UN VIAGGIO CHIAMATO ERASMUS

  Voci di corridoi o non ancora confermate dicono che l’Erasmus sia finito. Non è difficile immaginare che se non ci sono più fondi per l’Erasmus a breve non ci saranno neanche per LLP/Erasmus, il Leonardo, lo Sve e tutti quei programmi che ogni anno permettono a numerosissimi studenti e neolaureati di complementare la loro formazione all’estero o semplicemente di fuggire dalla routine, dalle ambizioni familiari o da se stessi per poi ritrovarsi. Permettetemi di segnalare la romanticità del viaggio Erasmus, quegli amici che conosci all’università provenienti da tutta Europa, da posti che nemmeno conosci, che ti raccontano delle loro vita, della storia dei loro paesi vista con la freschezza di un ventenne. La voglia di esser e grandi, di cucinare un piatto tipico del proprio paese, di abbattere gli stereotipi, d i imparare una lingua in più anche per comunicare con quel ragazzo o ragazza che ti piace tanto. C’è il professore che racconta di politica economica in inglese, in catalano o in francese e tu ti senti piccolo e non capisci cosa diavolo stia dicendo. Poi passano i giorni, acquisisci fiducia in te, capisci che il mondo è grande e che forse vuoi conoscerlo. Io stessa, senza questa borsa di studio, oggi non sarei io. Non avrei capito cosa realmente volevo dalla vita, non avrei capito che quella realtà quotidiana non mi bastava più, che volevo saperne di più. Non avrei apprezzato popoli lontani, non avrei ascoltato i racconti di quegli amici, non sarei affamata di cose nuove e lontane, per usare un termine caro a Steve Jobs. Poi ci sono i viaggi che si fanno dopo Erasmus per andare a trovare gli amici lontani. Città che non avevi mai considerato. Quanti soldi abbiamo dato alla Ryanair per raggiungerci in ogni angolo del mondo, per restare insieme, ancora un po’, per visitare le città, conoscere gli amici di questi amici, per sentirci parte di quel nuovo mondo. Se non ci fossero stati quei viaggi oggi non amerei così profondamente il mio paese, oggi non mi sentirei così italiana e così vogliosa di regalare ciò che ho imparato in questi anni all’estero. Già perché quella banda di universitari che dormiva poco e viveva tanto oggi continua a viaggiare. Ad alcuni l’Erasmus ha cambiato la vita. Chi si è innamorato e ha sposato qualcuno che lo ha portato a vivere in un altro paese, chi ha deciso che una lingua sola non gli bastava e voleva impararne tre quattro e ha deciso di fare del mondo la sua casa. Posso fare dei nomi?Non me ne vogliate. Ma c’è Laura, la veterinaria italiana in Inghilterra, c’è Carmine che vive a Washington in cerca di lavoro, ci sono Pierre e Thomas, i miei francesi preferiti che lavorano in Messico, c’è Sabrina, la mia compagna di stanza che oggi vive in Spagna, c’è Eleonora che ha lavorato in Nicaragua, c’è Valeriane, c’è Chiara che lavora all’Onu, c’è Alessia. Quanti ne siete! Erasmus ci resti per sempre, perché non importa in che posto del mondo tu viva, avrai sempre cinque minuti da dedicare a quell’amico lontano che ti chiama per dirti che ha una coincidenza del treno nella tua città, o per pensare ad un week-end a casa di chi anni fa ha fatto parte della tua vita. Se c’è qualcosa che è per sempre, è l’Erasmus e allora, lasciatelo tale. Se c’è una cosa buona che l’Europa ha fatto è proprio questa. Abbiamo costruito un impero sopra questo: libri, convegni, direttive, fondi, associazioni. Da 25 anni ci avete convinto che il miglior modo per promuovere la sicurezza in Europa era unirla e promuovere la sua cittadinanza. Ci avete convinto, sin dal primo giorno e oggi non possiamo permetterci, neanche in tempo di crisi, di pensare che studiare, voler conoscere e aprirsi al mondo non sia la soluzione più giusta per combattere la paura dell’altro e vivere in un continente dove la libera circolazione di beni e persone non restino solo principi di pura economia. Alessia Bottone
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4 thoughts on “UN VIAGGIO CHIAMATO ERASMUS

  1. questa cosa l'ha scritta anche una blogger (Paola Zanca) del Fatto Quotidiano…. ma pare che la realtà sia diversa. I programmi Erasmus dovrebbero subire solo un ridimensionamento per quanto riguarda i paesi gravemente colpiti dalla crisi (come la Grecia, ad es.) ma su questo sito http://www.programmallp.it si possono visionare tutti i vari programmi europei. ciao 🙂

  2. Lo so che quello che dirò causerà un putiferio ma purtroppo io ho una opinione per niente positiva del programma Erasmus. Io di recente sono andato via di casa per conto mio in Australia 6 mesi, senza appoggiarmi a nessun programma e contando solo sulle mie forze, non sono milionario e non ero raccomandato, mi sono fatto il mazzo e mi sono arrangiato. Nel mentre ho avuto modo di sentire le storie di tre persone che conosco (lo so, non è un gran campione ma è la gente che conosco) che è andata in posti diversi con diverse università con il programma Erasmus e bellamente si sono vantati del fatto che non facevano altro che spassarsela, coperti con un assegno mensile dalla Comunità Europea e senza nessun controllo se facessero o no quanto era previsto dal loro curriculum, come per esempio una verifica della presenza ai corsi o al posto di lavoro per lo stage. Qualcuno mi sa dire se esistono regolamentazioni o se lo sperpero dei fondi per il programma è veramente a questi livelli? Se così fosse, non andrebbe ridimensionato?

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