PAPÀ MI PRESTI DEI SOLDI, MI SERVONO PER LAVORARE!

CHARLIECari lettori,

questa mattina mi sono messa a pensare ad alcune fantomatiche domande che vengono poste durante i colloqui, a come i colloqui stessi siano cambiati e alla loro connotazione assolutamente comica. Partiamo dal principio. Sei preparato/a, sei bellissimo/a , ti sei fatto persino la barba, e tu ragazza neolaureata ti sei rifatta le unghie e hai passato sei ore davanti al guardaroba per cercare l’abito giusto (se il candidato/a ha origini del sud, la cosa avrò coinvolto almeno i cugini di terzo grado, ormai tutto il paesello ne parla praticamente).

Vuoi far capire al tu potenziale datore di lavoro che sei davvero una persona seria e adatta per quel ruolo, per quell’importante posizione per la quale ti stai candidando: stage!. Sei sola/o , tu e il tuo cv, lo osservi, ne vai fiera, ripercorri gli anni scorrendo il dito sulle voci “esperienze professionali” e “formazione”. Sei fiera/o di quel master che ti sei pagato/a con i risparmi della comunione, battesimo, cresima, Bat mitzvah, di quando sei diventata signorina e pure i cinque euro che ti portavano quando perdevi i denti. (Sei meno fiera/o di quella volta che ti sei ubriacata/o in Erasmus e hai giurato al cospetto della tavoletta del bagno che non lo avresti fatto mai più, ma vabbé questo non lo dirai al Responsabile Risorse Umane).

Sei pronta/o ti chiamano nella stanza, la stanza delle torture. Prima domanda, tu ti aspetti un bel “allora che metodologia di ricerca ha usato per raccogliere i dati della sua interessante tesi sul monopolio farmaceutico?”oppure un “Come si chiama?” andrebbe benissimo. E invece no! C’è lei: The super domanda: Che lavoro fa suo padre?” Mio padre? Aspetta un secondo, detto fra noi, Machetefrega??? 

Devi assumere me, mica lui. “Veramente fa l’operaio/lo strozzino/l’impiegato/il dirigente/attacca francobolli con la lingua/niente/non lo so (è consigliabile usare tutte le seguenti versioni per capire quale possa andare meglio, dal momento che l’espressione dell’esaminatore rimarrà sempre e comunque schifata).

Vabbè superato il primo step, ti aspetti una domanda sui tuoi hobby, sui 20.000 corsi di lingua che hai seguito (lascia stare in genere l’esaminatore non sa neanche una parola di inglese, non ti illudere) e invece no! Arriva la fase umiliazione. Questa fase, da non sottovalutare è un’attenta operazione di marketing. A voi sembra una stupidaggine e invece no! Dietro le frasi:“Sa, con una laurea come la sua…”(laureato in economia, 50 esami, 110 e lode), sa con la poca esperienza che ha (4 stage all’estero), sa l’inglese lo parlano tutti (e ho capito ma parli pure tedesco, francese etc), sa con la crisi (questa ce la piazzano ovunque, dal crollo della borsa del 1987)….si nasconde un’abile tecnica che da vita al gioco a ribasso. Una lotta “scivolosa e profonda” in cui tu elenchi quello che sai fare e lui ti dice “bah non so”….fino a che vince, vince lui: Ti ha convinto, tu sarai la sua stagista, non rimborsata, senza buoni pasto, per soli 12 mesi con ottime possibilità di fare carriera (per ora mi faccia delle fotocopie)

Ed è qui che viene svelato l’arcano, il motivo per il quale volevano sapere che lavoro fa tuo padre: Volevano sapere se può mantenerti durante questi mesi di altissima formazione e lavoro che andrai a svolgere per una prestigiosissima azienda che davvero non puoi lasciarti sfuggire. I colloqui di lavoro oggi come oggi terminano così:”Papà mi presti un po’ di soldi? – “Perché?” – “Perché devo lavorare!”

Alessia Bottone

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7 thoughts on “PAPÀ MI PRESTI DEI SOLDI, MI SERVONO PER LAVORARE!

  1. IOOOOOO sono io (ehmmm a parte le lingue)!!!! Aggiungiamoci pure che per farlo cambi città, che essendo l’azienda seria e importante il tuo ormai unico completo ”nero” della cresima non basta e devi rifare il guardaroba, che soggiornando in un bellissimo ostello sarà curioso capire come mangiare e….il mix è fatto! E tutto ciò diciamolo pure, in barba a tuo fratello minore che bontà sua ha scelto di non studiare e fare il friggipatatine perchè se no auguri…mica tutti si possono permettere il lusso di essere laureati-stagisti-italiani … La cosa curiosa è che effettivamente sì ”alla fine mi hanno convinta”…sono felicissima di iniziare e mi reputo fortunata! Eh va bè, grazie Alessia perchè almeno mi fai sorridere 🙂

  2. Un mio amico dice che per farsi assumere bisogna dichiarare di avere la terza media (e di non essere mai stati al primo banco), dimostrare scarsa prontezza di mente e ostentare un’igiene personale discutibile.

  3. La prima domanda, al mio primo colloquio di lavoro … che me la ricordo bene, fu: qual’è il suo colore preferito?
    Guardai il logo dell’azienda alle spalle del selezionatore e dissi: arancione!

  4. La prima domanda al mio fu: “Ma lei è laureato da tre anni?”
    Io: “Sì. C’è scritto sul curriculum.”
    La signorina (orrenda): “Eh sa, non abbiamo mai il tempo per leggerli…”
    Io: -_-

  5. Mi é piaciuto molto l’articolo. In questo periodo di inoccupazione (un altro) sto seriamente valutando il fatto di scrivere un libro sui miei colloqui; né ho veramente un’infinità nel mio curriculum… a pensarci bene potrei avere un curriculum solo sui colloqui che ho sostenuto da quando mi sono laureata e “masterizzata” :), cioé dal lontanto 2004!
    Forse potrebbe diventare il nuovo fantasy (Rowling atttenta) dato i personaggi e le tipologie di contratti che mi sono state proposte!
    Un in bocca al lupo a tutti!!!

    • cioe’alessandro…per farsi assumere da un azienda di lavoro adesso bisogna dimostrare di essere ignoranti?ma fare vedere che abbiamo voglia di lavorare?no,in italia nn ci sono soldi piu per il commercio del lavoro è la colpa è di berlusconi.nn c’e’nulla da fare l’italia è fallita.

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