SE NON SEI FIGLIA DI PAPÀ SI SOPRAVVIVE E BASTA

fuga_cervelli (2)Ciao Alessia,

avevo voglia di scrivere pubblicamente la spiacevole esperienza vissuta stamattina. Sono in camera mia a cercare del materiale in internet per mia madre, le porte sono aperte quindi sento senza difficoltà lo scambio di battute tra i miei genitori: Papà: “Allora che le hanno detto?” Mamma: “Non la prendono con la laurea in Psicologia, vogliono un educatore professionale con la laurea in Scienze dell’Educazione o un diplomato col corso regionale di addetto all’assistenza. Questa è la normativa regionale, in altre regioni lo psicologo potrebbe anche fare l’educatore professionale, qui in Veneto no”. Papà: “L’abbiamo fatta studiare dieci anni per niente” Mamma: “Non ce ne liberiamo più (di me)”.
 Ebbene sì, questa mattina ho avuto l’ennesima porta sbattuta in faccia malgrado le mie pregresse esperienze gratuite in CEOD e persino in un presidio extra-ospedaliero per gravi cerebro lesioni acquisite. Non seppi trattenermi dal fare alla Responsabile del Centro (dopo il suo spassionato consiglio a frequentare il corso regionale di addetto all’assistenza che GARANTISCE, a suo dire, un lavoro stabile) una infelice battuta: l’Italia è il Paese col minor numero di laureati in Europa, eppure un diplomino regionale di un anno batte di gran lunga una laurea di almeno 5 anni. Ma noooooooo, mi dice la Responsabile, “Si studia anche per passione!” No, le ho risposto, “si può studiare per passione se hai la certezza di avere la pancia piena fino alla fine del mese”. Il bello è che, quando mi sono iscritta all’università, questa normativa non esisteva ancora. è arrivata dopo. Come dopo la conclusione del mio master in psicopatologia dell’apprendimento è arrivata la normativa per cui la diagnosi svolta da uno psicologo privato, pur seguendo tutti i criteri sanciti per una corretta valutazione clinica, è carta straccia se:
– non è approvata dalla ASL di appartenenza del bambino
– non è controfirmata da un neuropsichiatra infantile (ergo medico che magari avrà fatto un unico esamino sulla dislessia e altri disturbi dell’apprendimento) e una logopedista (laurea di tre anni, sempre figlia della facoltà di medicina). Ecco, sono una laureata, non trovo lavoro nel mio campo, faccio fatica a trovarne altri perché “vecchia” – 30 anni la settimana prossima, non li festeggerò perché sanciscono la fine del periodo utile per essere presa come stagista anche solo per vendere le mutande. Ecco come mi hanno ridotto, a pregare per un cavolo di stage con rimborso spese. Pregare. E intanto non è più solo l’umiliazione delle porte in faccia, c’è anche il peso di vedere la preoccupazione e il nervosismo dei tuoi genitori, la consapevolezza che hai intaccato parte dei loro risparmi per niente. L’istruzione della loro figlia maggiore non è stato un investimento bensì parassitismo bello e buono. Ad agosto partirò per il Servizio Volontario Europeo in Danimarca, nove mesi per ambientarmi in una Nazione completamente differente dall’Italia. Se saprò giocarmi bene questa carta, l’Italia non mi vedrà più. Mio padre è d’accordo e preme affinché parta, mia madre, dopo avermi visto partecipare a stage che puntualmente tutta la vitapromettevano un posto e altrettanto puntualmente ti spedivano a casa appena concluso il periodo pattuito, è scettica e si aspetta di vedermi tornare con le pive nel sacco anche se, ammette, un CV con un’esperienza all’estero suona bene (mi sono ben guardata dal dirle l’esperienza di Alessia Bottone…) L’Italia mi ha dato i natali, confido di poter trovare una nazione in cui VIVERE perché ho capito che in Italia, se non sei figlia di papà, puoi solo sopravvivere. Intanto, visto che ad agosto mancano 7 mesi e, anche se avrò vitto, trasporti e alloggio spesati, avrò un pocket money di appena 140 euro in una delle nazioni europee più care, confido di trovare un posticino part-time in un call center. Se riceverete telefonate da parte di una ragazza che tenta di farvi fare un passaggio di piano telefonico, di inviarvi a casa un rappresentante di corsi di inglese o altre amenità varie, abbiate pietà di lei, potrebbe essere una laureata sfigata (per dirla alla Brunetta) che tenta di coprire le spese che la semplice esistenza comportano.
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8 thoughts on “SE NON SEI FIGLIA DI PAPÀ SI SOPRAVVIVE E BASTA

  1. Tanta solidarietà! Io ieri ho consegnato la mia domanda di partecipazione a un bando scolastico pubblico per un progetto intitolato “Diritti a scuola” e la Dirigente scolastica in persona ha cercato di dissuadermi (inutilmente) dal protocollare la mia domanda alludendo al fatto che “ci sono altre persone prima”.. Non vorrei pensare a un Paese per “figli di papà”, non mi resta che credere al fatto che le doti di chiaroveggenza della Dirigente le permettono di prevedere, a busta chiusa, i vincitori di un concorso per titoli! 😉 In bocca al lupo!

