LA SCUOLA IN ITALIA : ADDA PASSÁ ‘A NUTTATA?

Ciao a tutti!

Quella che sto per scrivere e che state per leggere è la storia di un neo docente di una scuola paritaria meridionale. Giù nel Mezzogiorno d’Italia che, a sua volta, è il Mezzogiorno d’Europa, succede che un laureato in Scienze Storiche, 110 e lode, sia alla triennale che alla magistrale, media voto ventinove e rotti, patenti europee del computer, attestati di conoscenza della lingua inglese, eccetera, eccetera, un bel mattino viene assunto in un istituto paritario. Attenzione alla parola “paritario”. Questi istituti sono una via di mezzo tra una scuola privata e una statale. Infatti sono gestiti e portati avanti come un istituto privato, con la differenza che i diplomi che rilascia sono equiparati a quelli delle scuole statali e i docenti che vi ci lavorano fanno regolarmente punteggio. Fin qui tutto bene, nulla di strano. E invece l’inghippo c’è. Ma non si vede, come la nebbia milanese di Totò e Peppino. Questi istituti, forti delle riforme apportate al sistema scolastico dall’ultimo governo B., ti fanno questo discorso: “Noi ti prendiamo, ti facciamo un contratto part-time, contributi regolarmente pagati, ti facciamo accumulare punteggio, ma non ti diamo un centesimo”. Proprio così. Per capire questa dinamica bisogna spiegare le pietose condizioni in cui versa oggi la scuola del Bel Paese. I docenti sono divisi in tre fasce: la prima composta dai docenti abilitati e di ruolo, la seconda, teoricamente ad esaurimento, con docenti abilitati ma non ancora di ruolo, e la terza, la più folta, quella composta da docenti non abilitati, quindi soprattutto neolaureati. Tempo fa ci si abilitava con la pratica, cioè si faceva gavetta per un po’ di tempo, si metteva insieme il punteggio necessario e ci si abilitava, molto spesso entrando di ruolo in quello stesso istituto dove avevi fatto esperienza. Poi ci si inventò le S.I.C.S.I., una sorta di scuola di specializzazione da fare subito dopo la laurea e che permetteva di abilitarti, scuole scomparse nel 2004. Ora invece funziona così. Il sistema prevede che uno può fare pure vent’anni di gavetta, mettere insieme mille punti, ma se non ti abiliti, tramite concorso, non potrai mai entrare di ruolo e, quindi, essere precario a vita. Quest’estate il Ministero dell’Istruzione, meglio conosciuto con l’acronimo MIUR, ha promosso questo concorso, il primo dalla scomparsa delle S.I.C.S.I., che, come tutti i concorsi, si è risolto in una farsa. Innanzitutto il divario tra posti messi a disposizione e gente che vi ha partecipato era enorme. Poi domande impossibili, su argomenti che non si studiano nemmeno all’università. Quando poi sono usciti i risultati, ecco che l’ecatombe si è compiuta. Addirittura, in quasi tutti gli atenei le persone che hanno superato la prima prova non coprivano nemmeno la metà dei già pochi posti messi a disposizione. Quindi il ministero, tramite l’istituto privato al quale aveva delegato la composizione dei quesiti da sottoporre ai malcapitati aspiranti docenti, si è inventato la “revisione”. Come per miracolo, si sono accorti che in questi questionari, e per tutte le classi di concorso, c’erano delle domande formulate male che quindi sono state automaticamente date per buone. Ecco quindi che l’ecatombe si trasforma in una carneficina, ma a quale prezzo? Che la credibilità dello stato e del ministero della (d)istruzione è andata a farsi benedire. Gente che aveva sbagliato quasi metà test, si è ritrovata ai primi posti della graduatoria e quindi promossa alla seconda prova. Seconda e terza prova, assurde pure queste, impostate sul “facciamone fuori quanti più possibile”, come mi raccontavano alcuni colleghi che vi hanno preso parte. Senza contare che se si passava indenni per tutte e tre le prove per prendere parte al Tirocinio Formativo Attivo, della durata di un anno, bisognava pagare alcune migliaia di euro, senza poter peraltro continuare ad insegnare.  Cosa c’entra tutto questo con le scuole paritarie? C’entra, perché ora come ora per tentare di insegnare in una statale c’è bisogno di fare molto punteggio, in modo da scalare le graduatorie interne degli istituti della provincia in cui ci si è inseriti e poter essere chiamati per delle supplenze, da uno degli istituti della provincia in questione. Ecco dunque su quali basi poggia il ricatto delle scuole paritarie. Se non fai punteggio non ci sono speranze nemmeno di fare delle supplenze.  Il problema ulteriore è che figure professionali come la mia, quella di storico, ma anche i filologi, gli archeologi etc. non possono contare su un albo che ne riconosca l’esistenza, così come accade per ingegneri, avvocati, farmacisti, insomma, non c’è un esame di stato che certifichi la nostra esistenza. Personalmente per far tornare un po’ di conti, a 27 anni penso sia un obbligo, si è costretti a fare dei lavoretti, spesso sottopagati e spesso a nero, perché ho scoperto di non poter vivere della mia cultura. Ma che sia chiaro, quando mi iscrissi all’università, sapevo che non sarebbe stato facile e che non avrei vissuto facendo lo storico. Però nemmeno immaginavo che certe categorie in Italia fossero tanto mortificate e poco considerate. Al momento questo è un po’ il destino che attende quasi tutti, quasi perché qualche raccomandatello c’è sempre, coloro che si laureano in materie umanistiche, che come unico sbocco hanno l’insegnamento. Come se non bastasse, questi istituti, che fanno anche recupero anni scolastici, sono visti dai ragazzi come dei diplomifici; il ragionamento è questo: “Io ti pago, posso fare quello che voglio”. Il tutto si traduce in comportamenti ai limiti della civiltà, in cui il ruolo dell’insegnante si trasforma in quello di missionario, cioè in quello di recuperare gente che non ha le minime basi né culturali né civili per poter stare a scuola. Il ruolo del professore è dileggiato e delegittimato perché coloro che gestiscono le scuole, i proprietari, hanno come unico obiettivo quello di fare soldi. Quindi zero bocciature, didattica assente, e, soprattutto, legalità ai minimi termini. In tutto ciò il professore, ma a questo punto non usurperei più questo termine, si trova ad essere preso in giro dal suo datore di lavoro che gli fa un contratto part-time, a fronte di molte più ore che presta e che vengono registrate come “volontariato personale”, senza essere pagato, e, cosa avvilente, si trova a dover sottostare alle scostumatezze di ragazzini ai quali la scuola, la cultura e tutto ciò che ne consegue non frega nulla. Senza alcun potere coercitivo. Al sud, nel 99% dei casi è così, al centro-nord, da fonti non ufficiali, so che almeno un rimborso spese o comunque una cifra simbolica ti viene riconosciuta. La cosa che più però, sinceramente, fa male è notare l’inerzia totale della categoria dei professori italiani. Tutti i giorni vedo gente che si piega volentieri a questo stato di cose, nessuno che prenda coscienza dell’assurdità della situazione e che decida di far sentire la sua voce, anzi. Si accetta la situazione, dietro la scusa del dover fare punteggio a tutti i costi. Il problema è che, in parte, hanno ragione, ci si sente con le mani legate da una situazione che non ha sbocchi, il tutto per la deficienza e l’inconcludenza dello stato italiano. Insomma, non si vede un futuro.
Ma si sa, la speranza è l’ultima a morire. Addà passà ‘a nuttata come diceva Eduardo; speriamo che l’alba, una nuova alba, arrivi il più presto possibile.

