OVERQUALIFIED

27 anni. Laurea in Mediazione Linguistica (inglese, francese e spagnolo), erasmus in Francia, Master a Londra in Traduzione ed Interpretariato, stage in Spagna e New York e specialistica in Comunicazione e Marketing Multilingue (inglese, francese, spagnolo e tedesco) a Bruxelles completata quest’estate. Questo è il mio profilo, più o meno. Profilo che almeno in Italia sembra non essere abbastanza per trovare un buon lavoro. Così, sono sbarcata di nuovo qui a Londra dove in meno di tre settimane ho trovato un bellissimo lavoro nell’e-commerce di moda di lusso Net-à-Porter: il mio sogno, in fondo, era entrare nel mondo della moda. Difficile ovunque, vero, ma mai forse come in Italia. Ho iniziato la mia ricerca di lavoro quest’estate mandando curriculum un po’ ovunque tra Londra, Milano e Parigi. Ovviamente, come immaginavo, le sole risposte ottenute sono state qui a Londra, città aperta alla multiculturalità e all’accoglienza di giovani laureati. Eppure anche qui a Londra le cose non sono state affatto facili, avendo ricevuto molte porte in faccia anche qui o offerte di stage non pagati. Ecco, vorrei per prima cosa parlare di questi benedetti stage: in Francia sono finalmente diventati illegali, nel senso che gli stagisti devo essere retribuiti almeno la fascia minima di stipendio, novità al momento introdotta solo in Francia. Io sono davvero stanca di vedere aziende (grandi aziende per altro, e multinazionali) che offrono stage su stage a studenti e neolaureati con il solo scopo di sfruttarne le capacità per mansioni che nessuno degli impiegati all’interno dell’azienda vuole svolgere. Sono stufa di vedere aziende che offrono stage non retribuiti e che poi neanche garantiscono l’assunzione allo stagista, anzi. Più volte ho visto aziende offrire a me e ad amici stage non retribuiti a Londra, Milano, New York ripetendo la solita clausola annessa: non possiamo poi garantirti un posto di lavoro ma al massimo aiutarti a trovarlo. Cosa? E io dovrei venire a lavorare gratuitamente per voi per poi non avere neanche un posto di lavoro nella vostra azienda? Ma dico, queste aziende si rendono conto di cosa possa significare vivere in una grande città come Milano senza guadagnare un euro? Secondo loro a 27 anni un giovane dovrebbe ancora dipendere dai propri genitori tanto per aggiungere al suo curriculum l’ennesimo stage? Gli stage inizialmente erano stati concepiti come passaggi quasi obbligati verso l’inserimento del giovani all’interno dell’azienda. Oggi non lo sono più: oggi servono esclusivamente alle aziende per avere un impiegato in più che svolga un buon lavoro GRATIS! Ecco perché finalmente in Francia lo stage non retribuito è divenuto illegale. Solo un paese però. Ovviamente in Italia è impossibile arrivarci vero? Ecco questo chiederei al caro ministro Fornero che tanto sembrava prodigarsi a favore dei giovani! Io, è vero, debbo ritenermi fortunata per aver trovato così subito un lavoro (in 2 settimane, ma in tempi italiani praticamente in un giorno!) che sì, mi piace anche se non è ancora ciò che voglio. Ma è un inizio ed è ben pagato. E poi qui in Inghilterra c’è una grandissima mobilità sociale: una volta che hai un lavoro puoi muoverti facilmente e passare dal lavorare nell’informatica al Marketing, o da assistente a Manager in un dipartimento completamente diverso nella stessa azienda. E’ questo che manca all’Italia  Noi siamo troppo rigidi: in Italia se sei laureato in Giornalismo puoi far solo il giornalista come mestiere, nessun azienda ti assumerebbe per fare qualcosa di diverso. Qui no, ed è questo il bello! Ho una mia amica laureata in teatro e cinema che lavora nel marketing! Ecco, questo in Italia non succederebbe MAI! Sarò stata anche fortunata ad aver trovato lavoro così subito ma a tutto c’è un prezzo da pagare. Io sono stata costretta a trasferirmi di nuovo in un altro paese, con un’altra cultura ed altre abitudini quando magari io, dopo i miei tanti viaggi, sarei voluta restare in Italia, a Milano, e costruire forse lì la mia vita. Non è giusto che un giovane sia obbligato a spostarsi altrove perché IL SUO PAESE non gli garantisce un impiego decente! Io continuo a chiedermi a questo punto a cosa siano serviti tutti questi anni di studio, tutti questi sacrifici fatti da mia madre (di cui sono a carico) se poi devo ritrovarmi a non avere un lavoro nel mio paese e ad averlo in un altro dove sono comunque “overqualified”. Certo, perché qui in Gran Bretagna, e soprattutto per il lavoro entry level che ora inizierò, bastava una laurea breve e non tutti questi Master e specialistiche. Qui, laureata alla triennale o specialistica è esattamente la stessa cosa: vieni comunque considerata una “fresh graduate” con le stesse identiche opportunità di lavoro che ha un laureato alla triennale britannico. La verità è qui, più che gli studi, conta l’esperienza e tutti, dico tutti, qui iniziano a lavorare a 22/23 anni, subito dopo la loro laurea. E’ ridicolo per me avere manager che abbiano la mia età o qualche anno meno di me, mentre io sono praticamente al mio primo vero impiego. Tutte le aziende, sia qui che in Italia, cercano un profilo con esperienza e questa è l’ennesima cosa che mi fa andare in bestia dopo gli stage. Ma dico, come faccio ad avere esperienza se sono appena laureata e se tutte le aziende vogliono qualcuno con un minimo di esperienza? Come faccio se magari non ho mamma e papà che mi passano i soldini per farmi fare duemila stage gratuiti che mi diano un po’ di “esperienza” (che spesso neanche basta)?

