PUNTI DI VISTA DIVERSI

Ciao Alessia,

Ho tante cose in mente, da qualche mese. Da sempre. Mesi che sembrano un’eternità di tempo speso a riflettere se partire di nuovo o fermarmi, qui, nel mio Paese e cercare di costruire qualcosa qui. Una vita spesa a rincorrere me stessa, cioè vissuta in una profonda e continua “ricerca”, questo fino a qualche mese fa: fino a quel momento, ovvero fino ai miei primi 31 anni compiuti, con laurea&carriera in COMUNICAZIONE E MARKETING, nella moda, ho fatto così, la ricerca, l’esplosione, la potenza yang (la potenza rivolta all’esterno), ho cambiato scenari nei quali mi trovavo, ho inventato lavori nei posti e nei momenti, più assurdi per quello che l’opinione comune, riteneva. Poi, qualche mese fa, dopo quasi 10 mesi dal mio trasferimento a Londra, avvenuto per imparare bene l’inglese, “svegliarmi e aprirmi” a nuovi orizzonti professionali ed umani, e con il più sano e reale desiderio di confrontarmi finalmente all’interno del più ampio contesto globale di mercato (e di società), è arrivato un crack interiore, dovuto ad una scossa emotiva molto forte, dovuta a motivi di vita personale (affettiva) e così, ho sentito qualcosa spezzarsi. Via la chiarezza, via la forza yang, via la creatività, l’energia e la coerenza della mia identità rispetto ai miei obiettivi personali e professionali, ovviamente. E da lì, dicono, si può soltanto morire, come effettivamente faceva e spiegava Neo, in Matrix (e vorrei che fosse soltanto diletto cinematografico), per rinascere. Ma in reatà, si nasce sul serio. Sto lì nel mezzo e là, in quel vedersi dentro, scopri un sacco di cose Alessia, motivo per cui, vorrei poterle condividere con te e scrivendo, le glorifico, le esorcizzo, le prego. E prego dentro me, di stare bene qua fuori con il vero me che vuole rimanere sveglio, ora che nato.

Senza aspettative, oggi, devo decidere che fare. Tutti mi guardano, io sono stilosa, sono sempre stata una personalità eclettica e raffinata, elegante nel modo di comunicare; un’esteta ed una donna sicura di sé. Presa la laurea per tempo, lavorato subito dopo, stage in Peugeot reparto marketing, per un anno; desiderio di lavorare nella moda e comunque arrivare all’arte, quindi cominciata carriera nel wholesale, per xx per i primi due anni e da lì, con forte determinazione, andata in Umbria, anche per motivi affettivi e letteralmente conquistate le uniche due più importanti aziende di moda presenti nel territorio umbro. Lavoro per XXX da consulente Marketing e Comunic. – disegnando tutto-da-sola, una intera strategia di marketing, sia a sostegno del canale retail (per aumentare vendite, clienti e numero di entrate di questi, fidelizzare i clienti esistenti. e chi più, più ne metta) Ho lavorato fino alle 9 di sera, ogni giorno per un periodo totale di 6 mesi — con contratto a progetto, rinnovato ben due volte, per poi essere messa alla porta.

