STUDIA CINESE CHE POI….CHE POI?

Cara Alessia,

anche io voglio raccontarti la mia storia, sarà sicuramente una valvola di sfogo, oltre che una condivisione con tutti gli altri. Ho 24 anni,mi sono laureata a dicembre scorso in studi orientali (laurea magistrale), ho studiato lingua e cultura cinese. Tutti dicevano che avrei svoltato, che il lavoro sarebbe stato assicurato, e ancora oggi, come sentono che sono disoccupata, mi dicono:” ma come?! con una laurea in cinese?!” ebbene, ti assicuro che questa laurea non ti aiuta. Lo ho scoperto solo ora. Sono mesi che cerco lavoro (da maggio per l’esattezza, prima ho fatto una esperienza in Cina… si perché  oltre alla laurea ho anche accumulato soggiorni studio/tirocinio in Cina, ma nemmeno questo, evidentemente, basta…). Penso che potrei scrivere un libro per tutto quello che mi è capitato, ma vorrei raccontarti solo un paio di esperienze:
1_ ho passato un pomeriggio a litigare al telefono con una agenzia interinale che non voleva darmi un lavoro perché  a detta loro, abitavo troppo lontano dalla sede (io sono di Roma, il lavoro era a Latina, all’incirca 100 km….), come se non fosse una mia scelta il fare o non fare la pendolare…. E’ stato bruttissimo, mi sono sentita umiliata, e cercavano anche un profilo analogo al mio! L’occasione di un lavoro mi è stata tolta così, perché non avevo appoggi a Latina….
2_ Io ho esperienza nel campo della mediazione culturale sanitaria. Ho potuto fare un tirocinio e poi del volontariato, posso dire di aver imparato un mestiere. Beh, ho visto una offerta di lavoro per una cooperativa di Torino che non ha voluto prendermi perché non ho il diploma di mediatore (diploma che poi, cercando, ho scoperto che si rilascia solo agli stranieri) o la laurea in mediazione culturale ( ti dico solo che quelli che hanno studiato mediazione culturale hanno imparato il cinese dove lo ho studiato io, ne più ne meno, sempre alla Sapienza studiavamo). Un altro annuncio era a Roma, ma, pur avendo l’esperienza richiesta, non ho visto ne sentito nessuno, e anche questo sogno è andato in frantumi. Vorrei tanto poter lavorare a tempo pieno per un ospedale o una cooperativa come mediatore culturale..
Li dove l’esperienza c’è si vanno ad aggiungere fattori come la distanza o diplomi inutili che non ho… Che dire, a me pare che qui non ai aiutino i giovani, ma che si faccia di tutto per avvilirli,allontanarli, umiliarli… E’ colpa mia se non trovo lavoro? Sto spendendo anche soldi per un master che mi sono pentita amaramente di aver scelto, perché si sono dimostrati assai poco seri…. Dopo il tanto agognato master che tutti mi consigliavano rimarrò di nuovo da capo a dodici. Vorrei solo sapere cosa ho fatto di male… E se mai riuscirò a sistemarmi… Una sola cosa mi fa felice ora, ho deciso di inseguire un mio vecchio sogno e iscrivermi alla facoltà di psicologia. Il lavoro non c’è, tanto vale fare qualcosa di bello e utile, in attesa e nella speranza che qualcosa si smuova. Intanto gli anni passano… e tra poco avrò 25 anni, e che qualcuno mi prenda a lavorare sarà ancora più improbabile. Forse alla fine me ne andrò davvero, non ne posso più di vivere in un paese così.

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4 thoughts on “STUDIA CINESE CHE POI….CHE POI?

  1. “Risposta ironica”.
    Sai come potresti fare? Te lo dico io: ho lavorato 6 anni in una Provincia, assunta come “Sociologa esperta” nel settore politiche sociali. Nel mio stesso settore (dove dovrebbero esserci profili tendenti al sociale, psicologi, sociologi, assistenti sociali) c’erano anche 2 laureate in lingue orientali, cinese. Bene loro ancora lavoranolì con contrattini risicati (per loro il dirigente si attiva facendo long list che altro non sono che palliativi per poter scegliere senza criterio chi dicono loro), io ed altri non vi lavoriamo più. Così un settore politiche sociali non ha un sociologo esperto ma ha ben due esperte in cinese che fanno tutto (disabilità, servizio civile, ecc.). Potresti farti raccomandare!!

