MERITOCRAZIA, QUESTA SCONOSCIUTA

MeritocraziaCiao Alessia,

mi chiamo Michele e mi sono laureato in Scienze dell’Informazione (Informatica) presso l’università degli Studi di Salerno. Dopo il fallimento nel 2004 dell’azienda nella quale lavoravo a tempo indeterminato (Azienda operante nell’ICT avente diverse sedi su tutto il territorio nazionale e estero), la mia esperienza lavorativa è stata un continuo susseguirsi  di contratti a tempo determinato (alcuni continui anche di quasi 2 anni) e a partita iva presso medie e grandi imprese operanti nel settore dell’Energia Elettrica e delle Telecomunicazioni. Ti scrivo questa lettera  perché vorrei farti partecipe del calvario lavorativo che ho vissuto sulla mia pelle in un Paese che credevo, sin da ragazzino, fondato sul principio della Meritocrazia e dell’ Equità Sociale. Sai, quando si è piccoli è facile sognare e credere nella lealtà del mondo che ti circonda, ma quando poi cresci e i tuoi “falsi miti” crollano come castelli di sabbia ti ritrovi, per forza di cose, a dover fare i conti con una realtà estremamente diversa da quella che ti aspettavi. Si cresce e comincia la drammatica età delle illusioni in cui continuamente ti dici “Vedrai che questa è la volta buona, troverò anch’io un posto di lavoro nel mondo”. Così anche io mi illudevo mentre mi rimboccavo le maniche alla ricerca di un nuovo lavoro quando la mia azienda fallì. Posso assicurarti che ho fatto grossi sacrifici sia dal punto vista fisico che economico (non sono benestante anzi spesso ci ho anche rimesso soldi) ed ho viaggiato su e giù per l’Italia (disseminando CV come le briciole di pane nella favola di Pollicino).
Nonostante i miei smisurati sforzi, quello che riuscivo a trovare era un susseguirsi di lavori precari e poco edificanti che non promettevamo alcuna crescita dal punto di vista professionale (Premetto che non mi è mai interessato il lato economico, quello che avrei voluto era un lavoro SEMPLICE e QUALIFICANTE che mi avrebbe permesso di costruirmi una famiglia  dopo tutti i sacrifici fatti e senza l’aiuto di nessuno credevo di MERITARMELO!!!.) Il problema di questo paese è la presenza di caste di potere che non lasciano emergere persone motivate e valide, molto spesso le posizioni lavorative vengono concesse per anzianità, per cooptazione, piuttosto che per merito effettivo. Noi, giovani risorse, dopo essere state sfruttate e sbattute in un contesto che non è il nostro e dopo aver cercato di esprimerci nella maniera migliore, ci ritroviamo in una condizione di immobilità all’interno della quale il MERITO viene valutato poco o nulla. Il nostro entusiasmo viene corroso dalla mancanza di prospettive a breve e medio termine e tutto questo non fa altro che diminuire la produttività del lavoratore ingegnoso che, quindi, fornirà un servizio di minore qualità con conseguente impatto negativo in primis nei confronti del  datore di lavoro e, più in generale, verso la Società tutta. Scusami per lo sfogo ma avrei tante cose da raccontare, in tanti anni alla ricerca di un lavoro che mi desse l’opportunità di vivere la mia vita in maniera dignitosa, te lo assicuro, ne ho viste tante. Ho investito tempo e denaro e solo adesso mi rendo conto che forse sarebbe stato meglio andar via lontano da questo paese dove trovano lavoro solo delinquenti, raccomandati e chi  vende la propria dignità. Ad oggi posso dirti che L’Università è servita solo a foraggiare i baroni e le loro parentopoli che ci lavorano con i soldi delle mie tasse. Pensa che nelle aziende dove ho lavorato da precario i corsi di formazione venivano erogati solo per il personale “poco qualificato” ma non so perché assunto a tempo indeterminato  (si, mentre  tu eri precario arrivava gente assunta a tempo indeterminato e molto spesso anche solo diplomata a cui dovevi fare da tutor), i libri che servivano per aggiornarti li dovevi comprare con i tuoi soldi altrimenti l’azienda non li acquistava, spesso dovevi andar via ad orario di fine lavoro perché mancava la copertura assicurativa e quindi se per caso dovevi completare qualcosa e/o volevi anticiparti un lavoro per il giorno successivo non potevi  farlo,  molto spesso mi sentivo un fantasma in azienda. Il celebre filosofo e sociologo Karl Marx non a caso parla di Alienazione come quello stato d’animo vissuto dall’uomo nella società capitalistica, in cui il Padrone è l’unico a beneficiare del lavoro del proletariato il quale, invece, non è che un minuscolo e insignificante ingranaggio di un sistema che lo rende sempre più povero ed estraniato dalla propria attività.   Cara Alessia ti voglio lasciare con un esempio reale  di come si lavora oggi, almeno nel settore dell’ICT.      In diversi anni e presso diverse aziende sparse sul territorio nazionale ho avuto modo di capire alcuni giri e sotto giri (questa può essere solo la spiegazione) che un “povero” precario deve subire per poter almeno dire   “IO LAVORO PRECARIO PRESSO..” Esperienza Personale del passato: Grossi sprechi nel settore dell’informatica. Parlo delle consulenze  che avvengono nella P.A. e in alcune società di rilievo del nostro paese e precisamente nel settore delle Telecomunicazioni e dell’Energia Elettrica. In particolare ti fanno lavorare da precario (a vita o almeno fino a quando puoi essere utile a loro) attraverso società di consulenza (dette società satelliti) perché i costi delle risorse esterne devono risultare alti (tu avevi già inviato il cv alle società ma direttamente non ci lavori) x poi far rientrare i soldi nelle tasche di chi gestisce o lavora (da manager/s) in quell’ente che ha richiesto e molto spesso anche per finta una determinata attività. Esempio pratico: A sei tu – B la società satellite – C la società dove andrai a lavorare. C versa ad B circa 400 euro al giorno (x 20gg lavorative = 8000 euro al mese) per un laureato in informatica (avevi già inviato il CV a C ma non viene preso in considerazione anzi, quelli validi, vengono inviati direttamente alle società satelliti). B versa ad A uno stipendio normale direi quasi da fame (1200 euro al mese poi dipende dalla regione dove lavori e/o dalla mansione svolta) e trattiene diciamo 2000 euro al mese per la gestione del lavoratore “risorsa”. Facendo un pò di conti rimangono 4800 euro al mese a B che con grosso rammarico li fa ritornare a chi permette questi giri viziosi per arricchirsi ( manager/s dell’azienda C). Risultato pratico: A fà la fame da precario – B guadagna su di te senza far niente e C (manager/s  grosse aziende) percepisce lo stipendio dall’azienda più il ritorno dalla/e società satelliti B. Questa situazione esiste già da molto tempo ed è  la strategia che usano la maggior parte delle società di lavoro interinale in Italia (alcune, e si capisce anche il perché, gestite sotto copertura da personaggi politici). La Soluzione ai problemi di questo paese, anche se ormai alcune generazioni come la mia sono state distrutte, è ELIMINARE LE CASTE DI POTERE, c’è bisogno di più MERITOCRAZIA e maggiori controlli (nel senso che chi non fa il proprio dovere deve essere licenziato) nel settore privato ma soprattutto in quello pubblico. Quello che posso dirti è che non vedo un futuro roseo neppure per le nuove generazioni che speranzose si affacciano al mondo del lavoro. Purtroppo in questo Paese si sono persi ormai troppi anni e la politica non è stata in grado di applicare delle regole chiare e efficaci finché vi fosse un vero modello di welfare come presupposto di sviluppo per l’ intera Comunità. Credo che lo stato debba rappresentare ogni singolo individuo e lottare per la dignità e l’equità sociale. Grazie Alessia per la voce che spero potrai dare alla mia lettera … Concludo citando una frase di Papa Giovanni Paolo II: La nostra dignità umana ci viene da Dio nostro creatore, a cui immagine siamo stati creati. Nessuna privazione o sofferenza potrà mai rimuovere questa dignità, perché noi siamo sempre preziosi agli occhi del Signore. (Papa Giovanni Paolo II) .