Io credo che ci sia proprio da sradicare certe mentalità e preconcetti prima di tutti degli employers italiani. Guardiamo all’Inghilterra o alla Francia, sono questi gli esempi che dovremo cercare di emulare per non lasciare che i pochi giovani ancora rimasti in Italia non scappino anche loro all’estero Pochi giorni fa il famoso giornale londinese l’Evening Standard ha denunciato l’alto tasso di disoccupazione giovanile a Londra, riportando storie di giovani 19enni o 20enni disoccupati provenienti spesso da ceti bassi e senza diplomi di laurea. L’Evening Standard ha promosso dunque un’iniziativa chiamata “Ladder for London” affinché grandi e piccole aziende assumessero questi giovanissimi senza futuro in contratti di apprendistato. I risultati sono stati enormi: perfino la Goldman Sach ha assunto una decina di apprendisti nella propria azienda. Parlo di ragazzi che vanno dai 17 anni ai 20/21 e che non possiedono neanche un diploma di laurea! Ecco dove sta la differenza tra noi e l’Inghilterra: nella mentalità delle aziende, dei politici e soprattutto dell’opinione pubblica Cara Alessia, io sono con te e continuerò a lottare con te e gli altri anche da Londra, con la speranza che un giorno possa tornare in Italia e non lasciare che questo bel paese diventi un paese di soli pensionati.

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11 thoughts on “OVERQUALIFIED

  1. Cara Marzia, tu solo sai quante volte abbiamo discusso e parlato di questa realtà. Stai ben certa che le cose non cambieranno così facilmente poichè la mentalità che attualmente abbraccia il nostro paese è assai radicata. Ti stimo perchè riesci ancora a vedere un minimo di speranza e hai ancora la voglia di tornare. Io invece no, forse sarò vigliacco, forse mi sono arreso prima di iniziare, ma per ora non ho intenzione di sprecare le mie energie e quello che un giorno sarà la mia professionalità per un paese che in primis chiude la porta in faccia ai giovani e che non investe su di loro, e soprattutto in un paese dove la professionalità di nessuno è accettata se non quella di poche caste. Ti abbraccio e sai quanto ti sono vicino.

  2. Marzia quanta ragione nelle tue parole.Maurizio ex cittadino Torinese.Non perdo tempo ancora in Italia arriverò a 30 anni disoccupato mentre poi se parto all'estero mi ritrovo 22/23enni che già lavorano,o persone con minimo 6/7 anni di esperienze lavorative il mio pensiero tempo fà,non possiamo competere,Marzia rimani a Londra non tornare ti rovini la vita come feci io tempo fa infatti ,in Francia laurea scienze politiche relazioni internazionali trovato lavoro nel marketing e consulenza dopo una settimana,ora in Italia per tante volte mi sento offeso da datori di lavoro ignoranti,spesso senza laurea… il tuo corso di laurea non è utile,non serve a nulla in ambito lavorativo,non offre sbocchi lavorativi,non è ricercato,prenditi un'altra laurea,non avevi voglia di studiare di più…. annoiato della solita cantilena vado in Francia,un ottimo lavoro ben pagato,tutti mi trattano con rispetto,ho preso una bella casa in Francia,conosciuto una bella ragazza Australiana trova lavoro con una laurea in sociologia anche quella non considerata buona in Italia allora mi chiedo eliminatele tanto non serve nemmeno il numero chiuso è solo business ,in Francia c'è rispetto per giovani,per corsi di laurea e concordo per le triennali infatti ho solo quella VIVE LA FRANCE nuovo presidente,nuova linfa vitale una bella nazione.