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4 thoughts on “LA SCUOLA IN ITALIA : ADDA PASSÁ ‘A NUTTATA?

  1. Non ti preoccupare, anche se tu fossi iscritto a un albo dei professionisti legalmente riconosciuto non servirebbe a nulla. Sono una psicologa, ci vengono sbattuti in faccia regolarmente sospettosissimi casi di piegamento a 90° da parte di chi dovrebbe difendere la nostra categoria per favorire i medici nell’usurpazione delle nostre attività…

  2. Purtroppo conosco bene questa situazione, in quanto a 17 anni frequentai per 1 anno un istituto paritario, e so bene cosa intende il nostro amico con alunni “senza basi di civiltà”: a una prof venivano tirate le bucce di arance, e questa non poteva che piangere sapendo di non avere nemmeno l’appoggio della preside, connivente con questi atteggiamenti barbari. Oltretutto ho saputo che una prof fu sospesa perché minacciò di picchiare degli alunni che gli avevano sputato. Roba da pazzi.

  3. Lavorare e non essere pagati, perchè viene visto come volontariato è veramente da denuncia.
    Sfruttamento puro.
    RIVALUTARE LA FIGURA DELL’INSEGNANTE E DELL’ISTRUZIONE E’ FONDAMENTALE PER RIDARE SPERANZA A QUESTO PAESE. Es l’età media degli insegnanti delle superiori è 63 anni. E’ uno scandalo. Bisogna dare spazio ai giovani insegnanti invece di farli penare tra tirocini e concorsi ..

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