di avere un potere decisionale sul mio futuro. Mi sono detta che non ne valeva la pena stare ad elemosinare per un lavoro/contratto che per di più non era neanche gratificante.
Allora ho simpaticamente mandato a quel paese tutte quelle offerte lavorative che erano solo specchietti per le allodole, tutti ipotetici datori di lavoro che sembrava ti stessero facendo un favore facendoti lavorare per una paga misera che poteva arrivare anche alla fine del contratto.

Oggi a chi mi chiede cosa faccio, con ORGOGLIO rispondo che studio (una seconda laura magistrale) e lavoro con artisti di strada, che questo lavoro me lo sono inventata io e mi permette di girare l’Europe. che nessuno può permettersi di spezzarmi le ali solo perché il paese va a rotoli…io non ci sto più ai subdoli giochetti e alla frustrazione quotidiana.

La mia  protesta è stata in qualche modo di dire no al sistema e alla frustrazione quotidiana e con coraggio sono andata avanti senza curarmi di quello che potevano pensare gli altri (sai facilmente a 28 anni, dopo laurea, master e tirocini uno si aspetta che io abbia un lavoro “vero”, di quelli che stai seduto dietro una scrivania davanti a un pc e un telefono)…non ho avuto questa fortuna/sfortuna perché non me l’hanno data, ma tanto meno ho dato loro la possibilità di continuare a sfruttarmi…
Spero che questo mio sfogo/testimonianza possa risvegliare in qualche modo altri ragazzi che non vedono la luce in fondo al tunnel perché continuano ad avere lo sguardo abbassato….ce lo fanno tenere di proposito  per non vedere la luce e il futuro che SOLO noi ci costruiamo!

Buon cammino e buona vita

Van.

PAPÀ MI PRESTI DEI SOLDI, MI SERVONO PER LAVORARE!

CHARLIECari lettori,

questa mattina mi sono messa a pensare ad alcune fantomatiche domande che vengono poste durante i colloqui, a come i colloqui stessi siano cambiati e alla loro connotazione assolutamente comica. Partiamo dal principio. Sei preparato/a, sei bellissimo/a , ti sei fatto persino la barba, e tu ragazza neolaureata ti sei rifatta le unghie e hai passato sei ore davanti al guardaroba per cercare l’abito giusto (se il candidato/a ha origini del sud, la cosa avrò coinvolto almeno i cugini di terzo grado, ormai tutto il paesello ne parla praticamente).

Vuoi far capire al tu potenziale datore di lavoro che sei davvero una persona seria e adatta per quel ruolo, per quell’importante posizione per la quale ti stai candidando: stage!. Sei sola/o , tu e il tuo cv, lo osservi, ne vai fiera, ripercorri gli anni scorrendo il dito sulle voci “esperienze professionali” e “formazione”. Sei fiera/o di quel master che ti sei pagato/a con i risparmi della comunione, battesimo, cresima, Bat mitzvah, di quando sei diventata signorina e pure i cinque euro che ti portavano quando perdevi i denti. (Sei meno fiera/o di quella volta che ti sei ubriacata/o in Erasmus e hai giurato al cospetto della tavoletta del bagno che non lo avresti fatto mai più, ma vabbé questo non lo dirai al Responsabile Risorse Umane). Continua a leggere

C’È CHI DICE NO!

Ore 17.00. Squilla il cellulare. Una nota agenzia interinale dall’altra parte della cornetta. Evvai, un’offerta di lavoro! Incredibile. Mi spiegano di cosa tratta, sembra interessante. Cercano una ragazza che parli lingue straniere, etc. Ma…c’è un ma. Si tratta di uno stage. Chiedo se c’è un rimborso spese. La persona in questione risponde:”Immagino di si, ma non so quanto”. Bene, quando dicono così in genere non supera i 200, 00 Euro. No dico, per 200, 00 euro, io sto a casa perché tra autobus e un caffè al giorno per riprendersi ci rimetto pure! Ma anche se fossero 400, 00 euro io a questo punto rinuncio. Rinuncio perché di stage ne ho fatti 4, rinuncio perché nei 200, 00 non sono comprese le innumerevoli frustrazioni alle quali andrò incontro tipo: non mi formeranno, sarò sempre l’ultima ruota del carro e vivrò sei mesi con  ansia e con la speranza di essere assunta, cosa che fino ad adesso non è mai successa. Me lo ricordo ancora quello che mi dicevano i miei facoltosi amici parigini quando vivevo in Francia e mi vedevano uscire dalla salumeria dove lavoravo. “Alessia, tu non ti valuti, potresti ambire ad altro”Ed io rispondevo sempre, “..ma è normale fare questi passaggi, è la gavetta, vedrai poi dopo la laurea le cose andranno meglio…” . Continua a leggere

É ASSURDO ASPETTARE I 30 ANNI PER AVERE UN IMPIEGO DECENTE

Carissima Alessia,

Innanzitutto congratulazioni per le attenzioni che tu e il blog avete ricevuto dai media negli ultimi tempi: in Italia mancava una voce che unisse i giovani in cerca di lavoro, e sono contento che i miei coetanei possano trovare in te una portavoce. Mi permetto di mandarti un breve riassunto della mia storia e del mio percorso, nella speranza che offra un ulteriore punto di vista sugli effetti di una politica che mette di fronte ai giovani le difficoltà delle quali, purtroppo, siamo tutti a conoscenza. Sono italiano di nascita ed orgoglioso delle mie radici: quando avevo appena due anni, i miei genitori sono partiti per l’estero per dedicarsi ad una vita di volontariato in terra d’Africa; da allora ho traslocato regolarmente da Paese in Paese, tra culture e popoli diversi. Questo continuo viaggiare, però, invece di rendermi distaccato dalle mie origini, me le ha fatte apprezzare ancora di più e mi ha fatto amare il mio Paese con tutti i suoi pregi e difetti, sentimenti questi che, con ogni viaggio e con ogni trasloco, si sono sempre più intensificati anziché affievoliti. Dopo aver vissuto in quattro stati durante il periodo delle scuole superiori, mi sono interessato ad una formazione universitaria in ingegneria. Continua a leggere

STAGE FULL TIME??

Cari lettori,

Per par condicio pubblichiamo oggi ulteriore fotografia. Nessun riferimento, come sempre, solo un cartello cercas stagiste commesse full time. Full time??Siamo sicuri che possa essere imposto un orario di lavoro?Siamo sicuri che il progetto formativo risponda a quanto previsto dalla Riforma del lavoro?Siamo sicuri che non si tratti di un rapporto di lavoro subordinato?

Buona visione!

Alessia Bottone

SE QUESTO É UNO STAGE

Cari lettori,

oggi ho capito che non c’è bisogno di parole per descrivere i fatti. Ci basterà guardare questa fotografia per capire che siamo alla frutta. Uno stage per fare la tabaccaia, Senza nulla togliere ai tabaccai non penso che attendere ancora per prendere decisioni chiare in materia di stage sia la soluzione giusta. Signori miei, indigniamoci e condividete questo post il più possibile!

Alessia Bottone (oggi davvero più motivata di ieri)