NON POSSIAMO ASSUMERLA

Mi chiamo Luca, ho 29 anni, abito in provincia di Savona e da due anni ho conseguito una specialistica magistrale in Scienze Sociali. Una volta mi dicevano che per avere la possibilità di lavorare occorreva il diploma, e per avere la certezza di un lavoro la laurea. Non è più così. Appena conclusi gli studi la prima cosa che feci fu quella di recarmi presso l’Informa Giovani del mio paese e la prima cosa che mi spiegarono fu la differenza tra un inoccupato e un disoccupato. Io ero un inoccupato, un ex studente senza alcuna esperienza lavorativa. Poi andai presso l’ufficio di collocamento e mi dissero che con le mie caratteristiche non avrei trovato facilmente lavoro, incoraggiante! mi diedero un foglio da compilare per poter fare una work experience presso un’azienda, ovviamente me la dovevo cercare da solo, ci provai, ma fu una fatica inutile. Mi rivolsi anche alle agenzie interinali e intanto il tempo passava e la rabbia interiore cresceva a dismisura. Una di queste agenzie interinali mi propose di andare a lavorare presso una banca come operatore back office, sembrava un inizio, peccato che questo contemplasse anche la fine visto che si trattava di un contratto giornaliero, definirlo capestro pareva eufemistico. Mi chiamarono un paio di giorni ad Agosto, un giorno a Settembre e un giorno a Novembre, mi sentivo preso per i fondelli e nel contempo ero dispiaciuto perché l’ambiente di lavoro era ottimo. Ora ero passato al livello successivo, quello del disoccupato. A Gennaio 2011 la pubblica assistenza nella quale faccio tuttora il volontario mi aveva dato la possibilità di fare servizio civile. L’esperienza è durata un anno e nel mentre avevo avuto anche la possibilità di fare il magazziniere presso una libreria durante la stagione estiva per i libri di testo scolastici. L’esperienza del servizio civile è stata tutto sommato positiva e i miei colleghi, tutti pensionati, mi parlavano di un periodo mitico in cui bastava avere voglia per riuscire a trovare un’occupazione e dove un diploma bastava per far spalancare le porte di un’azienda, e si andava in pensione dopo 15 anni di lavoro. La generazione carnefice che consola la vittima. Terminato il servizio civile e ritrovandomi di nuovo a piede libero, mi rivolsi alla rete per vedere se c’era qualcosa da fare e sul sito della provincia vidi che c’era l’opportunità di seguire un corso di marketing che comprendeva anche un tirocinio, colsi l’occasione al volo. Durante questo corso ho avuto l’opportunità di conoscere dei ragazzi straordinari che sono tuttora nella mia stessa situazione e dei docenti molto preparati. Il tirocinio propedeutico al corso l’ho svolto presso un’azienda di informatica, dove mi dissero fin da subito che non ci sarebbero state possibilità, uno slancio di sincerità che ho apprezzato, inutile illudere le persone. Presso di loro mi ero trovato molto bene, ho svolto attività di marketing, tele-marketing e gli avevo dato dei consigli per migliorare il loro sito che a detta del presidente era anacronistico. Questo presidente era il mio referente nonché mentore che mi aveva dato molti consigli utili per il lavoro e alla fine del corso mi aveva detto che si sentiva rammaricato del fatto che non potesse assumermi, a causa della pressione fiscale e burocratica sulle aziende troppo elevata. Veniamo al presente, ora non so se è il caso di perdere la speranza ma sinceramente mi sono stancato del contesto in cui vivo, mi piacerebbe che i giovani disoccupati creassero un movimento che abbia la possibilità di entrare in parlamento, vorrei vedere uno di noi seduto li su quei banchi pronto a dare battaglia e a fare proposte concrete. Lo so che è un’utopia ma sognare non costa nulla.

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16 thoughts on “NON POSSIAMO ASSUMERLA

