IMPRENDITORI A 30 ANNI: O PAZZI O SOGNATORI!PERCHÉ?

Ciao a tutti,

vorrei riportarvi la mia esperienza di giovane imprenditore, che desidera spiegare la posizione delle nuove imprese, a chi, forse, non conosce a pieno cosa gira, alle soglie del 2013, intorno a questo mondo. Me la sono sentita solo ora di scrivere il mio pensiero, solo dopo mesi / anni che sento ripetere, in primis dai miei amici, che la colpa di questa situazione italiana è anche di noi imprenditori; fermo restando che, purtroppo, in Italia, e quando dico Italia intendo tutti nessuno escluso, si confonde la parola imprenditore con “ricco e spregevole essere umano, con una conduzione di vita da parassita della società”. Purtroppo per il 90% degli imprenditori, che hanno come significato nel proprio glossario: “coloro che creano e dirigono una impresa, frutto di un loro desiderio di sviluppo di un progetto di lavoro autonomo”, non è così. Come dicevo prima, sono un imprenditore ormai prossimo alla trentina, e “sulla carta” sto avendo degli ottimi risultati, non vi sarà sfuggito il virgolettato “sulla carta”, perché il nostro sistema per l’impresa, impedisce alla mia impresa (e a quelli di molti altri giovani imprenditori), di decollare come nella nostra mente abbiamo immaginato. Il nostro senso di frustrazione, nasce dal fatto che, con gli stessi sforzi e idee, in un altro stato, saremmo sicuramente più ricchi, tutelati, più realizzati sul lavoro, e meno affaticati. Proprio su quest’ultima voce mi vorrei soffermare; dico meno affaticati, perché questo sistema, non ci permette di creare nuovi posti di lavoro, nonostante il lavoro ci sia (non florido come anni addietro, ma sufficiente per aumentare l’occupazione in modo sensibile), siamo caricati di spese in modo assurdo. Pensate che nel nostro amato “stivale”, un imprenditore deve pagare per un collaboratore il salario pattuito, moltiplicato per circa 2,2, che in soldoni vuol dire il doppio della paga. Ci sono stati esteri (senza tirare in ballo la Svizzera, che sarebbe da cura di Maalox per la differenza di pressione fiscale, Iva, ecc), dove la disoccupazione viene ridotta sensibilmente anche a causa di un sistema di contributi ridimensionato. Una breve panoramica la merita la considerazione dell’iva in Italia; procedo velocemente per farvi capire perché questo sistema è malato. L’iva in Italia è al 21%, ed in breve tempo arriveremo al 23%, e penso che fino a questo punto ci dovremmo essere tutti. Molti però non sanno effettivamente come funziona l’iva (cioè, come viene gestita all’interno di una impresa); premettendo che l’iva è una somma di denaro “inesistente”, ovvero, è una somma di denaro intangibile, che spiegherò con un esempio piuttosto facile: supponiamo che al mondo ci siano solo € 1.000 in contanti, ai quali viene applicata un’imposta iva del 21%, il totale sarebbe di 1.210, ma se al mondo ci sono solo € 1000 in contanti, significa che 210 euro non esistono, quindi stiamo parlando di un monte denaro che già in partenza non esiste. Procediamo oltre, l’iva è stata creata per aumentare l’introito dello stato e non certo per migliorare l’impresa, e, per evitare malintesi o per non essere etichettato come “persona che parla per luoghi comuni”, entro nel dettaglio, cercando di spiegare il concetto nel modo più facile possibile. L’iva può essere pagata mensilmente o trimestralmente, per non dilungarmi, analizzerò quella trimestrale, essendo la più vicina alle giovani imprese nascenti. Il sistema prevede che l’imprenditore non debba pagare l’iva, finchè i costi di avviamento non arriveranno ad essere superiori ai ricavi (e diciamo che per tutto il primo anno e parte del secondo, si è abbastanza tranquilli nell’avviamento , in questo caso abbiamo iva a credito nei confronti dello stato, che manteniamo fino al momento in cui avremo dei ricavi; fin a qui tutto liscio. Lo step successivo, dove viene fuori il “marcio”, è nella gestione dell’iva dopo l’avviamento, dove il nostro credito di iva nei confronti dello stato viene considerato sempre, 12 mesi su 12, mentre il debito nei suoi confronti, viene considerato ogni trimestre, dove l’imprenditore si può trovare a pagare l’iva allo stato per aver avuto un unico trimestre di ricavi, pur avendo l’azienda in perdita, solo perché lo stato vuole i soldi subito quando tocca a lui incassare. In questo modo, l’imprenditore si trova spalle al muro due volte: la prima perché si trova con l’azienda in perdita e deve sborsare l’iva (aggiungendo una ulteriore uscita di denaro, ad una situazione già critica) per aver lavorato bene un trimestre su quattro, oppure la seconda, di incrementare i costi dell’azienda, rimanendo a credito d’iva, ma non facendo quadrare gli studi di settore (tra l’altro, per molte nuove figure professionali, non hanno neppure la competenza di poter stilare uno storico, quindi di “studiare” un settore), con conseguente controllo dell’agenzia dell’entrate. Questo è il vortice nel quale viene risucchiato il piccolo imprenditore, commerciante, libero professionista, agente a partita iva e simili. Vi risparmio la pressione fiscale, che tanto è sotto gli occhi di tutti… Vorrei, segnalarvi anche un’altra presa in giro per i nuovi imprenditori: parlo dei fondi regionali e le agevolazioni per la nuova impresa giovanile. I fondi regionali, vengono gestiti in pieno “italian style”, chiamatelo “santo in paradiso” oppure chi “unge l’ingranaggio”, fatto sta, che i fondi vengono sempre assegnati a chi a conoscenze o a chi agevola il sistema, quindi non illudetevi e proseguite affidandovi alle vostre risorse. Per ciò che riguarda l’impresa giovanile, troppo spesso accade che, le regioni abbiamo anche delle buone iniziative, che spesso cozzano con i finanziamenti assegnati dalle banche; purtroppo quella è una dura verità con la quale dobbiamo convivere. Sembra che in queste righe sia arrabbiato con qualsiasi cosa sia stata proposta per l’impresa, invece l’impegno che ho visto da parte di alcuni enti regionali per l’impresa giovanile e soprattutto femminile (il mio settore è particolarmente indirizzato al mondo femminile) è lodevole, ma come detto poco fa, le banche non seguono di pari passo il progetto delle regioni.
Ad un recente seminario per imprenditori e top manager al quale sono stato invitato, sono stato accolto con una massima che mi ha fatto riflettere, la vorrei condividere con voi: “chi decide di fare impresa oggi in Italia, deve essere pazzo o un sognatore.” Siccome non mi considero ancora da camicia di forza, cerco di alzarmi ogni mattina, dare il meglio di me per la mia attività, cercando di seguire la mia azienda con la grinta e l’amore che si riserva a tutto ciò che di più caro abbiamo, con la speranza che le nostre voci unite, possano fare sufficiente rumore per cambiare la nostra rotta verso una rinascita. Un Abbraccio

