QUESTA ITALIA DOBBIAMO SALVARLA!

Cara Ale,
Nel 2004 appena diplomato, mi iscrissi alla facoltà di Giurisprudenza, con la volontà di intraprendere una delle professioni legali. Sei anni dopo la laurea e dopo inizio a fare pratica presso uno studio legale. Li iniziano i consueti problemi dei neo-laureati italiani. Sembra quasi, che tu, dopo anni di studio, non sappia fare nulla e che devi essere destinato a una vita da mediocre. Iniziano le classiche frasi: ” In Italia ci sono 300.000 avvocati, siete troppi”. Cerco di inviare de cv, e finalmente ottengo un colloquio di lavoro con una società di assicurazione, nella mia città Agrigento. Loro mi propongono le solite cose: rimborso spesa e partita i.v.a.. Grazie alle mie conoscenza, capisco che questi mi vogliono mandare a vendere prodotti c.d. tossici, ossia una previdenza privata, che non è garantita da nulla e che, soprattutto in Sicilia, non ha clientela. Dopo il silenzio, il buio. Nessuna proposta di lavoro. La mia regione, peraltro, è in default. Ma questo, sembra non preoccupare nessuno, anzi: ” munnu a statu e munnu resta”, ovvero le cose sono sempre state così. Adesso aspetto di sostenere l’esame per Avv.to, sperando di potermi mettere in proprio, anche perché da noi i giovani avv.ti che lavorano presso gli studi più prestigiosi guadagnano 500euro, mentre i loro dominus arrivano a 10.000 euro a mese. Il problema è la rassegnazione di noi giovani. Oramai non crediamo più in nulla, non sembriamo cittadini italiani. Ale, mi rivolgo a te e a tutti voi! Questa Italia dobbiamo salvarla. Si devono necessariamente ripristinare i diritti costituzionali rivolti al lavoratori, quei principi che hanno permesso l’Italia dalle macerie della II guerra mondiale a diventare la sesta potenza economica del mondo. C’è bisogno di raccogliere tutte le nostre idee, i nostri sforzi, le nostre speranze, cercare di ricostruire quel miracolo italiano. Come già ti ho anticipato, secondo me la tua, la nostra proposta di riforma del mercato del lavoro si deve basare sul ripristino dei diritti costituzionali, così come enunciati dai padri fondatori della Repubblica italiana. Quando tu presenterai la tua relazione alle istituzioni, ti vorrei proporre questo preambolo: ” Il diritto al lavoro rappresenta un fattore di forte e qualificante caratterizzazione dei moderni stati democratico-sociali, i quali intendono realizzare le condizioni per assicurare, al di là degli ostacoli di ordine economico che pure sussistono, la fruizione effettiva dei diritti e della libertà da parte della generalità dei consociati” ( Cfr. Crisafulli 1956). Ed invero, l’articolo 4 della Costituzione stabilisce: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Poi gli altri diritti costituzionali, che, con la cornice della suddetta norma rappresentano l’ossatura del nostro diritto del lavoro: La tutela da parte della Repubblica del lavoro in tutte le sue forme e le sue applicazioni. Cosi da dare al diritto del lavoro quel posto di preminenza che gli spetta nell’assetto sociale. L’art. 35 cerca di tutelare il lavoratore subordinato, cosiddetto contraente debole, cerca, in buona sostanza, di rendere effettiva l’uguaglianza sostanziale tra i soggetti economici, e di creare lo Stato sociale. Poi arriva il problema più spinoso: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa ( cfr. art. 36, 1° comma Costituzione)”. Siamo sicuri che la l’anzidetta norma oggi sia effettiva o meramente simbolica? E’ possibile che gli under trenta, quando sono retribuiti, devono percepire uno stipendio medio di 700 euro al mese? Dove vogliamo arrivare, a fare concorrenza alla Cina dove gli operai guadagnano 30 dollari al mese? Eppure, cito la migliore dottrina italiana Tosi e Lunardon, l’articolo 36 della Costituzione ha un ruolo cruciale all’interno del diritto del lavoro, dotando di copertura costituzionale principi volti a offrire regolamentazione ad alcuni punti essenziali del rapporto del lavoro come equità e sufficienza della retribuzione e adeguatezza del tempo dedicato al lavoro. Il soggetto tutelato è il lavoratore subordinato, considerato, ancora una volta, il contraente debole. Tuttavia, la Corte Costituzionale ha detto che anche altri lavorati, possono rientrare nell’ambito di applicazione del suddetto principio, un esempio è previsto dalla legge sulla subfornitura.  Orbene, l’equa retribuzione si basa sulla proporzionalità tra lavoro effettuato e retribuzione. L’articolo 36, lungi da essere una mera norma programmatica, ha immediata efficacia precettiva.  Vi sono poi altri corollari dell’articolo 36: la durata massima della giornata lavorativa che deve essere fissata per legge e il diritto al riposo settimanale.