  1. Carissimo Luca. Sono senza lavoro anche io e l’unica cosa che mi e’ rimasta e’ solo tanta rabbia da vendere, il desiderio di scappare e nessuna possibilita’ di farlo. A volte mi sento una persona agli arresti domiciliari. Il pensiero solo di mettersi a cercarlo e’ avvilente. Soprattutto perche’ ti rendi conto di dover fare una lotta continua e che in questo paese non e’ possibile trovare quella serenita’ per poter costruire qualcosa. Il futuro programmabile ora e’ pura utopia. Anche a me e’ capitato un caso analogo al tuo. A gennaio scorso, decisi di rimettermi in gioco facendo un corso professionale come disegnatrice meccanica. C’era lo stage di 2 mesi. Azienda stupenda, persone fantastiche, quello che dovrebbero essere tutti gli artigiani di una degna Italia. Mi misi anche a lavorare il carbonio, alternando il lavoro manuale a quello d’ufficio. Era stupendo per me! Lo adoravo. L’ultima settimana con gioia, sperando nell’arrivo di piu’ lavori, mi propongono l’assunzione. Erano piu’ felici di me e io orgogliosa di vedere persone come loro cosi’ contente, di come lavoravo. L’ultimo giorno, con le lacrime agli occhi, mi hanno detto che uno dei soci ha avuto paura, che la pressione fiscale era troppo alta, e che non se la sono sentita. Mi sono proposta di lavorare gratis, per aiutarli nell’attesa dell’arrivo di lavoro. Mi hanno detto che non era corretto nei miei confronti e si sono rifiutati. Ho sempre avuto a che fare con datori di lavoro abbastanza freddi approfittatori ed arrivisti, gente che ha sempre tentato di farmi lavorare gratis, e ora mi trovavo davanti qualcuno che si rifiutava dopo essere stata io a propormi. Confesso, una situazione del genere non solo mi ha intristito, ma mi ha spaventato. Mi sono resa conto di quanta gente, imprenditori, sono alla merce’ di sciacalli che mangiano sulle loro “carcasse”. Io sono stanca di vedere che i soldi che dovrebbero essere destinati ai giovani, alle imprese che vogliono costruire, crescere, impegnarsi, se li mangia questo schifo di gente. Le Minetti, le Polverini i Fiorito ecc ecc della situazione. Appalti pubblici dati ai soliti noti, infrastrutture non portate a termine, tagli ai servizi fondamentali e aumento peso fiscale su chi e’ gia’ in ginocchio. E’ ora di metterci in testa che ci stanno servendo su un piatto d’argento, una dittatura ricoperta da un velo di finta democrazia. BASTA!

    • Ciao Maura, sono completamente daccordo su ciò che hai scritto.
      Anche io come Te e Luca e tanti altri sono nella stessa situazione di discccupato o precario a vita.
      Mi è capitata la stessa tua esperienza, cioè di lavorare in prova in un’azienda valida, con colleghi stupendi; sono diventato anche bravo nel lavoro di analista contabile, ma il titolare ha dovuto ridimensionare l’organico, perchè non riusciva piu’ a sostenere i costi del lavoro e di gestione dell’attività, triplicati negli ultimi tre anni.
      Naturalmente a saltare è stata per prima la mia assunzione.
      Molti imprenditori e società serie che regolarizzano i propri dipendenti e, cosa importante, li pagano secondo contratto, devono combattere non solo con le svariate imposte e tasse a cui si somma uno dei costi sul lavoro tra i più alti dell’ EUROPA, ma anche con imprenditori e professionisti che non regolarizzano i propri dipendenti o che comunque li sottopagano.
      Insomma chi vorrebbe fare bene e meglio si scontra contro il solito muro di gomma, dei soliti noti affaristi come hai scritto alla fine del tuo commento; si sono i soliti noti e meno noti che lucrano su Appalti pubblici dati ai soliti noti, infrastrutture non portate a termine, tagli ai servizi fondamentali .
      La pressione fiscale come vedete Amici, vien scaricata sulla pelle delle solite facili prede e cioè: pensionati, lavoratori dipendenti e Imprenditori seri e puliti , ossia categorie facili da spennare perchè facili da scovare per il fisco.
      ” Un precario che ha avuto due o più datori di lavoro deve cumulare i redditi e conguagliarli in sede di dichiarazione dei reddti, ok, fiscalmente il ragionamento andrebbe anche bene, ma per un povero “cristo” che dopo quei non riesce a trovarne altro di lavoro e resta a casa suo malgrado come cavolo fa a versare saldo e acconti senza altro reddito per poterlo fare?
      Bhe sono le famiglie a sostenere una ulteriore imposta occulta per conto dei propri figli.
      Non è finita, il tecnocrate di turno tributarista e politico ci dirà che comunque il reddito l’hai percepito e che la norma è quella… Hehe il tecnocrate dirà
      a me il reddito..Perchè il tecnocrate sa benissimo che quel reddito minimo raggiunto è già volato via in viaggi per raggiungere il posto di lavoro, in vitto e alloggio.
      Quando hanno e quando restituiscono i soliti noti e meno noti che hanno portato i capitali prodotti in Italia e dirottati all’estero??
      Ol 5%?
      Io so solo che il disoccupato di prima come il precario fino a 15000 euro con due cud da 7000 euro deve restituire la differenza che se non cambia è del 23% e se su uno dei cud non ci son ritenute, perchè fino a 8000 è reddito esente scatta la botta degli acconti che sono quasi il doppio del saldo.
      Che tutele ha un disoccupato che si trova in queste condizioni?ZERO
      La dittatira Democratica c’è sempre stata solo che prima sfuggente e subdola ora è sfacciatamente palese e arrogante.
      IL diritto alla vera democrazia lo dobbiamo conquistare riprendendoci il potere del voto, non votiamo il demagogo di turno che sappiamo non essere senza peccato,
      Non votiamo chi fa solo retorica, buttando giù parole senza sostanza.
      Quando ci propongono un lavoro in cambio di un voto, ecco è proprio allora che bisogna votare chi invece non ha fatto questa promessa perchè sarà il minore dei mali.