I.

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3 thoughts on “IMPRENDITORI A 30 ANNI: O PAZZI O SOGNATORI!PERCHÉ?

  1. Anche io sono una sognatrice ma non ho i soldi per sognare. Ho cercato agevolazioni per l’imprenditoria femminile ma non riguardano la mia fascia di età (42 anni, perso lavoro a 40) dunque vorrei dirti che i sogni adesso riguardano chi ha il tempo di farli come te (a cui auguro molta fortuna unita alla professionalità che sono certa avrai) o chi ha genitori e condizioni economiche utili a cominciare, non chi i sogni se li è visti spezzare. Ti assicuro che a questa età il mercato del lavoro non ti vuole e non ti pensa! Ciao Francesca

  2. Diciamo che i problemi seri di Francesca e dell’imprenditore di cui non si evince il nome sono in parte collegati e s’intrecciano: le aziende sono oberate di tasse, con una pressione fiscale effettiva che sfiora il 70% ed un cuneo fiscale da pagare sui propri lavoratori assunti davvero insostenibile; è per questo che nessuno assume (aumenta il lavoro nero) e se qualcuno ha la disgrazia di perdere il lavoro a 40 anni fa una fatica enorme a reinserirsi nel mercato.
    Da economista, ma anche da semplice cittadino, mi sembra evidente che un Governo serio dovrebbe intervenire con urgenza per ridurre l’imposizione fiscale sulle imprese, consentire la compensazione debiti-crediti verso lo Stato e ridurre il cuneo fiscale per rilanciare l’economia e l’occupazione ed è proprio questo quello che propone Giovani Italiani Uniti nel proprio programma politico. Potete visitarci su http://www.facebook.com/GiovaniItalianiUniti o tra pochi giorni al sito internet http://www.giovaniitalianiuniti.it
    Probabilmente i nostri appelli per una politica migliore, volta all’occupazione dei giovani, delle donne e di tutti gli italiani, sebbene accompagnati da proposte concrete, saranno solo una goccia nel mare, ma già parlare di questi problemi e trovarsi uniti a combattere per creare un Paese migliore è molto importante, perciò ringraziamo questo blog e, se lo vorrete, potremo continuare a dialogare e ragionare insieme sulle nostre piattaforme.
    Un abbraccio.

    Giordano

  3. proprio oggi sono stata all’incontro con il consulente fiscale dell’Ordine degli psicologi della mia regione. Ho avuto la conferma che lavorerò per pagare le tasse… non sono sognatrice, non ho altra scelta

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