STAY HUNGRY NEL SENSO CHE SIAMO AFFAMATI!

In questi giorni abbiamo assistito ad una piccola rivoluzione sui social network e sui quotidiani in risposta ad alcune affermazioni che hanno colpito giovani e meno giovani. Ce la prendiamo un pò, scriviamo due tre post su facebook, commentiamo la notizia al bar con gli amici poi chiudiamo la parentesi considerato che siamo troppo impegnati a non essere choosy per poter dedicare troppo tempo a qualsiasi estemporaneo commento della politica. La polemica quindi potrebbe chiudersi qui, se non fosse per qualche giornalista che vuole riaprire il caso. Mi riferisco a Marco Ventura che nel suo articolo” Choosy, grazie Elsa Fornero per l’appello (sacrosanto) ai giovani” comparso su Panorama il 23/10/2012, osanna le parole del Ministro.

Ciak si gira schiaffo morale numero 40000, azione!

Vorrei scorrere l’articolo assieme a voi dando però una diversa interpretazione, comica in questo caso perché penso che forse “non ci resta che piangere”. Allora secondo il giornalista :” La laurea, in Italia, avendo purtroppo ancora valore legale e non avendo perciò il peso specifico che deriva dalla fatica con la quale è stata conseguita in Università dal peso specifico diverso l’una dall’altra  non certifica il valore effettivo dei singoli.”

Purtroppo scrive. Come purtroppo? No dico, lasciamogli almeno quel valore, diamo un senso a quei 2000/3000/4000 Euro all’anno che versiamo, scrutando lo sguardo mistico di nostro padre che ci guarda dicendo:”Un giorno mi restituirai il favore, quando sarai ingegnere/medico/alchimista/santone” e tu rispondi allo sguardo pensando:” uhm, magari facendo uno stage/co.co.pro potrei ridargli i soldi in comode rate spalmate in 12 anni. Si ce la farò!”

Per quanto riguarda la sopracitata  “certificazione del valore” esistono i colloqui di lavoro, magari se evitassimo le raccomandazioni potremmo davvero valutare la persona che abbiamo di fronte. Il giornalista poi prosegue affermando: “È assurdo che in Italia i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano siano il 22,7 per cento”.

Ma pensa un pò lo trovavo assurdo anche io questo inverno quando durante otto mesi ho lavorato come cameriera, due ore al giorno in nero sperando di avere amici e una buona famiglia che ti aiuti a ricostruire l’autostima che non c’è più. Perché lavavi i water e ti hanno licenziato pure.

Poi ci sono quelli che ci dicono di non essere choosy, ma ci guardano dall’alto al basso quando entrano nei ristoranti dove lavoriamo in attesa non del lavoro ideale ma di QUALSIASI ALTRA COSA che ci permetta di non essere dei bamboccioni. Sono quelli che non ti salutano nemmeno, che pensano che sei una fallita, che non guardano oltre la tua divisa, che non sanno che dietro quella ragazza che sta lavando il pavimento c’è magari una laureata, una diplomata, una terza media che magari ha letto anche più libri di un professore, ma ha qualcosa che gli altri non hanno: l’umiltà .

Quindi citando nuovamente le parole del giornalista “si tratta dell’insegnamento di una donna che dalla provincia ha raggiunto i vertici dell’istituzione accademica e del governo del Paese, ha parecchio da insegnarci e lo dimostra anche con quest’affermazione che è uno sprone, un incitamento a una rivoluzione culturale indispensabile”. Temo anche in questo caso che la rivoluzione culturale forse non siano i giovani a doverla fare, ma coloro che si vergognano di noi “italiani falliti” 

Il giornalista incalza richiamandoci a non essere choosy “se l’Italia vuole ancora essere competitiva nel mondo”. Queste affermazioni le trovo alquanto pericolose perché questo modo di pensare molto controverso si sta trasformando in un incitamento a diventare come la Cina, a lavorare per pochi euro, e ad accettare di abortire pur di mantenere un lavoro.

Il giornalista conclude poi affermando che “il benessere si conquista. Nulla è regalato”. Eh già perché abbiamo ottimi esempi in Parlamento. Facciamo il conto di quanto gli abbiamo regalato?Direi che è il caso, perché più che choosy, siamo hungry, ovvero affamati!

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One thought on “STAY HUNGRY NEL SENSO CHE SIAMO AFFAMATI!

  1. Cari Ragazzi, la realtà è una. La libertà di informazione è un problema italiano. Nel nostro Paese i media sono stati schiavizzati dalla politica: i giornali prendono un miliardo di euro di finanziamento pubblico e le TV sono controllate direttamente dai partiti ( se si pensa alla RAI) o pagano l’influenza del suo editore ( Mediasete evidentemente).
    Pertanto, come ha fatto pierluigi diaco in ara pacis ( si scrive così) servono solo a leccare i potenti.
    Affinché non cerchiamo di liberare l’informazione, le nostre battaglie saranno inutile. Ben venga Ale che tu e il blog crescete. Per vincere la nostra guerra dobbiamo, assolutamente, essere liberi nella informazione.

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