É CHIEDERE TANTO?

ciao Alessia,
Mi chiamo Elisa ho 30 anni e ti direi che sono architetto anche se in realtà ho combinato ben poco con quel titolo. La mia vita lavorativa ha inizio nel maggio 2009 c/o uno studio di un architetto genovese. Promette grandi cose poi la crisi, e a fine tirocinio il capo decide di prendere allo stesso prezzo un’altra ragazza. Non mi abbatto, mi arrabbio per il sistema in cui viviamo, ma dopotutto era il primo lavoro. Inizio a fare un corso di pittura scenica, a cercare, a telefonare ma niente i pochi che mi rispondono mi ricordano la mia provenienza: Serravalle Scrivia, un paese della Provincia di Alessandria di 6000 abitanti, che da 30 anni mi ospita. No lavoro su Milano, no su Genova tanto meno su Torino. Lo chiamavano il triangolo industriale!!! Appunto lo chiamavano!  Un bel giorno scopro che l’ordine degli architetti di Roma mette in gioco un po’ di borse di studio tra i vari Ordini d’Italia. Per mia fortuna è compreso anche l’ordine di Alessandria.
Mi candido. Imparo lo spagnolo in meno di un mese per poter essere pronta ad affrontare un colloquio con la madre lingue. Nel giro di poco mi danno la notizia. Sono la vincitrice del bando Leonardo presso l’ordine degli Architetti di Alessandria. Entusiasmo. Ad Aprile 2010 mi trovo catapultata nella vita di Barcelona. Lavoro più ore dell’orologio, ma sono felice. Giornalisti della provincia mi cercano per avere informazione su di me, sul mio coraggio di partire e così il 28 luglio 2010 esce su un inserto de “il Piccolo”, quotidiano locale, un articolo dedicato a me, alla vita spagnola e a ciò che mi aspettavo da questa esperienza. Quanto segue ciò che risposi al giornalista del “il Piccolo”. “Io sono nel mondo del lavoro da un anno e sto subendo la crisi come tanti  altri miei coetanei. Ho lavorato sei mesi per essere lasciata a casa e per mandare nuovamente Cv in giro a professionisti che non hanno o non trovano tempo per rispondere. Quindi, quando ho scoperto di essere stata scelta per il Bando Leonardo  l’ho visto come il mio trampolino di lancio. Dal 22 aprile inizierà per cosi dire la mia gara di tuffi, gara che spero mi  porti almeno sul podio!!!
Da parte mia c’è entusiasmo!
Continuo a chiedermi se sarò adeguata allo studio, se avranno la pazienza di  insegnarmi. Ho la curiosità di veder come gli spagnoli affrontano un progetto. Io per ora so solo come lo affronta un qualsiasi architetto uscito dalla  facoltà di architettura di Genova. Forse già a Milano o a Roma danno un’impronta diversa al loro modo di fare  architettura, ma io questo non so dirlo. Concludo dicendo che senza cadere troppo nel patetico, mi aspetto un futuro,  non per forza spagnolo o italiano, non mi interessa il paese in cui lavorerò  nell’avvenire,mi interessa che si sblocchi la situazione lavorativa e che questa  esperienza funga da pass per il mio futuro. Non dico che lo pretendo, ma lo spero vivamente.” Finito lo stage nello studio spagnolo ho voluto tentare la sorte fermandomi altri sei mesi prendendo un specializzazione in “ Interni per il commerciale e Visual Merchandising”. Sono stati sei mesi di apprendimento, di ricerca, di crescita e di consapevolezza che stavo per annegare nella crisi spagnola, perché anche Barcellona era messa male. A corso finito sono rientrata a casa, in Italia da mamma e papà. E fu così che piano piano mi accorsi che l’esperienza spagnola non si era trasformata in un trampolino di lancio…Una volta rientrata sono stata ferma un mese perché grazie a vie traverse sono stata raccomandata a una società del mio paese e così per 10 mesi ho lavorato come segretaria tecnica presso una società di servizi immobiliari. Trattavasi di una semplice sostituzione di maternità. Il 16 marzo 2012 si concluse