Insomma stanca, decido di andare a Londra, voglio aprirmi, voglio. Decisa, pianifico e parto, ancora forte, decisa, occhi aperti e fiuto. Poi a Marzo dicevo, l’abbandono. Sto vivendo la trasformazione, all’improvviso dalla fine di marzo, un senso di sconforto generale apre le danze ad una delle più importanti e significative ere della depressione che abbia mai visto, sul mio territorio corporale e mentale! No way: abbandono le certezze, rifletto tutto ciò che l’era post digitalizzazione riflette sul pianeta terra, frammentazione del significato in pezzi e frammenti così minuscoli che l’informazione una volta, divenuta totalmente aerea e digitale, si perde.. bo dove sono? Ecco questo inizio a chiedermi. Il lavoro che trovo a Londra da Settembre, come Sales Assistant ovvero Commessa, per xxx, marchio inglese del Menswear mi tiene a Part Time per mesi, nonostante io mi propongo con energia e dinamismo per un lavoro da Full Time. Vedo gente davanti a me, inglese, essere presa a Full Time. Vedo la classe dirigenziale inglese, MASCHILE, prendere le decisioni, come in Italia, non comunicare correttamente ragioni e informazioni: stessa storia, i sottoposti, sotto informati ed io ancora una volta non in pianta stabile capace di andare avanti. Il lavoro mi permetteva di guadagnare al max 650£ al mese, lavorando al max 25/30 ore – ah, ore che al mio manager, ogni settimana cortesemente facevo presente di incrementare, all’occorrenza. L’azienda mi disse dopo circa un paio di mesi e fino al periodo di gennaio che mi avrebbero dato il Full TIme, mai arrivato. Così da gennaio 2011 cerco seriamente (ovvero a londra significa giorno e notte) un altro lavoro. Serio, full time, tutto in regola. Forza! Spendo due mesi fra inviare CVs e covering letters personalizzatissime ad aziende e recruiters; invio più di 150 cvs e vedo almeno 10 agencies per colloqui sia in fase iniziale che non. Trovo un lavoro, dopo 3 mesi e mezzo di ricerche e di colloqui. Con  una delle istituzioni di comunicaizione, eventi che muovono il panorama artistico, della nightlife, della street art, del design e della moda di Rbick LAne in East London, io vengo assunta da  XXX costruisco la vitalità fornendo informazioni su eventi altro a tutti colori che fotografano, cercano ispirazioni e sia professionisti che turisti, provengono da tutto il mondo, per “essere nel posto dove essere in London town”. Collaboro con gli events side, per dare loro supporto durante la settimana e con i mercati, per collaborare di domenica. Vengo pagata 6.50£ all’ora, non ho contratto. Accordo orale. Azienda gigante che gestisce sia attività temporary che permanent, famiglia ricchissima ebrea, che possiede la strada e non fa contratto nè a me, nè a molti altri che nel tempo mi rivelano, essere nella mia stessa condizione. Vengo pagata ogni venerdi e così vado avanti. Il crollo, quando la torre crolla, tutto viene giù: la positività, la voglia di crescere, di promuoversi in un ambiente nuovo di lavoro, di fare amicizia e tutto il resto, iniziano ad abbandonarmi e le cose vanno male, con tutto, con tutti. Sto male. Sto profondamente male, un male reale che investe tutto di me, ogni aspetto della mia vita, che mi ferma. E sento che devo fare qualcosa. Con la mia storia, quello che voglio dire e ci tengo a dirlo, a persone che leggeranno e ascolteranno la tua voce ma io parlo alle donne, soprattutto, perché noi siamo il motore del mondo e del cambiamento stesso: in virtù della legge di natura, per la quale noi siamo il mezzo potente attraverso cui questa si può esprimere. E siccome noi, depositarie di vita e forza che è il motore del mondo, siamo oggetto del retaggio tipico della classe maschile (che dite voi, come la classe maschile, può affermare la sua “potenza” in confronto a quella prepotentemente naturale della forza della vita che è nella donna?) di inferiorità della donna, che ha conseguentemente quindi causato differenze nell’ambiente sociale e politico. Il lavoro è il solo luogo dove l’uomo può sopraffare la donna, che per sua potenza naturale, non potrebbe in nessun altro. Dico potrebbe. Comunque, differenze di stipendio, non tutela della donna, e molte altre materie che hanno aperto a Carte sui diritti alle donne in materia di lavoro e di società per dare uguaglianza (e noi, per fortuna siamo nell’Europa decadente della crisi economica..). In ogni Paese in cui si emigra si trovano aspetti differenti, per cultura, per politica, per geografia, ecc. non esiste un meglio rispetto ad un bene generale: quindi sperimentate ciò che vale ed è giusto per voi stesse. La meta siamo noi: questo significa che dobbiamo (e ci dobbiamo lavorare con tutto l’impegno che noi sappiamo tirare fuori per amare i nostri cari e per esprimere loro il nostro attaccamento a loro) guadagnare la visione di noi stesse. Di chi siamo interiormente, ovvero vederci: noi siamo come siamo, pregi e difetti, storia vissuta perchè era giusto e con in mano, il possesso di tutte le scelte future, che decideremo di fare. Il presente è in mano a noi stesse. Gli scontri, i problemi economici, le disuguaglianze, le crisi economiche, i posti di lavoro non retribuiti, gli stages non fruttuosi che non vi assumono, le ferie non pagate, le ferie non concesse in silenzio, le scrivanie rubate, le scrivanie occupate un giorno da un collega che faceva il vostro amico e poi vi prende il posto, l’ignoranza nelle procedure, la mancanza di positività, l’autocommiserazione di massa, d’ufficio, la mancanza di trasparenza, la mancanza di professionalità, anche quella etica, quella di una educazione, per intenderci, sono nell’ovunque spazio temporale della società che chiamiamo mondo. Noi scegliamo dove andare sulla base di cosa vogliamo fare. Non importa che problemi e aspetti affronteremo, o meglio dobbiamo sulla base dei nostri obiettivi, accettare il compromessi delle conseguenze. Ma guardate dentro di voi, ascoltatevi e poi muovetevi, consci del fatto che nessuno vi aiuta, e non ci sono risposte là fuori. Vedrete i figli dei papà, cioè coloro che hanno sempre una stellina in più sul Cv e i soldi dalla famiglia a tappare il CV da lavori stagionali o interinali per permettervi spostamenti di professione o di città, intercedere tranquillamente avanzando in una strada parallela, a fianco alla vostra: non invidiate quella strada. La vostra è unica. Ognuno deve realizzare ciò che è e può farlo. Basta aspettarsi dagli altri qualcosa: ed è questo principalmente, a mio parere, nella mia esperienza di lavoro totale di oltre 10 anni di cui 6 in Marketing, Sales e Comunicazione e altri in tandem, come Editing, piuttosto che come barista in ristoranti ed enoteche di tutti i generi e in città diverse, quello che in Italia, qui, in questo paese cattolico, fortemente caratterizzato dal dualismo spirituale cristiano del “oh Dio tu, che sei altro da me, che sei là, tu lontano ma presente sulla vita del piccolo uomo che miserevole sono io”, TU salva la MIA vita. NO. No. Non è possibile aspettarsi che la tua vita sia tua e tu sia forte, tu sia in grado di ottenere qualcosa, felicità compresa, aspettandoti che un dio, un datore, un’associazione di lavoro, un sindacato, un partito, uno stato, operi per te. Le istituzioni corrispondono a ciò che il popolo vuole, intendo, come la popolazione realmente agisce per storia e per tradizione, questo ha un peso e purtroppo noi che siamo cresciuti in questo Paese estremamente segnato da questo modus operandi, siamo in questo loop di attese dall’esterno. Si, le istituzioni non funzionano come dovrebbero, come tutto il resto, per questo io e voi e milioni di giovani hanno deciso di partire, di trovare prospettive di un futuro che nascono dal rispettare un presente fatto di equilibri e di organi che funzionano e meno corruzione. Però non aspettatevi da qui quello che voi non avete: il sogno e la tenacia di raggiungere i vostri sogni. Se i vostri sogni sono di andare all’estero e sentite di andare, allora fatelo perché è coerente.