                                                                                                                                             

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7 thoughts on “MERITOCRAZIA, QUESTA SCONOSCIUTA

  1. L’italia vera e profonda è composta dalla dignità silenziosa e umile delle persone come te. C’è ma è silente. “Non rinnegare mai a te stesso ciò per cui hai lottato: la sconfitta non rende ingiusta una causa” – A. Moravia.
    Ciao, Francesca

      • Io ho quasi 43 anni, 12 dei quali li ho trascorsi a sperare che lavori precari di 400 euro al mese e con scadenza ogni tre mesi, si trasformassero in un’opportunità per la vita. Ora penso amaramente che un’opportunità, per quelli che come me hanno perso il lavoro a 40 anni, non c’è più. Mi commuovo quasi di più per le storie dei giovani come te, perché almeno io per 12 anni ce l’ho avuta l’opportunità di lavorare!

  2. “Ad oggi posso dirti che L’Università è servita solo a foraggiare i baroni e le loro parentopoli che ci lavorano con i soldi delle mie tasse. ”

    è la risposta che non ho avuto la forza di dare a mio padre quando mi ha chiesto: “ma se voi laureati in psicologia siete così tanti perchè l’università continua a sfornarne?”

    • Non devi vergognarti … Tutti noi sappiamo i sacrifici che abbiamo fatto e che sono stati fatti dalle nostre famiglie … L’importante è avere la coscienza a posto … Quello che ti posso dire e che un giorno sicuramente ci riprenderemo quello che ci è stato negato …

  3. dopo varie esperienze ho iniziato a pensare che ai datori di lavoro faccia molto comodo chi esegue senza eccepire, chi ubbidisce senza pensare, perchè non crea dissidi, discussioni, problemi, non rivendica diritti e si lascia modellare. Per questo occorrono persone poco preparate, poco competenti, inadatte al ruolo, per questo occorrono raccomandati riconoscenti, per questo la meritocrazia è vista come un problema da estirpare.

    • Ottima risposta, è proprio così. E sapessi quanta gente meritevole viene fatta vittima di mobbing per questo. Infatti si dice che il mobbing abbia come vittime privilegiate proprio coloro che lavorano meglio.

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