      • Cara Maura e caro Giovanni, sono l’autore della lettera. Ho letto le vostre storie, è proprio vero che si suol dire “siamo nella stessa barca”, lo so, la situazione è tremenda, a tale punto che chi ci vorrebbe assumere non può farlo a causa di pressioni esterne. Cerchiamo di non lasciarci andare, abbiamo la rete, a mio modesto avviso possiamo fare qualcosa di concreto perché siamo veramente tanti. Andiamo avanti a testa alta, noi non abbiamo alcuna colpa, casomai è il sistema che sta collassando su stesso fagocitando una delle generazioni migliori della storia del nostro paese (se non la migliore). Un abbraccio.

  2. In Italia ormai tutti i giovani vivono in un precariato terribile.Non è flessibilità, è sfruttamento.Cominciamo a chiamare le cose con il loro nome.Passare dal fare qualche ora alla disoccupazione quasi permanente, è una vergogna inconcepibile e sotto gli occhi di tuttI.In un paese che secondo la Costituzione è fondato sul lavoro. Correggerei e metterei “fondata sul lavoro che non c’è.
    Come cerchi lavoro e non hai esperienza? Perchè non te ne vai all’estero? Perchè dovrei andarmene? Questo è il mio paese, anche se è stato trasformato in un agglomerato di giovani interinali, disoccupati, co co pro, vaucher e persino persone che lavorano a chiamata. Il lavoro interinale è aumentato del 260%.Con la nuova riforma del lavoro, non si potranno superare i 36 mesi di contratto interinale, dopo devi essere assunto. Bene, ti staccano prima della scadenza e così ricomincerai in un’altra azienda e poi in un’altra …..
    LAVORO PRECARIO=GIOVANE PRECARIO=SOCIETA’ PRECARIA=IMMOBILISMO (Niente figli, case, auto.. tutto si è fermato)

    • la situazione continuerà a peggiorare. non abbiamo persone che sappiano governare (nè di destra, nè di sinistra e nè di centro). ci vorrebbe una nuova classe politica. una classe politica che abbia un rappresentante per categoria, che sappia che cosa significa vivere con i soldi contati in tasca, che capisca i reali problemi della categoria di appartenenza e che esponi la situazione a gran voce per trovare una soluzione. sono indignato sul fatto che ai politici vengono attribuiti stipendi alti (per non parlare di tutti i vantaggi che hanno per fare i politici). Iniziamo ad abbassare lo stipendio del politico a 1500 euro al max al mese (equipariamolo a uno stipendio di un classico lavoratore) e vediamo se la politica la comincerà a fare chi è interessato alla politica e ai reali problemi o la continuerà a fare il politico affamato di soldi che fa solo ed unicamente i suoi reali interessi. Siamo arrivati ad un punto di non ritorno. Bisogna cambiare il sistema subito ed in fretta, altrimenti assisteremo ad un flusso migratorio di giovani mai visto prima!!! Salviamo l’Italia da questo scempio. I giovani devono svegliarsi. devono farsi sentire. devono diventare un gruppo solido e compatto che deve alzare la voce all’occorrenza se necessario per far valere le proprie ragioni e i propri diritti (in particolare il diritto al LAVORO)!!!