Oggi, superata la fase morte e nascita, esco dall’uovo. Finalmente. Da luglio, ho iniziato a chiedermi cosa sono e chi sono, dove sto andando realmente: questo mi permetterà di agire coerentemente. Ho capito cose importanti sul desiderio di lavorare come Marketing e Comunicazione Freelance (parliamo di prospettive future, nelle quali sono proiettata per costruire il presente) nella promozione di design, fashion e arte, mettendo in relazione contenuti e persone fra Italia e mondo. Scopro il nuovo e tendo all’innovazione; mi diletta interpretare eclettici contenuti artistici, l’estetica e la bellezza mi nutrono; la joie de vivre entra come per magia nel mio lavoro, creando strategie di comunicazione, presentazioni o in qualsiasi tipo di attività io svolga, dando un tocco che è il mio io. Questo è la forza che costituisce il nucleo e quando lo vedi tutto arriva e sei pronto per affidarti a te stesso: dal mio momento di posa interiore, nei 3 mesi di distacco da Londra, ora è arrivata una proposta di collaborazione con una freelance di comunicazione e PR, una professionista inglese (guarda caso proprio di Londra) che ha una esperienza complessiva di 23 anni in PR che vorrebbe iniziare a costruire un percorso di unione con me. Questo mi ha affascinato e molto stupito: bisogna restare aperti a tutto e nella vita vera i frutti arriveranno come voi vorrete che vengano”. Un caro saluto ed un in bocca al lupo! Non buttate le energie nella lamentela, mettetele nel costruire voi stessi e non aspettatevi troppo da istituzioni, enti, professori e dal capo. Voi siete la vostra istituzione, quando lo vedrete voi, anche il mondo lo vedrà.

With love

Eleonora

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2 thoughts on “PUNTI DI VISTA DIVERSI

  1. Le tue parole mi hanno commosso… si sente che sono parole nate dal cuore. E’ da tempo che ho capito che non si può dipendere dagli alti ma non sono stata ancora in grado di trasformarmi nella mia istituzione.
    Buona fortuna!
    Lis

  2. Che bel post Eleonora, mi é davvero piaciuto. Soprattutto queste parole:

    “Se i vostri sogni sono di andare all’estero e sentite di andare, allora fatelo perché è coerente.”

    Concordo al 100% : restare non é sempre la scelta piú coraggiosa. La TUA scelta, quella che fai per te, per i tuoi sogni, per il tuo futuro e il tuo presente, quella é la scelta vincente.

    In bocca al lupo da una svedese a Londra!

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