WALK ON JOB

Cari lettori,

Anche walk on job parla di noi! Eccovi il link dell’articolo! Fatevi sentire ragazzi, questo è il momento giusto! Solo se farete parlare parlare di voi, riuscirete, forse, ad ottenere qualcosa! Grazie Elisa, grazie Walk on job!

Alessia Bottone è una ragazza come tante, forse ne avete già sentito parlare o l’avete vista in tv. Ci contatta via e-mail per segnalarci la sua storia e il suo blog, perché ritiene di parlare a nome di molti ragazzi che, come lei, laureati e preparati, si trovano senza opportunità dopo la laurea. E infatti lo fa. Lo fa da giugno, quando la lettera di sfogo che ha mandato al quotidiano della sua città, Verona, L’Arena, è finita in prima pagina sollevando un polverone. Quindi ha scritto una lettera al Ministro Fornero, pubblicata su Affari Italiani ai primi di luglio, che ha fatto il giro del Web. Alessia ha 27 anni, parla 4 lingue e ha vissuto in 7 Paesi diversi ed è stata stagista all’Onu. Laureata, non riesce a trovare un lavoro, stage sì, persino come commessa: 300 euro al mese per piegare magliette. Non le sembra proprio dignitoso. Mette in Rete la propria esperienza – e nel frattempo le sue lettere si spargono in internet in un vero e proprio tam tam – e insieme ad alcune amiche dà vita al blog Da Nord a Sud Sogni a tempo (in)determinato, che in pochissimo tempo raggiunge tantissime visite. Quindi si trova invitata in numerose trasmissioni radio e tv, da Radio24 a Radio Capital a Blu Radio Veneto, da “L’ultima parola” su rai2 e la prossima settimana sarà a “Quinta colonna” su rete 4. Insomma, Alessia senza volerlo si è ritrovata a rappresentare problemi, sfoghi, lamentele di molti giovani come lei, che si trovano in balia di un mercato del lavoro che li respingi e li svaluta. Il suo blog è fitto di lettere di giovani che raccontano la propria esperienza, in cui ognuno di noi si può riconoscere: c’è chi decide di partire in moto alla volta di Londra a chi, brillante laureato in Beni Culturali, si trova a spasso ma invita a non arrendersi, a chi, 28enne pubblicista, lamenta la mancanza di certezze. Le scrive persino un padre, agente immobiliare da 30 anni e che, disperato, deve mantenere moglie, genitori e figlia e non ce la fa, e ha pensato persino a farla finita. Alessia adesso ha un contratto a progetto nel settore dei corsi privati, ma scade tra 2 mesi e che non è neppure full time, al sabato fa la cameriera per arrotondare e sogna di tornare a Ginevra, dove ha fatto uno stage all’Onu, l’anno scorso, e dove gli stagisti sono tutti retribuiti con almeno 1000 franchi al mese. Non può andare a vivere da sola, nemmeno in una camera ammobiliata, nemmeno in condivisione con altri ragazzi, come vorrebbe. “Mi piacerebbe rimanere in Italia, ma adesso inizierò a mandare in giro Cv, se a dicembre non esce nulla tornerò a Ginevra. Tanti accusano le lauree umanistiche di non servire a nulla… Beh, io ho anche basi di contabilità e conosco bene le lingue ma le agenzie interinali mi rispondono che non mi tengono in considerazione perché ho una laurea in un altro settore. Insomma, c’è un muro da parte di chi ci seleziona e se vede che cambi strada rispetto alla tua formazione, ti frena”, ci spiega Alessia al telefono. Le conosciamo bene, le difficoltà di Alessia e degli utenti del suo blog, che non sanno come fare, che si vedono sbarrare le porte e che non hanno la minima idea di cosa significhi possedere anche piccole stabilità, che quando guardano all’estero vedono, ad esempio, un’America dove vige la meritocrazia, non la regola dell’”essere amico/conoscente/parente di”, per trovare lavoro. Quella di questa ragazza veronese è una storia oggi tristemente normale, ma lei ha saputo dare voce a questa “normalità” facendosi portavoce di molti, troppi. Ha saputo trovare un canale per farsi ascoltare, per merito e per fortuna. È stata coraggiosa, Alessia, a mettere la sua faccia e il suo nome in primo piano per combattere il disagio di una generazione. Ha saputo anche, certo, sfruttare il tam tam e la risonanza mediatica, e non è da tutti. “Vorrei essere parte attiva del cambiamento”, ci dice determinata mentre ci rivela che il lavoro di comunicazione e battaglia che sta conducendo avrà presto una sorpresa che vedremo seguendola sul blog e sui media. “I ragazzi della mia età, prosegue, sono disillusi, si chiedono che senso abbia scrivere e protestare… Per me un senso ce l’ha. Quando ho visto che venivo seguita sul blog, ho capito che dovevo battermi…”. D’altronde, Alessia è laureata in Istituzioni politiche per la pace e i diritti umani: se non è un diritto umano il lavoro, per quali altri diritti dovremmo muoverci?

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