      • Salve ragazzi, ciao Vito, sono senza dubbio daccordo con te e tutti gli altri amici che trovano sfogo in queso momento grazie alla rete.
        Scusate però, io sento parlare di giovani, ovunque mi giro; pochi aggiungono nei discorsi e nelle lamentele i “meno giovani”, che come me all’età di 41 anni dopo una laurea e tanta gavetta si son trovati disoccupati e precari, come i tanti giovanissimi inoccupati, disoccupati e precari. Tutti dobbiamo essere uniti nel difendere il valore piu’ alto che i nostri nonni e padri ci hanno hanno lasciato come eredità; non mi riferisco alla brutta abitudine consolidata nei secoli della corruzione e del depauperamento della cosa pubblica a favore del personalismo, ma mi riferisco alla Democrazia e alla libertà nella sua accezione più alta.
        Come fare per garantire la Democrazia vera, e non finire con una democrazia falsa ? bhe basta vedere cio’ che succede tra sicilia, lazio e lombardia, chi si ricandita? anche chi è stato in primo grado accusato di corruzione a vari livelli.
        Mentre noi cittadini aspettiamo ancora una legge anti corruzione efficace,ci illudiamo, sperando che non sia la solita farsa del tipo ” fatta la legge trovato l’inganno”.
        Ecco, aspettiamo pure le leggi, ma Anticipiamo noi tali leggi, con i nostri Voti, esercitando un nostro diritto dovere, con un gran ventata di Vera Democrazia partecipata; non votiamo chi sappiamo essere, anche solo in odore, di corruzione. Non votiamo chi promette a destra e a manca, loro hanno bisogno sempre di fasce di disperati da cui attingere voti.
        Di contro dovremmo votare chi non promette a destra e a manca tutto e subito; votiamo chi si scorcia le maniche e viene con noi a constatare lo sfacello, non solo a livello nazionale, che abbiamo ereditato. Votiamo chi sappiamo aver fatto la vera gavetta.
        E’ difficile? Certo ma non impossibile.

  3. Secondo me se ci uniamo politicamente potremmo davvero fare qualcosa, non deve rimanere solo un sogno, coalizziamoci!!! Meno tasse alle imprese, più lavoro ai giovani, prossimi alle elezioni possiamo vincere

    • e facciamolo però porca miseria, questi luridi politici non ci calcolano nemmeno, coinvolgete quante più persone potete!!!!

      • Ciao, le soluzioni ai problemi che dite non sono di semplice e facile soluzione, almeno non in un breve periodo. Come sapete, non c’è da valutare solo la dinamica economica e finanziaria italiana, ma la valutazione per gli interventi va vista in una visione piu’ macroeconomica, e cioè nel complesso intreccio della politica economica internazionale.
        Purtroppo chi ha fatto fallire questo sistema complesso e interconnesso non ha pagato in prima persona o meglio sono comunque stati salvati (vedi banche). Questo ha a sua volta innescato e dato sfogo all’avidità degli speculatori di ogni tipo.
        Rendiamoci conto che se si recuperasse almeno solo la metà dell’ evasione fiscale non ci sarebbe bisogno di finanziarie lacrime e sangue, e mi riferisco a tutti gli evasori specialmente i grandi evasori.
        Ma come sappiamo, perchè l’acqua calda non è stata scoperta oggi,i grandi evasori sono coloro a cui prestiamo i nostri risparmi e che giocano con l’alta finanza.
        IL voto mediante suffragio universale è la più bella conquista di libertà democratica, facciamone buon uso.

  4. Bellina l’idea, ma “parliamone”… non so quanto senso possa avere.

    Di cosa si dovrebbe parlare? le condizioni in cui versiamo sono l’eredità malata di un sistema cinico e perverso che concretamente non fa altro che snaturare il concetto base su cui si fondano i principi universali delle creature viventi.

    Viviamo in un contesto in cui il benessere del singolo è anteposto al bene comune. questa turbata visione non potrà far altro che portare all’estizione morale prima e fisica poi.

