NON MOLLARE I PROPRI SOGNI

SVE-5

Ciao Alessia,

sono Elena e ti scrivo, per il momento, da Prato. Abbiamo la stessa età e io nel frattempo mi gioco la carta di essere nata alla fine dell’anno, così per dire di avere ancora (per molto anche) 27 anni e non finire nelle liste dei “troppo vecchi”. La mia città è bella, piccola e collegata meravigliosamente con Pistoia e Firenze. Tutto il mondo è stato ai suoi piedi per un periodo e poi.. poi è morta. La città che si basava sull’industria tessile ha sfruttato il lavoro in nero, il lavoro clandestino di migliaia di cinesi che, con gli anni, si sono arricchiti grazie alla mafia dagli occhi a mandorla, senza che gli imprenditori locali si rendessero bene conto della gravità della situazione che loro stessi hanno creato. E così hanno ribaltato la situazione. I cittadini cinesi sono diventati sempre più grassi, sfruttando i loro connazionali che dalla Cina hanno fatto arrivare qui illegalmente, comprando fabbriche, negozi, attività, case e vie intere di Prato, senza mai fatturare nulla, facendo tutto in nero. Il tessile pratese è diventato il tessile cinese, per via di questi e moltissimi altri fattori economico sociali che non sto qui a descrivere. I pratesi, invece che lottare per trovare un’identità alternativa al tessile, hanno preferito mollare. C’è chi si è suicidato in fabbrica, chi ha chiuso l’attività senza pagare gli stipendi ai dipendenti, chi continua a fare la bella vita tra la Prato Bene e la Versilia pur non avendo un euro. La mia città è vuota, i negozi chiudono e il centro lasciato a sè stesso è così diverso da quel centro chiuso da antiche mura che fino a poco tempo fa pullulava di vita, di gioventù, di soldi. A 27 anni mi trovo in una città ostile, vuota che non mi vuole e che non mi merita. Ho una laurea in Management Culturale e Produzione di Spettacolo (inutile, stupida, ma pur sempre risultato di un percorso di studi completo e sudato) e tre esperienze all’estero. Prima l’Erasmus a Parigi, poi qualche mese alle Isole Canarie e infine il Leonardo da Vinci a Siviglia. Parlo inglese e francese, ho imparato lo spagnolo vivendo all’estero e integrando adesso con un corso che mi sto pagando.

Sto studiando anche il cinese, perché se vuoi lavorare qui (e anche a Firenze) devi almeno parlare cinese, oppure russo. Lavoro da quando avevo 19 anni, inizialmente come segretaria, poi come promoter e infine come commessa in vari negozi, sempre in nero. Sono una persona open minded, propositiva, mi adatto, non pretendo troppo visto il momento, ma il rispetto di me come lavoratrice e di conseguenza il riconoscimento del mio lavoro come contributo all’azienda, sì, lo esigo. E invece no, il rispetto del lavoro non l’ho mai incontrato a casa mia.

Mi hanno detto che sono troppo bassa per vendere le piastre per capelli all’Euronics; mi hanno detto che di quattro candidati in lista per un posto di STAGISTA pagato 500 euro al mese presso Comune, è stato scelto un altro, un quinto uomo che non si sa bene da dove sia spuntato. Mi hanno detto anche che, nell’organizzazione no profit giovanile più grande di Prato, non c’era posto per me come STAGISTA a 600 euro al mese (600, per me tantissimi), perché era preferibile prendere la 25 enne che deve ancora laurearsi figlia del tale assessore. “Perchè è bene così, mi dispiace” Mc Donald’s mi ha detto che gli italiani a lavorare nelle filiali di Firenze non li prendono, ma scelgono solo filippini. “Sai, perchè hanno bisogno di lavorare..”

Da PrimaDonna mi hanno detto che sono troppo qualificata per vendere scarpe, e la Lush non mi vuole perché ho viaggiato troppo. Come campo adesso? Ho la fortuna di vivere in una famiglia che può aiutarmi a mantenermi, ma mi arrangio come posso. Mi vergogno, mi sento uno schifo e in un imbarazzo cosmico quando chiedo al mio babbo 10 euro per mettere benzina alla macchina che lui, con gran fatica e sacrifici, mi ha regalato il giorno in cui mi sono laureata, quando piangeva per l’emozione nel vedermi con la corona d’alloro in testa. Quando mi è possibile, faccio la commessa con contratti a chiamata. Vivo la vita giorno per giorno e per evitare di cadere in depressione, mando avanti il mio lavoro come organizzatrice di eventi e produzione di spettacolo, nella web radio (www.radiospin.it) che ho fondato nel 2010 insieme ad alcuni miei compagni universitari. Coltivo i miei interessi sull’handmade e la moda low cost con il mio blog, http://theimperfectredribbon.wordpress.com/ , perché a me la moda piace, ma non posso permettermela, così la creo o la compro a prezzi stracciati e mostro ai miei lettori come vivere il fashion ai tempi della crisi.

