SONO TORNATA AD ESSERE UNA BAMBOCCIONA

Ciao Alessia,

ero molto titubante sul fatto di scriverti, un po’ perché non amo lamentarmi della mia situazione e un po’ perché – in fondo in fondo – non riesco ad accettare la realtà così come mi si sta presentando. Però a un certo punto ho pensato chissenefrega, le scrivo e vada come vada. Quattro anni fa, dopo un anno di DAMS all’università Padova e dopo aver capito che non era la strada giusta per me, ho deciso di abbandonare gli studi, di trovare un lavoro e di andare a vivere da sola. E così ho fatto. Mi sono diplomata all’istituto tecnico per il turismo, ho studiato 3 lingue straniere (inglese, francese e russo) alle superiori e un po’ alle scuole medie e un po’ durante il lavoro estivo in Arena ho approfondito anche il Tedesco. Non mi sono mancati viaggi studio all’estero, scambi culturali, amici di penna stranieri. Tutto ha contribuito alla mia formazione linguistica. Così, dopo aver trovato casa, ho deciso di candidarmi come receptionist in un albergo di Verona, e in una settimana ero assunta! Un anno e mezzo di lavoro, cinque giorni di ferie a Barcellona, dopodiché tanti saluti Ire, c’è la crisi, non si va più avanti. Nel frattempo avevo traslocato in una casa più piccola e più economica, e dal giorno alla notte mi sono ritrovata con affitto e bollette, ma niente entrate monetarie. A 21 anni non era quello che mi aspettavo. Fortunatamente sono una brava risparmiatrice, e grazie alle ripetizioni agli studenti e al lavoro estivo in Arena riuscivo a racimolare il necessario per sopravvivere. Ho immediatamente ricominciato a cercare lavoro negli hotel, ma non capisco come mai improvvisamente non ero qualificata per nessuna posizione lavorativa. Dopo aver riflettuto qualche mese, ho preso la mia decisione: con il grandissimo aiuto della mia famiglia, mi sono iscritta di nuovo all’università, scegliendo di proseguire il mio percorso linguistico e immatricolandomi a Lingue e Istituzioni Economico-Giuridiche dell’Asia Orientale a Venezia. Andare a vivere in laguna era pressoché impossibile soprattutto per gli affitti troppo elevati, avevo la mia casetta a Verona ed era abbastanza economica, quindi ho optato per fare la non-frequentante, recandomi in facoltà solo per dare gli esami. Ma il problema denaro era ancora lì, a pesare sulle mie spalle. Le ripetizioni e il lavoro estivo non era sufficienti e così mi sono lanciata a fare la traduttrice per gli stranieri che dovevano presentare documentazioni negli uffici, e a fare della mia grande passione, i cani, un lavoro. Ma di passioni ne ho diverse, tengo un blog e un album fotografico su flickr perché non voglio che questa situazione stagnante di precariato mi rovini anche la fantasia, la mia valvola di sfogo. Fare la dog-sitter è a volte molto stancante, non sempre riesci ad avere clienti a sufficienza per garantirti un’entrata fissa, ma grazie a Chiara Tajoli, giornalista de L’Arena che ha scritto un articolo su di me (l’intervista) le richieste sono aumentate a dismisura! E’ un lavoro che non mi permette da guadagnare abbastanza per poter aprire partita IVA, quindi per ora lo faccio in nero – purtroppo. Nel frattempo, naturalmente, ho continuato a studiare, dare esami, e cercare lavoro. Ho bazzicato tutte le agenzie per il lavoro, sentendomi dire che senza laurea c’era poco da fare, “o sei raccomandata o fai stage”! Beh, come potevo stupirmi? E stage sia. Un anno fa ho iniziato un tirocinio presso un’agenzia di comunicazione, 6 mesi di lavoro a tempo più-che-pieno (a volte l’orario andava ben oltre le 8 ore giornaliere!) a 200€ al mese. Scaduto il tempo, non sono stata assunta. Ci sono rimasta relativamente male, perché comunque il mio obiettivo è l’università, che voglio finire ad ogni costo. Dopo una settimana dalla conclusione dello stage, sono tornata in quel dell’Arena per fare la stagione estiva – che non abbandono dalla quarta superiore. Vacanze? Ferie? Per carità. Non c’è tempo né denaro. Finita la stagione, sono di nuovo a fare la dog-sitter e a studiare. Dopo quattro anni di vita quasi indipendente (i miei mi hanno sempre aiutato con l’università) ho deciso di tornare alla casa base. Troppo lavoro, poche ore di sonno, poco tempo per prendermi cura di me, mi ammalavo continuamente e così non potevo continuare. Ebbene sì, sono tornata ad essere una bambocciona! speriamo che dopo la laurea la musica cambi… ma ho i miei seri dubbi. Avevo bisogno di sfogarmi Ale, non so se la mia storia sia adatta o meno per il tuo blog, sinceramente non mi importa. Ti ringrazio comunque per avermi virtualmente ascoltata, ne avevo bisogno. Un bacione e in bocca al lupo per tutto!

Ire

Ps: Ah, dimenticavo che nella ricerca disperata del lavoro, naturalmente mi sono imbattuta in quegli annunci terribili che ti promettono di lavorare seriamente e invece ti ritrovi a fare il porta a porta per fregare la gente. Che vergogna e che imbarazzo! Sono durata pochissimo, ma come biasimarmi? E non ho disdegnato di fare lavori a caso, come la centralinista (peggio del porta a porta, hai presente quelle che ti chiamano e ti tengono al telefono 2 ore perché vogliono assolutamente farti acquistare un prodotto? ecco), o l’insegnante di computer alle signore anziane che assorbono la tua pazienza e il tuo tempo come se fossero oasi nel deserto. Non ho mai fatto la schizzinosa, per tirare avanti ho fatto davvero di tutto.

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2 thoughts on “SONO TORNATA AD ESSERE UNA BAMBOCCIONA

  1. "Ma di passioni ne ho diverse, tengo un blog e un album fotografico su flickr perché non voglio che questa situazione stagnante di precariato mi rovini anche la fantasia, la mia valvola di sfogo."(r)esistere nonostante tutto 🙂

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