É ASSURDO ASPETTARE I 30 ANNI PER AVERE UN IMPIEGO DECENTE

Carissima Alessia,

Innanzitutto congratulazioni per le attenzioni che tu e il blog avete ricevuto dai media negli ultimi tempi: in Italia mancava una voce che unisse i giovani in cerca di lavoro, e sono contento che i miei coetanei possano trovare in te una portavoce. Mi permetto di mandarti un breve riassunto della mia storia e del mio percorso, nella speranza che offra un ulteriore punto di vista sugli effetti di una politica che mette di fronte ai giovani le difficoltà delle quali, purtroppo, siamo tutti a conoscenza. Sono italiano di nascita ed orgoglioso delle mie radici: quando avevo appena due anni, i miei genitori sono partiti per l’estero per dedicarsi ad una vita di volontariato in terra d’Africa; da allora ho traslocato regolarmente da Paese in Paese, tra culture e popoli diversi. Questo continuo viaggiare, però, invece di rendermi distaccato dalle mie origini, me le ha fatte apprezzare ancora di più e mi ha fatto amare il mio Paese con tutti i suoi pregi e difetti, sentimenti questi che, con ogni viaggio e con ogni trasloco, si sono sempre più intensificati anziché affievoliti. Dopo aver vissuto in quattro stati durante il periodo delle scuole superiori, mi sono interessato ad una formazione universitaria in ingegneria. Le università italiane – per quanto godino di buona reputazione – sembravano offrire dei percorsi di studi molto teorici, cosa che e’ indubbiamente di grande aiuto se uno studente desidera dedicarsi alla ricerca pura, ma che, a mio avviso, lasciano un neo-laureato relativamente impreparato per un primo impiego nel settore privato. Ho perciò preferito guardare altrove, e mi sono iscritto ad un corso di studi in ingegneria aerospaziale presso un’università americana dove ho avuto, peraltro, l’opportunità di iscrivermi ad un programma di doppia laurea presso un ateneo parigino (nell’interesse, appunto, di avere un titolo di studio europeo per un possibile futuro rientro in Europa). Durante il mio soggiorno in Francia ho conosciuto gente da ogni angolo del Globo, e il problema del primo impiego per i neo-laureati era un tema di preoccupazione comune in tutti gli stati europei: mai, però, ai livelli visti in Italia. Il governo francese, in risposta agli abusi degli stagisti da parte dei datori di lavoro, ha approvato una legge che obbliga la retribuzione dello stagista, e di conseguenza la maggior parte dei miei compagni di università è riuscita a trovare uno stage formativo entro pochi mesi dalla laurea. Ciò ha permesso loro di acquisire l’esperienza essenziale per un primo impiego senza dovere dipendere dalle finanze dei parenti, che non sempre avrebbero avuto i mezzi per mantenere i figli per altri sei mesi dopo cinque anni di spese universitarie. Dall’altra parte dell’Atlantico, inoltre, gli stage sono – nella maggior parte dei casi – retribuiti e formativi, e sono visti come un’opportunità per un’azienda e uno stagista di conoscersi a vicenda e verificare se un futuro rapporto di lavoro sarebbe promettente e possibile. Lo stage negli Stati Uniti è considerato un periodo di prova a vantaggio sia dell’azienda che dello stagista, mentre in Italia, a quanto pare, sembra più una “cortesia” che le aziende fanno ai giovani. Sul campo professionale sono stato indubbiamente molto fortunato: dopo la laurea ho trovato uno stage da ingegnere presso una compagnia aerea, che m’ha permesso di creare rapporti lavorativi nel mio settore. Attualmente ho un impiego statale temporaneo che ho intenzione di supplementare con un posto da ingegnere nel settore civile, nella speranza di poter un giorno contribuire a progetti di sviluppo ed esplorazione spaziale. Gli Stati Uniti mi hanno offerto delle opportunità che in Italia non avrei potuto avere: adoro il mio paese d’origine e ne ho dei ricordi eccellenti e delle amicizie fenomanali; purtroppo, però, nonostante abbia vissuto in sette paesi, parli quattro lingue, e abbia una laurea tecnica, non c’erano, e non ci sono, le prospettive per gli sbocchi professionali a cui tanto ambivo. Ciò nonostante continuo a sperare che si metta in atto una politica che favorisca gli stage ed il primo impiego: l’età media continua ad aumentare, e mi sembra assurdo che un giovane debba aspettare i trent’anni per avere un impiego decente (che, tra l’altro, spesso non è neanche nel suo settore). Mi piacerebbe che si creasse una legge che renda illegali gli stage non retribuiti e che, così facendo, si favorisca lo sviluppo personale e professionale dei miei coetanei. Alessia, ripeto che sono molto fiero delle mie radici, ma attualmente il sistema italiano non può competere con altri stati in termini di sbocchi lavorativi per i neo-laureati; e ciò, sono sicuro, continuerà a far perdere al Bel Paese delle menti brillanti e dei lavoratori eccezionali quali sono i miei connazionali. Con i miei 23 anni, sono contento di aver potuto realizzare alcuni dei miei sogni ed obiettivi professionali: spero, un giorno, di realizzarne anche in Italia e di portare il mio contributo alla crescita di questo meraviglioso Paese. Ti ringrazio nuovamente di esserti offerta come voce per i giovani italiani e spero vivamente che le classi politiche sappiano prendere atto delle difficoltà, degli sforzi e delle realtà dei miei coetanei, e sappiano agire di conseguenza. Per il bene di tutti.