Ovviamente la ricerca di un lavoro vero non si è mai fermata, ma non cerco più qui, nella mia città così tanto carina quanto morta: cerco fuori. Ho vinto il bando per lo SVE in Spagna, se il progetto (SE) venisse approvato, partirò per nove mesi da settembre.

Nel caso non venisse approvato, cerco comunque alternative: faccio domanda per altri progetti, mi informo sulle possibilità che ci sono per i ragazzi grazie alle agevolazioni europee, come i programmi di Youth in Action; cerco risposte su come ottenere i visti necessari per vivere in

Australia o in Canada. L’opzione preferibile è quella di restare in Europa, lontana dall’Italia e abbastanza vicina da poter tornare a casa con facilità se la vita lo necessita; ma nel momento in cui questo non è più possibile,

devo aprirmi ad altre prospettive. Non si può morire, nè piangersi addosso. Se non avete i soldi per emigrare, informatevi sui bandi europei che vi permetteranno di scappare da questa Italia così stagnante. Non sarà per sempre, ma almeno qualche mese farà la differenza. A Siviglia ho riscoperto me stessa, ho ritrovato la mia vera essenza e adesso cerco di portarla altrove, perché qui marcisce. Si da piccola sapevo che la mia vita sarebbe stata particolare, diversa, ma mai mi sarei immaginata in una condizione di nomadismo e disagio. Mi sarebbe piaciuta una vita fatta di un lavoro solido e piacevole, con soddisfazioni professionali, soldi q.b. per vivere indipendentemente, ma purtroppo è andata in un modo diverso. Mi è stato dato in mano un mazzo di carte “strane” e queste mi devo giocare, non ho alternative. Non posso buttare la partita a monte, ma giocarla come meglio posso con quel poco che ho. Ciò che mi sento di consigliare è, da disperata, di non mollare mai i propri sogni, che la vita è una sola e va vissuta in pieno. Dobbiamo provarci sempre, possiamo adattarci ma non piegarci, rinunciando a noi stessi per vivere una vita di stenti, fatiche e insoddisfazioni. Meglio fare sacrifici grandi ma avere il sorriso sulle labbra. Io ci sto provando, non demordo, non lotto contro un mondo che non mi vuole, ma vado alla ricerca di un mondo abbastanza aperto da lasciarmi spazio al suo interno. Giocatevele bene le poche e pessime carte che avete e ricordatevi che fuori c’è un mondo che seppur duro, vale la pena di essere scoperto e vissuto in pieno. C’è solo un unico lato positivo che ricaviamo dall’irrazionalità di questo momento storico:abbiamo la possibilità di conoscere altre vite, altri mondi e altre culture senza abbandonare nulla, perché nulla ci trattiene sul nostro punto di partenza, ma tutto ci porta in diversi punti di arrivo.

Elena

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11 thoughts on “NON MOLLARE I PROPRI SOGNI

  1. La tua laurea non nè inutile, nè stupida … mi permetto di dire che è inutile e stupido un sistema economico che non è in grado di utilizzare le tue esperienze e la professionalità che hai sviluppato!

    • purtroppo mi hanno convinta le persone e i lavori che non ci sono, che la mia laurea sia stupida ed inutile. Risatine sarcastiche, nasi arricciati e occhi spipati quando dico in cosa sono specializzata. Alla fine, dopo 3 anni, il mondo te ne da conferma. Probabilmente, forssi stata più “intelligente”, con un cervello che mi avrebbe permesso di comprendere la matematica, la fisica e tutte quelle cose “scientifiche che a scuola mi facevano dannare”, non sarei qui. Ma pace, poco male, questa è la mi strada e alla fine posso solo migliorare il percorso..