    • Crepi il lupo! 🙂
      In effetti il comportamento della Dirigente è sospetto, mi stupisce che tenti pure di dissuadere, con il rischio di farsi pure sgamare. Ormai ho rinunciato a spedire raccomandate su raccomandate per concorsi di cui poi non ti dicono nemmeno l’esito, sono soldi buttati.
      Forse l’estero è uguale – il detto l’erba del vicino è più verde non è proprio sbagliato – ma voglio vederlo coi miei occhi, se così fosse almeno me ne sarò fatta una ragione.
      In parte comunque questa situazione è stata provocata anche colpa mia: sapevo che la mia laurea era inflazionata, sapevo che forse era meglio fare lo studente lavoratore, almeno esperienza in altre cose sarebbero state utili, forse era meglio non finire fuori corso (anche se non sono finita fuori corso perchè cazzeggiavo ma per problemi di salute), non ero la più brava del mio corso ma giusto una studentessa senza lode e senza infamia, non sono brava ad assecondare le persone giuste, anzi, diciamo che ho anche un po’ un carattere di merda e rispondo alle provocazioni. Aggiungiamoci infine l’ingenuità abbastanza profonda da non accorgermi di alcune colleghe che mi hanno fatto le scarpe durante l’ultimo tirocinio, facendomi accorgere troppo tardi della reputazione rovinata agli occhi dei capi…
      Una cosa però è certa: se alla fine mi toccherà fare la badante, o la donna delle pulizie, lo farò all’estero, almeno ho la scusa che sono in una terra straniera e di più non potevo aspirare, non intendo farlo in Italia, Paese che mi ha illuso per tanti anni solo per foraggiare i baroni dell’Università.

  2. ci sarà anche stato del marcio in Danimarca (cit.) , ma penso che sia una buona possibilità.
    Ultimamente quando sento persone che tentano fortuna all’estero, ho il moto di dar loro tutta la mia stima … perchè credo che sia la scelta migliore. Sarà una bellissima esperienza e ti auguro di poter restare o comunque poter valutare serenamente la possibilità di lavorare fuori dall’Italia.

    • Ti ringrazio per le belle parole, in effetti anche la mia scelta di espatriare è stata ampiamente foraggiata dalla lettura di altri blog di italiani all’estero, tra cui italiani in Danimarca. Diciamo che mi era anche dispiaciuto non aver mai avuto la possibilità di fare un Erasmus, e oltre a questo mi pesava ormai da troppo tempo il dubbio di scoprire se davvero il Nord Europa è così figo come appare oppure se è come l’Italia visto dalle televisioni albanesi (come forse sai, molti albanesi vennero in Italia convinti che ci fosse il benessere che si vedeva negli sceneggiati televisivi, salvo poi sbattere il muso contro la dura realtà), almeno la verità vista in prima persona mi metterà il cuore in pace.

      Ora come ora a darmi fastidio è il marciume delle sfere alte italiane @_@

  3. Anche io sono nata in Veneto, ma ora sono in Spagna, e mia sorella vive in Australia. Due anni fa abbiamo lasciato l’Italia, e ciao… E pazienza se mamma e papa` li vediamo solo su Skype, appena potremo ci riuniremo per una vacanza in Veneto, in Spagna o, chissa`, in Australia…

    • Com’è la Spagna? Pensavo fosse messa tale e quale all’Italia, ma se sei espatriata oso pensare che si sta ancora bene? incredibilmente mia madre sta cercando di convincermi che all’estero non riuscirò a combinare niente e che piuttosto è meglio che batta chiodo in Italia (ah, che madre amorevole!) ma grazie al cielo ho papà che mi sostiene e non ho trovato nessuno che critica la mia scelta. Ora come ora, costretta a vivere come una bambocciona solo perchè non ho uno straccio di autonomia economica, non può che farmi bene vedere i genitori solo da Skype. Poi dopo la prima settimana di vita danese cambierò idea ma pazienza 🙂

  4. Carissimi amici dai 18 ai 35 anni, abbandoniamo in massa questo paese, cominciamo a studiare seriamente l’inglese, il francese, il tedesco, e abbandoniamo questo paese vecchio, fatto di vecchi, dalla mentalità vecchia e oppressiva. Vediamo poi come faranno a campare senza di noi.

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