E SE CAMBIASSI TUTTO?

Felicità2

Verona, 11/02/2015

Questo è un blog dedicato al lavoro. A chi ce l’ha ma lo odia, a chi lo cerca e non lo trova, oppure a chi ne ha uno ma non è retribuito. Questo lo sapete già.

Il discorso lavoro è un argomento che abbiamo sviscerato alla grande in questi tre anni. Qualcuno ha tentato di mandarmi il suo curriculum, altri speravano che i miei contatti potessero aiutarli nella ricerca di un impiego. Purtroppo non è così, mi sarebbe piaciuto, ma non ho la bacchetta magica, anzi.

Non è facile nemmeno per me, ve lo assicuro. Avere la possibilità di scrivere è una valvola di sfogo, soprattutto per una non sportiva come me, un modo come un altro per incanalare le energie, per condividere i dubbi esistenziali che mi accompagnano dal mio primo vagito o forse pure da prima. Ma non è tutto.

Ma non basta per mettere il silenziatore a quella vocina maledetta che mi rimbomba nelle orecchie : Alessia…..sono qui, ci spieghi cosa diavolo vuoi fare ma soprattutto cosa cavolo sai fare?”

In genere la zittisco con un buon bicchiere di vino, due chiacchiere, una condivisione di prospettive frustranti con altri soggetti sensibili all’argomento che in genere si traduce in un brainstorming al femminile con deduzione finale: “Bottone, Scienze Politiche non serve a niente. Chirurgia estetica, ecco cosa avremmo dovuto fare. Un po’ come dice Accorsi in Santa Maradona per capirsi.

È il caos. Parliamoci chiaro. Ho letto e riletto un articolo tratto dal blog waitbutwhy.com che per diversi giorni è stato condiviso su Facebook. La traduzione:” Perché la nostra generazione è infelice”.

Infelice? Oddio, allora qualcuno lo ammette. Mi fanno sorridere quelli che dicono “la felicità è guardare il sole che tramonta, abbracciare un bambino, leggere un libro” etc.

Nessuno dice: “felicità = libertà” oppure “felicità = amare ciò che si fa”. Perché? Perché se applicassimo tali principi il mondo sarebbe finito. O almeno quella parte di mondo che pensa solo a produrre.

Comunque la felicità non è solo questo. Non lo dico io, lo dice Abraham Maslow, mica pizza e fichi. Ma torniamo all’articolo.

Non mi piace e non sono d’accordo. Perché il problema è sempre quello.

Ci siamo finalmente resi conto che ci è stato venduto fumo che non è vero che c’è spazio per tutti. Non tutti avranno una casa, un lavoro e forse una famiglia. Non è nemmeno vero che lavorando sodo potremo saltare da una classe sociale all’altra, (si classe sociale, anche se il termine non vi piace, sappiate che siamo tornati indietro) . La verità è che le risorse non sono infinite e che la disoccupazione di taluni è collaterale al mantenimento di uno stato di benessere di altri,  per non parlare dell’arricchimento di una piccolissima percentuale di popolazione, a discapito di altri, quelli che si ritrovano incatenati all’ultimo gradino della piramide o forse sotto la piramide stessa.

In sostanza l’autore, ma come lui tanti altri ci fornisce tre magnifici consigli che ho commentato, per puro divertimento.

1) Rimani selvaggiamente ambiziosa.

Si ma portate con voi i cerotti perché quando cadrete vi dovrete leccare le ferite da soli.  Ambiziosi sì, ma se “questo matrimonio non s’ha da fare”, trovate un piano b, che vi piaccia o che almeno non vi faccia venire i conati di vomito al solo pensiero, aggiungo io.

2) Basta col pensare di essere speciali.

Ma come? Ci avete riempito di manuali e teorie psicologiche nonché training su come sentirsi dei tipi veramente cool e veramente magnifici e ora, così di punto in bianco, ci dite che quelle teorie erano tutte fandonie. Un minimo di preavviso, esigo una raccomandata, il tempo di abituarmi perlomeno.

3) Ignora tutti gli altri. Il giardino degli altri è sempre più verde. 

Facile da dirsi se il lui in questione ha il giardino e voi vivete in uno scantinato. Scherzi a parte, questo è vero, non perdiamo tempo a invidiare gli altri. Non ne otterremo nulla. Però, se una sera, vi sentite belli incazzati con il mondo e avvertite il bisogno di iscrivervi a box per questo, beh, sinceramente non vi biasimo.

Perché vi ho fatto questo prologo? Perché è dura ragazzi, perché a  volte ho dato per scontato che la mia fiducia nel futuro e il mio entusiasmo sarebbero rimasti con me per sempre. E ho sbagliato. La fiducia è l’entusiasmo sono come la rosa del piccolo principe . Vi ricordate?

“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.

Ecco, allora io spero solo che il giorno in cui barcollerete, il giorno in cui vi chiederete, se serve davvero ciò che state facendo, il giorno in cui vi verrà voglia di sedervi con il sedere a terra e disperarvi un po’, vi ricorderete di leggere questo post, vi farete due risate, farete un po’ di sciopero, fingerete di essere disadattati sociali, ma poi tornerete a combattere.

E non di certo per arrivare in vetta, e nemmeno per mettervi un abito Prada e trattare male il team che un giorno “comanderete” così come è stato fatto con voi.

No, mi riferisco ad altro.

A quel magico giorno in cui, alla domanda, cosa vuoi fare da grande, risponderete in modo sincero, liberandovi delle aspettative degli altri, dei desideri dei genitori, dei sogni di gloria, e tenterete di inseguire la vostra felicità, qualunque essa sia.

Ci vuole coraggio per restare, ce ne vuole ancora di più per cambiare.

E se, pensate di essere solo dei pazzi sognatori, guardatevi questo video.

La storia di Mattia

Vivere a Montemignano

Poi pensateci. Oggi è un ottimo giorno per essere felici, domani, si vedrà.

Alessia