  2. cara alessia, ho 52 anni e sono un artista. me ne andai dall’Italia, anzi da torino nell’79. le prospettive per un artista allora erano piuttosto magre, senza contare che era dato per scontato che tanto poi ti saresti sposata e avresti messo su famiglia, e quindi comunque il tuo lavoro era da considerarsi un passatempo. ” che lavoro fai ? ” ” sono un artista ” … ” si ma di lavoro cosa fai ? ” era un classico. dopo essermi lasciata alle spalle l’italia, ho vissuto facendo arte e musica, lavori e lavoretti attinenti o meno per 30 anni. 16 e piu’ negli stati uniti, ed il resto in inghilterra e un po’ dovunque in europa. ho sempre ritenuto il mio un lavoro di ricerca, e non mi sono mai aspettata di diventare ricca facendolo: fare in liberta’ il mio mestiere, creare quello che non c’e’ mettendolo al servizio di chi lo necessita costa e costava comunque molta fatica ma mi consentiva una vita piena ed interessante. la famiglia non l’ho messa su, non ne ho mai sentito il bisogno. ho preferito dedicare spesso ai piccoli ed ai giovani il mio lavoro. e’ come quando pianti un bell’albero : e’ bello sapere che sara’ chi viene dopo di te a cogliere i frutti, oltre al fatto che la ricerca deve piantare i piedi nel passato, vivere nel presente e guardare lo schermo bianco del futuro cercando di immaginare nuovi mondi ai quali tendere.
    la capacita’ umana di lanciare arcate di ponti verso una terraferma solo immaginata e’ cosa reale e potente, e precisamente cio’ che la mediocrita’ e la furbizia tentano di minare. la furbizia e’ nella sua essenza intelligenza a corto raggio, incapace di vedere oltre il vantaggio dell’oggi.
    una serie di sgradevoli quanto inevitabili circostanze mi hanno riportato in italia. qui, ho conosciuto l’umiliazione, i curriculum adatti alle varie circostanze, la paura di esordire con una parola appena un po’ piu’ raffinata che poteva dare a pensare che non mi offrivo come “serva a vita” ma che presumibilmente aspiravo ad altro. e con questo non intendo dire che i lavori semplici e di fatica li svolgo con la spocchia di chi sa che potrebbe fare “ben altro”… anzi. e’ mia ferma convinzione che fare qualsiasi lavoro al meglio delle mie possibilita’ mi arricchisca, anche in ambiti apparentemente molto distanti. le arti sono fatte di vasi comunicanti, associazioni di idee e pensiero logico lineare. sono una forma di comunicazione che meglio avviene se si ha esperienza della vita delle persone alle quali s’intende parlare e dell’ambiente ad esse relativo.
    le arti non sono certo soltanto decorazione ed intrattenimento, perdita di tempo o di denaro come purtroppo spesso avvalorato da certi scempi pubblici o privati con o senza cornice glamour. o meglio lo sono anche, ma per caso. un fiore e’ un sistema raffinato e complesso, perfettamente inserito e dipendente dall’ambiente in cui cresce, dal quale possiamo imparare e dedurre molteplici ed importanti informazioni. o trarne un attimo di tregua, una sospensione dall’ usuale, dal giornaliero, catapultati per un attimo nella leggerezza di una diversa prospettiva.
    tutto cio’, naturalmente non nega la semplice ed immediata bellezza del fiore.
    funzione = forma/bellezza.
    in ogni caso, l’infinita serie di cafoni che ti trattano come uno zerbino usato o come chiedessi l’elemosina quando cerchi un lavoro, facendo del cercare un lavoro, qualsiasi lavoro, una delle esperienze piu’ deprimenti e stressanti che io conosca, sono il frutto dell’ignoranza, laddove il potere piccolo o grande che sia diventa subito rivalsa. questo e’ un mondo fatto a piramide, dove la pressione e il disagio aumenta man mano che si scende verso il basso. noi viviamo un pianeta tondo ed io voglio una vita tonda con i progetti al centro. un modo di intendere la vita inclusivo e privo di ego dove ognuno, come in natura, ha una sua precisa ed importante funzione. la strada e’ molto lunga ed impervia, e zeppa di trabocchetti. rimanere aperti e onesti e’ un’impresa spesso solitaria, facile da portare avanti quando non si ha nulla da perdere e molto piu’ difficile quando si rischia di perdere tutto cio’ che si e’ duramente conquistato. quante volte hai sentito giustificare le peggiori scelte con “l’ho faccio per la mia famiglia ” ? … ecco, la prima cosa da fare e’ allargarla questa ” famiglia” e la seconda smettere di “fare il proprio dovere”… senza piu’ farsi e porre domande. la terza, buttare via il televisore per ricominciare a parlare e a ragionare. (almeno finche’ non verra’ usato con criterio e responsabilita’ sociale).
    vorrei poterti dire che ci sono ditte che lavorano con la cina che hanno un disperato bisogno di te, ma so bene che nessun curriculum in italia vale quanto una conoscenza o una raccomandazione. ho pero’ osservato la tremenda fatica degli immigrati cinesi alle prese con la nostra burocrazia, con i cartelli in italiano e quant’altro. so anche che di solito gli immigrati per comprensibili ragioni, tendono a starsene per conto loro. ma so anche che in tutto il mondo l’incontro diretto tra domanda e offerta senza mediatori, ha sempre una qualche possibilita’ in piu’ di successo. distribuisci alle attivita’ cinesi un tuo specifico e semplicissimo curriculum, offriti per compilare pratiche, scrivere lettere e quant’altro a prezzi modici. non si sa mai, da cosa nasce cosa. normalmente i cinesi hanno una buona etica professionale e un forte senso pratico.
    ti auguro tutto il bene possibile, a te come rappresentante dei tanti giovani volonterosi e preparati alle prese con una classe dirigente vecchia ed egoista, drogata dal miraggi del potere.
    resisto. ogni giorno mi chiedo come e per cosa, schiacciata da un senso di inutilita’. e poi
    trovo sempre una ragione in piu’ per continuare a costruire un mondo che ancora non esiste proprio nei volti e nelle parole intelligenti di qualcun’altra/o e non mi sento sola.. milioni e milioni di vite belle a svuotare acqua dal loro guscio di noce con la vela di carta nel mare in tempesta.
    la direzione e’ chiara e comune. tra di noi solo un onda. il mare e’ il medesimo. l’acqua ci unisce. privi di qualsiasi aggressivita’ diventiamo noi stessi inarrestabile tempesta.
    ti ho letto con piacere e mi e’ venuta voglia di scriverti : il ” dividi e conquista” e’ stato qui
    eradicato, distrutto. una piccolissima vittoria. ma e’ proprio il “piccolissimo” che ci salvera’,
    non certo le grandi opere dei piccoli uomini. ciao.

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