questa esperienza. Sono stata a casa altri due mesi dopo di che ho fatto la prova di un mese per una ditta come segretaria commerciale. Mi rinnovavano di settimana in settimana, per poi promettermi un contratto di sei mesi e il giorno seguente cambiare idea e lasciarmi a casa. Mi sono sentita dire che sono “rallentata, imbambolata e poco leggera!” L’ultima esperienza mi ha messo tanta rabbia e tanto sconforto, credo sempre meno in me e mi ha per cosi dire paralizzato. Ora è da luglio che sono a casa. E’ da luglio che penso a cosa fare. Cerco corsi ma costano troppo, cerco lavoro come cameriera o commessa ma non mi vogliono perché non l’ho mai fatta e poi perché cercano persone che sappiano russo e cinese. Vivo per cosi dire in quella che è stata denominata “la città della moda ovvero il” Mc Arthur Glen Outlet” città che ora vive di clientela russa e cinese. Ora attendo ancora una risposta poi dovrò decidermi se accettare o meno una proposta di un amico e andare nei pressi di Oxford a fare la commessa, sempre che la sua proposta sia sempre valida. Non sono una che si arrende, ma quando le scelte che fai sembrano non dare un buon raccolto, nonostante la mente cresca e si apra sempre di più, ti senti come paralizzata, perché c’è da dire anche questo che quando te la vuoi cavare da sola e non hai un fisso mensile, puoi fare ben poco. Ed è così che mi viene spontaneo rispondere a una certa E.B. che nel n°42 del 10/10/12 di “OGGI” (dove peraltro sono venuta a conoscenza della tua esistenza),riportando i consigli del direttore di Alphatest, dott. Vincenzo Pavone: focalizzarsi su un settore che ci interessa. FATTO. Inutile, meglio focalizzarsi su tutto…nella vita non si sa mai, più porte apri più possibilità hai di vivere. partecipare a jobfair. come se si trattasse di una figurina mi viene da rispondere MI MANCA, ma mi sono iscritta a tutti i siti di “cerca lavoro”come Job 360, info jobs, obiettivo lavoro, linkedin, monster etc. A mio umile parere o io sono veramente scema ( ed io son giunta al punto che andrei a lavorare la terra pur di dire che lavoro seriamente) o questi siti lavorano veramente male o il lavoro è solo per chi ha veramente tante conoscenze o non c’è lavoro. Esperienza all’estero. La mia mail parla da sola, non devo aggiungere altro. Concorsi pubblici. Se aspettiamo quelli possiamo anche trasferirci già da domani sotto un ponte! Seguire un corso di formazione. Con quali soldi???? e se per caso decidi di fare un corso gratuito presso il centro per l’impiego per fare contabilità o la segretaria ti rispondono: o che il corso non è riconosciuto dalle aziende o che sei troppo qualificata!!! Io dalla vita non ho mai chiesto molto, conosco le mie possibilità e capacità, ho sempre chiesto di imparare un mestiere…ma ora sembra che il verbo insegnare faccia paura a chi è più grande di noi. Sono andata a vendemmiare a settembre e non lo dico perché voglio l’aureola, lo dico per fare capire che desidero un lavoro, uno qualsiasi, imparerò. Non punto a chissà che carriera punto ad una vita onesta. E’ chiedere tanto? Alessia, non sei sola, forse questo già lo sai però oggi si è aggiunto un nome in più : il mio!

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2 thoughts on “É CHIEDERE TANTO?

  1. Non avvilirti al punto da credere che sei tu che non vai, anzi !!!!!
    Sei cosi’ limpida quando parli di onesta’ che continuare a lottare è il minimo che puoi fare per te stessa e per ciò in cui credi.
    Coraggio Elisa non mollare neanche quando le gambe e la volontà sembrano cedere.
    auguri da rita

  2. Tranquilla Rita mai mollerò! Finchè c’è la testa, ci sono le idee e qualcosa mi inventerò o ci inventeremo! 🙂

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