IN SELLA ALLA MIA MOTO: DIREZIONE LONDRA!

Cara Alessia,

sono appena venuto alla conoscenza del tuo blog e viste le mie ultime avventure ho pensato ti farebbe piacere sentire il mio parere. Mi chiamo Nicola, ho 26 anni, diplomato come Ragioniere perito programmatore e con un discreto bagaglio culturale e lavorativo. 3 settimane fa sono partito, in sella alla mia moto, verso Londra. Splendida città dove vivo attualmente e dove penso di rimanerci per un bel pezzo. Perché sono partito? Perché l’Italia purtroppo non ha più nulla da offrirmi. Ma forse è meglio raccontarti tutto dall’inizio. Al momento della classica domanda “cosa vuoi fare da grande?” nella tenera età dei miei 15 anni non ho saputo dare risposta e ho iniziato gli studi in un ITC. Al terzo anno, quando assaggiato i primi stralci di codice, ho capito cosa volevo fare: programmatore! Ci sono riuscito? Al momento no… Mi sono diplomato e dopo un paio d’anni di scalata verso una laurea sono inciampato nella troppa matematica e ho a malincuore lasciato gli studi. Nel mentre sono venuto alla conoscenza di un nuovo tipo di attività commerciale nato in america e in lenta diffusione a livello mondiale. Ho discusso con i miei genitori e dopo una riflessione sui rischi vari ed eventuali ho aperto il mio negozio in cento a San Martino Buon Albergo. Le cose inizialmente andavano benissimo: molti clienti, un intervista dall’Arena con tanto di foto a colori del mio faccione sorridente, un intervista di telearena con servizio mandato in onda in prima serata….purtroppo dopo un anno iniziarono i problemi. Tasse esageratamente alte e spese varie hanno iniziato ad accumularsi e ho dovuto chiudere. In molti mi hanno fatto i complimenti per averci provato e di questo sono molto contento, ma se mi dovessero chiedere “lo rifaresti?” risponderei dopo 0,001 millisecondi con un chiaro NO. Sto ancora pagando lo scotto di quell’attività. Nonostante siano passati quasi 4 anni dalla chiusura mi arrivano puntualmente lettere statali/comunali/provinciali/di enti pubblici/di enti privati che mi chiedono soldi per spese relative a un attività REGOLARMENTE CHIUSA, a cui io rispondo con la copia dei documenti di chiusura o con qualche lunga telefonata. Questo è il primo motivo che mi ha spinto a lasciare l’Italia. Dopo il mio fallimento ho iniziato a cercare lavoro nell’ambito della programmazione. Molti colloqui, ma tutti che si riducevano con un “ha esperienza nel settore?”NO, “ha una laurea?” NO, “è mai andato all’estero?”NO (secondo motivo per cui ho lasciato l’Italia)…ok le faremo sapere. Mi sono ridotto a fare il magazziniere per un anno. Nonostante il lavoro fosse ben pagato e il datore di lavoro la persona più onesta e gentile che io abbia conosciuto, chiuso in quelle quattro mura sentivo che stavo buttando la mia vita. Avevo bisogno di un lavoro gratificante o che perlomeno mi desse la parvenza di felicità. Dopo un anno ho trovato un lavoro più adatto alle mie capacità con un interessante possibilità di carriera, ma allo scadere del periodo di prova vengo liquidato con un “E’ TROPPO BUONO PER QUESTO LAVORO…” E’ stato un bruttissimo colpo per la mia autostima e ne è seguito un periodo buio della mia vita: tra la disperata ricerca di un lavoro adatto a me e le continue respinte da parte di ogni azienda a cui andavo a propormi ho dovuto affrontare anche la perdita di mio padre, morto di cancro all’età di 44 anni per colpa dell’amianto respirato per anni lavorando per LE FERROVIE DELLO STATO (terzo motivo per cui ho lasciato l’Italia) Dopo 6 mesi dall’ultima volta che ho visto uno stipendio nel mio c/c ho iniziato a pensare a Londra. Sempre più le mie ricerche su google finivano in qualche forum o sito di annunci di lavoro londinesi. Ho iniziato a progettare il mio viaggio. Dove sarei andato, cosa avrei fatto, quanti soldi mi ci sarebbero voluti…e dopo qualche mese, il 4 di agosto carico le valige, ed eccomi qui! chi volesse approfondirehttp://nikadventure.blogspot.co.uk/

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