    “Tiroschiavo” è il neologismo guascone che spesso usiamo tra colleghi per definire chi si affaccia alla professione e, reduce da un’impreparazione scandalosa pagata con “soldi buoni” all’università puttana, cerca di acquisire competenze lavorando 14 ore o più presso qualcuno senza buscare il becco di un quattrino. …

    magari fosse solo questo!, non busca un soldo e RUBA letteralmente il lavoro ad altre figure professionali che potrebbero essere retribuite per farlo… e diventa una specie di risorsa infinita… una risorsa inestinguibile e rinnovabile costantemente… eccolo divenuto il ” moto perpetuo”… quasi romantico, orrendamente romantico…. così romantico da poter diventare un bel racconto dai contorni medioevali fiabeschi….

    uscito dall’università il dottorino, gaudente trotterella festoso tra le pagine del grande libro, volano le sue dita tra le infinite pagine virtuali…. si lascia coccolare dalle immagini, cullare dalle descrizioni, invaghire dalle promesse…. finchè…

    finchè punta il dito.

    lo punta e si ferma, ha scelto il castello in cui formarsi. è li che diventerà Dottore, Dottore vero!, è abilitato all’uso delle armi ma non ha mai preso in mano una spada e uno scudo, ha bisogno di formarsi e benchè l’università sostenga legalmente che lui è in grado di affrontare qualsiasi tenzone, la sua coscienza e il suo scrupolo sottolineano che non è così. Ha bisogno di formarsi davvero e pare abbia trovato dove farlo!!! la didascalia riporta a chiare lettere ” ottime possibilità di inserimento in organico!”

    e così si avvia baldanzoso e tronfio e bussa alla porta, viene accolto benissimo e, presentatosi, subito vien messo a pelar patate, lustrare latrine, lucidare stivali….. ” ma dov’è la mia spada?” chiede, ” e il mio elmo?, io sono un Dottore….” AHAHHAHAHAAA, grasse le risate, la tua arma è la spugna, i tuoi nemici il sudicio e il letame e ora va a pulire!!!…

    mesto, triste e un po’ sfiduciato, inizia suo malgrado a eseguire le mansioni propostegli convinto che sia quella la prassi per diventare Dottore, convinto che in ogni caso, avrebbe avuto modo di imparare qualcosa e felice che comunque sia, qualsiasi cosa faccia, ora è comunque parte di qualcosa, di qualcosa di grande e bello.

    la gente che lo vede lo chiama Dottore a volte, e lui è entusiata, ma poi ecco uno dei Dottori veri che sottolinea con i fatti che lui, non è ancora Dottore, è un tiroschiavo

    alla fine di un imprecisato gap temporale, il tiroschiavo farcito dalle sue esperienze, armato da una robusta spada di pratica e adornato da una scintillante armatura derivata dal nome blasonato della struttura che lo ha succhiato fino a quel momento dandogli in cambio solo quello che l’università puttana non gli ha dato,

    il tiroschiavo dicevo,

    è pronto a partecipare alla tenzone della vita, pronto a scontrarsi con il mostro supremo, pronto a infilzare il lavoro con la punta della sua spada e farlo a brandelli benedicendolo con la sua qualifica professionale e con gli oboli che istantaneamente inizia a pagare alle congreghe massoniche ipotutelatrici che mi pare i più chiamino “Ordini professionali”.

    eccomi! sono Dottore!, sono pronto! dove sono i nemici da abbattere?, dov’è finita la dicitura “ottime possibilità di inserimento in organico” , dov’è?…

    Dottore… Dottore mio caro, non hai ancora abbsatanza esperienza! gli dicono le voci… prova a iscriversi ad un torneo ma non va bene, serve più esperienza, ne prova un altro, servono più titoli, ne prova un altro ancora che pare vada bene… è felice! inizia a combattere…, combatte, combatte, combatte giorno e notte, notte e giorno… soprattutto la notte.. è esausto, ripensa con le lacrime agli occhi alle serate con gli amici e la birra che ormai sono solo un ricordo, ma è felice perchè è quello il suo futuro, combatte… e alla fine si rende conto che il premio è una scopa di paglia senza più setole….

    “ma così non ho neppure il denaro per mangiare” tuona indignato!, e decide di rivolgersi altrove… tutti i tornei cui vorrebbe partecipare sono per persone più qualificate di lui, i tornei che lo accettano hanno come premio quando una mantella sdrucita, quando mezza coscia di maiale fredda e mangiucchiata dai cani…

    ” bene! ” comprende. ” è il caso che mi trovi un’altra accademia per perfezionare la mia tecnica”… e cerca… e scopre che accademie non ve ne sono a buon mercato, l’unica ulteriore possibilità formativa è sempre quella di insediarsi in un altro castello a ricoprire nuovamente il ruolo di tiroschiavo… a imparar qualcosa d’altro certo, si impara sempre, ma che prezzo è imparare a combattere lustrando stivali e pulendo letame?

    e poi? finita la nuova esperienza di tiroschiavo?

    quando esce nuovmanete a cercare un torneo in cui comabttere… e non lo trova….? ha buttato al vento altro tempo, ha pulito il palazzo del regnante di turno e ha avuto in cambio una pacca sulla spalla non spendibile in alcun modo…

    molto spesso è il suo curriculum, spesso come le labbra tumefatte dalle porte sbattute in faccia, spesso come la voglia di riscatto…. sottile come la speranza di trovare una collocazione dignitosa, sottile come la pazienza che può avere chi si è reso conto di esser solo fogliame secco destinato ad alimentare una grande stufa che tiene calda la casa di qualcun’altro.