Giuliano Rossi

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2 thoughts on “É ASSURDO ASPETTARE I 30 ANNI PER AVERE UN IMPIEGO DECENTE

  1. Complimenti, Giuliano, per i tuoi 23 anni così ben spesi e per l’amore che dimostri verso le tue radici italiane: l’Italia è un Paese splendido perchè gli italiani sono persone splendide, uniche, speciali! Purtroppo la politica così fatta e la crisi economica stanno rovinando questa meraviglia che ci appartiene da sempre e hai ragione tu: “non si può aspettare i 30 per avere un lavoro decente” e non si può nemmeno avere 50 anni e non averne uno, aggiungo io.
    E non possiamo nemmeno permetterci di perdere i tanti giovani che, per disperazione e non per avventura, se ne vanno dal Bel Paese per realizzare il loro sogno, per dare un senso alla propria vita,per costruirsi il loro domani: le cose devono cambiare, insieme possiamo farlo.
    Non è solo un cambio generazionale che deve avvenire, ma un cambio di mentalità: l’esperienza e le conoscenze delle persone più mature devono essere complementate dalla freschezza, dalla vitalità e dalla genialità dei più giovani. Sono elementi che si devono intersecare e non distruggere tra di loro per poter arrivare al rinnovamento che stiamo cercando.
    “Mi piacerebbe che si creasse una legge che renda illegali gli stage non retribuiti e che, così facendo, si favorisca lo sviluppo personale e professionale dei miei coetanei“: è un grande obiettivo, ma, a parer mio, non impossibile da raggiungere perchè è un obiettivo-sano, è un obiettivo che mira ad un futuro migliore, per tutti.
    Insieme a persone come te,Giuliano, come Alessia, Elena, Pietro e tanti altri giovani e meno giovani, potremo arrivare a cambiare: tenere il buono di quello che abbiamo ( e c’è ancora tanto che non dobbiamo buttare, ne sono certa) e dare alla nostra società il “nuovo” che ci serve per ricominciare a sperare in un domani più sicuro e più sereno: INSIEME.
    E allora anche le nostre straordinarie menti, che tutti ci invidiano, e che se ne sono andate all’estero ritroveranno la strada del ritorno a casa: dobbiamo smettere di regalare agli altri quello che è NOSTRO, dobbiamo dare al NOSTRO tutto quello che si merita: la considerazione, i mezzi, la fiducia, la stima, il guadagno.
    E mi auguro che anche tu, Giuliano, possa essere presto un asset importante della nostra ripresa italiana, ne abbiamo proprio bisogno: non vogliamo gente che “rottama” persone, vogliamo solo persone che aiutino la gente a vivere meglio e a credere ancora in un possibile futuro migliore.
    Ciao!

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