UNA MAREA DI DOMANDE

Ciao Alessia,

mi chiamo Anna, ho 29 anni e sono una laureata in psicologia, con tanto di master. Dopo mesi a cercar lavoro, ovviamente invano, l’unica cosa che ho potuto fare è stato andare in subaffitto in un ufficio e iniziare l’attività di psicologa specialista in disturbi d’apprendimento, ma si sa, all’inizio di un’attività le spese iniziali sono tante, gli strumenti li compro a poco a poco, le commissioni sono poche e a singhiozzo, e in compenso lo Stato, come vede una nuova partita IVA aperta, chiede denaro a imposta fissa, ergo sai che dovrai pagare anche se, per assurdo, non avessi nemmeno un cliente. Ti invio la mia marea di domande con la foto per la tua campagna.  Perché trovo persone giovani genuinamente convinte che un datore di lavoro non dovrebbe MAI assumere una donna perché prima o poi sicuramente andrà in maternità e lo “lascerà nella …”? Perché devo consumarmi nella speranza di ottenere il posto dei miei sogni nel settore che ho sempre sognato pur sapendo che si tratta di un contratto a progetto della durata di pochi mesi, in quanto UNICO concorso che ho trovato di tale settore? Perché  vedendo questa mia speranza stampata in faccia, mio zio netturbino con la terza media ha RIDACCHIATO? Perché, aperta un’attività, lo Stato pretende il pagamento di imposte indipendentemente dal fatto che quella attività fatturi (e giustamente pretende l’IVA sulle fatture) oppure no? Perché qualcuno deve aprire un’attività sapendo che, se avrà zero clienti, dovrà comunque dare soldi allo Stato? Perché vedo tagli al numero di insegnanti di sostegno e nessun taglio al numero dei Parlamentari? Perché si mettono le mani sulle pensioni e sugli stipendi degli altri ma non fanno alcuna sostanziale modifica ai propri privilegi? Perché chi evade milioni di tasse se la cava pagando allo Stato molto meno di quanto avrebbe dovuto dare se avesse regolarmente pagato le tasse (vedi le vicende giudiziarie di un noto motociclista e compagnia bella)? Perché devo aver paura di prenderle dai celerini e di sentirmi poi insultare ai telegiornali ogni volta che penso di andare in piazza a protestare durante le “proteste di piazza”? Perché, se protestano i giovani in Francia, il Governo toglie proposte di legge capestro, mentre in Italia se protesta qualcuno non lo ascolta nessuno? Perché un uomo che si è dato fuoco in Oriente ha dato il via alla Primavera Araba mentre qui i limitiamo a far la conta degli imprenditori che si suicidano non per debiti ma per i CREDITORI INSOLVENTI? Perché devo sentir parlare di debiti che L’ITALIA ha con private ditte ma se queste ditte ritardano nei pagamenti delle tasse si trovano Equitalia sotto casa? Perché mi viene l’atroce sospetto che la Fornero abbia usato la parola inglese choosy per prendere per il culo sia i laureati “non figli di papà” (come dire: sei figlio di operaio, và a fare l’operaio!) che i giovani con bassa istruzione che devono sentirsi come Renzo davanti all’Azzeccagarbugli (ops, ho dato sfoggio di cultura umanistica!!!)? Perché devo vedere puntare il dito contro i laureati (choosy, bamboccioni, sfigati…) quando poi leggo articoli di giornale in cui si batte il petto perché l’Italia ha la percentuale più bassa in Europa per numero di laureati (quindi, nel gruppo totale dei giovani, SIAMO LA MINORANZA!!!)? Perché qualunque lavoro, persino quelli con inquadramento di apprendistato, pretendono almeno due anni di esperienza, fermando in questo modo non solo chi non ha esperienza nel settore ma magari è sveglio e capace, ma anche chi ha meno di due anni di esperienza? (Risposta: così i giovani andranno a fare ‘sti “benedetti” stage gratuiti senza rompere le scatole, anzi, ringraziando pure!) Perché, fuori dall’Italia, gli stage sono retribuiti e danno reale speranza di assunzione? Perché gli stipendi dei politici italiani non si equiparano almeno a quelli dei politici del Paese Europeo con medesimo o maggior tenore di vita di quello italiano ( = prezzi dei beni di prima necessità più alti), visto che tali stipendi SONO Più BASSI DI QUELLI CHE PRENDONO ATTUALMENTE? Perché devo sentirmi dire dal commercialista che, se vogliamo che la ditta di famiglia (non FIAT o altri brand milionari, un’officina con due dipendenti, mio padre e mio fratello!) non vada in bancarotta, siamo costretti a sentirci consigliare dal nostro commercialista che non dobbiamo dichiarare tutti i guadagni allo Stato perché con quello che si prenderebbe non riusciremmo a sfamare la famiglia? Perché i miei genitori, parlando di quasi dieci anni di università della sottoscritta, sono giunti a definirli “dieci anni persi”, “investimento a fondo perduto”, eccetera? Perché non me ne vado dall’Italia? In bocca al lupo per i tuoi progetti.