  3. Cara MarziaMi chiamo Alberto ti scrivo per congratularmi per la tua determinazione e le tue parole. Io ho due lauree, un Master in Spagna. Ho sempre lavorato per permettermi di frequentare Università, e fare il Master fuori. Sono arrivato a 30 anni che ho dovuto scegliere tra uno stage non retribuito, al momento, in uno dei settori di studio. (Progetti europei, finanza agevolata…) e contemporaneamente provare a dare vita, con altri ragazzi ad una ONG, a titolo gratuito per il momento. Oppure continuare a guadagnare i miei 1.200 euro come operaio nella fabbrica dove lavoravo prima di "queste opportunità"(?!?). Il mio dubbio lavorare come operaio ma remunerato (nonostante la laurea) oppure avviare stage poco o non remunerato. Come puoi ben capire l'entusiasmo iniziale ha lasciato campo all'ansia dell'incertezza del futuro, e dell'assenza di reddito. Mi sembrerebbe giusto dopo 10 anni investiti in formazione avere uno stipendio che mi conceda "il lusso" di andare via di casa oppure poter uscire per una cena, un cinema, una mostra o un concerto. Invece sono costretto a farmi aiutare da mia madre, alle volte a fine mese è la mia ragazza (che ha un lavoro) che mi paga una pizza. Tu puoi capire quanto sia umiliante questo, specie, come ti ripeto, per uno che ha studiato laureandosi con ottimi voti in tempo e senza chiedere niente a nessuno. Dopo essere risultato il migliore all'estero….Bè questa è la mia soluzione. Non l'ho raccontato per cercare commiserazione, ma per farti capire come nelle tue parole ci siano le parole, le vite di tanti ragazzi come te, come me. Probabilmente seguirò i consigli che mi danno di frequente, ed andrò via dall'Italia. Ma la sensazione di ingiustizia in tutto questo credo non mi si toglierà più di dosso.

  4. Grazie ragazzi! grazie davidee agli altri due ragazzi! Vi sono vicina! Sapete cosa? io pur ora a Londra (città che amo) voglio continuare a poter lottare per il mio paese e per i posteri. a che serve arrendersi? se continuiamo ad essere passivi e ad accettare queste ingiustizie come pensate possano cambiare le cose? La lotta inizia solo ora. io dico: non perdiamo speranza ma piuttosto armiamoci di coraggio! volere è potere! lamentarsi senza agire serve a poco! Anonimo, la francia è fantastica (ci ho vissuto e amo i francesi), lo so, come anche l'inghilterra; eppure il nostro paese è l'Italia! vogliamogli più bene! un abbraccio a tutti. marzia

  5. Cara Marzia,innanzitutto sinceri complimenti per il coraggio e per le tante esperienze accumulate. Io ho 28 anni, una laurea specialistica in Relazioni Internazionali con voto medio (97/110)ed alcune esperienze lavorative fatte negli anni di università per pagarmi tasse/libri (un anno nella biblioteca di facoltà, un anno come magazziniere, impiegato in una tabaccheria, letturista dell'Enel, arbitro di calcio). Ho trovato il tempo anche di fare il servizio civile e di partecipare al progetto Leonardo (Malta) e Sve /Turchia), ma ormai sono in procinto di andare a Londra. Si, non ne posso più: avrò inviato senza esagerare almeno 800 curriculum tutti senza risposta. Ho inviato 3 cv ad aziende svizzere…3 risposte negative ma miracolo, mi hanno risposto!! Mi sto informando sempre più su Londra e mi sembra la scelta più opportuna: dato che non mi manca forza di volontà so per forza di cose che all'inizio farò un lavoro umile ma preferisco rischiare la carta dell'estero piuttosto che vivere senza speranza.m Posso solo dirti che i tuoi post mi stanno dando coraggio per tagliare il cordone ombelicale che mi lega all'Italia. Un saluto e continueròa seguirti!!Riccardo

  6. Cara Marzia,sul fatto che giovani londinesi lavorino già a 21-22 anni è una cosa normale in un paese civile, non nel sistema Italia, che paradossalmente definisce bamboccioni coloro che essa stessa ha creato. Sulle lauree triennali: io sono stato a Cambdrige per una settimana, mia cugina lavora al Trinity College, e dalla curiosità mi sono dato un'occhiata ai programmi dei vari atenei: i Bachelor's Degree sono profodamente diversi dalle nostre triennali lauree né carne né pesce. Evidentemente la Moratti all'epoca voleva imitare il sistema universitario estero, ma il risultato è, appunto, una pallida imitazione lontana anni luce dal prodotto originale.

