Da Nord a Sud: Parliamone!

Sono passati alcuni giorni da quando il giornale L’Arena ha pubblicato la mia lettera, da quando una voce concitata mi ripeteva “Sei in prima pagina, sei in prima pagina”. E da allora la mia mente non ha smesso di vagare, di pensare. Ho cominciato a credere che non tutto era perduto, che qualcosa si poteva fare davvero. Nel frattempo sono stata intervistata, mi è stato proposto di tenere alcuni discorsi a feste di partito, di andare in televisione. Ma io vorrei ascoltare voi. Vorrei sapere dove vivete e cosa fate, quali sono i vostri sogni e quali sono i vostri programmi per il futuro. Vorrei per una volta che giovani e meno giovani raccontassero le loro esperienze, le loro sensazioni, le loro paure, ma anche le loro speranze ed i loro successi. Vorrei raccontare ciò che realmente accade in Italia, da Nord a Sud. Perchè questa crisi, non ci divide, ma ci accomuna; e forse, sarà solo unendo le nostre voci che potremo davvero fare qualcosa!

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9 thoughts on “Da Nord a Sud: Parliamone!

  1. Cara Alessia,complimenti per avere dato vita a questo spazio e per la grinta che metti in tutte le cose che fai.Non deve essere stato facile esporre i tuoi pensieri pubblicamente, sapendo di andare incontro a critiche taglienti.Dopo aver letto l'articolo di giornale, il mio primo pensiero o riflessione a freddo è che l'Università italiana sta lentamente offrendo dei programmi che permettono agli studenti di fare esperienze di studio e lavoro all'estero o presso altre sedi… ma mi chiedo per persone come te che si sono tirate su le maniche e hanno battuto sul tempo la lenta macchina dell'università, sono state all'estero consapevoli che per lavorare in un'organizzazione internazionale si è disposti a "pelare patate" per migliorare le competenze linguistiche… quali sono le opportunità?Arrivata a 26 anni, con esperienze pluriennali di stage e volontariato ancora prima di raggiungere l'obiettivo della laurea, quali scenari?Il problema è il ritorno. Perchè mandarmi in Cina (per citare una destinazione a caso) a fare delle cose "super fighe" sapendo che poi tornata indietro a casa non le posso spendere?Quindi l'Università ci forma per poi andarcene?Credo/penso che il problema sia questo: l'internazionalizzazione è importante, siamo disposti ad andarcene per crescere… ma se vogliamo tornare indietro, a casa?Alessia (Torinese, trapiantata a Ginevra 🙂 )

  2. Cara Bottone, fino a qualche giorno fa credevo che tutto si dissolvesse in una bolla di sapone. Sai non è la prima volta che accade. I media sono famosi per metter sotto i riflettori una cosa importante, come la questione della disoccupazione che hai sollevato tu, per poi spostar l'attenzione sul gatto che balla la musica house.Per ora vedo che cavalchi l'onda con la giusta sicurezza, "immolata" a far da portavoce per tutti quei ragazzi che come te si son dati da fare e poi si ritrovano un futuro incerto ed un presente nero e burrascoso.Sono convinto che con l'unione e la forza di tutti si riesca a smuovere qualcosa. Niente gesti eclatanti, manifestazioni o cose del genere, ma rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Ciao

  3. Cara Alessia, a caldo mi sono chiesto cosa ti fosse girato per la testa sino al punto da farti tornare in Italia: poi, poco per volta, la risposta é emersa da sé. Credo che uno dei problemi di questo Paese sia il fatto che la gente non cerchi "il lavoro" ma "un lavoro": questa tendenza c'era già prima della crisi, evidentemente per ragioni differenti da quelle odierne. Oggi, sia sa: il primo posto che trovi, non fartelo scappare: poi ci sono anche quelli che ottengono il posto che cercavano, ma lo stipendio si rivela misero (roba da € 500 al mese e ti tocca pure spostarti fuori città e neanche di poco). Cosa fare? Intanto, stiamo vedendo cosa sia servito lanciare anatemi di ogni genere (giusti, per carità) contro Berlusconi e quell'oligarchia che ci governava: tutta gente raccomandata e di dubbia moralità. Ma signori, l'Italia é sempre stata piena di gente così al Governo: magari prima ce ne erano di meno, forse l'informazione non permetteva che si rivelassero certi particolari sugli affari loschi dei parlamentari (ecco infatti che lo scandalo Craxi arrivò come un fulmine a ciel sereno). Se ti guardi attorno, quanti raccomandati ci sono in Italia: negli uffici pubblici, nelle fabbriche, nelle grandi aziende etc…: era forse tutta colpa di Berlusconi? E adesso di Monti? Allora basta: se il nemico é veramente quello che noi abbiamo indicato sino a ieri, smettiamo di scontrarci con lui e uniamo le nostre forze. Basta con 'ste cavolo di manifestazioni faziose e inutili comizi: possibile che in giro non ci siano delle aule vuote, delle sale private nelle quali incontrarsi con gli amici (che sono sempre importanti, non dimentichiamolo) e con altri precari e non solo, dialogare con chiunque abbia un'idea sul come si possano risollevare alcune situazioni professionali e portarne avanti altre già collaudate ma un pò critiche. Le risorse ci sono, ma finiscono sempre nelle mani sbagliate, come il denaro, del resto. Se sappiamo indirizzarle, non possiamo fallire: ma una persona da sola può fare veramente poco. Aggregandosi, poco alla volta, si otterrà qualcosa di positivo: quindi, anziché occupare abusivamente qualche ufficio o fabbrica dismessa per organizzare dei rave party da sballo completo, perché non chiedere il permesso di utilizzare gli spazi liberi per discutere seriamente sulle alternative a questa crisi. Le idee magari ci sono già: magari basterebbe confrontarle. Mi rifiuto di credere che in un qualunque comune italiano non ci sia la possibilità di fare incontri con imprenditori volenterosi o con chiunque abbia proposte concrete da fornire ai giovani e meno giovani. L'Italia é uno schifo anche perché in milioni si guardano il GF mentre la fuori tutto va a farsi benedire.Coraggio Alessia e coraggio a tutti quelli che non ci stanno a farsi trattare come stracci: non vendetevi a nessuno, poiché nessuno vi riporterà indietro.Va bene, io ripsetto a tanti altri sono stato fortunato sino ad oggi, ma non crediate che la mia vita sia sempre stata rose i fiori prima di decidere di mettermi in proprio, a causa del continuo precariato e lavori vari NON PAGATI!!UN SALUTO E NON MOLLARE!!ALBERT – 1978