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4 thoughts on “UNA MAREA DI DOMANDE

  1. Perchè non te ne vai dall’Italia?? ma vai all’estero rimanere nel paese gestito in questa maniera è difficile, anzi da folli, 10 anni di studio e rischi di buttarli se rimani, svegliatevi questo paese è nel caos più totale noi giovani siamo condannati anzi choosy ci sentiamo offesi, senza speranze, nessun diritto solo tasse benedetta partita iva che stronzata dovrei pagare 870 euro mentre ne guadagno 430 rimani chiusi lo studio per le spese , sopporti per anni ma poi c’è una fine e la scelta di andarsene. Partirò per la Francia insieme alla mia ragazza laureata in psicologia, la mia modesta laurea economia e finanza mi permette di lavorare in banca o mettermi in proprio con fondi per aiuto giovanile imprenditoriale, la mia fidanzata dopo 2 master in Italia lavorava da intimissimi 100 euro settimanali dopo varie discussioni pianti e vedere la persona amata soffrire per colpe non sue è brutto, si soffre molto ora dopo un viaggio di 5 giorni in Francia e cercando insieme lavoro le propongono in Francia di lavorare in un centro di riabilitazione, per poi aprirsi in futuro il suo studio privato ora ditemi perchè dovrei rimanere in Italia ?? perchè devo pagare tasse senza guadagno?? perchè devo sentirmi dire choosy?? vado via felice con prospettive future

    • Ma la tua ragazza come è messa in francese? La psicologia si basa praticamente sulla parola, se vado all’estero dovrò farlo con la consapevolezza che, prima di poter di nuovo appendere il mio attestato di laurea a una parete, dovrà passare un bel po’ di tempo, almeno finchè non imparo la lingua locale decentemente.
      Una cosa però è certa, preferisco fare la cameriera all’estero che qui in Italia, dove mi hanno fatto studiare quasi dieci anni, nell’illusione che la laurea valesse qualcosa, per niente. Choosy lo sarò solo qui in Italia, giusto per ringraziare le merde che mi hanno fatto arrivare a questo punto.

  2. Ciò che mi lascia esterefatta è che, nonostante io sia di molto più grande di voi (42 anni), continuo a leggere le stesse situazioni di cui mi lamentavo io quando mi affacciavo nel mondo del lavoro alla vostra età!! Direi che non è cambiato nulla se non la speranza che quando voi avrete la mia età di adesso non vi troviate nelle mie condizioni (che poi sono comuni a molti della mia età): lavoro perso dopo 12 anni di contratti precari (un lavoro che comunque amavo molto, facevo ciò per cui avevo studiato), contributi miseri che dovrei ricongiungere a suon di migliaia di euro qualora un domani volessi una pensione minima, un curriculum lungo come una tovaglia che mi conferisce un profilo “troppo alto” per le mansioni che mi si può offrire (questo mi viene detto quando faccio colloqui)!
    Buona fortuna. Francesca

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