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6 thoughts on “QUESTA ITALIA DOBBIAMO SALVARLA!

  1. Ciao, io sono Tiziano, ho letto la tua lettera e come “imprenditore” ti rispondo come ho ripsposto ad Alessia parlando della riforma del lavoro: non c’è un bisogno reale di una riforma ci sono già 46 tipi diversi di contratto dal tempo indeterminato al contratto di collaborazione “a chiamata” altri 6 non cambieranno la situazione. È vero che la costituzione prevede tutto quello che hai detto però è altrettanto vero che la costituzione non ti può garantire un qualcosa che non c’è. La reale riforma in questo momento dovrebbe essere delle attività produttive; lo stato dovrebbe limitarsi a rimettere le aziende nelle condizioni di crescere, solo cosi, riavviando la produzione, riparitranno i consum che porteranno a delle crescite aziendali e le aziende ricominceranno ad assumere. Sarà solo allora che si potrà pensare di fare una riforma del lavoro realmente utile. Tutto nella vita è il risultato dell’incrocio fra domanda e offerta ed in questo momento c’è più domanda di lavoro che offerta dello stesso, pertanto o si crea il lavoro riformando (detassando, punendo le delocalizzazioni, incentivando) le imprese o potremo passare i prossimi 30 anni a fare 3 riforme al giorno senza cambiare nulla. La controprova ce l’hai vedendo che la disoccupazione è aumentata non per la mancanza di leggi sul lavoro, o il costo troppo elevato ma per il calo drastico di lavoro. Tu per primo, libero professionista, devi crearti il tuo lavoro, lo stato non può aiutarti, creando cause che poi comunque nessuno potrebbe pagare. Posso dirti solo una cosa: Coraggio la ruota gira e primo poi tutto cambierà

    • hai dato il tuo punto di vista da imprenditore, ma da lavoratore precario e con stipendio basso ti rispondo: anche se lo stato aiuta le aziende, come fanno queste a crescere se noi non abbiamo i soldi per comprare prodotti e servizi, o se li abbiamo per 4 mesi si e non si sa per quanti no? io ho sempre lavorato, prima guadagnavo 300€ al mese, ora 700€ ma vivo di contratti a scadenza e tra uno e l’altro non so quanto tempo passerà, in genere un paio, ma chi mi dice che non siano di più?, quindi nonostante abbia a disposizione più soldi di prima io continuo a spendere pochissimo, a comprare le scarpe cinesi a 5€, sapendo che possono farmi male e che con qualcosa in più potrei sostenere l’industria tessile della mia zona, ma se poi resto senza lavoro per più di due mesi (senza diritto alla disoccupazione per i contratti che ho) e quindi senza soldi penserò che se avessi comprato le scarpe cinesi avrei 35€ in più in tasca.
      Non si può scegliere se sostenere i lavoratori o le aziende, se non si agisce su entrambi i fronti non se ne esce, è inutile.