    Si è reso adesso conto che non è stato invitato a cena, ma PER cena, e come il peggiore dei cretini si è anche spalmato d’olio per friggere meglio.

    Ci hanno detto che ci serviva una laurea per acquisire professionalità spendibile nel mondo del lavoro

    in realtà la laurea ci serve per mantenere uno status quo.

    L’illusione di una formazione prodromica all’inserimento in un processo produttivo tiene buone le masse, regala l’illusione di una presa di coscienza domitata da una formazione accademica aulica e di qualità che non fa altro che produrre substrato utilizzabile per l’attecchimento di erbe amare.

    la laurea è l’oppio dei popoli

    quando muoio voglio rinascere parlamentare

  5. Cari Luca, Maura, Bemi e Francesca, ho letto con attenzione i vostri sfoghi e purtroppo vi devo dire che quello che vivete oggi è il frutto di politiche menefreghiste e sbagliate, e mi tengo sul leggero, che si perpetuano da almeno venti anni. E ve lo dice una disoccupata di 40 anni con una carriera ventennale di precariato. quindi sulla mia pelle ho potuto sperimentare come la situazione sia sempre di più peggiorata sotto gli occhi indifferenti di tutti. quando mi sono laureata io in lettere agli inizi degli anni ’90 già c’era chi mi diceva che avevo scelto una via inutile, una laurea inutile, e via dicendo. al tempo tutti si buttavano in economia e commercio o ingegneria anche se non ne avevano affatto voglia (vedesi i dati poi degli effettivi laureati). Poi magra consolazione, però ho visto anche molti laureati di queste facoltà che oggi continuano pure loro ad essere precari. Quindi consolati Luca, già negli anni novanta la laurea non indicava lavoro sicuro! inoltre al tempo non c’erano nemmeno gli stage, e quindi ti ritrovavi l’indomani della discussione della tesi completamente abbandonata a te stessa. Di concorsi pubblici non se ne parlava (solo quello degll’insegnamento ormai è a cadenza decennale) per gli altri il umero dei posti disponibili era così ridotto rispetto alla massa degli iscritti che partivi già completamente scoraggiato. Ma noi ancora avevamo il sogno del posto fisso, quella tanta agognata meta che solo un decennio prima non veniva negata a nessuno. Ma a noi, giovani di allora, ci dicevano, ieri come oggi, che ce lo dovevamo scordare, che ormai era fuori moda, e che quindi dovevamo comrpendere le regole della flessibilità.
    L’unica cosa differente da oggi è che era un poco più semplice trovare posti precari e a tempo determinato, da dove poi dopo qualche anno ti sbattevano regolarmente fuori. Il risultato finale è stato che molti della mia generazione a quarantanni suonati oggi si ritrovano persino con due lauree, una marea di specializzazioni con relativo spreco di anni e di denaro, una sfilza di ex datori di lavoro, e soprattutto ancora PRECARI come ai nostri esordi, soltanto con qualche anno in più e con il terrore di non poter più accedere nemmeno a quelle rare offerte di lavoro temporaneo che richiedono un’età non superiore ai 35 anni. Questa è stata la storia della flessibilità del lavoro in Italia, e oggi purtroppo anche voi, senza quasi nemmeno sapere il perchè, vi ritrovate a pagarne le conseguenze.
    Sono solo vent’anni che mi chiedo come uscirne da questa situazione, visto che essa inevitabilmente ha condizionato anche la vita privata e affettiva. pertanto non dovreste solo scendere in piazza voi giovani, ma anche noi un po’ più grandicelli, involontari pionieri di un mondo del lavoro sempre più disastroso.

  6. Pingback: NON POSSIAMO ASSUMERLA « Il Malpaese

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    • Ciao Dalila, sono l’autore della lettera. Ho letto la tua e l’ho trovata stupenda, dobbiamo farci coraggio, ma sopratutto non dobbiamo farci mettere i piedi in testa da presunti “maestri di vita”. Un abbraccio.

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