      • Altro che inutile, la tua Laurea dovrebbe essere la più sfruttabile e sfruttata in un Paese come il nostro, che dovrebbe puntare sulle sue eccellenze turistico-culturali uniche al mondo – non mi stancherò mai di ripeterlo. Anche la mia è una laurea “strana” che però doveva essere (e in altri Paesi lo è) uno dei lavori “del futuro”… mi sa che qui lo sarà di un futuro mooolto lontano, proprio futuristico, come per te il giorno in cui l’Italia finalmente capirà di dover investire sul suo patrimonio ambientale e culturale!

      • un popolo ignorante e malato è sicuramente più facile da governare. Oltre alla mancanza di soldi da investire, manca la volontà di farlo, forse proprio per questo motivo. Son tutti avvocati e dottori, ma al cinema, al teatro, ai concerti… ci vanno tutti. E chi c’è dietro il concerto o dietro al film che stai guardando? Io, un direttore di produzione, il manager culturale, l’organizzatore di eventi (che non è solo lo scemo che ti organizza la festa da figli di papà nel tale locale..), ma a quanto pare o siamo invisibili, oppure i nostri posti vanno tutti a finire in mani famose.
        Il mio lavoro o si svolge nel settore privato, dove aziende a conduzione familiare non ti ci fanno entrare neanche come stagista, oppure nel settore pubblico, dove le lobby ti chiudono le porte in faccia prima che tu possa chiedere il permesso.

  2. A me ha colpito “mi hanno detto che sono troppo bassa per vendere le piastre per capelli”. Io penso che é anche contro questo che ci dobbiamo ribellare. Lo direbbero mai ad un uomo?

    Del resto tante inguistizie…600 euro non sono tantissimi, non sono tanti per nessuno, io (straniera ma vissuto in Italia) sono scappata da Milano perche 1200 euro al mese per me é uno stipendio da scandalo. E non accetto arrivare a 30 anni cosí. Mi fa rabbia vedere che un lavoratore italiano deve prendere la metá dello stipendio di un altrettanto qualificato tedesco o di un mio paesano svedese solo perché é nato in un altro paese.

    Hai fatto bene Elena, ti sei giá fatta tante esperienze, parli un sacco di lingue, vedrai che ci sará un paese lá fuori che ti dará delle belle possibilitá. Non ho dubbi.

    • Grazie.. io lo spero, ci sto provando in tutti i modi, prima o poi a forza di battere il chiodo ne uscirà qualcosa di buono

  3. Sono commossa, la tua descrizione di Prato è assai simile a quanto è accaduto a Verona alle imprese di confezioni, decimate dalla concorrenza cinese (e tra le spoglie c’è anche l’azienda della mia famiglia).
    Anch’io, come te, partirò con lo SVE, andrò in Danimarca. Voglio vedere se davvero fuori l’erba è così verde come la vediamo noi da qua.

    • il tuo progetto è già stato approvato? io sono in paranoia, e credo lo sarò fino a giugno, quando saprò se effettivamente partirò o meno..

  4. Bellissime parole per descrivere la tua storia, una storia che ci accomuna in tanti. Mi hai colpita con la tua metafora sulle carte perchè la uso spesso anch’io:
    “Mi è stato dato in mano un mazzo di carte “strane” e queste mi devo giocare, non ho alternative. Non posso buttare la partita a monte, ma giocarla come meglio posso con quel poco che ho. Ciò che mi sento di consigliare è, da disperata, di non mollare mai i propri sogni, che la vita è una sola e va vissuta in pieno.”
    Però è più forte di me, io non me la sento di abbandonare la mia terra e i miei affetti, anche se altrove (forse?) potrei realizzarmi… in fondo se c’è una cosa buona che a molti rimane sono proprio gli affetti… E’ anche vero che il mio caso è diverso, ho qualche anno in più di voi, sono sposata e con un padre solo e anziano che non mi sentirei di lasciare (e come?). Le mie carte insomma sono queste e il mio gioco necessariamente diverso 🙂 Ma voi più giovani, se potete e volete, avete la libertà di provarci e di certo arricchire la vostra vita, comunque vada.

  5. ignorava que este Samuel cantigueiro era "O" Samuel.tenho o Poema de pedra lioz no ipod, e este album que espera ser convertido na totalidade em mp3. Já soube que não existe em CD, e mesmo que venha a ser editado em CD, estou desempregado, pelo que me vai melhor reciclar o vinil.Bem haja.

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