  2. Concordo con Tiziano, penso che le leggi esistenti in materia di tutela siano già troppe e comunque spesso disattese. Una revisione servirebbe solo ad aumentare la confusione e a perdere tempo.
    Inizio invece a pensare che sia ora di avere idee imprenditoriali, mentre lo scrivo mi chiedo: ma cosa stanno facendo all’estero per attirare i nostri laureati …
    il problema secondo me è: perchè si va all’estero? perchè c’è lavoro che qui manca, solo per questo?
    da cosa dipende la maggior propensione alla creazione di lavoro all’estero, a parità di crisi economica? Non sarà forse che hanno qualcosa che noi non abbiamo (e che non è la normativa o un articolo sulla Costituzione?
    Che poi mi dico: è sufficiente scrivere che siamo una repubblica fondata sul lavoro per aver la coscienza monda?
    sarà per caso ipocrita dirlo e ribadirlo senza occuparsi di applicarlo?

  3. Rispetto a Piera: in realtà se aiuti l’azienda, l’azienda assume e da lavoro, se i. Piu l’azienda è in un ambiente sano in cui lo stato nn è li solo per succhiarle il sangue potrebbe amche assumere a tempo i determinato. Nella tua risposta hai messo in evidenza una cosa fondamentale: ciò che traumatizza l’econma nn è tanto l’assenza di soldi “al momento” quanto l’assenza di flussi previsti.
    Rispetto a Pier: il flusso di lavoratori specie laureati all’estero è dato dal fatto che l’Italia, in opposizione ad altri paesi ha un numero troppo elevato di laureati. Non è onestamente normale che in Italia un laureato in economia con 110 e lode guadagni quanto un operaio… Il fatto è che ci sono piu laureati che operai e che l’offerta di laureati è infinitamente più bassa della reale necessitá…poi subentrano tutti i discorsi vari di detassazione…

    • il discorso che fai è lo stesso di quando ci dicono che se spendessimo quel poco che abbiamo rimetteremmo in modo l’economia. Però dato che questo richiede tempo noi non ce la sentiamo di spendere 1€ in più che potremmo mettere da parte.
      Se oggi la tua azienda venisse aiutata non mi assumeresti domani, penso che vorresti prima vedere se le cose vanno effettivamente bene, avrai bisogno di tempo per capire quanto vanno bene e quindi quanto puoi assumere, e nel frattempo io sono stata sfrattata, per questo dico che bisogna agire su entrambi i fronti, se c’è bisogno di tempo nessuna delle due parti può essere lasciata a sé stessa nel periodo di transizione.
      Per quanto riguarda la storia dei laureati, pare sia il contrario, questo articolo è comparso pochi giorni fa su Repubblica.it “Eurostat, troppo pochi laureati
      Italia fanalino di coda in Europa” (http://www.repubblica.it/scuola/2012/06/07/news/troppi_pochi_laureati_italia_fanalino_di_coda_in_europa-36744591/)
      Questo ha sorpreso anche me, in realtà, ma mi ha fatto nuovamente ribollire il sangue, perchè mi sento nuovamente presa in giro, come ogni volta che sento qualcuno che non ha idea di cosa stiamo passando dispensare consigli nei vari talk show e magari cambia opinione in base all’umore. Prima dicono che dobbiamo studiare, poi ci dicono che la laurea non serve, ma dobbiamo fare gli artigiani, poi dicono che in Italia ci sono pochi laureati, se ci laureiamo e poi decidiamo di fare gli artigiani ci dicono che abbiamo perso tempo, se non lo facciamo siamo schizzinosi, se dopo la laurea facciamo qualunque cosa ci capiti ci dicono che abbiamo fatto fare sacrifici inutili alle famiglie, se non lo facciamo siamo schizzinosi, insomma qualunque cosa facciamo sbagliamo!

      • Io ho una ditta di noleggio con conducente, se avessi il lavoro defiscalizzato potrei assumere un autista, io sono poco piu che io e me stesso…sul discorso dei laureati la domanda è: qual’è il giusto numero?

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