  4. Ciao,ho letto delle tue vicende. A venti anni, (era il 1994), in conflitto con i miei genitori me ne sono andato di casa e ho accettato di buon grado di lavorare come operaio, cameriere e barista. Ho iniziato vivendo in condivisione con alcuni immigrati extracomunitari, nel quartiere di S. Rita, a Torino. Nel frattempo, dopo molti tentativi, ho vinto un concorso nella pubblica amministrazione. Lavorando mi sono laureato e non avendo nessuno che mi pagasse gli studi passavo le vacanze a casa. Successivamente è arrivato uno stage in un fondo delle Nazioni Unite. Quando arrivò questa opportunità avevo più di 30 anni e insieme a me c'erano dei ventenni neolaureati. Mi colpì molto l'indolenza di questi connazionali figli del benessere, pronti a pretendere e incapaci di ringraziare. Credo che queste esperienze internazionali, questi stage, si debbano accompagnare a lavori umili, che ci sono ma vengono snobbati. Per lavoro umile intendo scaricare le cassette di frutta al mercato, se necessario, o fare il pane di notte. Occorre sporcarsi le mani, come fanno gli immigrati. Se sei un inetto non saranno mille esperienze all'estero a cambiare la situazione. Se invece valgono qualcosa perchè aspettare che vengano riconosciute? Si dimostri che valgono qualcosa e si crei un sistema, senza aspettare riconoscimenti. Daniele

  5. Io ho intenzione di aprire un'attività all'estero, questa attività é nel campo ristorativo, e ho un po' di soldi da parte per iniziare, non voglio fare il padroncino che cerca gente che abbia voglia di "lavorare" facendosi sfruttare. Io cercò persone che vogliano essere miei soci mettendo il proprio impegno e le proprie capacità e conoscenze laddove io metto i soldi e dividere a metà. Chi crede che questo sia possibile mi contatti su pijei@inwind.it. Io ho intenzione di muovermi seriamente come seriamente mi aspetto si vogliano muovere gli altri senza perdere il loro tempo e farlo perdere. Aspetto

  6. Ciao, ti sto scrivendo la mia storia, nel frattempo volevo segnalarti, se non l'hai già letto, questo articolohttp://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/confessioni-di-un-recruiter-stiamo-rovinando-il-lavoro/4236839che evidenzia quella che è sempre stata la mia idea: per quante aziende in difficoltà ci siano, ce ne sono tante altre che non lo sono ma usano la crisi come alibi.

  7. Cara Piera, ho letto l'articolo e mi trovi d'accordo. E' ciò che ho provato a dire ieri sera in trasmissione :"Non è che state usato il discorso crisi/pressione fiscale come scusa per retribuire sempre meno i vostri dipendenti?" Aspetto la tua lettera,Alessia Bottone

  8. Ho 5o anni, ex metalmeccanico, attualmente disoccupato di lunga durata, disoccupato di lunga durata, abito in Liguria, terra di mare sole e ditte di movimento terra.. Credo che la Ns situazione sia particolarmente grave, in termini di reintegro lavorativo, vuoi perchè le poche aziende rimaste non hanno occasioni di assunzioni, il costo del lavoro è troppo alto, la crisi esiste sempre, e poi, ci sono persone che hanno studiato apposta per metterla in culo ai poveracci come il sottoscritto( vedi Regioni tipo Lazio ecc ecc)Mi fa piacere leggere post di persone ottimiste, che pensano "chiusa una porta si aprirà un portone" ma la realtà è che, degli over non frega un cazzo a nessuno, nessuno ti aiuta.. Fa piacere anche che l'Alessia creda ancora alle favole tipo" sono in prima pagina, mi vogliono intervistare, mi invitano alla fiera della porchetta, gestita dal pd.." Cara Alessia, verrai solo "usata"per fare pubblicità ai vari politici, gli stessi politici che hanno rovinato l'Italia, in ogni modo. Ciao

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