  7. Ciao Marzia, mi rispecchio moltissimo nella tua storia. Io ho 25 anni, mi sono laureata alla triennale in Mediazione linguistica e culturale e poi alla specialistica in Relazioni internazionali a indirizzo commercio internazionale…Ora, con alle spalle uno stage a Ginevra e uno in India, un anno di Erasmus in francia, le esperienze più svariate tra scambi culturali, corsi all'estero, au pair, volontariato,senza dimenticare i lavori precari e part time come hostess, promoter e quant'altro, mi ritrovo a mandare curriculum senza ottenere risposta nella stragrande maggioranza dei casi. Qualche volta mi chiamano, ed inizia così un vortice di: test logici, psicoattitudinali e di inglese da svolgere online, colloquio di gruppo con giochi di ruolo, colloquio individuale con i responsabili delle risorse umane, ecc. ecc. al termine dei quali, se uno ha dimostrato di essere il migliore tra le decine, centinaia o migliaia di disperati che hanno mandato il curriculum si vede proporre un contratto di stage full time retribuito con un massimo di 600 euro al mese. La frustrazione che si patisce è tanta, mi è capitato ad esempio di essere contattata da un'agenzia di assicurazioni e convocata per un colloquio, non convinta e certa che mi volessero proporre la vendita porta a porta (e avevo indovinato), la prima cosa che mi sono sentita dire è stata "Vedo dal suo curriculum che lei ha fatto vari stage, quindi non ha mai lavorato!" E' umiliante sentirsi implicitamente dare della scansafatiche da una selezionatrice che sa benissimo che le aziende non propongono altro che stage ai laureandi e neolaureati, perché è il modo più comodo e vergognosamente legale per avere impiegati gratis!!Ed è ugualmente deprimente trovarsi a risponde a domande del tipo "Quali traguardi professionali vorresti raggiungere?E in quali tempi?", domanda che mi è capitata proprio ieri a un colloquio di gruppo per l'ennesimo stage sottopagato. Quali traguardi!?E lì uno dovrebbe dimostrare di essere ambizioso ma anche umile, sicuro di sé, proattivo e mille altre baggianate, ma a me veniva solo voglia di rispondere "Vorrei avere un lavoro con il quale posso mantenermi e smettere di pesare sui miei genitori, e per mantenermi intendo pagarmi una stanza in appartamento condiviso, le bollette, l'abbonamento dei mezzi e il cibo." Con 600 euro a Milano sfido chiunque a pagarsi anche solo queste cose di base. Di fatto, stamattina mi sono alzata decisa e rivolgere il mio impegno altrove e a iniziare a cercare all'estero. Condivido i pensieri espressi da te, Marzia, e dagli altri che hanno commentato, questo misto di speranza di cambiare le cose e di senso di ingiustizia che ti coglie quando ti sembra che costruirti un futuro decente nel paese in cui sei cresciuto e hai studiato sia un'utopia. Ecco, volevo essere breve ma mi sono fatta prendere la mano e ho scritto un poema….In bocca al lupo Marzia, a te e a tutti quelli come te (e me)!!!Sara

  8. Cara sara! sfogati e scrivi pure! ne hai diritto! anche io ho la laurea triennale in mediazione! capisco l'enorme frustrazionee la rabbia verso questo sistema di stage del cazzo! (molto molto comuni anche qui a Londra). continuiamo a lottare..prima o poi qualcosa deve venir fuori. riuscire a sradicare questo schifo. Il cambiamento siamo noi e dobbiamo iniziarlo noi. Io da Londra vi sostengo.

  9. Grazie mille Riccardo! per qualsiasi cosa su Lobdra scrivimi o aggiungimi su FB. Dobbiamo cmq lottare x il nostro paese anche da fuori. Dobbiamo riuscire a renderlo migliore. La nostra missione.

  10. “in Italia se sei laureato in Giornalismo puoi far solo il giornalista come mestiere, nessun azienda ti assumerebbe per fare qualcosa di diverso.” – sinceramente credo che in Italia non ti prenderebbero nemmeno per fare il giornalista, ANZI.

    Anche io sono a Londra (non sono italiana ma svedese, ho vissuto sei anni in Italia e sono scappata appunto perché mi spaventa un po’ la situazione lavorativa: io avevo un “buon lavoro” nell’e-commerce della moda, come te, peró pagato spaventosamente male, almeno paragonando agli stipendi svedesi, che sono decisamente piú umani) , amo Londra e sono felice di aver lasciato Milano: ci ho passato due anni molto belli ma non ci vorrei tornare a vivere. Sono d’accordissimo con te per quanto riguarda gli stage: sono una forma legalizzata di sfruttamento.

    COMPLIMENTISSIMI per Net-a-.Porter, penso che é un’azienda stupenda e non ho dubbi che ti troverai bene!

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